venerdì 22 gennaio 2010

la sterilità: problema planetario

Le statistiche non lasciano spazio a dubbi di sorta. Le coppie sterili nei paesi sviluppati fino a 20-30 anni fa erano una su quattordici ( circa il 7%). Oggi a distanza di poco più di 2 decenni l’indice di sterilità è cresciuto paurosamente attestandosi intorno al 20%. Ogni 10 coppie due risultano sterili. Nei paesi più poveri, Africa subsahariana, Asia meridionale, America del sud gli indici di sterilità delle coppie sono rimasti pressoché invariati rispetto al passato, mantenendosi largamente sotto il 10%. Non abbiamo a tutt’oggi una spiegazione plausibile di questo fenomeno, se vogliamo, anche inquietante, sia per la tendenza evidente a peggiorare ed estendersi nel futuro prossimo, sia per le conseguenze negative sugli indici di natalità nei nostri paesi.
E’ esperienza comune di molti medici vedere giovani maschi tra i 30 ed i 40 anni che perdono nel giro di pochi anni la capacità riproduttiva perché lo studio seriato dello spermiogramma in tempi progressivi mostra un rapido decadimento delle caratteristiche vitali degli spermatozoi. La loro maturazione si arresta, la mobilità si riduce, compaiono alterazioni morfologiche, il numero degli spermatozoi si riduce fortemente, in qualche caso fino alla totale scomparsa. Un giovane di 30 anni con normali capacità riproduttive si ritrova a soli 40 anni privato della possibilità di avere figli. E ciò accade con frequenza crescente.
Ci si interroga sulle cause che possono essere alla base del decremento così rapido della fertilità-natalità che porta con sé gravi conseguenze sociali ed economiche con la riduzione della popolazione, l’invecchiamento inarrestabile, l’impoverimento della società. In una parola si annuncia la decadenza della società più evoluta. Esattamente l’opposto di ciò che si osserva, (per quanto tempo ancora ?), nei paesi più poveri dove la popolazione è formata in larga prevalenza dai giovani, anche oltre il 30%, che danno alla società un impronta più dinamica, più intraprendente, più aperta al futuro.
C’è da osservare che attualmente il 76% dei pesticidi ed erbicidi usati in agricoltura viene impiegato nei paesi sviluppati con una popolazione che è appena un quinto della popolazione mondiale, mentre il 24% è utilizzato dai paesi in via di sviluppo o ancora più poveri, vale a dire i quattro quinti della popolazione mondiale. In queste cifre scarne sta, con molta probabilità, la spiegazione del netto divario tra le percentuali di sterilità del mondo più ricco rispetto al mondo più povero. Però è anche vero che nel futuro prossimo tale divario tenderà a ridursi sempre di più perché anche l’agricoltura dei poveri sarà conquistata inevitabilmente dal consumo dei pesticidi. In prospettiva è l’intera umanità insieme al mondo animale a correre il pericolo crescente di estinzione.
Ciò che maggiormente preoccupa è la totale indifferenza verso il problema da parte delle istituzioni governative e sopragovernative come le Nazioni Unite, delle autorità sanitarie nazionali ed internazionali come l’Organizzazione mondiale della Sanità, della stampa e dei media radiotelevisivi. Eppure il problema investe tutto il pianeta con una urgenza sempre più incalzante se teniamo presente che l’uso dei pesticidi ed erbicidi mostra una rapida tendenza a diffondersi anche nei paesi poveri, che ancor più dei paesi ricchi hanno bisogno di una agricoltura più produttiva, libera da parassiti, funghi, erbe velenose e ricorrono con ritmo crescente ai pesticidi. E così i danni all’ambiente, alla flora, alla fauna, al genere umano crescono con progressione geometrica.
Un giornalista della rivista National Geografic due o tre anni fa volle fare da cavia umana per una indagine su eventuali tracce nel sangue di pesticidi ed erbicidi. Furono riscontrate tracce significative di pesticidi. Dettaglio non trascurabile, il giornalista non aveva mai fatto il contadino e non aveva mai vissuto in campagna. Semplicemente aveva mangiato, come tutti noi, ciò che l’agricoltura moderna mette sulla nostra tavola.
E’ anche vero che le cause di sterilità sono molteplici, e, tra queste, il fumo, l’inquinamento ambientale, fattori psico-emozionali, condizionamenti sociali che portano molto più avanti l’età del concepimento (30-40 anni). A fronte di 300000 matrimoni all’anno in Italia ci sono 60000 coppie che ogni anno affrontano problemi di sterilità. Il problema è di vasta portata sociale e ci coinvolge tutti.
Pesticidi ed erbicidi sono al primo posto come causa di danno ambientale e ancor più di danno diretto al genere umano. E’ stata introdotta recentemente una nuova branca nella scienza medica ed è la tossicogenomica che si propone di studiare le alterazioni causate nel genoma umano da erbicidi e pesticidi. Gli effetti più dannosi si riscontrano nell’apparato riproduttivo maschile con l’arresto della maturazione degli spermatozoi, oltre i danni ormonali e di neurotossicità, per non parlare degli effetti cancerogeni. In particolare si conoscono oggi molto bene le gravi conseguenze tossiche dei pesticidi organoclorurati ed organofosforici. Eppure molti di essi vengono ancora usati nei nostri campi, ma anche all’estero!
E li ritroviamo anche come sottoprodotti, sia pure in tracce, nella frutta, nella verdura, nei cereali, nel latte che finiscono sulle nostre tavole. I campi inquinati insieme ai mangimi inquinati sono anche il pascolo e l’alimento di pecore, mucche, capre, galline, maiali, etc. che diventano salumi e carni alimentari. Non ultime a subire un inquinamento, che possiamo definire universale, sono le falde acquifere e, di conseguenza, le acque potabili.
I nostri contadini conoscono molto bene prodotti come Carbaryl, Malathion, Diazinon, che hanno effetti tossici ma sono regolarmente impiegati nelle coltivazioni.
Per impedire che i danni diventino irreparabili è necessario intervenire con la massima urgenza e con l’autorità necessaria presso le società chimiche produttrici di fitofarmaci per una rapida conversione verso prodotti non tossici, già largamente sperimentati, di eguale efficacia, ma, verosimilmente, di più ridotti vantaggi economici.
Però la posta in palio è troppo alta, sono in gioco la salute e la sopravvivenza del genere umano, e non sono più tollerabili incertezze e rinvii. Ognuno faccia la sua parte.
Non c’è tempo da perdere.