In memoria di Antonio e Iolanda Bonanni
Antonio e Iolanda, fratelli insieme ad Umberto ed Angelo, tutti figli diRocco e Maria, se ne sono andati nel giro di pochissimi giorni , l’uno il 23 Agosto ad Albano, l’altra il 2 Settembre a Fiuggi.
In sintonia in vita, lo sono stati anche nel momento supremo del trapasso. Antonio, pur nell’afflizione di una salute ormai precaria, anche l’ultima volta che l’ho visto, circa due mesi fa, mi chiedeva,come sempre, notizie della sorella con ansia: “ Come sta Iolanda? Sono in pensiero per lei”. Io rispondevo con una bugia pietosa che sembrava rasserenarlo. Ma il tarlo del pensiero non lo abbandonava mai. L’ha presa per mano ed insieme hanno riaperto gli occhi alla luce di Dio.
Per Antonio mi rimane il rammarico di non aver potuto raccogliere l’ultima sua invocazione. “Gino, appena puoi fatti vedere!” La Morte l’ha ghermito in anticipo prima che io potessi raccogliere le sue ultime confidenze.
Come in un film rivedo le sequenze di una vita ricca di affetti, di prove difficili, di successi, di grandi dolori come la perdita precoce della moglie Carmela e di una figlia adorata, Elisabetta. La forte personalità si palesò già dall’adolescenza quando Antonio volle emigrare a Roma per continuare gli studi sotto l’ala protettrice degli zii Giovannino Guiducci ed Esterina. Soffrì la prigionia in Germania, divenne poi Avvocato, giovane amministratore comunale con il sindaco Alessandri, dirigente delle Ferrovie dello Stato.
Anche da lontano non cessò mai di amare profondamente la sua città. In Fiuggi contava le amicizie più vere con Luigino Martini, con Rolando Celesti, con Nando Martini, con Alessandro Ludovici, con Amerigo Barboni, con Pietro Martini junior direttore del nostro giornale. Le sue spoglie mortali insieme alla consorte Carmela riposano per sempre nella sua Fiuggi.
Di Iolanda ricordo il tratto gentile e raffinato, il sorriso accattivante, la battuta ironica in dialetto fiuggino. Catturava i clienti al San Giusto, gestito col marito Felice, con l’amicizia personale e la buona cucina di cui era maestra. Spesso i clienti, anche quelli più grandi di Lei, la chiamavano “ mamma Iolanda”. Più che un albergo Iolanda gestiva una casa – famiglia. Un esempio che merita di essere seguito, come Lei seguì quello di mamma Maria.
A Gloriana ed Enrica, a Franco e Luciano ed alle loro famiglie giunga un abbraccio forte ed affettuoso da parte dello zio Gino e della zia Pina.
Necropoli di San Paolo
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Testo tratto dai siti della Sovraintendenza e Associazione culturale
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