martedì 30 dicembre 2008

Andalusia, Lembo di Europa Poco Conosciuto, crocevia di grandi civiltà’

L’Andalusia, che comprende otto province(Almeria, Malaga, Cadice, Jaen, Cordova, Granada, Siviglia, Huelva) è la regione più meridionale della Spagna ed una delle più grandi (90000 km quadrati, circa nove volte il Lazio), presenta vaste pianure ondulate, estese zone collinari e due più importanti catene montuose : la Sierra Nevada a sud-est di Granada e la Sierra Morena a nord di Cordova. La regione ha un passato storico di grande rilievo perchè fu per circa sette secoli (dall’ottavo secolo al quindicesimo) sotto la dominazione araba che creò i famosi califfati di Cordova, di Siviglia, di Granada. In queste tre città troviamo le vestigia più significative, per il valore storico ed artistico, della civiltà araba che prosperò in quelle terre dall’alto medioevo fino alla fine del 1400. In Andalusia si fronteggiarono, ma convissero anche lungamente le tre Religioni monoteiste: Ebrea, Mussulmana, Cristiana. In particolare gli Ebrei mantennero un buon rapporto civile e commerciale con gli Arabi ed i Cristiani fino a quando non fù costituito il tribunale del Santo Uffizio che perseguitò,condannò e costrinse all’esilio verso l’Europa centro-orientale la grande massa di Ebrei insediati da secoli in Spagna, in particolare in Andalusia.
Un viaggio in terra andalusa è di grande interesse perchè permette di conoscere e apprezzare l’arte e i monumenti storici arabi insieme con le tracce( più modeste) lasciate dagli Ebrei che vivevano nelle Juderias(quartieri oghetti ebraici) ed infine la sovrapposizione delle opere cristiane che tentavano in qualche modo di cancellare o, almeno, nascondere l’esistente, senza riuscirci, per fortuna.
Granada fu l’ultimo califfato di Spagna a capitolare lo stesso anno in cui fu scoperta l’America(1492) e qui troviamo il gioiello architettonico più importante della presenza araba in Spagna: l’Alhambra o cittadella fortificata. Fu costruita tra il tredicesimo e quattordicesimo secolo. Accoglieva, oltre al Califfo, i più alti dignitari di Corte. La collina su cui sorge l’Alhambra è molto ricca di vegetazione che forma un parco naturale in cui la cittadella è incastonata. Le mura intorno alla cittadella si snodano per oltre tre chilometri e sono interrotte da numerose torri. Oggi sono rimaste ventidue ma originariamente se ne contavano trentadue.
Vicinissimo all’Alhambra è il complesso Generalife, residenza estiva o di fine settimana del Califfo, certamente più modesta, ma ugualmente suggestiva. Graziosi sono i giardini arabi con piccoli laghetti artificiali e getti d’acqua zampillanti lungo i bordi con effetto scenico notevole.L’acqua è sempre in grande evidenza nelle costruzioni arabe e nel complesso Generalife e Alhambra scorre in grande quantità, senza riciclo, perchè gli Arabi la raccoglievano dai vicini monti della Sierra Nevada e con un canale artificiale lungo più di sei chilometri la portavano nella cittadella fortificata ed ancora oggi questa rete di adduzione è perfettamente funzionante. L’acqua, provenendo da alte quote,ha una naturale pressione di caduta, zampilla dai numerosi getti con forza verso l’alto con ritmiche oscillazioni , ora più alte, ora più basse, a formare archi argentei, cangianti nella forma e nella lunghezza. In fatto di ingegneria idraulica gli Arabi potevano insegnare a molti.In un patio del Generalife c’è un tronco di cipresso rinsecchito, vecchio di molti secoli, intorno al quale fiorì una terribile leggenda andalusa narrataci dalla guida spagnola.Il cipresso fù testimone di un amore illecito tra la Regina ed un Cavaliere. Il Califfo, conosciuta la tresca, non sapendo il nome del Cavaliere, ma conscendo la famiglia da cui veniva, invitò ad una festa tutti i maschi di quella famiglia e li fece uccidere tutti (erano trentasei) per essere certo di eliminare il colpevole.Poi la Regina fu immersa nel piombo fuso. La leggenda viene raccontata anche in altre versioni, ma il fatto di sangue è storia ed una targa vicino al cipresso ne è la memoria. Breve è il tragitto a piedi dal Generalife ai palazzi detti Nazari(dal nome di famiglia dei Regnanti) dell’Alhambra.
L’Alhambra è un’opera unica, originale, un esempio irripetibile, di straordinaria espressione artistica dei popoli Arabi nel continente Europeo.Visitando gli splendidi saloni,i cortili, l’Harem si passa da una meraviglia all’altra senza soluzioni di continuità. Autentici gioielli architettonici sono la sala degli Ambasciatori, la sala della Regina, l’Harem, il cortile dei Leoni, il cortile del Mirto, la sala delle due Sorelle,la sala del Riposo. Nell’Harem vivevano le donne del Califfo, che erano per lo meno quattro mogli e quindici concubine. La moglie che per prima partoriva un figlio maschio diventava Regina ed occupava la stanza della Regina.
Gli elementi architettonici che fanno la bellezza di questi luoghi sono ,oltre le slanciate colonne di marmo, gli archi che si presentano in forme molteplici: archi a ferro di cavallo, archi a tutto sesto, archi polilobati, archi sfaccettati a stalattite,archi multipli con incrocio intrecciato. Le pareti sono ricoperte di ceramiche ornamentali con quattro colori fondamentali: rosso come simbolo del sangue, azzurro come il cielo d’Arabia, verde che ricorda l’agricoltura, giallo oro la ricchezza. Bisogna ricordare che la ceramica fu introdotta dagli Arabi nei Paesi Europei. Nella parte alta delle pareti si ammirano incisioni finemente ricamate (arabeschi) ricavate da un impasto povero fatto di polvere di marmo, alabastro, stucco.
Le incisioni nascono da una mescolanza di motivi floreali, motivi geometrici, iscrizioni arabe che ripetono frequentemente l’aforisma: nessuno è più grande di Dio. Originariamente queste iscrizioni erano tinte in azzurro cupo ed il colpo d’occhio era ancora più suggestivo. Del colore originario si vede ora solo qualche traccia.
Nel cuore dei padiglioni dell’Alhambra fu costruito, dopo la caduta del Califfato di Granada, il palazzo di Carlo quinto in stile rinascimentale, con ampio cortile interno colonnato a cerchio, che in altro luogo avrebbe potuto essere apprezzato diversamente,ma, proprio qui, all’Alhambra, rappresenta una imperdonabile violazione e profanazione dell’arte e della cultura araba. Chi visita l’Andalusia dovrà abituarsi a ripetuti tentativi dei Cristiani di sopraffare e cancellare queste espressioni d’arte che sono patrimonio di tutta l’umanità. Su una collina antistante l’Alhambra si distende quello che nel passato lontano era il quartiere arabo dell’Albaizin, ancora ben conservato, con il suo dedalo intricato di vicoli e vicoletti, i balconcini in ferro battuto ricoperti di fiori, i piccoli giardini-pergolato(in arabo karma), che poi presero il nome di Carmen, che ancora oggi vuol dire casa-giardino. In queste piccole abitazioni a due livelli le famiglie vivevano al piano inferiore l’estate (ambienti più spaziosi non esposti al sole) ed al piano superiore l’inverno (ambienti più stretti esposti al sole).
Un pò più in alto dell’Albaizin le case-grotta abitate nei secoli dai gitani o zingari.
La Sierra Nevada, a sud-est della città, innevata per alcuni mesi all’anno, con le sue vette che raggiungono i 3300-3400 metri, costituisce una corona impareggiabile per la città e per l’Alhambra, in particolare. C’è una strada, percorribile in macchina, che ti porta dopo 35 chilometri sulla vetta del monte Veleta (3390), da dove si può vedere il Mediterraneo e l’Africa a Sud e l’Atlantico ad Ovest. E’ una delle strade più alte d’Europa.
La città di Granada somiglia a tante altre città dell’Europa meridionale, ma ha una caratteristica particolare, come, del resto, anche Cordova e Siviglia: gran parte delle strade e stradine sono ornate con alberi d’arancio, più di rado di limone. Da Dicembre a Maggio gli alberi sono carichi di frutti (nessuno li coglie) e si può immaginare l’effetto di colore verde e giallo che accompagna le vie cittadine. Può anche capitare che mentre passeggi un’arancia, ormai matura, ti cada addosso! Ed il profumo di fioritura delle zagare in Aprile-Maggio non potrai più dimenticarlo. Non si può lasciare Granada senza ricordare che Garcia Lorca, uno dei grandi della poesia di questo secolo, nacque a Granada (Fuente Vaqueros) ed a Granada fu fucilato dalle forze di repressione franchiste nel 1936.
Due ore di macchina per 170 chilometri di comoda strada nazionale ti portano a Cordova sul fiume Guadalquivir. Hai ancora negli occhi lo spettacolo senza fine di uliveti che ti accompagnano per decine e decine di chilometri da Granada a Cordova ordinati in filari perfetti sulla terra rossa e glabra delle colline andaluse.
Gli olivicultori di queste terre hanno un pesante contenzioso con la Comunità Europea perchè la quota assegnata è di seicentomila tonnellate e la produzione è oltre un milione di tonnellate!
A Cordova ti accoglie un maestoso ponte romano di epoca Augustea e subito dopo i resti di una porta romana. Muovendo verso sinistra, oltre il fiume, si trova la porta di Almodovar, opera araba, e,di fronte, il monumento a Seneca, il filosofo romano consigliere di Nerone, che nacque a Cordova. Anche Averroè, grande filosofo arabo, fu cittadino di Cordova. Nella stessa area troviamo la Moschea (Mezquita), opera gigantesca e di assoluto valore artistico che gli Arabi eressero nel corso dei secoli ottavo e nono. Dall’esterno appare come una fortezza, massiccia, con torrioni alti ed i caratteristici merli arabi a forma di camino che sembrano tanti folletti incappucciati.
Copre una superficie assai vasta, pari ad almeno tre campi di calcio (24000 metri quadrati). Dalla porta del Perdono si entra nel grande cortile, patio degli Aranci, che è un vero e proprio aranceto. Quando si entra nella Moschea si resta senza fiato nel vedere la miriade di colonne di marmo che compongono l’interno della Moschea. Originariamente le colonne erano circa mille. Oggi sono ottocentocinquanta perchè i Cristiani ne abbatterono una parte per costruire al centro della Moschea una Cattedrale cristiana in stile gotico. Ogni due colonne sorreggono un doppio arco: l’nferiore a ferro di cavallo, il superiore a tutto sesto. Gli archi sono costruiti con cunei di pietra arenaria bianca alternati a cunei fatti di mattoni rossi. L’effetto di prospettiva dei colonnati è ineguagliabile. Dovunque si pone il visitatore ha davanti a sè una fuga senza fine di archi e colonne che sembrano moltiplicarsi all’infinito. Nel lontano passato le navate erano ben undici! La luce filtrata e ovattata in una penombra perenne
contribuisce a creare un’atmosfera mistica. Ad una estremità del tempio, suppongo in direzione della Mecca, c’è una nicchia detta Mirhab, dove i fedeli si raccoglievano in preghiera. E’ un luogo di straordinaria bellezza architettonica e decorativa. Puoi ammirare gli archi polilobati, i mosaici dorati, le decorazioni che sembrano merletti finissimi. Non c’è dubbio che gli artisti che lavorarono alla Moschea avevano una autentica ispirazione religiosa.
Dopo il 1400, quando Cordova fu riconquistata dai Re cristiani, alla grande Moschea furono inferte ferite gravissime, frutto dell’intolleranza religiosa. Lungo le pareti perimetrali del tempio furono costruite numerose cappelle in pesante stile barocco-spagnolo, dove si affastellano colori, fregi e decorazioni,che creano un contrasto insanabile con il tempio islamico, costruito proprio quando l’Europa era immersa nel più totale oscurantismo
(800-900 dopo Cristo). Al centro della Moschea sorge come d’incanto una bella Cattedrale in stile gotico, che però non può cancellare la stridente dissonanza con l’ambiente circostante. Anche il minareto subì guasti irreparabili. Fu costruita attorno ad esso una torre campanaria che domina dall’esterno tutta la Mezquita. Il quartiere ebraico (ghetto o juderia) è proprio accanto al tempio mussulmano e per secoli gli Ebrei vissero in armonia con la società araba fino all’arrivo della Santa Inquisizione cristiana che fece piazza pulita degli Ebrei, disperdendoli per tutta l’Europa.Nella juderia sono piccole case bianche con un minuscolo ingresso rivestito di antiche ceramiche. Sul fondo un cancello artistico di ferro battuto che lascia intravedere un patio con fiori e colonne, spesso una piccola fontana al centro. Le stradine sono vicoli intrecciati come in un labirinto e ricordano un pò il nostro vicolo “baciadonne”. Oggi la juderia è abitata da famiglie spagnole.
Anche le strade di Cordova sono tappezzate di verdi alberi d’arancio od anche di limone. Cordova è facilmente raggiungibile anche in treno da Madrid con l’alta velocità. Poi 140 chilometri di bella autostrada e sei a Siviglia. Per alcuni aspetti Siviglia presenta molte analogie con Cordova e Granada. Anche qui troviamo strade e viali ornati con alberi di arancio e limone o quegli alberi sconosciuti con strani e bellissimi fiori viola. C’è il quartiere ebraico (la juderia) con i caratteristici patii, le ceramiche, le fontanine, i fiori. L’Alcazar, costruzione del dodicesimo secolo, è un’opera architettonica con molti punti di contatto con l’Alhambra per la presenza di archi decorazioni,soffitti a volta, di legno di cedro finemente intarsiato, ed un vasto giardino all’italiana.Parlando di Siviglia non si può dimenticare la torre detta la Giralda che era originariamente un minareto della Grande Moschea.
Oggi è una torre campanaria alta circa ottanta metri, visibile da ogni punto della città, vicina alla grandiosa Cattedrale
in stile gotico che ha totalmente cancellato e sostituito la Grande Moschea. La Giralda è anche immortalata nei racconti intitolati L’Alhambra, scritti dall’americano Washington Irving che visitò l’Andalusia nella prima metà del secolo scorso e fece conoscere la storia e la poesia di questa terra incantata. Non lontano dalla Giralda c’è la Plaza de Toros dove si consumano le più terribili crudeltà nei confronti del toro in nome di un falso spirito agonistico. E’ una tradizione, e,purtroppo, le tradizioni non si toccano. La Plaza de Espana, monumentale opera moderna, in stile mudejar,
fu costruita per l’Expò del ‘29, ha una pianta semicircolare, con un raggio di 200 metri. E’ un trionfo del mattone rosso e della ceramica figurativa (sono rappresentate scene di storia delle più importanti città spagnole) . Purtroppo la piazza ha già subito danni e insulti notevoli per la stupidità di chi non ha rispetto per l’arte. Nè si può tacere che in questa città nacque l’imperatore Traiano.
Soprattutto Siviglia è il placido scorrere del maestoso Guadalquivir,arricchito sulle sponde da lussureggianti buganvilles. Siviglia è la Torre de Oro, che nei secoli passati era punto d’approdo per le navi che risalivano la corrente del fiume, provenienti dalle lontane Americhe e raccoglieva le preziose mercanzie che arrivavano dal Nuovo Mondo. Siviglia è l’ irruzio ne improvvisa in un caldo pomeriggio di una Domenica di Maggio, di gruppi di studenti unversitari, in costume andaluso sulla piazza del Trionfo davanti alla Cattedrale, al suono di tante chitarre che accompagnano canti goliardici per festeggiare la fine dell’anno accademico circondati da una folla plaudente. Siviglia è il convento di Nostra Signora de las Cuevas, dove soggiornò Cristoforo Colombo per uno-due anni e sopravvive ai bizzarri padiglioni dell’Expò ‘92 che lo circondano e sono già inutilizzati e quasi fuori gioco rispetto alla vita della città. Siviglia è il tassista esuberante ed amicone, che familiarizza subito con te e ti indica un localino (il Callejon), dove si mangiano veramente i più gustosi revueltos di Andalusia, e ti sorprende rivelando che è tifoso della Juve, la quale, a sentir lui, farà “cinco goals” al Real Madrid nella imminente sfida calcistica europea. Siviglia è la città allegra, ridente, passionale del flamengo e del paso doble. In una parola Siviglia è un pò la Napoli di Spagna!

2 commenti:

Andrea ha detto...

In Andalusia ci sono stato nel 2000 la vacanza più bella che abbia mai fatto. Stupendi i posti, le culture che si mischiano. Affascinante!!

Gino ha detto...

Caro Andrea
condivido il tuo entusiasmo per la terra andalusa che io ho visitato qualche anno dopo di te.
Ti ringrazio per gli auguri natalizi che ricambio e ti auguro un 2009 migliore del 2008. Auguri sentiti anche alla tua mamma
Gino