sabato 22 giugno 2013

Fiuggi-Testimone di una sfida all’eternità

E’ l’ultimo giorno di Agosto, ore 7 e dieci del  mattino. Inizia la passeggiata quotidiana con passo leggero e rapido. Appena superato l’Hotel Nazionale sulla sinistra ai profila l’Hotel Gioia Garden che immancabilmente ogni giorno richiama l’attenzione. Sul fianco sinistro della scalinata d’ingresso si erge maestosa la pianta rara che punta nella sua pura verticalità verso il cielo, sempre più in alto: la creatura verso il creatore. Ogni giorno si rinnova un filo di emozione. Percorsa in un fiat la ripida e breve discesa ti accoglie  silenziosa e ancora addormentata la Fonte Anticolana. Risali con passo alacre le dolci curve in salita del viale Anticolana e prima di villa Alessandri dietro il cespuglio di busso, che rincorre il viale, un gruppo di 12-13 piante sorelle di quella del Garden impreziosiscono il pendio della Valle Jannina, qualcuna bigemina, qualche altra trigemina, dritte verso il cielo per qualche decina di metri  (20-30 metri). Colpisce quella corteccia soffice, scavata da solchi profondi di un colore rossiccio, diverso da tutte le altre piante. Scorrendo con l’occhio verso la punta  ti sorprende il profilo conico assai slanciato per la prevalenza forte della dimensione verticale. Volgi lo sguardo a sinistra e nel giardino di villa Alessandri scopri altre due piante della stessa famiglia, una delle due binaria da una certa altezza in sù. Abbandoni il viale Anticolana, superi il palazzo delle Poste e di fronte all’ex villa delle Api scopri un gruppo  numeroso (22-23) di piante, che sembrano più giovani, nel terreno della vecchia serra adibita oggi, in parte, a parcheggio. Sono esemplari di dimensioni più modeste. Raggiunta via  Alessio Nazzari, dopo pochi passi, proprio di fronte all’Hotel Villa Maggi ritrovi ai lati di un cancello di ferro del comprensorio Fonte Bonifacio Ottavo altri esemplari della nostra pianta (7-8), i cui rami più bassi spiovono sul marciapiede. Stacchi delicatamente un  ramuscolo nel tentativo inutile di carpire qualche segreto della pianta misteriosa e puoi solo ammirare il ricamo delle foglioline assai sottili ( un millimetro o poco più) per 1-2 centimetri  di lunghezza, attaccate fitte, fitte, alla nervatura foliacea centrale in una forma doppiamente lanceolata in successione. Il frutto è una piccola pigna, non più di 2 centimetri e mezzo con numerosi piccoli semi fino a 250 circa.  
Superata la barriera posta all’inizio del sentiero boschivo, ti immergi  in un mare di verde del castagneto Quarto di Anagni ed all’incrocio con il sentiero Bonifacio Ottavo trovi un turista con una piccola  videocamera che fa la ripresa ed esclama alla sua compagna:” E’ una prospettiva meravigliosa!”
Scendi rapidamente verso l’Anticolana e vai a curiosare dentro le Terme.  Noti con amarezza che assai poche sono le persone che incontri con il bicchiere per la cura. Ti aspetta il teatro delle Fonti. Fai una attenta ricognizione attorno alla massiccia struttura lignea e scopri con gioia numerosi esemplari della pianta che stai cercando, alcuni dei quali lambiscono le pareti del Teatro a destra ed a sinistra. C’è da domandarsi: esistevano altri esemplari là dove oggi sorge il teatro? Era proprio necessario sacrificare piante così rare? Interrogativi senza risposta che ci accusano. Ed allora cerchiamo di riparare per il futuro noi fiuggini che siamo chiamati a gestire un patrimonio prezioso e, forse, unico in Italia!
La Sequoia è una pianta che proviene dal continente americano ed,in particolare, dagli Stati Uniti e dal Canada. Lungo la costa della California per una lunghezza di oltre 400 miglia si estendono i boschi di Sequoia che coprono una superficie di poco inferiore ai 400 mila ettari ad una altitudine tra i 1000ed i 2000 metri circa. Fu importata in Italia e piantata a Fiuggi tra gli anni dieci e venti del secolo scorso (millenovecento). Stanno per compiersi cento anni. Fu la Montecatini, che aveva ideato e poi realizzato la Fonte Anticolana, ad importare alcune piantine e/o semi (non abbiamo notizie certe). Sono più probabili le piantine che attecchiscono facilmente sui terreni adatti che non i semi che trovano grandi difficoltà a distanza di spazio e di tempo.
E’ stato il direttore responsabile del Verde cittadino e del patrimonio boschivo di Fiuggi, dottor Gianni D’Amico, a fare una attenta ricognizione statistica delle Sequoia in Fiuggi ed a comunicarmi la cifra di circa duecento esemplari ai quali bisognerà aggiungere le decine presenti nel parco del Palazzo delle Fonti. La Sequoia è nota soprattutto per la sfida che lancia contro il tempo. Gli esseri viventi animali e vegetali difficilmente superano i cento anni. Ci sono anche piante secolari, due quattro secoli di vita, non di più. Nessuna supera il millennio
La Sequoia vive per più millenni (due-tremila anni) ed in alcuni casi raggiunge anche i 6mila anni!
Ci sono Sequoia viventi che sono oggi e sono state ieri testimoni della storia e della preistoria ed hanno lanciato una sfida all’eternità!    
Quale è il segreto di una longevità così straordinaria? Gli esperti attribuiscono buona parte del merito alle caratteristiche della corteccia che può raggiungere uno spessore fino a 30 centimetri, è ricchissima di tannino e protegge dagli agenti esterni ( umidità, batteri, parassiti) l’intero organismo preservandolo dalle malattie che pregiudicano la salute e la sopravvivenza. Ma certamente ci deve essere il concorso del patrimonio genetico che porta in sé markers di longevità che neutralizzano l’opera di degrado e di corruzione  abitualmente e inesorabilmente svolta dal tempo  su tutti gli esseri viventi del creato. Mi domando e domando al mondo scientifico: non sarebbe il caso di approfondire gli studi genetici sulla Sequoia o meglio sulla specie vegetale che gli americani chiamano redwood (albero, bosco rosso)? E’ stato sequenziato per intero il DNA della specie? Sarebbero oltremodo interessanti le ricadute anche per la specie umana. Mi risulta che il DNA ha la caratteristica di presentarsi poliploide (a catene multiple). Ha una qualche influenza sulla vitalità della pianta?
Un’altra proprietà della corteccia è rappresentata dalla capacità di proteggere la   Sequoia dagli incendi che ricorrono frequentemente nel corso dei secoli per cause naturali. Un ulteriore fattore che contribuisce alla sopravvivenza della pianta.  
A Fiuggi la Sequoia sempervirens ha trovato un “humus”(terreno)particolarmente accogliente, considerato che le condizioni più favorevoli per l’attecchimento e la crescita sono date dai punti vallivi, dalle gole, umidità permanente, nebbie stagnanti, piccoli corsi d’acqua, acque sorgive. La Bonifacio Ottavo e l’Anticolana rispondono a tali requisiti.
Accanto alla longevità si pone anche il record in altezza delle Sequoia ed il record in volumetria del tronco. La Sequoia più alta fra tutte le piante di tutte le specie si trova in California nel Redwood National Park, si chiama “Hyperion” e supera i 113 metri, un grattacielo di oltre 40 piani, oppure almeno quattro volte l’altezza del Palazzo della Fonte!. Nello spazio tra il tronco ed un ramo molto robusto si è formato un terreno di crescita che ha consentito l’inseminazione naturale di un altro albero che è cresciuto sull’albero titano senza esserne il figlio. Oltre Hyperion altri 9 esmplari superano i 110 metri. Il Duomo di Milano nel confronto impallidisce.
Un altro record delle Sequoia è la circonferenza che può superare i 30 metri con un diametro basale di oltre 9 metri, misure che vanno ben al di là della più fervida immaginazione. Anche la Sequoia più grande di diametro ha un nome: “General Shermann”.
Da una ricerca su Internet risulta la presenza della Sequoia, sempre pochi esemplari, in pochissimi luoghi in Italia, in provincia di Biella, Verbania, nella Lucania.
Il patrimonio più ricco di Sequoia sempervirens (dalle 200 alle 300 piante) lo può vantare solo Fiuggi. Sono piante giovanissime, vicine al secolo di età; hanno perciò appena superato la primissima infanzia, con buone chances di crescita nei prossimi decenni, in armonica convivenza con il Castagno articolano.
Bisogna essere all’altezza del compito perché la pianta richiede cura. Ha bisogno di acqua non stagnante nei periodi di magra, di concimazione e deve evitare la potatura della punta che farebbe crescere un piccolo  bosco intorno alla pianta (10-20 piantine) con pregiudizio per la pianta madre.
Non sarebbe sbagliata l’idea di collegarsi via Internet con la Direzione del Redwood National Park o  del Redwood Humboldt Park per istituire una collaborazione assai preziosa che potrebbe garantire la conservazione e la crescita delle nostre Sequoia.
La condizione preliminare per valorizzare e proteggere queste piante straordinarie è la consapevolezza dei Fiuggini ed in prima linea delle istituzioni, Scuola , Comune, Corpo Forestale, per quanto riguarda il loro valore ambientale, turistico,  scientifico, culturale. Abbiamo una ricchezza naturale di cui non abbiamo ancora l’esatta percezione.
Tanto per dare un primo segnale sarebbe quanto mai opportuno cominciare a posizionare esaurienti didascalie nei siti dove la Sequoia è presente per richiamare l’attenzione del passante distratto.


Il David Ciociaro

La storia ha avuto un inizio del tutto casuale. Un breve incontro dal barbiere, Pietro al monumento, con Giovanni Principia detto la “Minozza”, gagliardo novantenne, che conosco da tanti anni e con il quale ho condiviso due stagioni di lavoro insieme all’Albergo Igea nei primissimi anni del dopoguerra. Dal discorso veniva fuori che Giovanni aveva partecipato alla guerra di liberazione dal nazi-fascismo nel periodo 43- 45. Anzi Giovanni mi apostrofò con franchezza:” Lu sai ca eio so’ fatto la guera de liberazione i cu meco ci stenno na quarantina de fiuggini?Eio so’ remasto puro ferito! (lo sai che io ho fatto la guerra di liberazione e con me c’erano una quarantina di Fiuggini? Io sono rimasto anche ferito). ” Ti gli recurdi i nomi? ( te li ricordi i nomi?)” Rispose.” I tengo tutti a ecchi. ( Li tengo tutti qui).” E con un dito indicò la sua testa.


Dopo qualche giorno si presentò a me con un foglio strappato da un quaderno sul quale con grafia incerta m con memoria sicura aveva scritto i quaranta nomi e cognomi dei ragazzi di Fiuggi che con lui avevano fatto la guerra di liberazione (43-45). Mi sentii preso da una forte emozione. Quell’uomo semplice ed umile aveva piena consapevolezza del valore morale e civile della vicenda bellica che aveva visto protagonisti 40 ragazzi di Fiuggi e della quale aveva conservato una limpida memoria storica. Lo Stato non gli aveva riconosciuto neppure la ferita di guerra. Era stato dimesso dall’ospedale di Bari con diagnosi di pregressa malaria! Lui non ha mai protestato per un mancato, sacrosanto riconoscimento! A lui bastava il monumento che custodiva gelosamente nella memoria. Istintivamente sentii il bisogno di fare un piccolo gesto di riparazione.

Era giusto che Fiuggi dedicasse un ricordo tangibile a quei giovani figli che avevano combattuto per la libertà di noi tutti. Quei ragazzi ,poco più che ventenni, cresciuti all’ombra della dittatura fascista, educati all’etica fascista, ignari della parola libertà e del suo significato, avevano conosciuto la libertà in modo improvviso e traumatico per vicende di guerra in cui si trovarono coinvolti.

E’ nata così l’idea di un monumento a futura memoria che abbiamo chiamato Memoriale della Libertà per dargli un significato più ampio a ricordo di coloro che combatterono nel corso della storia umana per un ideale supremo, la Libertà dei popoli e della persona umana. L’idea è diventata realtà grazie al coinvolgimento di un caro amico, Luigi Severa, che è un valente artista della pietra. Luigi può ben dire “nemo propheta in patria” perché il suo valore ha trovato più ampi riconoscimenti fuori che non a Fiuggi.

Appena gli accennai l’idea Luigi l’accolse con entusiasmo cogliendone al volo la giusta rilevanza. Insieme andammo dal Sindaco di Fiuggi, Fabrizio Martini, che dimostrò grande sensibilità e disponibilità ad accogliere il monumento nei giardini di San Biagio. Anche l’assessore alla cultura, Alessandro Terrinoni, ed il presidente del Consiglio comunale, Bruno Ludovici ci appoggiarono ed aderirono all’iniziativa senza riserva alcuna.

Luigi si gettò a capofitto nell’impresa. Preparò 3-4 bozzetti. Li esaminammo e si discuteva nell’incertezza e nella confusione di idee. Io e Luigi non trovavamo il punto di incontro. Alla fine chiesi a mia moglie, Pina, di fare l’arbitro, fidando nel suo senso estetico, e scegliere il progetto che più la convinceva. Non. ebbe incertezze. La scelta convinse immediatamente me e Luigi. Non perse tempo Luigi e partì subito per Carrara per essere presente alle Cave del marmo quando veniva staccato il blocco che lui personalmente doveva scegliere. Mi spiegò successivamente il perché. La scelta del blocco di marmo è decisiva per la buona riuscita del lavoro e la durata nel tempo. A seconda della faglia ogni blocco ha un suo “verso” che pochi sanno riconoscere e Luigi è tra questi, erede della sapienza rinascimentale e michelangiolesca. Il lavoro di scultura della statua lo ha impegnato per quattro mesi circa, dal Giugno al Settembre 2012. In gran parte ha lavorato a Carrara, prima sul posto, presso la cava, dove, dopo la scelta del blocco di marmo (circa 13 quintali) con il giusto verso, procedeva alla sbozzatura per ridurre il blocco alle dimensioni geometriche adeguate alla statua da realizzare e per scoprire eventuali falle, o macchie. Il blocco diventato una sagoma geometrica veniva trasportato in un laboratorio di Carrara, dove Luigi è di casa, e per due periodi, di tre settimane ognuno circa, lavorava a realizzare, forse meglio, a creare la statua della libertà. Trasportata a Fiuggi l’opera, Luigi continuava il lavoro appassionato per completare la finitura e tutti i dettagli figurativi ed anatomici. Quando Luigi mi ha chiamato a vedere il risultato del suo lavoro sono rimasto a lungo ad osservare, in silenzio, cambiando il punto di osservazione per 360 gradi. Non vi dirò quale è stata la mia reazione emotiva. Sarei felice se ogni fiuggino dedicasse dieci minuti al monumento per misurarsi con i propri sentimenti, valori ed ideali.

Per amore di verità vi devo raccontare l’incontro con la statua di Giovanni Principia, il primo protagonista di questa storia,. L’ho trovato a chiacchierare al monumento e l’ho portato con me al laboratorio di Luigi a valle Mara. Erano i primi di Settembre. Giovanni, messo di fronte alla statua ed ai suoi ricordi di guerra, ha osservato, in silenzio lungamente, muovendosi a piccoli passi intorno, e poi, d’un tratto ha alzato il bastone ed ha esclamato:” E’ nu capolavoro!” L’ho scrutato in viso. Una lacrima scendeva dall’occhio destro. Non è il libro Cuore, è la verità dei fatti. Successivamente la statua è stata vista da poche altre persone, tra queste mio fratello Virginio, l’assessore Alessandro Terrinoni, il presidente del Consiglio comunale Bruno Ludovici. Tutti hanno convenuto che l’opera meritava una sede, innanzi tutto più sicura, ed anche più idonea. La sede è stata trovata su suggerimento del Sindaco, che ringraziamo di cuore, proprio nel Palazzo Comunale sul largo ripiano alla sommità dello scalone monumentale con una accessibilità duplice, la scalea e l’ascensore a tre passi dal punto dove si erigerà il monumento.

Attualmente è in corso di lavorazione il basamento di sostegno dell’opera che riporterà una epigrafe che ripercorre in sintesi i momenti salienti della lotta per la libertà nella storia del genere umano. Ai lati saranno incisi tutti i nomi dei ragazzi di Fiuggi che per la libertà combatterono settanta anni or sono.

Se New York è orgogliosa della sua statua della Libertà alta 70 metri, noi Fiuggini,, senza peccare di immodestia, e fatte le dovute proporzioni, possiamo essere altrettanto orgogliosi della nostra statua della Libertà alta 2 metri e cinquanta, grazie alla passione ed al valore artistico di un nostro concittadino, Luigi Severa.

Talvolta mi assale il dubbio che la nostra iniziativa possa apparire a qualcuno come un torto agli altri combattenti della seconda guerra mondiale.

Lo escluderei perché tutti i combattenti meritano il nostro sentimento di solidarietà, , affetto, vicinanza e rispetto, anche quando si trovano sul versante sbagliato della lotta. Però il monumento deve trasmettere un messaggio di indirizzo per l’umanità verso i valori eterni della Verità, della Libertà, della pari dignità della persona umana e credo che il “David ciociaro” risponda pienamente a tale esigenza.