sabato 31 gennaio 2009

Cronache anticolane: Robin Hood…. con il saio

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Correvano gli anni trenta. Erano tempi duri e difficili per tutti. Nelle case non si riusciva a mettere insieme il pranzo con la cena. La disoccupazione era una piaga molto diffusa. Nelle famiglie, spesso numerose, lavorava solo il papà che portava a casa un misero salario con il quale non si faceva fronte alle tante necessità della casa. In una situazione così difficile le suore di Santa Chiara davano un valido contributo con l'asilo e la mensa scolastica per decine di bambini. La Madre Superiora aveva conservato con tanta cura quel bigliettone colorato di Mille Lire per i momenti di maggiore bisogno. E quel momento era arrivato. La lista della spesa alle botteghe di Felicetto D'Amico e di Meloni si era allungata troppo e non si poteva abusare oltre della loro pazienza, perché anche loro avevano le tratte in scadenza dei fornitori. Bontà loro, avevano aspettato alcuni mesi e prima o poi si sarebbero fatti vivi per reclamare il dovuto. La Superiora pensò che era arrivata l'ora di saldare il debito per la pasta, il pane, lo zucchero, la conserva, la mortadella, la marmellata, ricevuti per la mensa della scuola materna frequentata da tanti bambini, tutti bisognosi. Chiamò suor Virginia, che era la suora più giovane del convento di Santa Chiara e si raccomandò: "vai alla Posta e fatti cambiare queste mille lire, così ci togliamo un po’ di impicci con le botteghe." Suor Virginia non se lo fece ripetere due volte. Capì appieno l'importanza della sua missione e con passo leggero si recò al vicino ufficio postale tenendo la banconota stretta nella mano destra che teneva infilata nella profonda tasca del saio. Sua cugina Maria Teresa, impiegata postale, l'accolse con un largo sorriso pronta a servirla. Prese in mano la banconota, la guardò contro luce due tre volte e poi andò a confabulare con il capo ufficio. Suor Virginia non capiva quel tramestio e cominciava ad innervosirsi.
" 'Ste mille lire so' farze (false)!! Le tenarìa da straccia' (dovrei strapparle)." La frase fu come una fucilata in faccia per Suor Virginia. Pensò in un attimo alla superiora che aspettava fiduciosa il cambio delle mille lire e soprattutto ai bambini che bisognava sfamare tutti i giorni. Sentì salire dentro di sé un forte impulso di ribellione e con uno scatto felino allungò il braccio attraverso lo sportello ed agguantò intera la grossa carta da Mille Lire.
"Aredamme 'sì sordi, ca 'nso' gli te', so' degli uttri ca tènnuta magnà ( ridammi i soldi, non sono i tuoi ma dei bambini che devono mangiare)" sibilò verso la cugina che era rimasta di stucco con la mano vuota a mezz'aria. Uscì dall'ufficio postale incredula e confusa. Come poteva tornare dalla superiora e portarle la terribile notizia che le Mille Lire non valevano niente e niente si poteva dare ai negozianti( Felicetto e Meloni) per pagare i vecchi debiti? Che sarebbe stato il futuro dell'asilo? Mentre nella testa si affollavano tutti questi pensieri si ritrovò sulla piazza e si avviò lentamente verso l'Istituto Santa Chiara. Per colpa di qualche imbroglione sconosciuto, che in qualche modo aveva rifilato la banconota al convento, i bambini innocenti dell'asilo dovevano pagare le ingiuste conseguenze. Chi avrebbe pagato le minestre della refezione scolastica? Chi li avrebbe aiutati? La domanda era senza risposta e la tristezza più cupa scendeva nel suo animo. Ben sapeva che la mensa scolastica era un aiuto insostituibile per le povere famiglie, specie quelle più numerose, che mandavano i bambini all'asilo. Non si decideva a rientrare in convento per non dare un grosso dispiacere alla superiora.
Una risata fragorosa richiamò la sua attenzione. Si voltò da quella parte e riconobbe la sagoma inconfondibile, grande e grossa, di suo cugino Francesco che si intratteneva allegramente con altre persone alla "porta dell'olmo" (la piazza Trento e Trieste). Ma sì, era proprio lui, uno dei più ricchi commercianti e proprietario di terre del paese, figlio di un fratello di suo padre. Era un uomo di umili origini, come lei, del resto. Aveva sempre avuto il bernoccolo degli affari con una forte mentalità sparagnina ed aveva fatto fortuna con le sole proprie forze. L'aveva forse mandato la Provvidenza sul suo cammino? Suor Virginia si affrettò verso di lui, tirò fuori dal saio la banconota tutta spiegazzata e la mise sotto il naso di Francesco, mentre il cuore le tumultuava nel petto. "France', famme zica stu favore, cagnume (cambiami) ste mille lire, ca' la posta nu' le te' (non ce l'ha)." Francesco la guardò dall'alto della sua statura, un po’ sorpreso ed un po’ divertito. Mettendo mano al portafoglio voluminoso esclamò:"Sor Virgi', 'nte' pozzo di' de no, me si cugina i puro moneca. E' nu favore ca nu' me costa gniende( è un favore che non mi costa niente)!!". Contò con cura 10 banconote da 100 lire e le mise nelle mani tremanti di suor Virginia. Poi prese la banconota da mille lire, le diede un'occhiata distratta, la piegò meticolosamente in quattro e la ripose nella pancia del portafoglio. Suor Virginia abbassò prontamente il capo per nascondere il rossore che si spandeva sulle guance, farfugliò una parola di ringraziamento e fuggì come il vento. Era combattuta da opposti sentimenti, la vergogna di aver compiuto una azione scorretta ricorrendo alla bugia e la gioia di aver rimediato il pane per i bambini dell'asilo. Consegnò in fretta le banconote alla superiora ed andò subito in cella per pregare e chiedere perdono per la sua malefatta. Non vedeva l'ora di confessare il peccato al padre spirituale. L'avrebbe mai perdonata?
Francesco il giorno dopo, recandosi all'ufficio postale conobbe l'inattesa e sgradita verità delle mille lire. Erano false! Suor Virginia l'aveva imbrogliato? Fu preso da una certa rabbia. Lui, tanto esperto uomo d'affari e di mondo, si era fatto abbindolare da una ingenua e timida suorina. Voleva andare dalla superiora per reclamare la restituzione dei soldi. Accelerò il passo e raggiunse rapidamente il portone del convento. Ne avrebbe dette quattro alla superiora ed a suor Virginia. Era inconcepibile che una suora, tutta chiesa e lavoro, si prendesse gioco dell'uomo più ricco e più importante del paese. Attraversando il corridoio sentì il cicaleccio dei bambini raccolti a mensa ed il tintinnio delle posate che battevano nelle scodelle di latta. La rabbia svanì di colpo dai suoi pensieri ed arrivato in presenza della superiora raccontò con calma l'accaduto e concluse" Suor Virginia ieri è fatto na cosa azzeccata, perché m'è 'ndragoto (costretto) a fa' 'n'opera bbona, i pe' chesto la rengrazzio. Essa è pigliato i sordi dalla persona giusta pe' da' da magna' agli mammocci degl' asile. I po' ste' mille lire frùtteno più alle mani vostre che alle meie" La sua voce era lievemente incrinata per la commozione. "Sia laudato Gesù Cristo!" biascicò sottovoce e lesto fuggì via.

mercoledì 21 gennaio 2009

Mao-Tse-Tung: la fine di un mito (parte seconda)


La morte di Mao avvenne il 9 settembre 1976. Jung Chang così la descrive nelle ultime due righe del libro:”la sua mente rimase lucida fino alla fine, e un solo pensiero lo assillava: lui ed il suo potere”.
Sono trascorsi 32 anni ma il ritratto di Mao ancora campeggia nelle piazze delle città e nei villaggi della Cina.
Non starò a riassumere le vicende politiche ed umane della lunga vita di Mao. E’ sufficiente per capire il personaggio tratteggiare alcuni punti salienti del suo operato. La sua filosofia di vita si può racchiudere in una frase che scriveva ed amava ripetere:”esistono gli uomini e le cose, ma gli uomini e le cose esistono solo perché io possa servirmene”. Un egocentrismo sconfinato dal quale discendeva il culto della personalità fino alla fine dei suoi giorni. Anche l’ideologia marxista leninista fu sempre al servizio del suo potere personale.
Mao Tse Tung nacque nel 1893 a Shaoshan nella provincia dello Hunan, Cina centrale. In gioventù aveva aderito al partito nazionalista che lasciò per passare al partito comunista cinese. Per un anno nella cosiddetta terra dei banditi imperversò con razzie, spoliazioni, sangue. Nel periodo 1933 -1935 realizzava la lunga marcia alla testa di alcune migliaia di uomini sotto la sciocca e tacita acquiescenza di Chiang Kai Shek, a quell’epoca ancora padrone assoluto della Cina, che si scavava la fossa da solo. Gli stenti e le sofferenze degli uomini sotto il comando di Mao neanche lo sfiorarono perché lui viaggiava comodamente in portantina sostenuta da una trentina di soldati.
Nel Gennaio 1941 la Nuova quarta armata (N4A) comunista, forte di diecimila uomini, guidata da XiangYing, compagno e rivale allo stesso tempo di Mao, ricevette l’ordine di trasferirsi a nord ma doveva attraversare territori controllati dall’esercito nazionalista.. Chiang Kai Shek diede il suo consenso per un percorso settentrionale ma vietò tassativamente una via orientale. Mao telegrafò a Xiang Ying l’ordine di percorrere la via orientale, che i nazionalisti avevano proibito, con il proposito deliberato di portare la Nuova quarta Armata al totale annientamento insieme al suo comandante.
E così accadde. Dal 6 al 12 Gennaio1941 la Nuova quarta Armata, procedendo verso Est inconsapevole del divieto imposto da Chang Kai Shek, si trovò accerchiata dall’esercito nazionalista e fu portata all’annientamento. Mao Tse Tung non rispose mai ai disperati appelli di aiuto inviati da Xiang Ying. Un esercito di diecimila soldati uccisi per volontà del loro capo.
Nella guerra contro il Giappone (41-45) che aveva invaso il territorio cinese, pur sollecitato da Stalin, Mao non volle mai partecipare con il suo esercito alle operazioni di guerra in difesa della sua patria, lasciando con freddo cinismo tutto il peso dei combattimenti sulle spalle dei nazionalisti.
Nel 1941 Mao con la sua armata se ne stava rintanato a Yenan dove preparava la macchina da guerra da lanciare contro i nazionalisti. A migliaia accorrevano i giovani per servire l’idea rivoluzionaria. Oltre 40000 giovani, attratti dagli ideali comunisti di eguaglianza e di riscatto, erano arrivati a Yenan da tutte le regioni.
Con la tecnica raffinata “dell’esame del pensiero” che obbligava tutti a confessare e scrivere i propri pensieri non ortodossi, in qualche modo revisionisti, con l’obbligo della delazione reciproca ( l’uno spiava l’altro)
con le accuse di trozkismo e revisionismo, con i processi in piazza instaurò un regime di terrore che condusse in prigioni spaventose (grotte e oscuri sotterranei) migliaia di giovani. Molti impazzirono, molti si suicidarono, molti furono giustiziati. I superstiti resi automi comandati, incapaci di pensare liberamente, erano totalmente asserviti alla causa maoista del potere tirannico. Si realizzava la manipolazione e l’annientamento delle coscienze personali che si rivide su più larga scala durante la Rivoluzione Culturale. Nel 1949 veniva proclamata la Repubblica Popolare Cinese e Chang Kai Shek, definitivamente sconfitto, si rifugiava nell’isola di Taiwan.
Nove anni dopo la nascita della Repubblica popolare cinese, nel 1958, Mao .-proclamò il Grande Balzo nel tentativo di accelerare lo sviluppo economico e industriale del Paese e ordinò il sequestro di tutti i raccolti dei contadini, campo per campo,provincia per provincia, regione per regione, lasciando nelle loro mani misere razioni insufficienti per sfamare le famiglie. In ogni cortile doveva sorgere una fornace per la fusione dei metalli. Il risultato fu la più grande carestia a memoria d’uomo.
Si calcola che per lo meno 38 milioni di persone morirono per fame e per lavoro forzato nel periodo1958-1962.
Non fu di portata inferiore il disastro economico inflitto al Paese.
Lin Biao fu sempre fedele collaboratore e sostenitore di Mao. Egli salvò dalla disfatta Mao alla conferenza del partito comunista cinese del 1962, detta conferenza dei settemila perché questo era il numero eccezionale dei commissari del popolo presenti. Durante lo svolgimento dei lavori Liu Shao Ci vice-presidente del partito inchiodò Mao alle sue terribili responsabilità. Lin Biao contrattaccò accusando Liu Shao Ci di trozkismo e revisionismo traditore. La fine di Liu era tragicamente segnata. Liu Shao Ci qualche anno dopo, pur essendo presidente della repubblica popolare cinese fu sottoposto a campagne di denigrazione, carcere duro, torture, processi in piazza con violenze inaudite inflitte a lui ed alla moglie da folle scatenate di giovani guardie rosse. Fino alla morte conseguenza inevitabile dei patimenti subiti.
Ma miglior sorte non toccò a Lin Biao. Nel 1971, caduto in disgrazia con il grande capo, nella precipitazione di sfuggire alla collera distruttice di Mao si imbarcò insieme alla moglie ed il figlio sul suo aereo e decollò senza completare il rifornimento di carburante. Dopo 2ore di volo l’aereo, esaurito il carburante, si schiantò nelle praterie della Mongolia. Nove furono le vittime.
Triste ed amaro fu anche il destino di Chou En Lai, per molti anni primo ministro e più stretto collaboratore di Mao.
Quando i medici gli trovarono un tumore alla vescica ricevettero l’ordine da Mao di non informare Chou En Lai del male che aveva. Così per due anni Chou En Lai ignaro della malattia che si portava dentro non fu in grado di curarsi. Quando Mao diede via libera per informarlo era troppo tardi. Chou En Lai moriva nel Gennaio 76.
Quando voleva eliminare un esponente del partito che riteneva non perfettamente allineato metteva in moto il meccanismo delle accuse di trozkismo ed AB ( antibolscevismo) ed il personaggio scompariva dalla circolazione (carcere e/o eliminazione fisica) .
Non meno spietato fu con le numerose mogli e numerosi figli tutti regolarmente ripudiati ed abbandonati al loro destino.
La Rivoluzione culturale, è più giusto chiamarla la Grande Purga, fu lanciata nel 1965-66 “per punire il nostro partito” e tutti i revisionisti che in esso si annidavano. Furono mobilitate masse sterminate di giovani (le guardie rosse) prima per colpire gli insegnanti ed i presidi delle scuole, gli scrittori, gli artisti , gli attori, tutte le espressioni della cultura. In una seconda fase furono colpiti quasi tutti i quadri del partito, alcuni milioni di funzionari con le accuse più infamanti, spesso anche più ridicole: capitalisti e nazionalisti. Dall’inizio della rivoluzione culturale fino al 1976 si calcola che almeno 3 milioni di persone morirono di morte violenta per mano del Regime. Almeno 100 milioni di persone, un decimo della popolazione cinese, furono costrette a subire violenza.
La morte di Mao consegnò a Deng Xiao Ping un Paese martoriato, immerso nell’oscurantismo, sull’orlo della bancarotta economica ed industriale.
Jung Chang e Jon Halliday stimano, per difetto, le perdite umane causate da Mao Tse Tung in oltre 70 milioni di persone, tre volte e mezzo i morti della seconda guerra mondiale.

Tuttavia ancora oggi nel mondo ci sono tante persone che si inchinano dinanzi alla sua memoria.

lunedì 12 gennaio 2009

Mao-Tse-Tung: la fine di un mito (parte prima)

Nel 2006 è stato pubblicato un libro dal titolo “Mao la storia sconosciuta”, che non ha avuto l’eco che meritava nella stampa, nella televisione, nel mondo politico, soprattutto qui in Italia.
L’autrice è una scrittrice cinese, Jung Chang con la quale ha strettamente collaboratoi un giornalista inglese Jon Halliday.
Riportiamo qualche stralcio di recensioni da parte della stampa internazionale. Il Corriere della sera: “l’opera che distrugge un mito”. The new York Times: “ un lavoro magistrale. La brutalità di Mao era già emersa nel corso degli anni, ma questa biografia fornisce nuove e sostanziose informazioni, presentandole con uno stile che la renderà un successo in tutto il mondo.” The Times: “ci si aspettava che Jung Chang riscrivesse la storia della Cina del secolo scorso e la lunga attesa è stata giustificata. Questo è un libro sconvolgente.” The Observer: “in una biografia ordinaria, una condanna senza appello come questa sarebbe sospetta e noiosa allo stesso tempo. Ma nel caso di Mao, le ricostruzioni precise e la documentazione minuziosa del libro provocano tutt’altra reazione….. una lettura fondamentale.”
Daily Mail:” la biografia politica più poderosa, convincente e rivelatrice dei nostri tempi.”
Con stile asciutto e scarno all’insegna della semplicità ed immediatezza il racconto della vita di Mao intrecciata per mezzo secolo con le vicende storiche del continente cinese si dipana sotto l’attenzione del lettore catturato dalla lettura di eventi straordinari e sconvolgenti tutti accuratamente documentati e testimoniati.
Le voci bibliografiche del libro superano le duecento pagine e sono fatte di testimonianze dirette di innumerevoli protagonisti degli avvenimenti, di documenti originali, quali scritti di Mao, del partito comunista cinese, del partito comunista russo, del Comintern, dei partiti comunisti di molti paesi, di stampa quotidiana dell’epoca, servizi diplomatici, servizi segreti. Una mole imponente di prove certe che inchiodano Mao Tse Tung alle terribili responsabilità di fronte al suo Paese.
Eppure c’è gente che plaude ancora al “grande timoniere”.