Ma l’azione più incisiva deve essere portata nei confronti di un grande Paese nostro alleato, gli Stati Uniti, che da uno, due anni collaborano strettamente con il Brasile in un piano di produzione su larga scala di biocarburanti con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dal petrolio.
Già negli anni novanta il Brasile aveva sperimentato la produzione di etanolo dalla canna da zucchero, mais, soia ed il suo uso nelle auto brasiliane è una realtà da oltre 10 anni. La crescita galoppante del prezzo del petrolio che si è quintuplicato nel giro di 2-3 anni ha spinto altri Paesi, compresi quelli europei, a percorrere la stessa strada del Brasile. Un anno fa gli Stati Uniti, che sono il più grande produttore ed esportatore mondiale di cereali, hanno firmato un accordo con il Brasile che prevede un forte incremento nella produzione di etanolo dai cereali nei due Paesi fino a cinque volte il livello attuale.
Uno sforzo gigantesco nella direzione sbagliata.
Nel 2006 il Brasile ha prodotto 19 miliardi di litri di etanolo pari al 45 % del consumo totale di carburanti da trasporto.
Nel piccolo stato dello Iowa, nel middle West statunitense, la produzione di etanolo ha toccato i 7 miliardi di litri.
E’ stato calcolato , però, che, anche se tutto il mais e la soia prodotti negli Stati Uniti fossero trasformati in etanolo, si coprirebbe soltanto il 20% della domanda di carburanti negli Stati Uniti.
Tanto per avere un’idea dello spreco enorme di risorse alimentari cerealicole per produrre etanolo constatiamo che il pieno di etanolo per un’auto Suv ( per capirci, un fuoristrada) divora una quantità di cereali sufficiente a sfamare una persona per un anno.
Il circuito negativo che si è innescato è molto semplice. Il 20% della produzione statunitense di mais è stata sottratta al mercato alimentare mondiale e trasferita alle raffinerie dell’etanolo. Il prezzo del mais è salito vertiginosamente e molte coltivazioni di soia sono state convertite alla produzione di mais. La riduzione di soia sul mercato porta alla crescita di prezzo della soia stessa.
I coltivatori di soia brasiliani allargano la coltivazione della soia ai terreni prima adibiti al pascolo.
Gli allevatori di bestiame creano nuovi pascoli ricorrendo alla deforestazione della giungla tropicale amazzonica.
Il risultato terribile di questo processo infernale è la scomparsa negli ultimi sei mesi del 2007 di oltre 300 mila ettari di foresta amazzonica!
Tutti conosciamo oggi la funzione fondamentale che la foresta brasilian
a del Mato Grosso svolge come sistema bioregolatore contro l’effetto serra e il fenomeno del riscaldamento del globo terrestre.E’ la politica dei governi che deve cambiare radicalmente prima del disastro planetario.
Ad esempio gli Stati Uniti sostengono l’industria dei biocarburanti con 7 miliardi l’anno di dollari di contributo, senza contare il sostegno ai coltivatori. Se i cereali sono dirottati verso l’industria dei biocarburanti ci sono tre conseguenze inevitabili:
1) il prezzo dei cereali va alle stelle, ed è quello che sta accadendo; il prezzo del riso si è raddoppiato nel giro di 4 mesi da fine dicembre 2007 alla fine di Aprile 2008
2) il mercato mondiale dell’alimentazione avrà una disponibilità di cereali sempre più scarsa perché in parte sono venduti all’industria dei biocarburanti
3) I Paesi più poveri non hanno mezzi per comprare il cibo a prezzi esagerati e si trovano ad affrontare moti di rivolta sociale sempre più diffusi.
A tutto ciò aggiungiamo le conseguenze nefaste per il clima e per l’effetto serra derivate dalla deforestazione che si allargherà a macchia d’olio dal Brasile a tutte le altre foreste tropicali del nostro bistrattato Pianeta e ci rendiamo conto che l’umanità si sta preparando una trappola mortale con le proprie mani al solo scopo di sfuggire alla dipendenza dal petrolio.
Chiediamo al nostro governo di intervenire con determinazione a tutti i livelli, presso gli alleati americani, presso il Brasile, presso le Nazioni Unite, perché si realizzi un accordo internazionale per la rinuncia definitiva alla politica dei biocarburanti derivati dai cereali.
Passerebbe alla storia come benefattore dell’intera Umanità.
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