giovedì 30 aprile 2009

Cosa ci insegna il terremoto d'Abruzzo

L’Italia insieme al Giappone, Cina, e California è uno dei Paesi a maggior rischio sismico nel mondo per la semplice ragione che la linea di frattura tra la placca africana e la placca euro-asiatica corre lungo tutta la dorsale appenninica dalla Sicilia fino alla Romagna ed oltre, attraversando la Calabria, la Campania, l’Abruzzo e Molise, l’Umbria, le Marche, la Romagna, il Friuli Venezia Giulia, sfiorando il Lazio e la Toscana. Sono queste le regioni teatro dei più violenti terremoti che hanno funestato la nostra penisola con danni alle persone ed alle cose di gran lunga superiori a quelli che si verificano in California e Giappone per eventi della stessa portata ed intensità. Evidentemente le norme antisismiche rispettate in California e Giappone non lo sono altrettanto in casa nostra. A L’Aquila sono crollati edifice costruiti, almeno sulla carta, secondo le norme antisismiche più severe. Testimoni oculari raccontano che è frequente vedere, tra due edifici contigui in cemento armato, uno raso al suolo e l’altro del tutto indenne dal tetto alle fondamenta. Eppure la forza distruttiva scaricata sull’edificio indenne è la stessa scaricata sull’edificio abbattuto. La differenza sta solo nelle diverse modalità di lavorazione per i due edifici. Non sono io in grado di entrare nel discorso tecnico, qualità e miscelazione del cemento, quantità e calibro dei tondini di ferro, staffature più o meno secondo le regole. Sicuramente sulla carta i progetti italiani non sono da meno di quelli giapponesi e californiani. E’ nella costruzione che si verifica il gap incolmabile, causa delle catastrofi italiane, che vede protagonisti in negativo le imprese di costruzione, la direzione dei lavori, la fase di collaudo dei lavori eseguiti, il Genio civile, gli Enti locali. Una catena gerarchica di responsabilità e controllo che fa cilecca troppo spesso per vili e spregevoli ragioni di vantaggio economico sulla pelle delle persone e delle loro cose. Una più corretta applicazione delle norme antisismiche avrebbe potuto salvare un gran numero di vite umane all’Aquila.
Quis custodiet custodes (chi custodirà i custodi)? Un interrogativo che si ponevano gli antichi romani, più che mai attuale ancora oggi.
Forse una risposta c’è:
1)Rendiamo obbligatorio per legge di Stato in tutte le regioni a rischio sismico l’invio del progetto di costruzione edile ai carabinieri dei NAS, adeguatamente potenziati nel territorio, e demandiamo ad essi, con l’ausilio dei tecnici necessari e competenti, il compito di controllare la fase di costruzione ed il collaudo finale dell’edificio pubblico e privato. Lo stesso controllo si dovrebbe estendere anche alle verifiche e ricognizioni sugli edifici esistenti e bisognevoli di lavori di consolidamento. Credo che gli inghippi ed imbrogli in materia edilizia precipiterebbero presto vicini allo zero. Le stazioni dei carabinieri sono presenti capillarmente su tutto il territorio italiano, anche negli angoli più remoti e l’iniziativa sarebbe di facile attuazione E se non bastano i carabinieri coinvolgiamo anche la polizia di Stato.
2) Rendiamo più severe, più tempestive e più certe le pene irrogate con una legislazione aggiornata che faccia tesoro delle tragiche esperienze vissute dal nostro Paese.
E’ urgente intervenire, consapevoli come siamo che non passa decennio senza che l’Italia sia colpita da catastrofi sismiche con stragi di vite umane che potremmo sicuramente evitare, almeno in larga parte.

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