venerdì 19 marzo 2010

esercizio fisico e salute- aggiornamenti

Da circa un decennio fioriscono gli studi epidemiologici e statistici che si interessano delle relazioni fisiopatologiche tra l’esercizio fisico e la nostra salute psico-fisica. Passando in rassegna la letteratura internazionale dell’anno 2009 ci siamo imbattuti in numerose ricerche. Ne abbiamo scelte quattro da portare all’attenzione dei nostri lettori.
Due dati clinici risultano acquisiti alla conoscenza medica attraverso numerose pubblicazioni scientifiche:
1) Le situazioni croniche di stress psico- sociale, includendo la depressione ed il sentimento di conflittualità, ostilità, frustrazione sono fattori di rischio indipendenti per infarto miocardio ricorrente e per morte nella malattia coronarica
2) L’esercizio fisico (marcia, corsa, palestra, bicicletta, nuoto), valutato attraverso l’aumentato consumo di ossigeno, riduce la mortalità nei pazienti coronaci.
Per essere più precisi è stato calcolato che per ogni punto percentuale di incremento nel consumo di ossigeno si osserva una riduzione di morte per causa cardiovascolare pari al due per cento. Questo significa che un incremento del consumo di ossigeno per il 20-30%, come si verifica nella attività fisica moderata, comporta una riduzione della mortalità cardiovascolare pari al 40-60%.
Un risultato più che ragguardevole per le conseguenze in campo clinico, epidemiologico, e, soprattutto, per una efficace prevenzione primaria e secondaria.
Alla ricchezza di dati riguardanti il rapporto tra malattie cardiovascolari ed esercizio fisico fa riscontro una scarsità di dati scientifico-statistici sul ruolo potenziale che l’esercizio fisico può svolgere nel modificare gli stress psico-sociali, la depressione, la conflittualità che sono assai frequenti nei pazienti coronarici.
Un contributo importante viene dallo studio pubblicato nell’Agosto- Settembre 2009 sulla rivista American Journal of Medicine così intitolato-“ Riduzione dello stress psico-sociale: un nuovo meccanismo per migliorare la sopravvivenza con l’esercizio fisico.”-
Scopo dello studio era di valutare gli effetti dell’esercizio fisico sulla sopravvivenza in pazienti coronarici con o senza stress psico-sociale.
La mortalità a 5 anni fu del 22% nei coronarici con alto stress psico-sociale, invece del 5% nei coronarici con basso stress psico sociale. L’esercizio diminuì l’incidenza dello stress dal 10% al 4%. La mortalità nei pazienti con attività fisica significativa fu più bassa del 60% rispetto ai pazienti con attività fisica scarsa. Interessante è il dato statistico della mortalità più bassa nei pazienti con alto stress ma attività fisica molto significativa rispetto ai pazienti con alto stress ma scarsa attività fisica.
In conclusione l’esercizio fisico riduce l’incidenza dello stress psico-sociale e contemporaneamente riduce la mortalità nei coronarici. Questo effetto appare mediato anche dall’influenza positiva dell’esercizio fisico sullo stress psico-sociale.
Un secondo studio denominato CARDIA e pubblicato nel Luglio 2009 sulla rivista Archives of Internal Medicine ha arruolato 2364 soggetti maschi e femmine negli anni 2005 e 2006 che avevano acquisito la buona abitudine di recarsi a piedi o in bicicletta al lavoro tutti i giorni e di tornare alla stessa maniera dal lavoro a casa. La ricerca ha dimostrato che l’abitudine quotidiana alla marcia o alla bicicletta per raggiungere il posto di lavoro riduce in modo significativo la probabilità di diventare obesi e riduce altrettanto significativamente il rischio di malattia cardiovascolare.
La riduzione del rischio cardiovascolare procede in parallelo con il comportamento di importanti parametri come i trigliceridi, la pressione diastolica sanguigna, il livello insulinemico a digiuno. Il risultato favorevole sembra più incisivo per i maschi che non per le femmine. Non è chiaro il motivo. Si avanza l’ipotesi che le donne siano meno impegnate nell’esercizio fisico come pendolari casa- lavoro-casa.
Un’altra notizia sul tema a noi caro dell’attività fisica ci viene dall’Associazione Americana di Cardiologia (American Heart Association ) che ha emanato una dichiarazione ufficiale
( Circulation, Giugno 2009) con la quale incoraggia tutti i diabetici, in particolare quelli non-insulino dipendenti, a svolgere attività fisica per i benefici effetti sul diabete e sulle malattie cardiovascolari. Da una revisione della letteratura su questi temi viene evidenziato un miglioramento clinico dell’emoglobina glicosilata che è un indicatore dei valori medi dell’insulina per lunghi periodi di tempo precedenti. Inoltre l’esercizio fisico migliora la sensibilità e la resistenza all’insulina, riduce il grasso viscerale, riduce sensibilmente l’uso di farmaci per il diabete. Al diabetico portatore di retinopatia proliferativa viene sconsigliato l’esercizio fisico estremo come la corsa, causa di affanno, che determina carenza di ossigeno anche per la manovra di Valsalva coesistente.
Per una attività fisica moderata sono sufficienti 150 minuti alla settimana e per una attività fisica intensa possono bastare 90 minuti per ottenere risultati di rilevanza clinica nei soggetti diabetici.
Per amore di verità dobbiamo segnalare anche uno studio che apre la porta a qualche perplessità nel rapporto tra cardiopatia ed esercizio fisico. E’ stato pubblicato su uno degli ultimi numeri del Giornale Italiano di Cardiologia ed ha evidenziato nei pazienti coronaropatici che svolgono attività fisica troppo intensa un aumento del fenomeno di aggregabilità piastrinica. Si sa che l’aggregazione piastrinica è il primo passo del processo trombotico nelle nostre arterie. Lo studio può rappresentare un segnale di allarme La ricerca si è svolta su un numero limitato di pazienti (meno di venti) e pertanto non consente di giungere a conclusioni definitive. Gli stessi autori auspicano una serie più ampia di ricerche.
Il risultato induce alla massima prudenza quando si propone attività fisica, che pure è di giovamento, al paziente certamente coronarico. Va sempre sconsigliata una attività estrema e faticosa (corsa, percorsi in salita, sollevamento pesi) che viene segnalata dall’insorgenza di affanno. L’esercizio del cardiopatico si deve svolgere sempre ai livelli più bassi di intensità che non causano affanno, non comportano mai un deficit di ossigeno né pericoli di rottura della placca aterosclerotica.
Il cardiopatico tutela la sua salute non correndo ma passeggiando!

Summum Jus summa iniuria

L’aforisma latino,che appare un po’ oscuro in prima battuta, si rivela più chiaro nel significato se solo riflettiamo un attimo. La legge, la norma portata alle estreme conseguenze nella sua applicazione si può tramutare in un danno altrettanto estremo quando la norma ferisce un bene più grande di quello che vuole tutelare.
Per la dabbenaggine e la superficialità di funzionari di partito non all’altezza della situazione, nel Lazio le liste del partito di maggioranza relativa non sono state accettate dagli uffici elettorali. Il rifiuto è stato confermato nei diversi gradi di giudizio e la conseguenza inevitabile sarà la cancellazione di queste liste dalla scheda elettorale. Gli elettori del partito di maggioranza della provincia di Roma non potranno manifestare la propria volontà di votare per le liste ed i candidati preferiti. Non è forse questa una ferita insanabile ai valori fondamentali della democrazia: sovranità del popolo e diritto intangibile di esprimere il voto?
Laddove si sopprime, per qualunque causa, il diritto intangibile al voto si infligge un colpo mortale alla democrazia ed alla volontà popolare.
Voltaire nel 1700 faceva una affermazione che rappresenta l’essenza della democrazia e della libertà:
Io non condivido le tue idee, ma sono pronto a dare la vita perché tu possa affermarle!
Dopo la morte di Voltaire nel 1778 l’umanità ha progredito a singhiozzo sulla strada della libertà intesa come categoria morale di diritto-dovere che dovrebbe regolare i rapporti degli individui, delle società, delle nazioni. Ad esempio nel 1848 il papa Pio Nono considerava nel Sillabo un grave, inaccettabile errore la libertà di coscienza. Si praticava ancora lo schiavismo. Le nazioni europee acceleravano la corsa a colonialismo.
Nel novecento si affermarono le tirannie, dal nazismo al fascismo al comunismo riportando indietro l’orologio della storia intesa come percorso di libertà. Ed il ventunesimo secolo non è iniziato sotto i migliori auspici. Il razzismo esasperato dai fenomeni migratori, il terrorismo alimentato dall’intolleranza religiosa segnano i primi anni del duemila con una scia di sangue che non si esaurisce.
Anche il pasticcio delle liste elettorali a Roma, facendo le debite proporzioni,dimostra un certo ottundimento delle coscienze quando si tratta di salvaguardare un diritto fondamentale della democrazia come il diritto di voto attivo e passivo. Non ci si può rifugiare nella mancata osservanza delle regole per sottrarre ai cittadini un diritto inalienabile. E’ vero, le regole vanno rispettate da tutti. Ma quando la sanzione per il mancato rispetto delle regole va a colpire un valore ( la libertà di voto) più grande del valore che le regole tutelano (ordinato processo elettorale) i protagonisti, partiti ed istituzioni, devono e possono trovare una soluzione che tuteli il diritto di voto.
Il più illuminato in questa circostanza è stato il Presidente Napolitano che ha sottolineato l’assurdità di un voto che esclude centinaia di migliaia di cittadini. Anche Pannella, autentico democratico e libertario da sempre, ha fatto eco al pensiero del Presidente.
Purtroppo tutti i partiti che si attendono un vantaggio per l’esclusione di una lista, non sono stati capaci di volare alto per onorare la libertà e la democrazia che, mi pare, siano più predicate che praticate. La stessa maggioranza ci ha messo del suo mancando di riconoscere la colpa per la brutta figura di un comportamento superficiale e inadeguato nel presentare le liste. Le forze di opposizione hanno saputo solo reclamare ad oltranza il rispetto delle regole. Bastava un semplice accordo tra maggioranza e minoranza di rinvio di pochi giorni della tornata elettorale per salvare capre e cavoli. Il rispetto, tanto sbandierato, delle regole, da una parte, la restituzione di un diritto sacrosanto a tutti i cittadini, dall’altra.
Sono trascorsi 232 anni dalla morte di Voltaire ma il suo insegnamento rimane ancora sulle labbra ma non nei cuori e nelle menti di tanti che si proclamano democratici e custodi della democrazia.
Summum Jus summa iniuria
L’aforisma latino,che appare un po’ oscuro in prima battuta, si rivela più chiaro nel significato se solo riflettiamo un attimo. La legge, la norma portata alle estreme conseguenze nella sua applicazione si può tramutare in un danno altrettanto estremo quando la norma ferisce un bene più grande di quello che vuole tutelare.
Per la dabbenaggine e la superficialità di funzionari di partito non all’altezza della situazione, nel Lazio le liste del partito di maggioranza relativa non sono state accettate dagli uffici elettorali. Il rifiuto è stato confermato nei diversi gradi di giudizio e la conseguenza inevitabile sarà la cancellazione di queste liste dalla scheda elettorale. Gli elettori del partito di maggioranza della provincia di Roma non potranno manifestare la propria volontà di votare per le liste ed i candidati preferiti. Non è forse questa una ferita insanabile ai valori fondamentali della democrazia: sovranità del popolo e diritto intangibile di esprimere il voto?
Laddove si sopprime, per qualunque causa, il diritto intangibile al voto si infligge un colpo mortale alla democrazia ed alla volontà popolare.
Voltaire nel 1700 faceva una affermazione che rappresenta l’essenza della democrazia e della libertà:
Io non condivido le tue idee, ma sono pronto a dare la vita perché tu possa affermarle!
Dopo la morte di Voltaire nel 1778 l’umanità ha progredito a singhiozzo sulla strada della libertà intesa come categoria morale di diritto-dovere che dovrebbe regolare i rapporti degli individui, delle società, delle nazioni. Ad esempio nel 1848 il papa Pio Nono considerava nel Sillabo un grave, inaccettabile errore la libertà di coscienza. Si praticava ancora lo schiavismo. Le nazioni europee acceleravano la corsa a colonialismo.
Nel novecento si affermarono le tirannie, dal nazismo al fascismo al comunismo riportando indietro l’orologio della storia intesa come percorso di libertà. Ed il ventunesimo secolo non è iniziato sotto i migliori auspici. Il razzismo esasperato dai fenomeni migratori, il terrorismo alimentato dall’intolleranza religiosa segnano i primi anni del duemila con una scia di sangue che non si esaurisce.
Anche il pasticcio delle liste elettorali a Roma, facendo le debite proporzioni,dimostra un certo ottundimento delle coscienze quando si tratta di salvaguardare un diritto fondamentale della democrazia come il diritto di voto attivo e passivo. Non ci si può rifugiare nella mancata osservanza delle regole per sottrarre ai cittadini un diritto inalienabile. E’ vero, le regole vanno rispettate da tutti. Ma quando la sanzione per il mancato rispetto delle regole va a colpire un valore ( la libertà di voto) più grande del valore che le regole tutelano (ordinato processo elettorale) i protagonisti, partiti ed istituzioni, devono e possono trovare una soluzione che tuteli il diritto di voto.
Il più illuminato in questa circostanza è stato il Presidente Napolitano che ha sottolineato l’assurdità di un voto che esclude centinaia di migliaia di cittadini. Anche Pannella, autentico democratico e libertario da sempre, ha fatto eco al pensiero del Presidente.
Purtroppo tutti i partiti che si attendono un vantaggio per l’esclusione di una lista, non sono stati capaci di volare alto per onorare la libertà e la democrazia che, mi pare, siano più predicate che praticate. La stessa maggioranza ci ha messo del suo mancando di riconoscere la colpa per la brutta figura di un comportamento superficiale e inadeguato nel presentare le liste. Le forze di opposizione hanno saputo solo reclamare ad oltranza il rispetto delle regole. Bastava un semplice accordo tra maggioranza e minoranza di rinvio di pochi giorni della tornata elettorale per salvare capre e cavoli. Il rispetto, tanto sbandierato, delle regole, da una parte, la restituzione di un diritto sacrosanto a tutti i cittadini, dall’altra.
Sono trascorsi 232 anni dalla morte di Voltaire ma il suo insegnamento rimane ancora sulle labbra ma non nei cuori e nelle menti di tanti che si proclamano democratici e custodi della democrazia.

venerdì 22 gennaio 2010

la sterilità: problema planetario

Le statistiche non lasciano spazio a dubbi di sorta. Le coppie sterili nei paesi sviluppati fino a 20-30 anni fa erano una su quattordici ( circa il 7%). Oggi a distanza di poco più di 2 decenni l’indice di sterilità è cresciuto paurosamente attestandosi intorno al 20%. Ogni 10 coppie due risultano sterili. Nei paesi più poveri, Africa subsahariana, Asia meridionale, America del sud gli indici di sterilità delle coppie sono rimasti pressoché invariati rispetto al passato, mantenendosi largamente sotto il 10%. Non abbiamo a tutt’oggi una spiegazione plausibile di questo fenomeno, se vogliamo, anche inquietante, sia per la tendenza evidente a peggiorare ed estendersi nel futuro prossimo, sia per le conseguenze negative sugli indici di natalità nei nostri paesi.
E’ esperienza comune di molti medici vedere giovani maschi tra i 30 ed i 40 anni che perdono nel giro di pochi anni la capacità riproduttiva perché lo studio seriato dello spermiogramma in tempi progressivi mostra un rapido decadimento delle caratteristiche vitali degli spermatozoi. La loro maturazione si arresta, la mobilità si riduce, compaiono alterazioni morfologiche, il numero degli spermatozoi si riduce fortemente, in qualche caso fino alla totale scomparsa. Un giovane di 30 anni con normali capacità riproduttive si ritrova a soli 40 anni privato della possibilità di avere figli. E ciò accade con frequenza crescente.
Ci si interroga sulle cause che possono essere alla base del decremento così rapido della fertilità-natalità che porta con sé gravi conseguenze sociali ed economiche con la riduzione della popolazione, l’invecchiamento inarrestabile, l’impoverimento della società. In una parola si annuncia la decadenza della società più evoluta. Esattamente l’opposto di ciò che si osserva, (per quanto tempo ancora ?), nei paesi più poveri dove la popolazione è formata in larga prevalenza dai giovani, anche oltre il 30%, che danno alla società un impronta più dinamica, più intraprendente, più aperta al futuro.
C’è da osservare che attualmente il 76% dei pesticidi ed erbicidi usati in agricoltura viene impiegato nei paesi sviluppati con una popolazione che è appena un quinto della popolazione mondiale, mentre il 24% è utilizzato dai paesi in via di sviluppo o ancora più poveri, vale a dire i quattro quinti della popolazione mondiale. In queste cifre scarne sta, con molta probabilità, la spiegazione del netto divario tra le percentuali di sterilità del mondo più ricco rispetto al mondo più povero. Però è anche vero che nel futuro prossimo tale divario tenderà a ridursi sempre di più perché anche l’agricoltura dei poveri sarà conquistata inevitabilmente dal consumo dei pesticidi. In prospettiva è l’intera umanità insieme al mondo animale a correre il pericolo crescente di estinzione.
Ciò che maggiormente preoccupa è la totale indifferenza verso il problema da parte delle istituzioni governative e sopragovernative come le Nazioni Unite, delle autorità sanitarie nazionali ed internazionali come l’Organizzazione mondiale della Sanità, della stampa e dei media radiotelevisivi. Eppure il problema investe tutto il pianeta con una urgenza sempre più incalzante se teniamo presente che l’uso dei pesticidi ed erbicidi mostra una rapida tendenza a diffondersi anche nei paesi poveri, che ancor più dei paesi ricchi hanno bisogno di una agricoltura più produttiva, libera da parassiti, funghi, erbe velenose e ricorrono con ritmo crescente ai pesticidi. E così i danni all’ambiente, alla flora, alla fauna, al genere umano crescono con progressione geometrica.
Un giornalista della rivista National Geografic due o tre anni fa volle fare da cavia umana per una indagine su eventuali tracce nel sangue di pesticidi ed erbicidi. Furono riscontrate tracce significative di pesticidi. Dettaglio non trascurabile, il giornalista non aveva mai fatto il contadino e non aveva mai vissuto in campagna. Semplicemente aveva mangiato, come tutti noi, ciò che l’agricoltura moderna mette sulla nostra tavola.
E’ anche vero che le cause di sterilità sono molteplici, e, tra queste, il fumo, l’inquinamento ambientale, fattori psico-emozionali, condizionamenti sociali che portano molto più avanti l’età del concepimento (30-40 anni). A fronte di 300000 matrimoni all’anno in Italia ci sono 60000 coppie che ogni anno affrontano problemi di sterilità. Il problema è di vasta portata sociale e ci coinvolge tutti.
Pesticidi ed erbicidi sono al primo posto come causa di danno ambientale e ancor più di danno diretto al genere umano. E’ stata introdotta recentemente una nuova branca nella scienza medica ed è la tossicogenomica che si propone di studiare le alterazioni causate nel genoma umano da erbicidi e pesticidi. Gli effetti più dannosi si riscontrano nell’apparato riproduttivo maschile con l’arresto della maturazione degli spermatozoi, oltre i danni ormonali e di neurotossicità, per non parlare degli effetti cancerogeni. In particolare si conoscono oggi molto bene le gravi conseguenze tossiche dei pesticidi organoclorurati ed organofosforici. Eppure molti di essi vengono ancora usati nei nostri campi, ma anche all’estero!
E li ritroviamo anche come sottoprodotti, sia pure in tracce, nella frutta, nella verdura, nei cereali, nel latte che finiscono sulle nostre tavole. I campi inquinati insieme ai mangimi inquinati sono anche il pascolo e l’alimento di pecore, mucche, capre, galline, maiali, etc. che diventano salumi e carni alimentari. Non ultime a subire un inquinamento, che possiamo definire universale, sono le falde acquifere e, di conseguenza, le acque potabili.
I nostri contadini conoscono molto bene prodotti come Carbaryl, Malathion, Diazinon, che hanno effetti tossici ma sono regolarmente impiegati nelle coltivazioni.
Per impedire che i danni diventino irreparabili è necessario intervenire con la massima urgenza e con l’autorità necessaria presso le società chimiche produttrici di fitofarmaci per una rapida conversione verso prodotti non tossici, già largamente sperimentati, di eguale efficacia, ma, verosimilmente, di più ridotti vantaggi economici.
Però la posta in palio è troppo alta, sono in gioco la salute e la sopravvivenza del genere umano, e non sono più tollerabili incertezze e rinvii. Ognuno faccia la sua parte.
Non c’è tempo da perdere.