martedì 14 ottobre 2008

Le Mura Ciclopiche di Alatri: Patrimonio Mondiale dell’Umanità

Arrivando in macchina da Fiuggi, tra Pitocco e Collepardo puoi appena intuire l’esistenza dell’Acropoli dal profilo rettangolare nella parte alta del centro storico di Alatri.
Venendo da Frosinone, superata Tecchiena si offre superbo alla tua vista l’angolo est-nord-est delle mura ciclopiche con la sua altezza di 15-20 metri che ti fa subito capire la maestosità del monumento.

Da oltre 4000 anni le mura ciclopiche sfidano il tempo, le sue inclemenze, la storia con le sue distruzioni, i movimenti sismici del territorio, che è assai ballerino. Nessun collante unisce le pietre gigantesche, né cemento, né ferro, né calce. E’ una muraglia a secco, eretta 4-5000 anni fa da un popolo, di cui nulla sappiamo, i Pelasgi, che precedettero su queste terre gli Etruschi ed i Romani. Come realizzarono l’opera è ancora oggi un mistero assai fitto. Dove presero le enormi pietre? Sul posto o in cave lontane?
Un’opera risalente ad ere così remote si colloca nella preistoria, molto, molto prima della grande Roma, prima della civiltà greca, forse coeva con gli albori delle civiltà assiro-babilonese, egizia ed ebraica.
Un quadrilatero ampio come tre campi di calcio, delimitato da una cinta muraria possente la cui superficie libera si aggira intorno ai 10 mila metri quadrati, con l’asse maggiore orientato nord-sud.
I lati lunghi sono ovviamente esposti ad Est ed Ovest e presentano due porte di ingresso, la maggiore ad Est, la minore ad Ovest. La minore si segnala per un’ architrave gigantesca, naturalmente monolitica, che sovrasta imponente la piccola apertura della porta di accesso all’Acropoli.
Le pietre, o meglio, i massi che compongono l’opera muraria hanno una superficie libera che va da 1-2 metri quadrati a 6-7 metri quadrati, cioè quanto uno stanzino. Molte di queste pietre sviluppano un volume di 10-12 metri cubi per un peso di centinaia di quintali. Eppure i Pelasgi privi di argani, verricelli , corde di acciaio, ruote dentate, seppero metterle in opera in una perfetta ed armonica composizione di superfici e volumi, scalfendo, spianando, livellando, dove era necessario, la durissima pietra basaltica.
Puoi vedere spesso lo spigolo di una pietra enorme accolto nella nicchia concava creata nella pietra sottostante. La pietra massiccia acquistava nelle mani sapienti di questo popolo primitivo la plasticità, la duttilità della creta, realizzando un monumento alla tenacia, alla fatica, all’ingegno, al sentimento religioso dell’uomo. Non dimentichiamo che al centro dell’Acropoli si ergeva un tempio, di cui oggi non conserviamo alcuna traccia, sostituito poi dalla cattedrale di Alatri.
Il risultato di un lavoro cosi minuzioso e paziente, costato una fatica sovrumana, è un gigantesco mosaico di figure geometriche, tutte diverse l’una dall’altra, con il susseguirsi di forme triangolari, quadrangolari, pentagonali, trapezoidali, ognuna perfettamente inserita al posto giusto, come le piccole tessere di un vero mosaico.
Emozione ed ammirazione sono i sentimenti che si provano di fronte ad uno spettacolo unico nel suo genere. Gli stessi sentimenti che nell’ottocento provò un grande storico tedesco, Gregorovius, studioso attento dell’antica Roma, che davanti alle Mura Ciclopiche non poteva non esclamare che il monumento, frutto di titanica fatica dell’uomo primitivo, suscitava in Lui “ammirazione assai maggiore che non la vista del Colosseo”.
Eppure intorno al Colosseo vediamo tutti i giorni file interminabili di visitatori, specialmente stranieri, intorno all’Acropoli di Alatri il deserto.

In occasione di una visita recente con miei parenti toscani, mia cognata Maria, entusiasta ed emozionata, mi diceva che il fratello, mastro muratore nel Casentino, raccontava sempre che la più grande gioia e soddisfazione del suo lavoro le provava quando poteva modellare le pietre, di dimensioni assai modeste, per erigere i muri in pietra viva. I Pelasgi, invece, alcune migliaia di anni fa modellarono macigni impressionanti per creare un manufatto che sfida i millenni. Aggiungeva mia cognata che avrebbe sollecitato la visita di gruppo delle Pro Loco della Verna e del Casentino per ammirare un’opera tanto straordinaria quanto sconosciuta.
In quella mattinata assolata di Agosto calcava con noi i selci intorno all’Acropoli solo una coppia di signori pugliesi, anch’essi ammirati ed entusiasti.
La visita all’Acropoli si può estendere ad altri tesori d’arte che la città di Alatri ci offre. Opere insigni sono la chiesa romanica di Santa Maria Maggiore, la chiesa gotica di San Francesco, il Palazzo medievale Gottifredi, le magnifiche mura esterne della città, in buono stato di conservazione, che meritano giustamente, pure esse, l’appellativo di ciclopiche.
Tra le migliaia di clienti stagionali che frequentano Fiuggi credo che ben pochi hanno avuto la fortuna, la curiosità, il suggerimento di visitare le Mura Ciclopiche, anche per nostra colpa.
Non credo che il Machu Pichu o i Sassi di Matera siano opere più antiche e di maggior valore rispetto alle Mura Ciclopiche. Tuttavia sono dichiarate, a buon diritto, Patrimonio Mondiale dell’Umanità da parte dell’UNESCO.

Mi rivolgo al Sindaco di Alatri, alla Giunta, al Consiglio Comunale, affinché con fiducia e convinzione assumano l’iniziativa per attivare tutti i canali necessari ed utili a richiamare l’attenzione internazionale ed, in particolare, dell’UNESCO, per un riconoscimento giusto di fronte al mondo del grande valore archeologico, storico, artistico dell’Acropoli di Alatri.
E’ chiaro che occorre uno sforzo collettivo che coinvolga la Provincia, la Regione, lo Stato, la Sovrintendenza delle Belle Arti, nonché archeologi e critici d’arte che potrebbero convocare una conferenza internazionale sul tema. Un primo punto fermo si potrebbe stabilire con lo studio del radio-carbonio, che, se non vado errato, può fissare con buona approssimazione l’età millenaria delle Mura.

Alcune cose si possono fare subito senza grandi spese ma con efficacia. La Pro Loco di Alatri con il sostegno di Comune e Provincia si deve impegnare nella formazione di un nucleo di guide turistiche, nella raccolta di tutta la documentazione archeologica e storica presente negli archivi comunali, in Vaticano, attingendo anche alle fonti che lo stesso Gregorovius avrà citato nei suoi scritti, che non è difficile consultare. Sempre la Pro Loco può organizzare visite collettive per piccoli gruppi di albergatori di Fiuggi, di Roma, di altre città turistiche. Diventerebbero certamente i primi promoters pubblicitari dell’Acropoli. Campagne di sensibilizzazione e conoscenza vanno rivolte alle Agenzie di viaggio italiane e straniere.
Ad un quarto d’ora da Fiuggi, a meno di un ‘ora e mezza da Roma e da Napoli non dovrebbero mai mancare correnti turistiche di visitatori, specie nei fine settimana. Anche una convenzione con il Touring Club potrebbe servire per creare canali di promozione all’estero, Cina e Giappone compresi. Un sito Internet con adeguata documentazione fotografica, multilingue, bene pubblicizzato, sarebbe un mezzo assai efficace di conoscenza nei cinque continenti.
Se è vero che esistono le Sette Meraviglie del Mondo, le Mura Ciclopiche di Alatri sono senz’altro l’Ottava.
Nessuno può negare che l’Acropoli alatrense, per la sua vetustà, per la sua maestosità, per l’ottimo stato di conservazione, non trova comparazioni nel continente europeo ed in altri continenti.

Nessun commento: