giovedì 2 ottobre 2008

OGM: stop ai pregiudizi...politici

Nessuna paura per gli uomini politici italiani di governo e non di governo. Non esistono minacce da parte degli OGM sulla genuinità della cucina italiana. Non corrono pericoli i prodotti tradizionali, prosciutto di Parma, il San Daniele, il parmigiano, il taleggio, il grano duro pugliese. Le piante OGM interessano la comunità scientifica internazionale per la possibilità concreta di dare un aiuto decisivo attraverso le biotecnologie ai Paesi più poveri nella lotta alla fame e alla malattia ed ai Paesi più evoluti uno strumento per sconfiggere l'inquinamento diffuso dei terreni agricoli.

Abbiamo alle nostre spalle più di 20 anni di sperimentazione ed uso delle piante geneticamente modificate. I primi esperimenti concreti risalgono al 1982- 83 da parte di aziende statunitensi ed una belga sui semi di soia e di mais.
Circa 15-16 Paesi coraggiosi ed illuminati aderiscono oggi a questa sperimentazione ( Stati Uniti, Argentina, Brasile, India, Canada, Australia ecc.). Da nessuna parte è stato segnalato un qualsiasi effetto negativo sulle popolazioni interessate. Le piante su cui sono state operate manipolazioni transgeniche fino ad oggi sono il mais, la soia, il riso, il cotone, la canna da zucchero, il pomodoro.
Negli Stati Uniti oggi il mais transgenico rappresenta il 50% del raccolto totale, mentre per i semi di soia raccolti in tutto il mondo si calcola che oltre la metà della produzione mondiale è soia transgenica. Secondo stime attendibili la coltivazione totale nel mondo di piante ogm raggiunge la rispettabile superficie di oltre 100 milioni di ettari che tradotti in chilometri quadrati corrisponde a 1 milione di chilometri quadrati, oltre tre volte la superficie totale dell'Italia. Siamo di fronte ad una realtà che non può essere più ignorata, e non si può dichiarare nei suoi confronti un ostracismo fondato sui pregiudizi politici e sull'ignoranza grossolana dei fatti.
Ed i fatti sono davanti agli occhi di tutti. Le piante ogm hanno le seguenti caratteristiche:
a) maggiore resistenza alla siccità
b) maggiore resistenza alla salinità
c) resa produttiva molto più elevata (anche due-tre volte)
d) presenza accresciuta di vitamine ( ad esempio il beta carotene, precursore della vitamina A, nel riso)
e) maggiore resistenza agli erbicidi
f) risparmio significativo nell'uso dei pesticidi in agricoltura (fino all'ottanta per cento)
g) presenza di licofeni ( potenti antiossidanti anticancro) nel pomodoro aumentata di 2-3 volte
h) aumento degli acidi grassi omega-3 ( importante fattore antiarteriosclerotico)
i) maggiore utilizzazione dell'acqua e dell'azoto
l) maggiore resistenza ai climi freddi

Non occorrono molte parole per capire l'importanza di queste qualità, della possibilità di coltivare terre inaridite e semideserte, della resa produttiva accresciuta, per una lotta efficace alla fame nel mondo.

Così come risulta del tutto evidente l'importanza della forte riduzione nelle piantagioni transgeniche dell'uso di pesticidi che rappresentano la fonte principale di inquinamento del terreno, delle acque, delle piante con danni gravissimi per l’ambiente e per gli esseri viventi. Sappiamo oggi per certo che i pesticidi sono causa di sterilità per molte specie animali ed, in particolare, per l’uomo. La riduzione significativa dell'utilizzo dei pesticidi nelle piantagioni di cotone geneticamente modificato, insieme al ridotto rimaneggiamento del terreno coltivato, maggiori residui di raccolto lasciati nel suolo, hanno avuto come conseguenza diretta una crescita sensibile, fino al 30-40%, della popolazione di uccelli stanziali in vaste regioni degli Stati Uniti. Il ruolo degli antiossidanti, delle vitamine, degli acidi grassi insaturi nella difesa della salute contro il cancro, l'arteriosclerosi, le malattie degli occhi, delle mucose, della pelle è oggi universalmente riconosciuto.

L'atteggiamento adeguato di fronte ad una realtà incontestata, che può aprire all'umanità straordinarie prospettive di progresso, sarebbe quello della apertura mentale che guarda con interesse prudente a questi nuovi filoni di ricerca per allargare ed incrementare gli studi e le sperimentazioni diretti a confermare i benefici per l'uomo e per l'ambiente. Allo stesso tempo occorre verificare, controllare, analizzare l'eventuale esistenza di danni all'uomo , agli animali, all'ambiente, che, per lo meno teoricamente, potrebbero derivare da alterazioni negative del patrimonio genetico delle piante. Danni che non sono mai stati evidenziati in una esperienza più che ventennale di sperimentazione ed uso degli organismi geneticamente modificati.

Non risulta che gli americani, gli australiani, i brasiliani, gli argentini, i canadesi abbiano subito alcun danno alla salute per la coltivazione e l'uso alimentare delle piante transgeniche. Lo stesso discorso vale per l'ambiente in cui vivono. L'opposizione ottusa, ostinata, nutrita di pregiudizi, alla sperimentazione allargata degli OGM non trova alcuna giustificazione scientifica ed è il frutto di ignoranza e di avversione politica che vede schierati in prima linea Green Peace, il WWF, i no-Globals, i Verdi, i partiti della sinistra. Si criminalizza una ricerca scientifica condotta alla luce del sole, che si propone obiettivi di progresso per l'umanità, in particolare per sconfiggere la fame e la malattia che flagellano per lo meno due miliardi di persone nel mondo.

E l'Europa dei Lumi, del razionalismo, della rivoluzione industriale e scientifica dove si colloca? E' in una posizione di tiepido ostruzionismo che non la onora. Si preoccupa, giustamente, di introdurre per legge la tracciabilità nei prodotti alimentari e nei mangimi degli organismi transgenici quando superano lo 0,9%, se autorizzati, e lo 0,5%, se non autorizzati. Ma chiude la porta dinanzi alla possibilità di sperimentare, di capire, di mettere a fuoco il problema degli Ogm al riparo dalle campagne di false verità. C'è anzi chi chiama gli Ogm il cibo di Frankenstein (Frankenfood)! Anche l'Italia, quando era ministro agli Affari Agricoli Alemanno, ha fatto la sua brava battaglia di retroguardia di fronte al nuovo che avanza, frapponendo ogni sorta di ostacoli ad una sperimentazione delle piante transgeniche ( ogm ) che il mondo scientifico italiano vorrebbe invece promuovere con le necessarie precauzioni.
E le Nazioni Unite si comportano come le tre scimmiette: non parlano, non vedono, non sentono! Solo la Gran Bretagna recentemente ha dato il via libera alla coltivazione del mais transgenico.
Si temono le posizioni di predominio e privilegio di società come l'americana Monsanto, la tedesca Bayer che certamente non lavorano per motivi etici ma per fare profitto, come tutte le buone aziende? E' sufficiente che le istituzioni nazionali e sovranazionali (i singoli Stati, l'Unione Europea, le Nazioni Unite) indennizzino le spese ragguardevoli per lo studio e la sperimentazione e dall'oggi al domani spariscono i brevetti delle scoperte che saranno a disposizione gratuita della comunità scientifica internazionale.

Buon senso ed onestà intellettuale suggeriscono due livelli di attenzione di fronte al problema delle piante geneticamente modificate.
Un primo livello riguarda le piante transgeniche più recentemente selezionate ed impone ulteriori sperimentazioni e verifiche a 360 gradi, che possono andare avanti anche per anni.
Un secondo livello di attenzione per le coltivazioni sperimentate da qualche decennio, che dovrebbero trovare una accettazione completa, soprattutto per la possibilità immediata di abbattere del 50-70% l'uso dei pesticidi. Sarebbe un contributo significativo e prezioso per ridurre l'inquinamento, ormai avanzato, delle superfici agricole sul nostro Pianeta.
In ultima analisi lo scienziato che coltiva piante transgeniche compie nel giro di anni la stessa, identica operazione che ha compiuto la Natura con l'Evoluzione-selezione nel giro di milioni di anni: entrambi introducono mutazioni, cambiamenti nel patrimonio genetico. L'unica differenza sta nel fatto che l'azione della Natura è casuale, cieca, l'azione dello scienziato è mirata, razionale. Dove è lo scandalo, dove sono i pericoli? Forse lo scandalo ed i pericoli vengono dalle mentalità retrive che si oppongono all'avanzare del nuovo.

P.S. Ai giovani voglio segnalare un vero eroe del ventesimo secolo, sconosciuto ai più, eroe di pace e non di guerra, il dottor Norman Borlaug, oggi gagliardo novantenne, che nel 1970 fu insignito del premio Nobel per aver combattuto e vinto la guerra contro la fame, prima in Messico e poi in India, salvando centinaia di milioni di vite umane, attraverso la ibridazione naturale (incroci di piante) di cereali che raddoppiarono e triplicarono il raccolto e lo resero resistente alla ruggine delle piante. Un antesignano delle biotecnologie.

2 commenti:

Andrea ha detto...

Nella mia ignoranza non mi fido.

Gino ha detto...

Caro Andrea ti ringrazio per la curiosità e l'interesse. Sarei pazzo a chiedere di fidarti. Ti esorto solo a procedere con il tuo raziocinio e la tua libertà di giudizio per analizzare e valutare i dati di fatto.
Il pregiudizio non è mai produttivo.