Sui libri di geografia ed anche su quelli di avventure ( chi non ricorda Emilio Salgari?) abbiamo imparato che in India esistono le caste religiose che vanno dagli intoccabili ( i più disgraziati e poveri nella società) fino ai bramini ( gli eletti della società). Se non sbaglio il progresso dei tempi, il computer, la scienza dell’informazione, gli scambi culturali tra Occidente ed Oriente stanno scardinando lentamente ma inevitabilmente gli antichi pilastri della società indiana con il riscatto graduale delle classi più povere.
In Italia assistiamo invece al rafforzamento delle classi socio-economico-professionali che arreca grave danno all’economia ed al progresso del Paese. Esso è nemico della concorrenza, del merito, della qualità, della selezione meritocratica che solo il libero mercato può realizzare. In definitiva colpisce al cuore la legge fondamentale dell’economia che è quella del libero incontro tra la domanda e l’offerta di beni e di servizi secondo principi di trasparenza e di leale confronto sulla qualità e sui prezzi. Questo discorso investe le Banche, le Assicurazioni, la Giustizia, l’Università con particolare riguardo alla Ricerca, le categorie professionali, dai Notai ai Medici, dagli Avvocati agli Ingegneri, dai Farmacisti agli Architetti, ai tassisti.
Gli avvenimenti di solo un paio di anni fa che hanno coinvolto la Banca d’Italia e alcune banche italiane ci hanno dato una chiara dimostrazione dei giochi scorretti che avvengono sulle nostre teste in nome di una falsa pretesa di difendere l’italianità delle nostre banche. Troppo evidente è la volontà di mantenere il controllo del mercato bancario in ambito nazionale, di difendere il monopolio facendo cartello e imporre agli italiani costi (alti) prestabiliti dei servizi finanziari e dei prestiti, impedendo qualsiasi tentativo di concorrenza che si risolverebbe a vantaggio dei cittadini. Provate a confrontare il costo di un conto corrente o di un mutuo tra una banca italiana ed una banca straniera, salterà subito all’occhio l’esosità della banca italiana.
La musica non cambia se parliamo di Assicurazioni che si tengono ben salde nel blocco monolitico della loro associazione, l’ANIA, e dettano le loro condizioni per tutti i tipi di polizze.
Avete mai visto una polizza bonus-malus nell’assicurazione auto diminuire il premio, anche di poco, pur dopo decenni di assenza di infortuni automobilistici?
Avete mai assistito a campagne di sconti da parte delle varie compagnie assicurative?
Se spostiamo il discorso sulla scuola ed in particolare sulla Università e sulla Ricerca ci accorgiamo che troppo spesso il reclutamento dei ricercatori non avviene sulla base del merito, delle capacità intellettuali, ma vige la regola del nepotismo, del clan dominato dal barone cattedratico, dello scambio di favoritismi da una Università all’altra, sotto il mantello protettivo dei concorsi teleguidati, con il risultato che tanti giovani studiosi sono costretti ad emigrare o, peggio, ad abbandonare. Si capisce perché nella ricerca, nelle scoperte,nei brevetti siamo agli ultimi posti tra i Paesi più avanzati.
I Notai sono non più di 4000-5000 in Italia con carichi di lavoro impressionanti, liste di attesa inevitabili, costi per gli utenti che tutti conosciamo.
Quanto sarebbe più facile e più aderente alle esigenze della collettività liberalizzare il settore, ammettere alla professione i laureati in legge con anni di esperienza legale come avviene nei Paesi anglosassoni?
Quando io mi laureai, superato l’esame di stato, ricevetti dall’Inam ( la cassa mutua dell’epoca) un timbro professionale, mi fu assegnato un numero progressivo di riconoscimento e fui subito ammesso alla professione di medico di famiglia. Questa era la prassi e l’esame da sostenere era quello quotidiano del confronto con i problemi del malato.
Oggi se vuoi diventare medico di famiglia non basta più la laurea in medicina ed il superamento dell’esame di Stato, perché devi superare un ulteriore sbarramento di esame che consente ad un numero limitato di neolaureati di acquisire il diritto –dovere di frequentare per tre anni di apprendistato lo studio di un medico di base, entrare in una graduatoria di attesa e poi con il contagocce pochi fortunati entrano ogni anno nell’attività di medico di famiglia. Centinaia di medici laureati ed abilitati rimangono ad ammuffire nelle liste di attesa professionali, mentre gli assistiti negli ambulatori medici prendono il numeretto ed aspettano, aspettano pazientemente il proprio turno per la visita.
Non molto meglio si trova chi desidera specializzarsi in una branca della medicina. Le scuole di specializzazione universitarie sono (quasi ) tutte a numero chiuso, accettano 3-4 specializzandi all’anno, qualche volta anche uno soltanto, licenziano pochissime unità di specialisti ogni anno, laddove ne servirebbero decine e decine per fare fronte alle richieste in continua crescita di visite specialistiche. Provare per credere!
Conoscono i politici queste realtà? E se le conoscono cosa fanno per rimuoverle?
I tempi di attesa per visite specialistiche o per accertamenti specialistici si misurano in settimane, mesi. Se vuoi risolvere il problema devi mettere le mani in tasca. Altrimenti?
La soluzione è semplice, tutti la conoscono.
Basta liberalizzare, togliere gli sbarramenti perché gli sbarramenti sono a vantaggio esclusivo di pochi ed a danno dell’intera collettività.
Un discorso analogo vale per le farmacie, apparentemente liberalizzate, nei fatti vincolate in cartello per imporre prezzi concordati, che sono i più alti di Europa. Da qualche tempo sono stati aperti banchi di vendita di farmaci presso i supermercati per soli prodotti di banco. E’ un timido inizio che non incide significativamente sul monopolio delle farmacie.
Magistrati ed avvocati italiani sono uniti in un patto tacito ma solidale che, grazie ad una legislazione apparentemente ipergarantista, ci fa assistere allo spettacolo incredibile di processi che durano fino a dieci quindici anni. Povera giustizia!
Quante volte siamo stati censurati dall’alta corte di giustizia europea?
I tassisti non sono un’altra corporazione privilegiata? A Londra, a New York basta alzare un braccio e dopo pochi secondi un “cab” nero o giallo è vicino a te per portarti dove desideri a prezzi molto più bassi di quelli italiani. A Roma assisti alla stazione Termini allo spettacolo indecoroso di lunghe file di viaggiatori, italiani e stranieri, che attendono l’arrivo di un taxi. Come biglietto da visita della città c’è da vergognarsi.
Quanti sindaci hanno fallito nel tentativo di aumentare le licenze per auto pubbliche?
La burocrazia ministeriale è un altro bell’esempio di lacci e laccioli che soffocano il progresso e l’economia italiana. Un esempio per tutti. Quando nasce una nuova impresa gli adempimenti di legge richiedono 60 giorni prima che l’azienda sia operativa, mentre in Danimarca bastano due tre giorni.
Riuscirà mai in Italia la politica ad imporsi alle corporazioni? Ai tempi del fascismo c’era la Camera delle Corporazioni, oggi non c’è più la Camera delle Corporazioni ma le corporazioni sono più vive e forti che mai!
La meritocrazia, il mercato libero, la trasparenza, la competizione leale sulla qualità e sul prezzo sono le sole medicine che possono riportare l’Italia a competere con successo nel mercato interno e nel mercato internazionale. Il Parlamento Europeo ha approvato recentemente la direttiva Bolkestein per la liberalizzazione in una versione edulcorata che praticamente lascia le cose come stanno.
Non è più tollerabile che l’interesse collettivo della società italiana sia assoggettato agli interessi di parte dei gruppi e delle corporazioni che esercitano un potere al quale non intendono rinunciare.
Quanto tempo dovrà ancora passare prima che i progressi della società scandinava o anglosassone si realizzino anche in Italia?
Una prima spallata decisiva al dominio delle caste e corporazioni la potrebbe dare l’abolizione del valore legale del diploma di laurea. Finirebbe la tutela del pezzo di carta che protegge indiscriminatamente i bravi ed i meno bravi, mentre ciò che conta è la capacità dimostrata sul campo. Si può dire che questo è un argomento tabù rimosso dai governi di destra e di sinistra per evidenti ragioni di clientela di bottega.
In una fase di recessione così grave e generalizzata una campagna seria di liberalizzazioni rappresenterebbe una spinta decisiva per risalire la china.
Necropoli di San Paolo
-
Testo tratto dai siti della Sovraintendenza e Associazione culturale
L'asino d'oro.
A circa 2 km dalle Mura di Aureliano, sorgeva nell’antichità in una ...
1 anno fa
Nessun commento:
Posta un commento