Una radicata tradizione ebraica dice che in ogni comunità di esseri umani ci sono per lo meno 36 giusti. Felicetto era certamente uno di questi: una persona giusta. Lo ha dimostrato ogni giorno nella vita privata e nella vita pubblica.
Appena ventenne fu scaraventato sul fronte russo con migliaia di altri ragazzi innocenti a vivere e soffrire una tragedia senza fine che falciò innumerevoli vittime da una parte e dall'altra del fronte. Fu un'esperienza traumatica che incise profondamente nell'animo di Felicetto, ma anche sul corpo, se è vero che i capelli erano diventati tutti bianchi al rientro in patria e diventarono il tratto saliente ed affascinante della sua figura. Subito dopo l'armistizio dell'otto settembre del 43, a soli 23 anni capì quale era la parte giusta sul fronte di guerra, la lotta eterna tra la tirannia e la libertà. Nessuno gli aveva parlato mai di libertà, di democrazia. Era cresciuto, come tutti i giovani dell'epoca, all'ombra del credo totalitario fascista. Le tragiche esperienze di guerra gli avevano fatto capire il valore insostituibile della democrazia, della libertà. Intuì da quale parte era la giusta causa e partecipò alla guerra di Liberazione dell'Italia con gli Alleati contro i nazifascisti.
Un pezzetto della nostra libertà di oggi lo dobbiamo a Felicetto.
La nostra amicizia iniziò oltre 60 anni fa, io imberbe adolescente e Lui, ai miei occhi, eroico reduce di guerra. Mi affascinavano i suoi racconti avvincenti e umani, a volte anche divertenti, delle peripezie vissute in terra di Russia. La risata fragorosa, potente come una cascata d'acqua, risuona ancora amichevolmente nelle mie orecchie. Un'amicizia cementata anche da comuni interessi politici sul fronte della socialdemocrazia appena spuntata sull'orizzonte politico italiano e verso la quale Lui mi incamminò. Fu grande amico di Giuseppe Saragat che vedeva in Felicetto un pioniere, in tempi difficili, dei valori autentici di Giustizia e Libertà.
Pubblico amministratore per un decennio, legò il suo nome alle tappe più importanti dello sviluppo turistico, economico, culturale della nostra Città. Vice Sindaco per lungo tempo e Sindaco per un anno si applicò per importanti realizzazioni in Fiuggi, dalle nuove Terme, all'impianto industriale, all'acquisto e restauro del complesso ex Grand Hotel.
La riconoscenza dei Fiuggini non sempre fu pari al suo impegno incondizionato. Conobbe anche l'oltraggio dei tribunali, uscendone sempre a testa alta.
I deboli, i bisognosi occupavano il primo posto nel suo animo generoso. Erano i suoi figli.
La Congregazione dell'Immacolata beneficiò a piene mani della generosità disinteressata di Felicetto che presiedette il Comitato per la ricorrenza del terzo centenario dalla fondazione. Da consigliere della Cassa Rurale promosse efficacemente il finanziamento per i lavori di restauro della chiesa di S. Biagio anche attraverso elargizioni personali. Nel consiglio di amministrazione della banca si distingueva perché per la erogazione dei prestiti, prima ed al di là delle garanzie economiche, valorizzava lo stato di bisogno e l'intelligenza della iniziativa proposta.
Grazie al suo istintivo amore per l'arte furono riportati alla luce gli affreschi del pittore Tosti che oggi impreziosiscono la sala del consiglio comunale, così come Egli volle la mano di fra Terenzio Barboni per dipingere la battaglia di Lepanto nella chiesa della Madonna della Vittoria.
La sezione fiuggina degli ex combattenti era una seconda famiglia per Lui che aveva condiviso con i compagni le stesse tribolazioni in guerra. Come presidente promosse con loro la costruzione del monumento, nel cimitero, "ai caduti per la Patria".
La partecipazione sentita di una intera città dimostra che i fiuggini hanno oggi capito a pieno la lezione di vita ed il contributo che Felicetto ha dato per il progresso di Fiuggi.
Gli ultimi anni di dolore e di malattia furono resi meno amari dall'affetto dei parenti e degli amici. E' doveroso ricordare e ringraziare, in particolare, due amici veri che lo hanno fatto sorridere con le loro premure quotidiane: l'insegnante Pippo Pica ed il direttore bancario Biagio Terrinoni.
Alla moglie Enrichetta, alle sorelle Pia e Gigina, alle nipoti, ai cognati tutto il nostro affetto e la nostra amicizia duratura mentre ci inchiniamo riverenti davanti alla Sua Anima benedetta e l'affidiamo alla misericordia di Dio.
P. S. Sulla tomba c'è un epitaffio che racchiude la sua filosofia della vita: voi siete come noi fummo, noi siamo come voi sarete!
Necropoli di San Paolo
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Testo tratto dai siti della Sovraintendenza e Associazione culturale
L'asino d'oro.
A circa 2 km dalle Mura di Aureliano, sorgeva nell’antichità in una ...
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