venerdì 19 marzo 2010

Summum Jus summa iniuria

L’aforisma latino,che appare un po’ oscuro in prima battuta, si rivela più chiaro nel significato se solo riflettiamo un attimo. La legge, la norma portata alle estreme conseguenze nella sua applicazione si può tramutare in un danno altrettanto estremo quando la norma ferisce un bene più grande di quello che vuole tutelare.
Per la dabbenaggine e la superficialità di funzionari di partito non all’altezza della situazione, nel Lazio le liste del partito di maggioranza relativa non sono state accettate dagli uffici elettorali. Il rifiuto è stato confermato nei diversi gradi di giudizio e la conseguenza inevitabile sarà la cancellazione di queste liste dalla scheda elettorale. Gli elettori del partito di maggioranza della provincia di Roma non potranno manifestare la propria volontà di votare per le liste ed i candidati preferiti. Non è forse questa una ferita insanabile ai valori fondamentali della democrazia: sovranità del popolo e diritto intangibile di esprimere il voto?
Laddove si sopprime, per qualunque causa, il diritto intangibile al voto si infligge un colpo mortale alla democrazia ed alla volontà popolare.
Voltaire nel 1700 faceva una affermazione che rappresenta l’essenza della democrazia e della libertà:
Io non condivido le tue idee, ma sono pronto a dare la vita perché tu possa affermarle!
Dopo la morte di Voltaire nel 1778 l’umanità ha progredito a singhiozzo sulla strada della libertà intesa come categoria morale di diritto-dovere che dovrebbe regolare i rapporti degli individui, delle società, delle nazioni. Ad esempio nel 1848 il papa Pio Nono considerava nel Sillabo un grave, inaccettabile errore la libertà di coscienza. Si praticava ancora lo schiavismo. Le nazioni europee acceleravano la corsa a colonialismo.
Nel novecento si affermarono le tirannie, dal nazismo al fascismo al comunismo riportando indietro l’orologio della storia intesa come percorso di libertà. Ed il ventunesimo secolo non è iniziato sotto i migliori auspici. Il razzismo esasperato dai fenomeni migratori, il terrorismo alimentato dall’intolleranza religiosa segnano i primi anni del duemila con una scia di sangue che non si esaurisce.
Anche il pasticcio delle liste elettorali a Roma, facendo le debite proporzioni,dimostra un certo ottundimento delle coscienze quando si tratta di salvaguardare un diritto fondamentale della democrazia come il diritto di voto attivo e passivo. Non ci si può rifugiare nella mancata osservanza delle regole per sottrarre ai cittadini un diritto inalienabile. E’ vero, le regole vanno rispettate da tutti. Ma quando la sanzione per il mancato rispetto delle regole va a colpire un valore ( la libertà di voto) più grande del valore che le regole tutelano (ordinato processo elettorale) i protagonisti, partiti ed istituzioni, devono e possono trovare una soluzione che tuteli il diritto di voto.
Il più illuminato in questa circostanza è stato il Presidente Napolitano che ha sottolineato l’assurdità di un voto che esclude centinaia di migliaia di cittadini. Anche Pannella, autentico democratico e libertario da sempre, ha fatto eco al pensiero del Presidente.
Purtroppo tutti i partiti che si attendono un vantaggio per l’esclusione di una lista, non sono stati capaci di volare alto per onorare la libertà e la democrazia che, mi pare, siano più predicate che praticate. La stessa maggioranza ci ha messo del suo mancando di riconoscere la colpa per la brutta figura di un comportamento superficiale e inadeguato nel presentare le liste. Le forze di opposizione hanno saputo solo reclamare ad oltranza il rispetto delle regole. Bastava un semplice accordo tra maggioranza e minoranza di rinvio di pochi giorni della tornata elettorale per salvare capre e cavoli. Il rispetto, tanto sbandierato, delle regole, da una parte, la restituzione di un diritto sacrosanto a tutti i cittadini, dall’altra.
Sono trascorsi 232 anni dalla morte di Voltaire ma il suo insegnamento rimane ancora sulle labbra ma non nei cuori e nelle menti di tanti che si proclamano democratici e custodi della democrazia.
Summum Jus summa iniuria
L’aforisma latino,che appare un po’ oscuro in prima battuta, si rivela più chiaro nel significato se solo riflettiamo un attimo. La legge, la norma portata alle estreme conseguenze nella sua applicazione si può tramutare in un danno altrettanto estremo quando la norma ferisce un bene più grande di quello che vuole tutelare.
Per la dabbenaggine e la superficialità di funzionari di partito non all’altezza della situazione, nel Lazio le liste del partito di maggioranza relativa non sono state accettate dagli uffici elettorali. Il rifiuto è stato confermato nei diversi gradi di giudizio e la conseguenza inevitabile sarà la cancellazione di queste liste dalla scheda elettorale. Gli elettori del partito di maggioranza della provincia di Roma non potranno manifestare la propria volontà di votare per le liste ed i candidati preferiti. Non è forse questa una ferita insanabile ai valori fondamentali della democrazia: sovranità del popolo e diritto intangibile di esprimere il voto?
Laddove si sopprime, per qualunque causa, il diritto intangibile al voto si infligge un colpo mortale alla democrazia ed alla volontà popolare.
Voltaire nel 1700 faceva una affermazione che rappresenta l’essenza della democrazia e della libertà:
Io non condivido le tue idee, ma sono pronto a dare la vita perché tu possa affermarle!
Dopo la morte di Voltaire nel 1778 l’umanità ha progredito a singhiozzo sulla strada della libertà intesa come categoria morale di diritto-dovere che dovrebbe regolare i rapporti degli individui, delle società, delle nazioni. Ad esempio nel 1848 il papa Pio Nono considerava nel Sillabo un grave, inaccettabile errore la libertà di coscienza. Si praticava ancora lo schiavismo. Le nazioni europee acceleravano la corsa a colonialismo.
Nel novecento si affermarono le tirannie, dal nazismo al fascismo al comunismo riportando indietro l’orologio della storia intesa come percorso di libertà. Ed il ventunesimo secolo non è iniziato sotto i migliori auspici. Il razzismo esasperato dai fenomeni migratori, il terrorismo alimentato dall’intolleranza religiosa segnano i primi anni del duemila con una scia di sangue che non si esaurisce.
Anche il pasticcio delle liste elettorali a Roma, facendo le debite proporzioni,dimostra un certo ottundimento delle coscienze quando si tratta di salvaguardare un diritto fondamentale della democrazia come il diritto di voto attivo e passivo. Non ci si può rifugiare nella mancata osservanza delle regole per sottrarre ai cittadini un diritto inalienabile. E’ vero, le regole vanno rispettate da tutti. Ma quando la sanzione per il mancato rispetto delle regole va a colpire un valore ( la libertà di voto) più grande del valore che le regole tutelano (ordinato processo elettorale) i protagonisti, partiti ed istituzioni, devono e possono trovare una soluzione che tuteli il diritto di voto.
Il più illuminato in questa circostanza è stato il Presidente Napolitano che ha sottolineato l’assurdità di un voto che esclude centinaia di migliaia di cittadini. Anche Pannella, autentico democratico e libertario da sempre, ha fatto eco al pensiero del Presidente.
Purtroppo tutti i partiti che si attendono un vantaggio per l’esclusione di una lista, non sono stati capaci di volare alto per onorare la libertà e la democrazia che, mi pare, siano più predicate che praticate. La stessa maggioranza ci ha messo del suo mancando di riconoscere la colpa per la brutta figura di un comportamento superficiale e inadeguato nel presentare le liste. Le forze di opposizione hanno saputo solo reclamare ad oltranza il rispetto delle regole. Bastava un semplice accordo tra maggioranza e minoranza di rinvio di pochi giorni della tornata elettorale per salvare capre e cavoli. Il rispetto, tanto sbandierato, delle regole, da una parte, la restituzione di un diritto sacrosanto a tutti i cittadini, dall’altra.
Sono trascorsi 232 anni dalla morte di Voltaire ma il suo insegnamento rimane ancora sulle labbra ma non nei cuori e nelle menti di tanti che si proclamano democratici e custodi della democrazia.

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