martedì 11 novembre 2008

Darwin in pancia – L’evoluzione dei batteri

E’ il titolo con il quale su Repubblica dell’undici Ottobre 2008 viene pubblicato un interessante articolo scritto dal matematico Odifreddi che riferisce di un originale esperimento condotto nell’Università del Michigan dal 1988 al 2008.Odifreddi ritiene con questo articolo di poter confutare l’affermazione di Papa Ratzinger negli atti della Conferenza Creazione ed Evoluzione svoltasi in Vaticano nel 2007:
“la Teoria dell’Evoluzione in gran parte non è dimostrabile sperimentalmente in modo tanto facile perché non possiamo introdurre in laboratorio 10.000 generazioni”.
Sul punto Odifreddi ha pienamente ragione perché l’esperimento ventennale, ancora in corso, di Richard Lenski ha riprodotto in laboratorio a tuttoggi oltre 45 mila generazioni di un batterio che vive come saprofita nel nostro intestino, l’Escherichia coli.
Sono stati coltivati in provetta dodici diversi ceppi di Escherichia coli in presenza di glucosio. Ogni giorno da 20 anni le colonie, in quantità sempre uguale, vengono trasferite in una nuova provetta. Ovviamente i batteri si moltiplicano più volte al giorno nutrendosi di glucosio(25mg per litro).
Ogni 75 giorni si realizza la 500esima generazione per i dodici ceppi immessi nell’esperimento ed una parte delle 12 colonie viene congelata per creare una “testimonianza fossile” del processo evolutivo, la quale può essere utilizzata anche per una ripresa dell’esperimento da quel punto.
Da 20 anni vengono monitorati i dati che riguardano i cambiamenti indotti dall’ambiente, la resistenza agli agenti parassiti, la comparsa di mutazioni e la interazione reciproca. Il pool dei geni di un batterio è molto limitato e, considerato il gran numero di generazioni successive (oltre 45 mila), tutte le mutazioni possibili si sono verificate anche più volte. Ci sono mutazioni ad alta probabilità che compaiono in tutti i ceppi. Altre a media probabilità come difetti nella capacità di riparazione del dna si sono manifestate solo in quattro ceppi. E’ capitato però che nel corso della 33127esima generazione una colonia batterica aveva cambiato radicalmente il suo processo nutritivo. Non più il glucosio ma il citrato, contenuto pure esso in provetta, era diventato il nutriente della colonia batterica. Nessuna altra colonia batterica, neppure generazioni precedenti congelate presentavano una mutazione analoga. Si trattava di una mutazione a bassissima probabilità di evento, calcolata ad 1 su mille miliardi. Nonostante la bassissima probabilità la mutazione si è verificata trattandosi di miliardi di batteri che si sono riprodotti migliaia di volte.
Odifreddi osserva che nel nostro intestino c’è circa 1 miliardo di Escherichia che si riproducono più volte al giorno. Moltiplicato per 6 miliardi di esseri umani fa una cifra a18 zeri che disorienta, 6 miliardi di miliardi. Poiché una mutazione si presenta una volta su 1 miliardo di eventi è evidente che nelle nostre pance le mutazioni, anche le più improbabili, ci sono tutti i giorni.
E’indubbio che l’esperimento di Lenski rappresenta la dimostrazione scientifica della Teoria darwiniana dell’Evoluzione che si applica, non solo, ai batteri, ma anche al mondo vegetale ed animale.
Le nostre opinioni divergono da quelle di Odifreddi quando ritiene che l’Evoluzione sia la spiegazione esaustiva del fenomeno vita sulla terra ed esclude tassativamente l’intervento esterno di un Principio Ordinante.
Oggi sappiamo che la vita vegetale ed animale presente sul nostro pianeta ha origine da una molecola organica unica l’acido desossiribonucleico, meglio conosciuto come DNA contenuto in tutte le cellule viventi di tutti gli organismi vegetali ed animali. La lunga catena del DNA è composta da tanti frammentini chiamati geni che presiedono alla nascita, alla crescita e sviluppo di ogni singolo essere vivente.
Non è un’idiozia affermare che il gene è un progetto.
Non è un’idiozia affermare che il gene è un progetto codificato.
Non è un’idiozia affermare che il gene è un progetto codificato e programmato.
Non è un’idiozia affermare che il gene è un progetto codificato, programmato e sincronizzato con l’organizzazione complessa insieme agli altri geni.
Non è un’idiozia affermare che il gene è un disegno intelligente, o meglio, è il frutto di un disegno intelligente impresso nella materia vivente. E’ il pensiero che si fa materia e non la materia che si fa pensiero.
Un’ultima osservazione a sostegno della tesi del disegno intelligente. Tutte le cellule di un organismo vivente sono dette totipotenti perché portatrici dell’intero patrimonio genetico (genoma) ed, in particolari condizioni sperimentali, sono in grado di riprodurre l’intero organismo di cui sono una particella ( vedi la pecora Dolly nata da una cellula della pelle della pecora genitrice). Eppure ogni singola cellula fra i miliardi e miliardi di cellule di un essere vivente attiva solo una frazione infinitesimale di geni che sono proprio quelli non attivati dalle altre cellule e tutte insieme concorrono a formare i tessuti, le strutture, gli organi, le funzioni di quel miracolo chiamato vita.

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