martedì 2 dicembre 2008

Siamo Europei con la memoria corta

L' autostrada si snoda come un serpentone interminabile tra le montagne della Carnia e dopo Tarvisio-Coccau ti ritrovi senza accorgertene in terra d'Austria mentre l'auto scorre veloce sul nastro asfaltato. Non ci sono tracce di dogana, né tanto meno di gendarmeria. Nessuno ti ferma per controllare i documenti, né scorgi cartelli di sorta ad indicare il passaggio di confine tra due Stati. Unico indizio di trovarti fuori d'Italia è la sigla A con il tondino sul cartello verde autostradale sulla tua testa che ti indica la direzione Villach, Salzburg. Ti senti cittadino di un grande Stato sovranazionale, l'Europa. Ancor più ti senti Europeo quando paghi con la stessa moneta che usi in Italia. Il cambio di valuta appartiene al passato. La nostra meta è Linz, poco meno di 400 chilometri dall'Italia, vicinissima al confine della repubblica Ceca. E' una città che si sviluppa lungo le anse ampie e maestose del Danubio e sulle dolci verdeggianti colline che lo circondano.
E' una città ospitale, civilissima, dove la vita si svolge davvero a dimensione umana. Strade pulite, aria senza smog (eppure c'è un area industriale). Una gentilezza straordinaria, specie se sei straniero e fai fatica a farti capire, se non ti arrangi con un po' di inglese, che quasi tutti parlano.
Al Winkler Markt una giovane commessa di fronte alla tua richiesta di un rollino fotografico, lascia il posto di lavoro, chiama la collega che parla inglese e prende il suo posto alla cassa per mandarla da noi.
Ad ogni fermata del tram trovi un quadro luminoso che ti dice tra quanti minuti passerà il tram che ti interessa, il che puntualmente avviene. C'è un disegno delle linee tranviarie cittadine riportato anche in caratteri Braille per i ciechi.
Nella zona centrale della città trovi dei sacchi di nailon trasparente, appesi ai muri o agli alberi, che contengono i giornali. Tu metti la moneta nel sacco e ti prendi il tuo giornale. Le biciclette, numerosissime, vengono lasciate incustodite agli appositi sostegni, senza blocco di antifurto, fino al ritorno del proprietario.
Nel centro storico, in gran parte riservato ai pedoni, respiri una atmosfera asburgica, tra antiche birrerie, negozi d'arte, signore attempate vestite con eleganza demodé che portano, disinvolte, cappelli a larghe falde e ampi cestini di vimini foderati con stoffa.
Un minuscolo tram dei primi del novecento ti conduce attraverso un mare di verde e di boschi per un ripido pendio fino a 540 metri a Postlimberg per goderti un colpo d'occhio straordinario sulla città, sul fiume, sulle dolci colline che la incoronano.
Non mancano pizzerie italiane ( Franzesco), ristoranti italiani ( Garda). Davvero gli italiani nel mondo sono come il sale in cucina.
Le piste ciclabili attraversano da una parte all'altra la città, frequentate da intere famiglie, si estendono per centinaia di chilometri fino a Vienna, Salisburgo, Graz e così via per tutto il territorio austriaco. Noi siamo ospiti per qualche giorno presso l' Intenazionalen Studenten Zentrum Julius Raab, dove nostra figlia si trova per un periodo di lavoro. Raab fu un uomo politico austriaco di origine ebrea ( ministro degli Esteri?), volle fortemente questo centro di studi e di ricerche universitario che ospita ogni anno centinaia, forse migliaia, di studenti, ricercatori, professori universitari da tutto il mondo. E' sicuramente un fiore all'occhiello dell' Europa postmoderna che pone la scienza al primo posto nella scala dei valori.

L'ultima sera del nostro soggiorno ci ritroviamo a curiosare su Internet notizie su Linz e dintorni. Apprendiamo che Hitler, nato a Brunau, studiò all'istituto tecnico di Linz ed a qualche chilometro da Linz si trova uno dei più importanti Lager dell'era nazista: Mauthausen, nome tristemente famoso che io ben conoscevo, ma lo ritenevo situato molto lontano dall'Austria. Apprendevamo altre notizie e documentazione fotografica su Mauthausen. Nel Lager, con i suoi 49 campi sussidiari, videro la morte oltre 150 mila vittime ( in gran parte ebrei, ma anche numerosi italiani). Era uno dei Lager a regime più severo, dove forni crematori e camere a gas lavorarono a pieno regime per anni. Fu liberato nella primavera del '45 dalla prima divisione di fanteria americana. Tutte le strutture più significative del campo sono conservate a futura memoria. Un luogo sacro per l'umanità intera, un luogo dove piangere per i crimini ivi compiuti, un luogo che impone una visita di preghiera, di ricordo, di ammonimento e insegnamento, soprattutto per i giovani. Dopo 60 anni non ci sono colpe da distribuire, processi da fare, solo l'obbligo morale per tutti i cittadini del mondo di mantenere accesa la luce del ricordo sui luoghi testimoni dell'umana sacrilega follia.
E quest'obbligo incombe in primo luogo sugli abitanti di Linz, sul loro Sindaco.
Sono partito da Linz con il rimpianto di non aver avuto il tempo materiale per una visita doverosa di ricordo e di preghiera a Mauthausen.
Perché l'ufficio informazioni della Haupt Platz non fece alcun cenno all'esistenza dell'ex Lager quando noi chiedemmo notizie sui dintorni? Ci indirizzarono a Kefermarkt per la famosa e gigantesca pala lignea scolpita in bassorilievo nella chiesetta gotica del villaggio, a Freistadt per il grazioso borgo medievale con il fossato ampio trasformato in verde prato.
Perché la mappa dettagliata e illustrata dei dintorni di Linz, che viene distribuita gratuitamente ai turisti, non fa alcun cenno del Lager? Eppure alla voce Mauthauesen, che è una piccola graziosa cittadina, ti viene fatto invito alla passeggiata sul Danubio e sulla cartina geografica accanto al nome della città c'è il simbolo di una cinepresa per turisti( webcam)! Null'altro!
Mauthausen: un luogo della memoria o piuttosto un luogo dell'oblio?

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