<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295</id><updated>2011-07-08T11:55:31.828+02:00</updated><category term='mondo'/><category term='racconti'/><category term='politica'/><category term='opinioni'/><category term='ambiente'/><category term='viaggi'/><category term='attualità'/><category term='società'/><category term='salute'/><category term='medicina'/><category term='persone'/><category term='turismo'/><title type='text'>Controcorrente</title><subtitle type='html'>&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;
Amicus Plato, sed magis amica veritas
&lt;br&gt;
Anche se scomoda agli amici, la nostra opinione non va taciuta.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>47</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-8083418894980014029</id><published>2011-02-05T11:06:00.005+01:00</published><updated>2011-02-05T11:21:39.025+01:00</updated><title type='text'>In memoria di Antonio e Iolanda</title><content type='html'>In memoria di Antonio e Iolanda Bonanni&lt;br /&gt;Antonio e Iolanda, fratelli insieme ad Umberto ed Angelo, tutti figli diRocco e Maria, se ne sono andati nel giro di pochissimi giorni , l’uno il 23 Agosto ad Albano, l’altra il 2 Settembre a Fiuggi.&lt;br /&gt;In sintonia in vita, lo sono stati anche nel momento supremo del trapasso. Antonio, pur nell’afflizione di una salute ormai precaria, anche l’ultima volta che l’ho visto, circa due mesi fa, mi chiedeva,come sempre, notizie della sorella  con ansia: “ Come sta Iolanda? Sono in pensiero per lei”. Io rispondevo con una bugia pietosa che sembrava rasserenarlo. Ma il tarlo del pensiero non lo abbandonava mai. L’ha presa per mano ed insieme hanno riaperto gli occhi alla luce di Dio.&lt;br /&gt;Per Antonio mi rimane il rammarico di non aver potuto raccogliere l’ultima sua invocazione. “Gino, appena puoi fatti vedere!” La Morte l’ha ghermito in anticipo prima che io potessi raccogliere le sue ultime confidenze.&lt;br /&gt;Come in un film rivedo le sequenze di una vita ricca di affetti, di prove difficili, di successi, di grandi dolori come la perdita precoce della moglie Carmela e di una figlia adorata, Elisabetta. La forte personalità si palesò già dall’adolescenza quando Antonio volle emigrare a Roma per continuare gli studi sotto l’ala protettrice degli zii Giovannino Guiducci ed Esterina. Soffrì la prigionia in Germania, divenne poi Avvocato, giovane amministratore comunale con il sindaco Alessandri, dirigente delle Ferrovie dello Stato.&lt;br /&gt;Anche da lontano non cessò mai di amare profondamente la sua città. In Fiuggi contava le amicizie più vere con Luigino Martini, con Rolando Celesti, con Nando Martini, con Alessandro Ludovici, con Amerigo Barboni, con Pietro Martini junior direttore del nostro giornale. Le sue spoglie mortali insieme alla consorte Carmela riposano per sempre nella sua Fiuggi.&lt;br /&gt;Di Iolanda ricordo il tratto gentile e raffinato, il sorriso accattivante, la battuta ironica in dialetto fiuggino. Catturava i clienti  al San Giusto, gestito col marito Felice, con l’amicizia personale e la buona cucina di cui era maestra. Spesso i clienti, anche quelli più grandi di Lei, la chiamavano “ mamma Iolanda”. Più che un albergo Iolanda gestiva una casa – famiglia. Un esempio che merita di essere seguito, come Lei seguì quello di mamma Maria.&lt;br /&gt;A Gloriana ed Enrica, a Franco e Luciano ed alle loro famiglie giunga un abbraccio forte ed affettuoso da parte dello zio Gino e della zia Pina.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-8083418894980014029?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/8083418894980014029/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=8083418894980014029' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/8083418894980014029'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/8083418894980014029'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2011/02/in-memoria-di-antonio-e-iolanda.html' title='In memoria di Antonio e Iolanda'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-1213718026471006617</id><published>2011-02-05T11:06:00.001+01:00</published><updated>2011-02-05T11:06:47.673+01:00</updated><title type='text'>i</title><content type='html'>&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-1213718026471006617?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/1213718026471006617/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=1213718026471006617' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/1213718026471006617'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/1213718026471006617'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2011/02/i.html' title='i'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-8158459858864134529</id><published>2011-02-05T11:00:00.001+01:00</published><updated>2011-02-05T11:01:39.641+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Ricordo di Nicola Ricci&lt;br /&gt;Un altro ragazzo del monumento, dopo Biagino D’Amico e Vittorio Magini, ha varcato la soglia dell’eternità , in punta di piedi e con dignità così come aveva improntato tutta la sua vita. Nicola aveva molti amici ed io credo di potermi onorare di essere stato tra questi. Di Lui ricordo il grande spirito di moderazione, l’atteggiamento sempre amichevole e confidenziale con tutti, la capacità di ascoltare le ragioni degli altri e di contribuire , se possibile, a superare le difficoltà. Il   parlare tranquillo, pacato, quasi sotto tono, sempre col sorriso rispecchiava esattamente il suo stile di vita Un piccolo episodio vale più di tante parole per capire chi era Nicola. Mio fratello per affrontare il giudizio severo e senza peli sulla lingua  di nostra madre alla quale voleva presentare la fidanzata pensò di farsi accompagnare da Nicola il quale con una battuta pronta sciolse la tensione:” Vale’ chessa è na femmena all’antica. Nun porta i cazzuni!”.&lt;br /&gt;Io che ho avuto modo di frequentarlo, nelle lunghe passeggiate e nelle serate a casa o al bar passate a giocare a carte, specie negli anni giovanili, non l’ho mai visto arrabbiato,né sentito litigare con qualcuno. Anche nei momenti difficili Nicola sapeva sbrogliare le situazioni di tensione con la battuta ironica e con il sorriso sulle labbra.&lt;br /&gt;Nei tanti anni trascorsi come segretario della scuola media prima,  poi della elementare in Fiuggi vide passare sui banchi di scuola  centinaia di adolescenti che potevano trovare  un interlocutore attento, sensibile ai problemi piccoli e grandi dei ragazzi.. I prèsidi i maestri ed i professori vedevano in Lui un amico, sempre, e, spesso, un consigliere prezioso e preparato. Conosceva come pochi la legislazione che riguardava la scuola e la cultura in generale. Nella parte finale della sua vita scoprì la passione per la campagna e nella pace dei campi diventò un esperto coltivatore di vigneti ed uliveti.&lt;br /&gt;Le qualità umane, in primis la generosità, di Nicola le hanno conosciute soprattutto i familiari di Nicola, in particolare la moglie Letizia ed i figli che lo adoravano,  Roberto e Tiziana                ai quali dedicò la propria vita e che lo hanno ripagato con una dedizione che sicuramente avrà alleviato le sofferenze della malattia di questi ultimi anni.&lt;br /&gt;Caro Nicola resterai sempre nei nostri cuori, ma tu volgi la tua mano protettrice  su tutti noi.&lt;br /&gt;Riposa nella pace del Signore.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-8158459858864134529?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/8158459858864134529/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=8158459858864134529' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/8158459858864134529'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/8158459858864134529'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2011/02/ricordo-di-nicola-ricci-un-altro.html' title=''/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-1689438826642006300</id><published>2011-02-05T10:44:00.001+01:00</published><updated>2011-02-05T10:48:14.638+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>L’Ideologia e i Giovani:&lt;br /&gt;plagiati, illusi, traditi, uccisi.&lt;br /&gt;Gli altoparlanti gracchiavano già da una o due ore canzoni ed inni fascisti e patriottici  sulla piazza Trento e Trieste o piazza dell’0lmo per i paesani. Per le ore 17 del pomeriggio era atteso con ansia e un po’ di paura un discorso del Duce di enorme importanza. Il segretario del Fascio di Fiuggi l’aveva fatto annunciare dalle prime ore del mattino attraverso il banditore pubblico che girava tutti gli angoli del paese, e, dopo il suono bitonale caratteristico della trombetta di ottone aveva annunciato il grande evento del pomeriggio ed invitava tutta la popolazione ad intervenire. Alle16 la piazza era piena di gente in paziente attesa. Nel balconcino al primo piano del municipio esattamente dove le due ali del municipio si incontrano quasi ad angolo retto faceva bella mostra di sé un grande fascio di vetro colorato come la bandiera , bianco, rosso verde, illuminato all’interno da lampadine elettriche. Ai lati del fascio due grandi altoparlanti per trasmettere la voce del Duce via radio, come era accaduto in passato, per la guerra in Etiopia o altri fatti per i quali il regime fascista era solito mobilitare le piazze. Alle 17 puntuale la voce stentorea ed in qualche modo suggestiva di Benito Mussolini echeggiò sulla piazza attenta e attonita:&lt;br /&gt;” Italiani, la dichiarazione di guerra è stata consegnata agli ambasciatori di Francia e di Gran Bretagna!”.  &lt;br /&gt;Era il dieci di Giugno del 1940. La Germania era in guerra dal primo Settembre del 1939. Aveva occupato con la guerra lampo la Polonia per spartirla, dopo, con l’Unione Sovietica attraverso il famigerato patto von Ribentropp- Molotov. Aveva attaccato la Francia passando attraverso i Pesi Bassi, Olanda e Belgio e sgominato in un fiat la linea fortificata Maginot, prendendola alle spalle con i carri armati Tigre. Gli Inglesi si ritiravano precipitosamente imbarcandosi a Dunquerke. La Francia stava per arrendersi.&lt;br /&gt;Quale momento più favorevole per sedersi al tavolo della pace quasi senza colpo ferire e reclamare anche per l’Italia le spoglie della vittoria sicura? Da tempo Mussolini esaltava l’italianità di Nizza,  della Savoia, della Corsica. Si cantava:” e se la Francia non è una troi….. Nizza e Savoia ci deve ridar”. Mussolini si riteneva il più furbo della combriccola degli uomini di stato, ma aveva fatto i conti senza l’oste: gli Stati Uniti.&lt;br /&gt;Il discorso fu accolto dagli applausi della gente, un po’ spontanei, un po’ forzati. Soprattutto le donne mostravano grande preoccupazione pensando ai figli, mariti, fratelli che sarebbero stati coinvolti nella tragedia della guerra. I più entusiasti erano i giovani presi dall’euforia ed esaltati dalle parole di facili trionfi che Mussolini prometteva e loro ne sarebbero stati i vittoriosi protagonisti e testimoni. Erano cresciuti ( io tra questi) imbevuti a scuola nell’Etica Fascista   racchiusa, secondo me, in tre Slogans del Regime: &lt;br /&gt;1)Credere (nel Duce), Obbedire (al Duce), Combattere (per il Duce),&lt;br /&gt;2) Mussolini ha sempre ragione,&lt;br /&gt;3) Dio stramaledica gli Inglesi.  &lt;br /&gt;Li leggevi dovunque, sui libri, sui giornali, sui muri delle case, li ascoltavi nei discorsi. Per noi giovani e giovanissimi ( avevo meno di dieci anni ) erano una verità indiscussa, il nostro vangelo, e il  Duce il nostro idolo.&lt;br /&gt;Alla fine del discorso del Duce che aveva attaccato duramente Francia ed Inghilterra definendole potenze reazionarie “demoplutocratiche” i giovani più vivaci, più entusiasti,  specie quelli del G.U.F. (gioventù universitari fascisti) organizzarono un corteo per le vie del paese guidati da un alfiere non alto di statura, infervorato nel suo ruolo, esuberante e generoso, convinto di incarnare una storia vittoriosa. Sulle spalle aveva la bandiera tricolore. Ai miei occhi appariva come un eroe vincente. Pensai di seguirlo e di inneggiare con Lui alla immancabile vittoria.&lt;br /&gt;Era Silvio Incocciati. Aveva 20 anni.&lt;br /&gt;Lo accompagnavano altri ventenni, come Lui ( e come me) ubriacati dalle parole del Duce, pronti a servire la Patria Fascista che li chiamava alle armi. Mi pare di ricordare Samuele Cellie, Funtò Aurelio, Alessandro Ludovici ( più tardi mio grande amico personale) ed altri di cui non mi sovviene. Erano tanti. Tutti giovanissimi, disposti ad una sfida più grande di loro di cui neppure immaginavano le tragiche conseguenze. Passarono davanti a San Pietro, scesero verso il Colle, risalirono per il monumento fino alla piazza dove continuarono a saltare e cantare gli inni fascisti. Tornando a casa quella sera trovai nonno Luigiotto con la faccia seria e preoccupata. Mi guardò in faccia e disse: “La guera è nu guaio grusso. Iu duce nun po’ abbence cu la perfida Albione (Mussolini non può farcela con la Gran Bretagna)!” Ebbi un gesto di ribellione:” no,’ si nu’ ‘lla pianti te vaio a denuncia’!” Non l’avrei mai fatto, ma ancora oggi mi vergogno di quelle parole cattive da fascista in erba.  &lt;br /&gt;Dopo qualche mese tutti quei giovani ricevettero la cartolina di precetto e la festa finì. Iniziava  il dramma personale, per qualcuno la tragedia, che coinvolse poi tutta l’Italia.&lt;br /&gt;Silvio era studente universitario, fece il corso ufficiali e fu inviato in Russia con l’Armir. L’ultimo indizio della sua vicenda umana me lo dà Felicetto De Marchis (mio amico nella vita e nella politica). Nell’inverno 42-43 sul fronte ucraino, non sò come, Felicetto, anche Lui in Russia, aveva saputo che Silvio, prima di rientrare in Italia per gli esami universitari, voleva andare a trovarlo. Aveva anche saputo che Silvio preparava i suoi esami in trincea tra una cannonata e l’altra.&lt;br /&gt;La visita non ci fu come non ci fu il rientro in Italia, perché la guerra aveva inghiottito Silvio insieme a tanti altri giovanissimi eroi. Si  calcola che dagli 80 ai 100000 giovani italiani persero la vita combattendo o in prigionia sterminati dalle sofferenze, dal gelo,dalla fame, dal tifo petecchiale nella più totale indifferenza dello Stato Sovietico che non si preoccupò neppure di dare notizie sulla morte e sulle  circostanze della morte allo Stato italiano, alle famiglie, alla Croce Rossa Internazionale.&lt;br /&gt;Il silenzio più assoluto.&lt;br /&gt;Colombo ancora oggi, nell’anelito inappagato di amore fraterno, cerca il volto del fratello nelle figure sbiadite di fotografie di prigionieri italiani in Russia che fortunosamente arrivano a lui.&lt;br /&gt;Caro Colombo, non cercare più il tuo Silvio tra gli uomini. Egli,avvolto nella luce della verità, ormai al riparo dagli inganni dei falsi profeti di false ideologie, ci vede ed indica a tutti noi la strada giusta da percorrere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-1689438826642006300?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/1689438826642006300/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=1689438826642006300' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/1689438826642006300'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/1689438826642006300'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2011/02/lideologia-e-i-giovani-plagiati-illusi.html' title=''/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-3586206686498658637</id><published>2010-03-19T18:40:00.003+01:00</published><updated>2010-04-20T18:42:52.412+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='salute'/><title type='text'>esercizio fisico e salute- aggiornamenti</title><content type='html'>Da circa un decennio fioriscono gli studi epidemiologici e statistici che si interessano delle relazioni fisiopatologiche tra l’esercizio fisico e la nostra salute psico-fisica. Passando in rassegna la letteratura internazionale dell’anno 2009 ci siamo imbattuti in numerose ricerche. Ne abbiamo scelte quattro da portare all’attenzione dei nostri lettori.&lt;br /&gt;Due dati clinici risultano acquisiti alla conoscenza medica attraverso numerose pubblicazioni scientifiche:&lt;br /&gt;1) Le situazioni croniche di stress psico- sociale, includendo la depressione ed il sentimento di conflittualità, ostilità, frustrazione sono fattori di rischio indipendenti per infarto miocardio ricorrente e per morte nella malattia coronarica&lt;br /&gt;2) L’esercizio fisico (marcia, corsa, palestra, bicicletta, nuoto), valutato attraverso l’aumentato consumo di ossigeno, riduce la mortalità nei pazienti coronaci.&lt;br /&gt;Per essere più precisi è stato calcolato che per ogni punto percentuale di incremento nel consumo di ossigeno si osserva una riduzione di morte per causa cardiovascolare pari al due per cento. Questo significa che un incremento del consumo di ossigeno per il 20-30%, come si verifica nella attività fisica moderata, comporta una riduzione della mortalità cardiovascolare pari al 40-60%.&lt;br /&gt;Un risultato più che ragguardevole per le conseguenze in campo clinico, epidemiologico, e, soprattutto, per una efficace prevenzione primaria e secondaria.&lt;br /&gt;Alla ricchezza di dati riguardanti il rapporto tra malattie cardiovascolari ed esercizio fisico fa riscontro una scarsità di dati scientifico-statistici sul ruolo potenziale che l’esercizio fisico può svolgere nel modificare gli stress psico-sociali, la depressione, la conflittualità che sono assai frequenti nei pazienti coronarici.&lt;br /&gt;Un contributo importante viene dallo studio pubblicato nell’Agosto- Settembre 2009 sulla rivista American Journal of Medicine così intitolato-“ Riduzione dello stress psico-sociale: un nuovo meccanismo per migliorare la sopravvivenza con l’esercizio fisico.”-&lt;br /&gt;Scopo dello studio era di valutare gli effetti dell’esercizio fisico sulla sopravvivenza in pazienti coronarici con o senza stress psico-sociale.&lt;br /&gt;La mortalità a 5 anni fu del 22% nei coronarici con alto stress psico-sociale, invece del 5% nei coronarici con basso stress psico sociale. L’esercizio diminuì l’incidenza dello stress dal 10% al 4%. La mortalità nei pazienti con attività fisica significativa fu più bassa del 60% rispetto ai pazienti con attività fisica scarsa. Interessante è il dato statistico della mortalità più bassa nei pazienti con alto stress ma attività fisica molto significativa rispetto ai pazienti con alto stress ma scarsa attività fisica.&lt;br /&gt;In conclusione l’esercizio fisico riduce l’incidenza dello stress psico-sociale e contemporaneamente riduce la mortalità nei coronarici. Questo effetto appare mediato anche dall’influenza positiva dell’esercizio fisico sullo stress psico-sociale.&lt;br /&gt;Un secondo studio denominato CARDIA e pubblicato nel Luglio 2009 sulla rivista Archives of Internal Medicine ha arruolato 2364 soggetti maschi e femmine negli anni 2005 e 2006 che avevano acquisito la buona abitudine di recarsi a piedi o in bicicletta al lavoro tutti i giorni e di tornare alla stessa maniera dal lavoro a casa. La ricerca ha dimostrato che l’abitudine quotidiana alla marcia o alla bicicletta per raggiungere il posto di lavoro riduce in modo significativo la probabilità di diventare obesi e riduce altrettanto significativamente il rischio di malattia cardiovascolare.&lt;br /&gt;La riduzione del rischio cardiovascolare procede in parallelo con il comportamento di importanti parametri come i trigliceridi, la pressione diastolica sanguigna, il livello insulinemico a digiuno. Il risultato favorevole sembra più incisivo per i maschi che non per le femmine. Non è chiaro il motivo. Si avanza l’ipotesi che le donne siano meno impegnate nell’esercizio fisico come pendolari casa- lavoro-casa.&lt;br /&gt;Un’altra notizia sul tema a noi caro dell’attività fisica ci viene dall’Associazione Americana di Cardiologia (American Heart Association ) che ha emanato una dichiarazione ufficiale&lt;br /&gt;( Circulation, Giugno 2009) con la quale incoraggia tutti i diabetici, in particolare quelli non-insulino dipendenti, a svolgere attività fisica per i benefici effetti sul diabete e sulle malattie cardiovascolari. Da una revisione della letteratura su questi temi viene evidenziato un miglioramento clinico dell’emoglobina glicosilata che è un indicatore dei valori medi dell’insulina per lunghi periodi di tempo precedenti. Inoltre l’esercizio fisico migliora la sensibilità e la resistenza all’insulina, riduce il grasso viscerale, riduce sensibilmente l’uso di farmaci per il diabete. Al diabetico portatore di retinopatia proliferativa viene sconsigliato l’esercizio fisico estremo come la corsa, causa di affanno, che determina carenza di ossigeno anche per la manovra di Valsalva coesistente.&lt;br /&gt;Per una attività fisica moderata sono sufficienti 150 minuti alla settimana e per una attività fisica intensa possono bastare 90 minuti per ottenere risultati di rilevanza clinica nei soggetti diabetici.&lt;br /&gt;Per amore di verità dobbiamo segnalare anche uno studio che apre la porta a qualche perplessità nel rapporto tra cardiopatia ed esercizio fisico. E’ stato pubblicato su uno degli ultimi numeri del Giornale Italiano di Cardiologia ed ha evidenziato nei pazienti coronaropatici che svolgono attività fisica troppo intensa un aumento del fenomeno di aggregabilità piastrinica. Si sa che l’aggregazione piastrinica è il primo passo del processo trombotico nelle nostre arterie. Lo studio può rappresentare un segnale di allarme La ricerca si è svolta su un numero limitato di pazienti (meno di venti) e pertanto non consente di giungere a conclusioni definitive. Gli stessi autori auspicano una serie più ampia di ricerche.&lt;br /&gt;Il risultato induce alla massima prudenza quando si propone attività fisica, che pure è di giovamento, al paziente certamente coronarico. Va sempre sconsigliata una attività estrema e faticosa (corsa, percorsi in salita, sollevamento pesi) che viene segnalata dall’insorgenza di affanno. L’esercizio del cardiopatico si deve svolgere sempre ai livelli più bassi di intensità che non causano affanno, non comportano mai un deficit di ossigeno né pericoli di rottura della placca aterosclerotica.&lt;br /&gt;Il cardiopatico tutela la sua salute non correndo ma passeggiando!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-3586206686498658637?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/3586206686498658637/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=3586206686498658637' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/3586206686498658637'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/3586206686498658637'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2010/03/esercizio-fisico-e-salute-aggiornamenti.html' title='esercizio fisico e salute- aggiornamenti'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-4809210465225664460</id><published>2010-03-19T10:40:00.009+01:00</published><updated>2010-04-20T18:43:04.686+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='attualità'/><title type='text'>Summum Jus summa iniuria</title><content type='html'>L’aforisma latino,che appare un po’ oscuro in prima battuta, si rivela più chiaro nel significato se solo riflettiamo un attimo. La legge, la norma portata alle estreme conseguenze nella sua applicazione si può tramutare in un danno altrettanto estremo quando la norma ferisce un bene più grande di quello che vuole tutelare.&lt;br /&gt;Per la dabbenaggine e la superficialità di funzionari di partito non all’altezza della situazione, nel Lazio le liste del partito di maggioranza relativa non sono state accettate dagli uffici elettorali. Il rifiuto è stato confermato nei diversi gradi di giudizio e la conseguenza inevitabile sarà la cancellazione di queste liste dalla scheda elettorale. Gli elettori del partito di maggioranza della provincia di Roma non potranno manifestare la propria volontà di votare per le liste ed i candidati preferiti. Non è forse questa una ferita insanabile ai valori fondamentali della democrazia: sovranità del popolo e diritto intangibile di esprimere il voto?&lt;br /&gt;Laddove si sopprime, per qualunque causa, il diritto intangibile al voto si infligge un colpo mortale alla democrazia ed alla volontà popolare.&lt;br /&gt;Voltaire nel 1700 faceva una affermazione che rappresenta l’essenza della democrazia e della libertà:&lt;br /&gt;Io non condivido le tue idee, ma sono pronto a dare la vita perché tu possa affermarle!&lt;br /&gt;Dopo la morte di Voltaire nel 1778 l’umanità ha progredito a singhiozzo sulla strada della libertà intesa come categoria morale di diritto-dovere che dovrebbe regolare i rapporti degli individui, delle società, delle nazioni. Ad esempio nel 1848 il papa Pio Nono considerava nel Sillabo un grave, inaccettabile errore la libertà di coscienza. Si praticava ancora lo schiavismo. Le nazioni europee acceleravano la corsa a colonialismo.&lt;br /&gt;Nel novecento si affermarono le tirannie, dal nazismo al fascismo al comunismo riportando indietro l’orologio della storia intesa come percorso di libertà. Ed il ventunesimo secolo non è iniziato sotto i migliori auspici. Il razzismo esasperato dai fenomeni migratori, il terrorismo alimentato dall’intolleranza religiosa segnano i primi anni del duemila con una scia di sangue che non si esaurisce.&lt;br /&gt;Anche il pasticcio delle liste elettorali a Roma, facendo le debite proporzioni,dimostra un certo ottundimento delle coscienze quando si tratta di salvaguardare un diritto fondamentale della democrazia come il diritto di voto attivo e passivo. Non ci si può rifugiare nella mancata osservanza delle regole per sottrarre ai cittadini un diritto inalienabile. E’ vero, le regole vanno rispettate da tutti. Ma quando la sanzione per il mancato rispetto delle regole va a colpire un valore ( la libertà di voto) più grande del valore che le regole tutelano (ordinato processo elettorale) i protagonisti, partiti ed istituzioni, devono e possono trovare una soluzione che tuteli il diritto di voto.&lt;br /&gt;Il più illuminato in questa circostanza è stato il Presidente Napolitano che ha sottolineato l’assurdità di un voto che esclude centinaia di migliaia di cittadini. Anche Pannella, autentico democratico e libertario da sempre, ha fatto eco al pensiero del Presidente.&lt;br /&gt;Purtroppo tutti i partiti che si attendono un vantaggio per l’esclusione di una lista, non sono stati capaci di volare alto per onorare la libertà e la democrazia che, mi pare, siano più predicate che praticate. La stessa maggioranza ci ha messo del suo mancando di riconoscere la colpa per la brutta figura di un comportamento superficiale e inadeguato nel presentare le liste. Le forze di opposizione hanno saputo solo reclamare ad oltranza il rispetto delle regole. Bastava un semplice accordo tra maggioranza e minoranza di rinvio di pochi giorni della tornata elettorale per salvare capre e cavoli. Il rispetto, tanto sbandierato, delle regole, da una parte, la restituzione di un diritto sacrosanto a tutti i cittadini, dall’altra.&lt;br /&gt;Sono trascorsi 232 anni dalla morte di Voltaire ma il suo insegnamento rimane ancora sulle labbra ma non nei cuori e nelle menti di tanti che si proclamano democratici e custodi della democrazia.&lt;br /&gt;Summum Jus summa iniuria&lt;br /&gt;L’aforisma latino,che appare un po’ oscuro in prima battuta, si rivela più chiaro nel significato se solo riflettiamo un attimo. La legge, la norma portata alle estreme conseguenze nella sua applicazione si può tramutare in un danno altrettanto estremo quando la norma ferisce un bene più grande di quello che vuole tutelare.&lt;br /&gt;Per la dabbenaggine e la superficialità di funzionari di partito non all’altezza della situazione, nel Lazio le liste del partito di maggioranza relativa non sono state accettate dagli uffici elettorali. Il rifiuto è stato confermato nei diversi gradi di giudizio e la conseguenza inevitabile sarà la cancellazione di queste liste dalla scheda elettorale. Gli elettori del partito di maggioranza della provincia di Roma non potranno manifestare la propria volontà di votare per le liste ed i candidati preferiti. Non è forse questa una ferita insanabile ai valori fondamentali della democrazia: sovranità del popolo e diritto intangibile di esprimere il voto?&lt;br /&gt;Laddove si sopprime, per qualunque causa, il diritto intangibile al voto si infligge un colpo mortale alla democrazia ed alla volontà popolare.&lt;br /&gt;Voltaire nel 1700 faceva una affermazione che rappresenta l’essenza della democrazia e della libertà:&lt;br /&gt;Io non condivido le tue idee, ma sono pronto a dare la vita perché tu possa affermarle!&lt;br /&gt;Dopo la morte di Voltaire nel 1778 l’umanità ha progredito a singhiozzo sulla strada della libertà intesa come categoria morale di diritto-dovere che dovrebbe regolare i rapporti degli individui, delle società, delle nazioni. Ad esempio nel 1848 il papa Pio Nono considerava nel Sillabo un grave, inaccettabile errore la libertà di coscienza. Si praticava ancora lo schiavismo. Le nazioni europee acceleravano la corsa a colonialismo.&lt;br /&gt;Nel novecento si affermarono le tirannie, dal nazismo al fascismo al comunismo riportando indietro l’orologio della storia intesa come percorso di libertà. Ed il ventunesimo secolo non è iniziato sotto i migliori auspici. Il razzismo esasperato dai fenomeni migratori, il terrorismo alimentato dall’intolleranza religiosa segnano i primi anni del duemila con una scia di sangue che non si esaurisce.&lt;br /&gt;Anche il pasticcio delle liste elettorali a Roma, facendo le debite proporzioni,dimostra un certo ottundimento delle coscienze quando si tratta di salvaguardare un diritto fondamentale della democrazia come il diritto di voto attivo e passivo. Non ci si può rifugiare nella mancata osservanza delle regole per sottrarre ai cittadini un diritto inalienabile. E’ vero, le regole vanno rispettate da tutti. Ma quando la sanzione per il mancato rispetto delle regole va a colpire un valore ( la libertà di voto) più grande del valore che le regole tutelano (ordinato processo elettorale) i protagonisti, partiti ed istituzioni, devono e possono trovare una soluzione che tuteli il diritto di voto.&lt;br /&gt;Il più illuminato in questa circostanza è stato il Presidente Napolitano che ha sottolineato l’assurdità di un voto che esclude centinaia di migliaia di cittadini. Anche Pannella, autentico democratico e libertario da sempre, ha fatto eco al pensiero del Presidente.&lt;br /&gt;Purtroppo tutti i partiti che si attendono un vantaggio per l’esclusione di una lista, non sono stati capaci di volare alto per onorare la libertà e la democrazia che, mi pare, siano più predicate che praticate. La stessa maggioranza ci ha messo del suo mancando di riconoscere la colpa per la brutta figura di un comportamento superficiale e inadeguato nel presentare le liste. Le forze di opposizione hanno saputo solo reclamare ad oltranza il rispetto delle regole. Bastava un semplice accordo tra maggioranza e minoranza di rinvio di pochi giorni della tornata elettorale per salvare capre e cavoli. Il rispetto, tanto sbandierato, delle regole, da una parte, la restituzione di un diritto sacrosanto a tutti i cittadini, dall’altra.&lt;br /&gt;Sono trascorsi 232 anni dalla morte di Voltaire ma il suo insegnamento rimane ancora sulle labbra ma non nei cuori e nelle menti di tanti che si proclamano democratici e custodi della democrazia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-4809210465225664460?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/4809210465225664460/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=4809210465225664460' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/4809210465225664460'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/4809210465225664460'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2010/03/summum-jus-summa-iniuria_19.html' title='Summum Jus summa iniuria'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-301953058870518975</id><published>2010-01-22T16:27:00.004+01:00</published><updated>2010-04-20T18:43:23.907+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='salute'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='attualità'/><title type='text'>la sterilità: problema planetario</title><content type='html'>Le statistiche non lasciano spazio a dubbi di sorta. Le coppie sterili nei paesi sviluppati fino a 20-30 anni fa erano una su quattordici ( circa il 7%). Oggi a distanza di poco più di 2 decenni l’indice di sterilità è cresciuto paurosamente attestandosi intorno al 20%. Ogni 10 coppie due risultano sterili. Nei paesi più poveri, Africa subsahariana, Asia meridionale, America del sud gli indici di sterilità delle coppie sono rimasti pressoché invariati rispetto al passato, mantenendosi largamente sotto il 10%. Non abbiamo a tutt’oggi una spiegazione plausibile di questo fenomeno, se vogliamo, anche inquietante, sia per la tendenza evidente a peggiorare ed estendersi nel futuro prossimo, sia per le conseguenze negative sugli indici di natalità nei nostri paesi.&lt;br /&gt;E’ esperienza comune di molti medici vedere giovani maschi tra i 30 ed i 40 anni che perdono nel giro di pochi anni la capacità riproduttiva perché lo studio seriato dello spermiogramma in tempi progressivi mostra un rapido decadimento delle caratteristiche vitali degli spermatozoi. La loro maturazione si arresta, la mobilità si riduce, compaiono alterazioni morfologiche, il numero degli spermatozoi si riduce fortemente, in qualche caso fino alla totale scomparsa. Un giovane di 30 anni con normali capacità riproduttive si ritrova a soli 40 anni privato della possibilità di avere figli. E ciò accade con frequenza crescente.&lt;br /&gt;Ci si interroga sulle cause che possono essere alla base del decremento così rapido della fertilità-natalità che porta con sé gravi conseguenze sociali ed economiche con la riduzione della popolazione, l’invecchiamento inarrestabile, l’impoverimento della società. In una parola si annuncia la decadenza della società più evoluta. Esattamente l’opposto di ciò che si osserva, (per quanto tempo ancora ?), nei paesi più poveri dove la popolazione è formata in larga prevalenza dai giovani, anche oltre il 30%, che danno alla società un impronta più dinamica, più intraprendente, più aperta al futuro.&lt;br /&gt;C’è da osservare che attualmente il 76% dei pesticidi ed erbicidi usati in agricoltura viene impiegato nei paesi sviluppati con una popolazione che è appena un quinto della popolazione mondiale, mentre il 24% è utilizzato dai paesi in via di sviluppo o ancora più poveri, vale a dire i quattro quinti della popolazione mondiale. In queste cifre scarne sta, con molta probabilità, la spiegazione del netto divario tra le percentuali di sterilità del mondo più ricco rispetto al mondo più povero. Però è anche vero che nel futuro prossimo tale divario tenderà a ridursi sempre di più perché anche l’agricoltura dei poveri sarà conquistata inevitabilmente dal consumo dei pesticidi. In prospettiva è l’intera umanità insieme al mondo animale a correre il pericolo crescente di estinzione.&lt;br /&gt;Ciò che maggiormente preoccupa è la totale indifferenza verso il problema da parte delle istituzioni governative e sopragovernative come le Nazioni Unite, delle autorità sanitarie nazionali ed internazionali come l’Organizzazione mondiale della Sanità, della stampa e dei media radiotelevisivi. Eppure il problema investe tutto il pianeta con una urgenza sempre più incalzante se teniamo presente che l’uso dei pesticidi ed erbicidi mostra una rapida tendenza a diffondersi anche nei paesi poveri, che ancor più dei paesi ricchi hanno bisogno di una agricoltura più produttiva, libera da parassiti, funghi, erbe velenose e ricorrono con ritmo crescente ai pesticidi. E così i danni all’ambiente, alla flora, alla fauna, al genere umano crescono con progressione geometrica.&lt;br /&gt;Un giornalista della rivista National Geografic due o tre anni fa volle fare da cavia umana per una indagine su eventuali tracce nel sangue di pesticidi ed erbicidi. Furono riscontrate tracce significative di pesticidi. Dettaglio non trascurabile, il giornalista non aveva mai fatto il contadino e non aveva mai vissuto in campagna. Semplicemente aveva mangiato, come tutti noi, ciò che l’agricoltura moderna mette sulla nostra tavola.&lt;br /&gt;E’ anche vero che le cause di sterilità sono molteplici, e, tra queste, il fumo, l’inquinamento ambientale, fattori psico-emozionali, condizionamenti sociali che portano molto più avanti l’età del concepimento (30-40 anni). A fronte di 300000 matrimoni all’anno in Italia ci sono 60000 coppie che ogni anno affrontano problemi di sterilità. Il problema è di vasta portata sociale e ci coinvolge tutti.&lt;br /&gt;Pesticidi ed erbicidi sono al primo posto come causa di danno ambientale e ancor più di danno diretto al genere umano. E’ stata introdotta recentemente una nuova branca nella scienza medica ed è la tossicogenomica che si propone di studiare le alterazioni causate nel genoma umano da erbicidi e pesticidi. Gli effetti più dannosi si riscontrano nell’apparato riproduttivo maschile con l’arresto della maturazione degli spermatozoi, oltre i danni ormonali e di neurotossicità, per non parlare degli effetti cancerogeni. In particolare si conoscono oggi molto bene le gravi conseguenze tossiche dei pesticidi organoclorurati ed organofosforici. Eppure molti di essi vengono ancora usati nei nostri campi, ma anche all’estero!&lt;br /&gt;E li ritroviamo anche come sottoprodotti, sia pure in tracce, nella frutta, nella verdura, nei cereali, nel latte che finiscono sulle nostre tavole. I campi inquinati insieme ai mangimi inquinati sono anche il pascolo e l’alimento di pecore, mucche, capre, galline, maiali, etc. che diventano salumi e carni alimentari. Non ultime a subire un inquinamento, che possiamo definire universale, sono le falde acquifere e, di conseguenza, le acque potabili.&lt;br /&gt;I nostri contadini conoscono molto bene prodotti come Carbaryl, Malathion, Diazinon, che hanno effetti tossici ma sono regolarmente impiegati nelle coltivazioni.&lt;br /&gt;Per impedire che i danni diventino irreparabili è necessario intervenire con la massima urgenza e con l’autorità necessaria presso le società chimiche produttrici di fitofarmaci per una rapida conversione verso prodotti non tossici, già largamente sperimentati, di eguale efficacia, ma, verosimilmente, di più ridotti vantaggi economici.&lt;br /&gt;Però la posta in palio è troppo alta, sono in gioco la salute e la sopravvivenza del genere umano, e non sono più tollerabili incertezze e rinvii. Ognuno faccia la sua parte.&lt;br /&gt;Non c’è tempo da perdere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-301953058870518975?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/301953058870518975/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=301953058870518975' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/301953058870518975'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/301953058870518975'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2010/01/la-sterilita-problema-planetario.html' title='la sterilità: problema planetario'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-2195077491840915824</id><published>2009-11-19T19:44:00.002+01:00</published><updated>2009-11-21T13:23:20.731+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='turismo'/><title type='text'>Lettera aperta al dottore Luca Attenni direttore del Museo civico di Alatri</title><content type='html'>Egregio dottore Attenni&lt;br /&gt;Credo che Lei sia proprio la persona giusta cui rivolgersi per discutere una iniziativa che potrebbe rappresentare la consacrazione definitiva a livello internazionale del valore archeologico, storico, culturale, artistico delle Mura Ciclopiche di Alatri che sono da annoverare tra i reperti architettonici più antichi ( oltre 4000 anni) e meglio conservati della Archeologia italiana, europea e, forse, mondiale.&lt;br /&gt;Ho letto con piacere sul giornale “Fiuggi”, di cui sono un modesto collaboratore, un interessante articolo a firma di Simona Sanchirico intitolato “Seminario internazionale sulle Mura diAlatri”.&lt;br /&gt;Si tratta del quarto seminario tenuto in Alatri con la partecipazione di archeologi, architetti, ricercatori e giornalisti divulgatori sotto il patrocinio del Comune di Alatri, della Sovrintendenza Archeologica del Lazio e della Toscana, della Provincia, della Regione. Un filone di studio e di approfondimento che continuerà il prossimo anno con il quinto Seminario. Lodevoli iniziative ed eventi che meritano un plauso de parte di tutti gli abitanti della nostra provincia che vorrebbero vedere l’Acropoli come monumento unico, originale offerto all’attenzione ammirata del mondo intero.&lt;br /&gt;E’ vero che esempi di mura poligonali sono presenti in altre città anche del Lazio, dell’Umbria, della Toscana (Amelia, Lucignano), pure esse ammirevoli. Si tratta sempre di residui molto limitati e modesti. Nessuno di questi reperti ha la completezza architettonica, la maestosità, la grandiosità geometrica dell’Acropoli di Alatri che fece esclamare circa due secoli fa allo storico tedesco Gregorovius: “ ho provato una emozione pari a quella suscitata dal Colosseo!”&lt;br /&gt;Conosco l’Acropoli dagli anni quaranta quando frequentavo il Conti Gentili e si giocava a pallone sui prati antistanti la cattedrale. Le pietre enormi, sovrapposte l’una sull’altra con sapiente maestria, ma enorme fatica, sbrigliavano la fantasia e ci facevano pensare a giganti che manovravano come fuscelli macigni del peso di tonnellate e tonnellate. Grande era ed è rimasta nel tempo la mia ammirazione per un’opera che ha sfidato e sfiderà ancora i millenni. Quale manufatto al mondo che vanti la stessa vetustà (oltre 4000 anni), può vantare lo stesso stato di conservazione e la capacità di suscitare un pari impatto emotivo nel visitatore?&lt;br /&gt;Nel 2006 ebbi occasione di scrivere sul “Fiuggi un articolo sulle Mura Ciclopiche di Alatri e lanciai l’idea di proporre il riconoscimento dell’Acropoli come patrimonio comune dell’Umanità da parte dell’Unesco. . Del resto ci sono monumenti e manufatti urbani in Italia e nel mondo che hanno ottenuto l’ambìto riconoscimento per meriti e titoli di gran lunga inferiori a quelli delle Mura megalitiche di Alatri.    Scrissi in proposito anche una lettera al sindaco dottor Magliocca, forse, mai pervenuta al destinatario.&lt;br /&gt;Non sapevo del lavoro prezioso  che Lei stava svolgendo in un ambito, però , piuttosto ristretto di addetti ai lavori. per la valorizzazione di un monumento unico nel suo genere&lt;br /&gt;Lei sarà come me convinto che l’Acropoli merita un palcoscenico molto, molto più ampio, aperto ai flussi di visitatori dall’Europa, dall’America, dall’Asia, dall’Africa.&lt;br /&gt;Quale biglietto da visita può essere più efficace di un riconoscimento da parte dell’Onu che avrebbe i suoi effetti benefici a  cascata su tutta la nostra provincia?&lt;br /&gt;L’iter burocratico è semplice, le prerogative ci sono tutte, i soldi (140-150 mila euro) non sono un problema insuperabile conoscendo, anche, la generosità dei Ciociari, il risultato non potrà mancare.&lt;br /&gt;Orsù dottor Attenni si metta all’opera,&lt;br /&gt;Lei è la persona giusta, al posto giusto, al momento giusto. Non sarà solo e guadagnerà un titolo di merito e di riconoscenza di fronte ai cittadini di Alatri e di tutta la provincia.&lt;br /&gt;Sono sicuro che la civica amministrazione con il sindaco in testa saranno al suo fianco per il perseguimento di un obiettivo storico.&lt;br /&gt;Mi consideri a Sua totale disposizione mentre La saluto con viva cordialità&lt;br /&gt;                                            Luigi Bonanni&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-2195077491840915824?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/2195077491840915824/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=2195077491840915824' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/2195077491840915824'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/2195077491840915824'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2009/11/lettera-aperta-al-dottore-luca-attenni.html' title='Lettera aperta al dottore Luca Attenni direttore del Museo civico di Alatri'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-8054152857102131175</id><published>2009-09-30T17:43:00.005+02:00</published><updated>2010-04-20T18:41:29.787+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ambiente'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='attualità'/><title type='text'>norman borlaug</title><content type='html'>Norman Borlaug 1914-2009 Norman Borlaug: chi era costui?&lt;br /&gt;Sicuramente la maggioranza dei nostri lettori ignora l’esistenza e la storia di un personaggio che non ha mai avuto gli onori della cronaca come può capitare ai calciatori famosi, ( Kaka, Buffon, Ronaldo, etc.) agli attori famosi (Vittorio Gasmann, Laurence Olivier, Greta Garbo), ai politici ( troppi) più o meno famosi. Eppure non c’è confronto tra calciatori, attori, politici, famosi, ed il semisconosciuto Norman Borlaug per quanto riguarda il contributo dato per il progresso ed il bene dell’umantà, in special modo quella più povera, più sfortunata, più affamata.&lt;br /&gt;Norman Borlaug ha chiuso gli occhi per sempre pochi giorni fa, il 12 Settembre 2009, all’età di 95 anni dopo aver lavorato per oltre 50 anni come agronomista geniale che riuscì a salvare centinaia di milioni di vite perché contribuì decisivamente a raddoppiare la produzione di cereali nel mondo tra gli anni 1960 e 1990. Era nato 95 anni fa, il 15 Marzo 1914 in una fattoria di Cresco, Stato dello Iowa, Stati Uniti d’America da una modesta famiglia contadina.&lt;br /&gt;Quanti giornali italiani hanno riportato in prima pagina la notizia della morte e la storia della sua vita straordinaria ? Forse nessuno.&lt;br /&gt;Il giornale Fiuggi vuole essere una eccezione e vuole far conoscere questo umile eroe di pace soprattutto ai bambini ed ai ragazzi perché capiscano che gli eroi di pace a volte valgono quanto e, forse, più degli eroi di guerra.&lt;br /&gt;Norman Borlaug fu uno scienziato agricolo che si dedicò, con l’aiuto di una valida scuola di collaboratori da lui voluta e attraverso incroci ripetuti di varietà diverse di cereali, alla creazione di varietà nuove di grano con caratteristiche particolari: rendimento molto elevato per unità di superficie e resistenza alle malattie più comuni e devastanti dei raccolti di grano. Con questa scoperta Borlaug ottenne il raddoppio della produzione di grano tra il 1960 ed il 1990. Ad esempio negli Stati Uniti il raccolto di grano passò dai 256 milioni di tonnellate nel 1960 ai 596 milioni (più del doppio) di tonnellate del 1990 su una superficie di terra più ristretta. La produzione più elevata in superfici più ridotte consentì al presidente Clinton tra il 1990 ed il 2000 di emanare leggi per la istituzione di nuovi parchi naturali negli U.S.A. per una estensione pari a poco meno di 30 milioni di ettari!&lt;br /&gt;L’opera di Borlaug fu chiamata la Rivoluzione Verde e si sviluppò giorno per giorno negli Stati Uniti prima e, successivamente, in giro per il mondo a cominciare da Messico, poi in India, Pakistan e Paesi d’Africa dell’area subsahriana. Il suo lavoro instancabile ed efficace. gli valse nel 1970 l’assegnazione del premio Nobel per la Pace a causa delle scoperte nel campo agricolo. Le varietà di grano create da Borlaug permisero a Paesi come il Messico,l’India, il Pakistan di quadruplicare la resa dei loro raccolti di grano. Paesi afflitti cronicamente dalla carestia, dalla fame e dalla malnutrizione diventarono autosufficienti per la produzione del cibo primario.&lt;br /&gt;Sembrerà incredibile, eppure anche Borlaug incontrò critici feroci secondo i quali l’alta resa delle varietà di grano create da Borlaug “stressavano” l’ambiente.&lt;br /&gt;L’amore di Borlaug per l’agricoltura sfociava in una vera e propria passione. Al suo biografo Lennard Nickel così diceva:” quando il grano sta maturando correttamente, quando il vento soffia attraverso i campi, tu puoi sentire le spighe del grano che si strofinano tra loro. Esse risuonano come gli aghi dei pini nella foresta. E’ una dolce, sussurrante musica; una volta che tu l’hai sentita non la dimenticherai mai più.”&lt;br /&gt;Allorquando si verifica una prolungata assenza di cibo il corpo umano consuma inesorabilmente giorno dopo giorno la propria carne, scompare il pannicolo adiposo, la faccia diventa sempre più scavata, dominata da occhi spalancati e fissi nel vuoto, con espressione triste e rassegnata. Ogni movimento diventa causa di grande dolore e la pelle distrofica si rompe in più punti, lasciando entrare batteri di ogni tipo che assalgono gli organi interni e conducono l’organismo ad una rapida morte settica, che a quel punto è solo una liberazione. Le scoperte di Borlaug salvarono dal dramma della fame e da morte sicura almeno 1 miliardo di persone in tutti i continenti. Il Programma Cibo per il Mondo delle Nazioni Unite ha affermato che le realizzazioni del dr Borlaug avevano salvato più vite che qualsiasi altro uomo nella storia dell’umanità.&lt;br /&gt;E’ anche vero che,nonostante i risultati raggiunti da Borlaug, quest’anno per la prima volta le persone che rischiano di morire di fame supereranno purtroppo il miliardo. La strada da percorrere è sempre più lunga per vari motivi, quali le politiche di produzione, la crescita della popolazione, le variazioni climatiche, la corruzione, il flagello della siccità, l’impegno piuttosto distratto dei Paesi ricchi.&lt;br /&gt;Essendo stato Borlaug un grande scienziato con la mente aperta alla novità ed alla ricerca pura senza pregiudizi, né paraocchi, era naturalmente interessato alla biogenetica, allo studio degli organismi geneticamente modificati ( in fondo Lui per tutta la vita aveva lavorato a creare nuove varietà di grano, cioè lo stesso lavoro che fanno gli scienziati,oggi, impegnati nella elaborazione degli Ogm).&lt;br /&gt;Però tale atteggiamento gli procurò tanti nemici tra gli ambientalisti ed i Verdi.&lt;br /&gt;Nel 1997 così si esprimeva in una intervista:”Alcuni ambientalisti delle Nazioni occidentali sono il sale della terra, ma molti di loro sono elitari. Essi non hanno mai sperimentato la sensazione fisica della fame; se essi avessero vissuto appena un mese in mezzo alla miseria dei paesi del terzo mondo, come io ho fatto per 50 anni, reclamerebbero oggi la necessità di trattori, di canali di irrigazione, di fertilizzanti, e sarebbero oltraggiati dal fatto che ambientalisti elitari, stando a casa loro, cercassero di negare ad essi queste cose”.&lt;br /&gt;Nel 2007, dopo aver ricevutola Medaglia d’Oro del Congresso americano egli affermava:”&lt;br /&gt;La battaglia per garantire la sicurezza del cibo per centinaia di milioni di poveri è ben lungi dall’essere vinta. La pace nel mondo non si costruirà sugli stomaci vuoti o sulla miseria umana. E’ nel potere tecnologico e finanziario del mondo occidentale contribuire a porre fine a questa tragedia ed ingiustizia umana, solo se indirizziamo i nostri cuori e le nostre menti all’arduo compito.”&lt;br /&gt;Oggi nel firmamento dei benefattori del Pianeta e del genere umano brilla una stella in più, la stella di Norman Borlaug&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-8054152857102131175?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/8054152857102131175/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=8054152857102131175' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/8054152857102131175'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/8054152857102131175'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2009/09/norman-borlaug.html' title='norman borlaug'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-6542838686139799719</id><published>2009-07-28T18:19:00.001+02:00</published><updated>2010-04-20T18:39:19.762+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Anche i morti cantano</title><content type='html'>Negli anni tra il 1910 e 1915 Anticoli di Campagna era ancora un villaggio assai piccolo, appollaiato su un colle, delimitato nella sua estensione da due porte, la barriera della porta dell’Olmo ad est, e la porta del Colle ad ovest, entrambe oggi scomparse. Forse un migliaio di abitanti dediti principalmente alla pastorizia ed ai lavori agricoli. Una vita grama per tutti, o quasi, fatta di duro lavoro, sudore e tribolazioni. Anche i bambini erano chiamati precocemente, a 7-8 anni, a dare una mano nel lavoro o per accudire gli animali domestici.. Tutta la zona dell’attuale “Monumento” era campagna aperta caratterizzata dalla presenza, al posto dei giardini pubblici di oggi, dell’antico cimitero, intorno al quale c’erano vigneti, frutteti, orti, campi agricoli, stalle per gli animali domestici.&lt;br /&gt;Vincenzo ed Antonio, entrambi nati nel 1902, età compresa tra 10-12 anni, erano due cuginetti bene affiatati, insieme nella scuola, insieme a casa, insieme nelle ore di svago. Era la fine del mese di Settembre ed il caldo si faceva ancora sentire. Papà Luigiotto e papà Onorato dissero ai due ragazzini che quella notte non avrebbero dormito a casa perché c’era da guardare il vigneto dove l’uva era già matura e poteva tentare qualcuno dalle mani lunghe e leste. Vincenzo ed Antonio accettarono di malavoglia l’ordine ricevuto e la sera,calate le tenebre e dopo una cena frugale, si recarono al vigneto situato nella zona dell’odierna via della Villa comunale, proprio al confine con il cimitero. Si sistemarono su due panche di legno nella piccola baracca-rifugio che era a pochi passi dal camposanto e dopo aver scambiato qualche parola si addormentarono rapidamente. Vincenzo fu all’improvviso risvegliato da un canto, simile ad una nenia, che proveniva dal cimitero. Aguzzò l’orecchio per capire meglio le parole e riconobbe una stornellata paesana:” la Marianna va in campagna quando il sole tramonterà, tramonterà, chissà quando, chissà quando ritornerà.”&lt;br /&gt;Cominciò ad agitarsi, si rigirò sulla panca indolenzito, mentre il cuore gli saliva in gola e chiamò con voce soffocata:” Anto’! Antò!” Antonio dormiva saporito e per svegliarlo dovette scuotergli con forza il braccio. “ Che vò, lassume dormi’ “ mormorò Antonio. “Antò dentro agliu camposanto stanno a cantà” fu la voce allarmata di Vincenzo. “ Ma tu stai a vaneggià, lassume perde” così dicendo Antonio si rigirò dall’altra parte. Proprio in quell’istante tornò a farsi sentire il canto , più forte e più chiaro di prima.” Sera ci venne, ntenivi na lumaccia p’allumamme, ntenivi na sediaccia p’assettamme”. Antonio saltò giù dalla panca e disse di uscire fuori per capire meglio la provenienza della voce. Non c’era dubbio, la voce veniva dall’altra parte del muretto che divideva il vigneto dal cimitero. Anzi, sembrava che nascesse proprio dalla cappella dove sostavano le salme prima di essere sepolte. Non poteva essere un cristiano vivo! Allora qualche morto resuscitato, o qualche spirito diabolico? I due ragazzi si guardarono negli occhi senza aprire bocca ed istintivamente si lanciarono verso la baracca in cerca di protezione. Chiusero la porticina sgangherata di legno con il chiavistello trasversale e si sedettero su una panca con le orecchie dritte ad ascoltare. Si levò di nuovo un canto nitido sempre dialettale:”si t’acchiappo sola pe la macchia te faccio fa iu canto ‘lla ranocchia” e proseguiva con le altre parole dello stornello.&lt;br /&gt;Antonio e Vincenzo erano sempre più atterriti, tremavano come foglie al vento. L’impulso era quello di scappare e tornare a casa ma sapevano che i genitori non avrebbero accettato le loro giustificazioni, e, forse, le avrebbero anche buscate. Si strinsero l’uno all’altro su una panca ed aspettarono il giorno passando le ore in un dormiveglia quanto mai agitato.&lt;br /&gt;Appena il sole spuntò su Capo le Ripe Vincenzo ed Antonio abbandonarono la capanna e corsero trafelati per la salita di San Biagio, attraversarono la barriera alla porta dell’Olmo, risalirono lo stradone fino a San Pietro ed infilarono l’uscio di casa. Raccontarono l’accaduto ai genitori che non credettero neppure una parola del loro racconto. Di fronte allo scetticismo del papà Luigiotto Vincenzo si sentì quasi offeso ed esclamò:” Massera da suio nun ci revaio agl’abrito ( stasera da solo non ci torno alla vigna). Lui ed Antonio erano più che mai decisi a rifiutare di passare la notte da soli nella vigna. Onorato e Luigiotto si resero conto alla fine che la paura e l’agitazione dei ragazzini non erano una scusa ma erano autentiche e concordarono insieme di passare la notte alla vigna insieme ai figli per capire cosa stava succedendo. A sera raggiunsero tutti e quattro la baracca nel vigneto e si sistemarono in qualche modo nello spazio ristretto sedendosi due a due sulle panche. Una bella luna piena trionfava nel cielo trafitto da migliaia di punti luminosi del firmamento ed il silenzio della calda notte era rotto solo dal raro frinire di qualche tardiva cicala.&lt;br /&gt;“Si v’anno (quest’anno) nun me assoro (sposo) mi gliu taglio e gliu metto pe pennacchio a gliu cappeglio” proseguiva la voce con il resto della stornellata chiara e limpida nella notte.&lt;br /&gt;Luigiotto e Onorato si guardarono sorpresi ed increduli, non credevano alle loro orecchie. Uscirono all’aperto e la voce un po’ incespicante veniva proprio dalla cappella del cimitero. Si armarono di bastone, scavalcarono il muretto ed entrarono nel camposanto illuminato quà e là dalla fioca luce di qualche lumino. Aprirono la porta della cappella, al centro c’era il cataletto ( una cassa di legno rustico poggiata su quattro zampe e provvista di quattro stanghe, due davanti due dietro, usata per il trasporto delle salme dalla abitazione al cimitero) e nel cataletto c’era sdraiato un uomo che cantava a squarciagola. Lo riconobbero. Era Peppe “iu puzzono” cosi soprannominato perché dopo la morte della moglie dormiva sempre nella stalla in mezzo agli animali, sempre ubriaco, pure di giorno. Non aveva trovato di meglio che rubare il letto ai morti.. Appena vide spuntare i bastoni con un salto da gatto usci dal cataletto e fuggì fuori dal cimitero gridando “perdunateme, nun so’ fatto male a niciuno”.&lt;br /&gt;Da quella sera, però ,i morti si ritrovarono più soli e più tristi senza gli stornelli, magari anche licenziosi e spinti, di Peppe il “puzzone”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-6542838686139799719?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/6542838686139799719/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=6542838686139799719' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/6542838686139799719'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/6542838686139799719'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2009/07/anche-i-morti-cantano.html' title='Anche i morti cantano'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-6109402767042641052</id><published>2009-04-30T19:55:00.003+02:00</published><updated>2009-05-11T19:27:22.773+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='attualità'/><title type='text'>Cosa ci insegna il terremoto d'Abruzzo</title><content type='html'>L’Italia insieme al Giappone, Cina, e California è uno dei Paesi a maggior rischio sismico nel mondo per la semplice ragione che la linea di frattura tra la placca africana e la placca euro-asiatica corre lungo tutta la dorsale appenninica dalla Sicilia fino alla Romagna ed oltre, attraversando la Calabria, la Campania, l’Abruzzo e Molise, l’Umbria, le Marche, la Romagna, il Friuli Venezia Giulia, sfiorando il Lazio e la Toscana. Sono queste le regioni teatro dei più violenti terremoti che hanno funestato la nostra penisola con danni alle persone ed alle cose di gran lunga superiori a quelli che si verificano in California e Giappone per eventi della stessa portata ed intensità. Evidentemente le norme antisismiche rispettate in California e Giappone non lo sono altrettanto in casa nostra. A L’Aquila sono crollati edifice costruiti, almeno sulla carta, secondo le norme antisismiche più severe. Testimoni oculari raccontano che è frequente vedere, tra due edifici contigui in cemento armato, uno raso al suolo e l’altro del tutto indenne dal tetto alle fondamenta. Eppure la forza distruttiva scaricata sull’edificio indenne è la stessa scaricata sull’edificio abbattuto. La differenza sta solo nelle diverse modalità di lavorazione per i due edifici. Non sono io in grado di entrare nel discorso tecnico, qualità e miscelazione del cemento, quantità e calibro dei tondini di ferro, staffature più o meno secondo le regole. Sicuramente sulla carta i progetti italiani non sono da meno di quelli giapponesi e californiani. E’ nella costruzione che si verifica il gap incolmabile, causa delle catastrofi italiane, che vede protagonisti in negativo le imprese di costruzione, la direzione dei lavori, la fase di collaudo dei lavori eseguiti, il Genio civile, gli Enti locali. Una catena gerarchica di responsabilità e controllo che fa cilecca troppo spesso per vili e spregevoli ragioni di vantaggio economico sulla pelle delle persone e delle loro cose. Una più corretta applicazione delle norme antisismiche avrebbe potuto salvare un gran numero di vite umane all’Aquila.&lt;br /&gt;Quis custodiet custodes (chi custodirà i custodi)? Un interrogativo che si ponevano gli antichi romani, più che mai attuale ancora oggi.&lt;br /&gt;Forse una risposta c’è:&lt;br /&gt;1)Rendiamo obbligatorio per legge di Stato in tutte le regioni a rischio sismico l’invio del progetto di costruzione edile ai carabinieri dei NAS, adeguatamente potenziati nel territorio, e demandiamo ad essi, con l’ausilio dei tecnici necessari e competenti, il compito di controllare la fase di costruzione ed il collaudo finale dell’edificio pubblico e privato. Lo stesso controllo si dovrebbe estendere anche alle verifiche e ricognizioni sugli edifici esistenti e bisognevoli di lavori di consolidamento. Credo che gli inghippi ed imbrogli in materia edilizia precipiterebbero presto vicini allo zero. Le stazioni dei carabinieri sono presenti capillarmente su tutto il territorio italiano, anche negli angoli più remoti e l’iniziativa sarebbe di facile attuazione E se non bastano i carabinieri coinvolgiamo anche la polizia di Stato.&lt;br /&gt;2) Rendiamo più severe, più tempestive e più certe le pene irrogate con una legislazione aggiornata che faccia tesoro delle tragiche esperienze vissute dal nostro Paese.&lt;br /&gt;E’ urgente intervenire, consapevoli come siamo che non passa decennio senza che l’Italia sia colpita da catastrofi sismiche con stragi di vite umane che potremmo sicuramente evitare, almeno in larga parte.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-6109402767042641052?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/6109402767042641052/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=6109402767042641052' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/6109402767042641052'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/6109402767042641052'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2009/04/cosa-ci-insegna-il-terremoto-dabruzzo.html' title='Cosa ci insegna il terremoto d&apos;Abruzzo'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-290990484017666240</id><published>2009-04-16T17:42:00.003+02:00</published><updated>2009-05-11T19:28:05.481+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='persone'/><title type='text'>Una testimonianza cristiana</title><content type='html'>Suor Vincenza Bonanni, al secolo Margherita (Rita), nacque il 25 Novembre 1925, primogenita di Vincenzo e di Sforza Valeria nella casa paterna in Via Armando Diaz. Fu la prima di una schiera di sette figli, di cui due, nati gemelli, morirono per sepsi pochi mesi dopo la nascita. Papà Vincenzo lavorava duramente nell’edilizia e mamma Valeria lavorava ancora di più in casa. Rita visse una stagione dell’infanzia spensierata assai breve perchè presto arrivarono sorelline e fratellini e lei cominciò molto presto a lavorare in casa per aiutare la mamma e accudire i più piccoli per mangiare, per vestirsi , per le pulizie. Ben poco era il tempo che poteva dedicare ai giochi ed alle amicizie tra bambini. Si sentiva un pò la reginetta della cucina che teneva sempre lustrata a lucido, indugiando per lungo tempo a pulire vetri, piatti, pentole di rame, mattonelle, rubinetti. Tutto in cucina era smagliante, sembrava la casa di mastro Lindo e lei ne era orgogliosa. Finchè un giorno nostro padre seccato per tanta testardaggine verso un lavorio, secondo lui inutile, prese una manciata di cenere e la sparse su pentole e mattonelle che Rita aveva appena lucidato.Per lei fu una mortificazione. All’improvviso non si sentiva più la reginetta ma precipitava al ruolo di una umile cenerentola. Quella sera tenne il broncio con papà ed andò a letto senza cenare.&lt;br /&gt;Non conobbe giocattoli nella sua infanzia. Giocava con le bambole di pezza disegnate e confezionate con straccetti rimediati da lei, insieme con Evelina e le cuginette. Era brava al gioco della corda, della campana e delle breccole, i giochi innocenti e semplici di tempi assai poveri. Le bastava poco per essere allegra e sorridente.&lt;br /&gt;A scuola non otteneva grandi risultati, non si impegnava più di tanto ed in classe spesso la maestra la richiamava perchè stava con la testa tra le nuvole. Lei si accontentava della sufficienza e non aveva alcuna ambizione di primeggiare. Insomma il comportamento a scuola era senza infamia e senza lode.&lt;br /&gt;Già alla seconda elementare vennero fuori importanti problemi agli occhi per via di una miopia definita progressiva. Fu costretta a mettere gli occhiali bruttini per via di lenti spesse e pesanti.&lt;br /&gt;Di lì cominciò la presa in giro piuttosto cattivella delle compagne e compagni che la chiamavano a gran voce e ripetutamente “quattrocchi, quattrocchi.” Rita si sentiva umiliata e derisa, avrebbe voluto fare a meno delle lenti, perché a quell’epoca era davvero raro vedere un bambino con gli occhiali, ma per la sua vista sempre più indebolita gli occhiali diventavano ancora più necessari. Prima o poi dovevano pure stancarsi di prenderla in giro.&lt;br /&gt;Per governare le galline c’era Rita, per portare da mangiare in cantiere a papa c’era Rita, per andare da zia Assunta a fare la spesa c’era Rita, un pò perché era più grande, un pò perché ai libri preferiva il lavoro. Era una piccola grande lavoratrice.&lt;br /&gt;Nonno Luigiotto aveva un debole per questa nipotina umile, servizievole, disponibile, sempre pronta ad aiutare tutti, mentre non chiedeva mai niente per la sua persona.&lt;br /&gt;Durante la guerra, quando più acuta si faceva la fame per la mancanza di pasta, pane, latte, zucchero, perfino il sale, mia madre riusciva sempre a rimediare in qualche modo per la cena una ciotola di latte e due fette di pane soltanto per il nonno&lt;br /&gt;il quale divideva quasi sempre la cena con qualcuno di noi cinque bambini. Quando il regalo toccava a Rita, lei , senza pensarci due volte, passava il latte ed il pane ai fratelli più piccoli, Lisetta e Virginio e placava i morsi della fame con un pezzo di pane raffermo, se c’era, bagnato nell’acqua.&lt;br /&gt;La morte della nonna Maria, del nonno Luigi e del padre Vincenzo in tempi ravvicinati rafforzarono la vocazione religiosa già fiorita da qualche anno nel suo animo. Nel 1953 venne ordinata suora, con il nome di suor Vincenza in memoria di papà Vincenzo, nell’ordine di Santa Chiara ed iniziò la peregrinazione in giro per l’Italia. Castel San Pietro (Rieti), Cavarzere (Rovigo), Sant’Anna di Chioggia (Venezia) furono le tappe della sua vita da religiosa. Dopo alcuni anni approdò definitivamente a Fiuggi e fu assegnata al Noviziato di via Vecchia Fiuggi dove divideva il tempo tra la preghiera, la portineria e la cura dei bambini dell’asilo. Diventò presto una figura popolarissima, amata dalle mamme ed ancor più dai bambini per la spontaneità, per la vena ironica e piena di allegria, il vezzo inguaribile di parlare il dialetto stretto con tutti , vescovo e Cardinali&lt;br /&gt;compresi che ripetevano con divertimento le parole fiuggine apprese da suor Vincenza. Le giovani novizie brasiliane, filippine, africane imparavano il dialetto fiuggino prima dell’italiano e consideravano suor Vincenza la loro sorella maggiore cui volevano un gran bene. Aveva sempre una parola affettuosa e un dolcetto per i suoi bambini dell’asilo e ben lo sapevano le mamme che vedevano in suor Vincenza una seconda mammina dei loro figli che le affidavano.&lt;br /&gt;Pure insidiata nella salute da una seria cardiopatia era sempre vispa ed allegra e percorreva con gamba lesta più volte al giorno i lunghi corridoi del noviziato per aprire agli ospiti-amici ( ad esempio Nando Martini, Brunello Magini) ai quali offriva un caffè caldo ed una battuta dialettale.&lt;br /&gt;Tutte le case di parenti ed amici ricevevano più volte all’anno la telefonata di suor Vincenza che seguiva da vicino le vicende familiari e si preoccupava con discrezione della salute di tutti. Si può dire che non passava giorno senza che io sentissi per telefono la mia sorella maggiore e proprio la sua scelta religiosa aveva rafforzato il mio affetto per Rita - suor Vincenza, specialmente dopo la morte della nostra mamma Valeria nel 1983. Era legata da profondo affetto, ricambiato, con tutte le suore della comunità ed in particolare nutriva un sentimento di filiale devozione per la madre generale suor Margherita, che, a sua volta, apprezzava ed amava quella suorina per la sua umiltà e la saggezza di cui spesso si giovava per chiedere pareri e consigli&lt;br /&gt;Come già ebbi modo di raccontare sul giornale Fiuggi cambiando i nomi sotto il titolo “Robin Hood con il saio”, fu proprio suor Vincenza a rifilare la banconota di 50 mila falsa al cugino benestante per non far mancare un piatto di minestra ai bambini poveri dell’asilo. Il cugino perdonò la “birichinata” dicendo che quei soldi potevano essere spesi meglio dalle suore che non da lui.&lt;br /&gt;La bonomia, la semplicità, la spontaneità furono i tratti principali del carattere per i quali si faceva benvolere in convento e fuori dal convento.&lt;br /&gt;Gli ultimi anni di vita furono segnati dalle sofferenze per il progredire inesorabile della malattia che la costrinse a numerosi ricoveri in ospedale sopportati con serena rassegnazione e la preghiera. La sua espressione più frequente era: “sia fatta la volontà di Dio”.&lt;br /&gt;Il 25 Agosto 2005 Suor Vincenza dava l’addio definitivo alla sua vita materiale, una vita spesa bene, raggiungeva la patria celeste per ricongiungersi con papà Vincenzo e mamma Valeria.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-290990484017666240?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/290990484017666240/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=290990484017666240' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/290990484017666240'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/290990484017666240'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2009/04/una-testimonianza-cristiana.html' title='Una testimonianza cristiana'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-186506734998823105</id><published>2009-04-16T17:17:00.001+02:00</published><updated>2009-05-11T19:28:22.359+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Suor Vincenza Bonanni, al secolo Margherita (Rita), nacque il 25 Novembre 1925, primogenita di Vincenzo e di Sforza Valeria nella casa paterna in Via Armando Diaz. Fu la prima di una schiera di sette figli, di cui due, nati gemelli, morirono per sepsi pochi mesi dopo la nascita. Papà Vincenzo lavorava duramente nell’edilizia e mamma Valeria lavorava ancora di più in casa. Rita visse una stagione dell’infanzia spensierata assai breve, perchè presto arrivarono sorelline e fratellini e lei cominciò molto presto a lavorare in casa per aiutare la mamma e accudire i più piccoli per mangiare, per vestirsi , per le pulizie. Ben poco era il tempo che poteva dedicare ai giochi ed alle amicizie tra bambini. Si sentiva un pò la reginetta della cucina che teneva sempre lustrata a lucido, indugiando per lungo tempo a pulire vetri, piatti, pentole di rame, mattonelle, rubinetti. Tutto in cucina era smagliante, sembrava la casa di mastro Lindo e lei ne era orgogliosa. Finchè un giorno nostro padre seccato per tanta testardaggine verso un lavorio, secondo lui inutile, prese una manciata di cenere e la sparse su pentole e mattonelle che Rita aveva appena lucidato.Per lei fu una mortificazione. All’improvviso non si sentiva più la reginetta ma precipitava al ruolo di una umile cenerentola. Quella sera tenne il broncio con papà ed andò a letto senza cenare.&lt;br /&gt;Non conobbe giocattoli nella sua infanzia. Giocava con le bambole di pezza disegnate e confezionate con straccetti rimediati da lei, insieme con me e le cuginette. Era brava al gioco della corda, della campana e delle breccole, i giochi innocenti e semplici di tempi assai poveri. Le bastava poco per essere allegra e sorridente.&lt;br /&gt;A scuola non otteneva grandi risultati, non si impegnava più di tanto ed in classe spesso la maestra la richiamava perchè stava con la testa tra le nuvole. Lei si accontentava della sufficienza e non aveva alcuna ambizione di primeggiare. Insomma il comportamento a scuola era senza infamia e senza lode.&lt;br /&gt;Già alla seconda elementare vennero fuori importanti problemi agli occhi per via di una miopia definita progressiva. Fu costretta a mettere gli occhiali bruttini per via di lenti spesse e pesanti.&lt;br /&gt;Di lì cominciò la presa in giro piuttosto cattivella delle compagne e compagni che la chiamavano a gran voce e ripetutamente “quattrocchi, quattrocchi.” Rita si sentiva umiliata e derisa, avrebbe voluto fare a meno delle lenti, perché a quell’epoca era davvero raro vedere un bambino con gli occhiali, ma per la sua vista sempre più indebolita gli occhiali diventavano ancora più necessari. Prima o poi dovevano pure stancarsi di prenderla in giro.&lt;br /&gt;Per governare le galline c’era Rita, per portare da mangiare in cantiere a papa c’era Rita, per andare da zia Assunta a fare la spesa c’era Rita, un pò perché era più grande, un pò perché ai libri preferiva il lavoro. Era una piccola grande lavoratrice.&lt;br /&gt;Nonno Luigiotto aveva un debole per questa nipotina umile, servizievole, disponibile, sempre pronta ad aiutare tutti, mentre non chiedeva mai niente per la sua persona.&lt;br /&gt;Durante la guerra, quando più acuta si faceva la fame per la mancanza di pasta, pane, latte, zucchero, perfino il sale, mia madre riusciva sempre a rimediare in qualche modo per la cena una ciotola di latte e due fette di pane soltanto per il nonno&lt;br /&gt;il quale divideva quasi sempre la cena con qualcuno di noi cinque bambini. Quando il regalo toccava a Rita, lei , senza pensarci due volte, passava il latte ed il pane ai fratelli più piccoli, Lisetta e Virginio e placava i morsi della fame con un pezzo di pane raffermo, se c’era, bagnato nell’acqua.&lt;br /&gt;La morte della nonna Maria, del nonno Luigi e del padre Vincenzo in tempi ravvicinati rafforzarono la vocazione religiosa già fiorita da qualche anno nel suo animo. Nel 1953 venne ordinata suora, con il nome di suor Vincenza in memoria di papà Vincenzo, nell’ordine di Santa Chiara ed iniziò la peregrinazione in giro per l’Italia. Castel San Pietro (Rieti), Cavarzere (Rovigo), Sant’Anna di Chioggia (Venezia) furono le tappe della sua vita da religiosa. Dopo alcuni anni approdò definitivamente a Fiuggi e fu assegnata al Noviziato di via Vecchia Fiuggi dove divideva il tempo tra la preghiera, la portineria e la cura dei bambini dell’asilo. Diventò presto una figura popolarissima, amata dalle mamme ed ancor più dai bambini per la spontaneità, per la vena ironica e piena di allegria, il vezzo inguaribile di parlare il dialetto stretto con tutti , vescovo e Cardinali&lt;br /&gt;compresi che ripetevano con divertimento le parole fiuggine apprese da suor Vincenza. Le giovani novizie brasiliane, filippine, africane imparavano il dialetto fiuggino prima dell’italiano e consideravano suor Vincenza la loro sorella maggiore cui volevano un gran bene. Aveva sempre una parola affettuosa e un dolcetto per i suoi bambini dell’asilo e ben lo sapevano le mamme che vedevano in suor Vincenza una seconda mammina dei loro figli che le affidavano.&lt;br /&gt;Pure insidiata nella salute da una seria cardiopatia era sempre vispa ed allegra e percorreva con gamba lesta più volte al giorno i lunghi corridoi del noviziato per aprire agli ospiti-amici ( ad esempio Nando Martini, Brunello Magini) ai quali offriva un caffè caldo ed una battuta dialettale.&lt;br /&gt;Tutte le case di parenti ed amici ricevevano più volte all’anno la telefonata di suor Vincenza che seguiva da vicino le vicende familiari e si preoccupava con discrezione della salute di tutti. Si può dire che non passava giorno senza che io sentissi per telefono la mia sorella maggiore e proprio la sua scelta religiosa aveva rafforzato il mio affetto per Rita - suor Vincenza, specialmente dopo la morte della nostra mamma Valeria nel 1983. Era legata da profondo affetto, ricambiato, con tutte le suore della comunità ed in particolare nutriva un sentimento di filiale devozione per la madre generale suor Margherita, che, a sua volta, apprezzava ed amava quella suorina per la sua umiltà e la saggezza di cui spesso si giovava per chiedere pareri e consigli&lt;br /&gt;Come già raccontò mio fratello Gino sul giornale Fiuggi cambiando i nomi sotto il titolo “Robin Hood con il saio”, fu proprio suor Vincenza a rifilare la banconota di 50 mila falsa al cugino benestante per non far mancare un piatto di minestra ai bambini poveri dell’asilo. Il cugino perdonò la “birichinata” dicendo che quei soldi potevano essere spesi meglio dalle suore che non da lui.&lt;br /&gt;La bonomia, la semplicità, la spontaneità furono i tratti principali del carattere per i quali si faceva benvolere in convento e fuori dal convento.&lt;br /&gt;Gli ultimi anni di vita furono segnati dalle sofferenze per il progredire inesorabile della malattia che la costrinse a numerosi ricoveri in ospedale sopportati con serena rassegnazione e la preghiera. La sua espressione più frequente era: “sia fatta la volontà di Dio”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-186506734998823105?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/186506734998823105/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=186506734998823105' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/186506734998823105'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/186506734998823105'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2009/04/suor-vincenza-bonanni-al-secolo.html' title=''/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-2017727883983823858</id><published>2009-02-18T12:25:00.001+01:00</published><updated>2009-02-18T12:29:11.761+01:00</updated><title type='text'>Matter creates thought or  thought creates matter? Do I believe in God by faith or reason? Matter = Energy, energy = Love, Love = God</title><content type='html'>La materia crea il pensiero oppure il pensiero crea la materia?&lt;br /&gt;Credo in Dio: per fede o per ragione?&lt;br /&gt;Materia uguale Energia, Energia uguale Amore, Amore uguale Dio&lt;br /&gt;Sul Corriere della sera del 4 Aprile2005, a firma del filosofo Emanuele Severino, nell'articolo di fondo, dedicato alla morte del Papa Giovanni Paolo secondo ed al grande richiamo da Lui esercitato su tutti i popoli della Terra, si legge: "Anche se si stenta a capirlo, la filosofia dell'ultimo secolo e mezzo è la punta d'acciaio che anima, dà forza, fa procedere il nostro tempo. Essa mostra che lo scavalcamento dei valori del passato è un processo inevitabile. Mostra che il sacro e il divino concepiti come dimensione eterna che domina il divenire e la storia sono impossibili."&lt;br /&gt;Forse, se l'uomo del 2000 continuasse a fondare la concezione del Sacro su un puro atto di fede l'affermazione di Severino troverebbe anche un qualche fondamento. Ancora oggi il comune sentire ci dice che credere in Dio è una questione di fede. Se hai la grazia della fede crederai in Dio, se non hai la grazia della fede non crederai in Dio, perché la ragione da sola non potrebbe dimostrare, secondo filosofi e scienziati, l'esistenza di un Dio creatore dell'Universo. Anche le religioni conosciute, in primis la religione cristiana, hanno sempre affermato che credere in Dio presuppone un atto di fede, che prescinde totalmente da un percorso razionale, non nel senso di opposizione alla razionalità, ma nel senso di sovrapposizione alla razionalità, su un piano di conoscenza più elevato. In parole semplici la dottrina religiosa afferma che la conoscenza di Dio non è frutto della ragione, ma di verità rivelate   &lt;br /&gt;Io mi permetto umilmente di dissentire. Ho maturato la convinzione che la fede in Dio può nascere anche dalla nostra ragione, se è libera da pregiudizi e sovrastrutture mentali e si lascia guidare dalla ricerca della verità. Un aiuto concreto ci viene proprio dalla scienza che è oggi considerata, a torto, avversaria di ogni credo religioso . E' la Scienza (con la S maiuscola) che, superando i percorsi speculativi della filosofia, percorrendo i sentieri aspri della ricerca scientifica disvelatrice delle fondamenta della realtà cosmica, ci porta sulla via maestra delle verità filosofiche, morali, religiose. &lt;br /&gt;L'essenza della realtà cosmica è fondata su tre categorie o elementi fondamentali: materia, spazio, tempo. Se fossero categorie definitive, ultime ed invalicabili si dovrebbe concludere che nulla è al di fuori della realtà materiale e tutto è in essa ricompreso.&lt;br /&gt;Invece la materia non è da sempre e per sempre, lo spazio non è da sempre e per sempre, il tempo non è da sempre e per sempre. &lt;br /&gt;La fisica del 20esimo secolo ci ha insegnato che i tre elementi fondamentali della realtà ( materia, spazio, tempo) sono provvisori, transeunti, fugaci e, come tali, aprono il discorso ad una realtà altra, una realtà oltre i confini di quella in cui viviamo. I greci antichi la chiamavano,  con felice intuizione, metafisica che significa al di là della natura.&lt;br /&gt;Lo spazio ed il tempo non sono categorie assolute, immutabili, come per secoli sono stati considerati. Lo spazio ed il tempo sono stati sempre considerati le colonne d'Ercole invalicabili della realtà materiale (galassie, stelle, pianeti) e dello stesso fenomeno della vita vegetale, animale, umana.&lt;br /&gt;Einstein ci ha spiegato con formule matematiche che vanno sotto il nome di teoria della relatività che lo spazio ed il tempo si modificano con il movimento e la modifica è tanto più sensibile quanto più veloce è il movimento. I secondi, i minuti, le ore scanditi da un orologio sopra una astronave che viaggia a velocità vicina a quella della luce, hanno una durata molto più lunga dei secondi, minuti, ore scanditi da un orologio terrestre. Più esattamente possiamo precisare che il movimento dilata il tempo, per cui per velocità crescenti il tempo si dilata sempre di più e l'unità di tempo si dilata a tal punto da poter includere il passato , il presente, il futuro. L'unità di tempo entra nella dimensione dell'eternità.&lt;br /&gt;Se il tempo si dilata per effetto del movimento, lo spazio, invece, si contrae, si riduce nella sua estensione. Col crescere della velocità lo spazio si riduce sempre di più, fino alla concentrazione di tutto lo spazio dell'Universo nella unità di spazio. L'unità di spazio entra nella dimensione dell'infinito. Naturalmente parliamo di  velocità, come quella della  luce, inaccessibili all'esperienza  umana. Le osservazioni scientifiche di Einstein acquistano un grande significato filosofico perché modificano profondamente la concezione del mondo materiale con la dimostrazione  che può esistere una realtà fuori del tempo e dello spazio.  &lt;br /&gt;La materia di cui è composto l'Universo, dalla stella più grande al virus invisibile, microscopico,  non è altro che energia cristallizzata, imprigionata. Un sasso, un fiore, una farfalla, un corpo  umano, una stella sono un concentrato enorme di energia, per così dire, "solidificata", materializzata, che può essere calcolata secondo la formula di Einstein: E=mc2. "E" sta per energia, "m" indica la massa di materia, "c" è la velocità della luce (300mila km/secondo) che elevata al quadrato ci dà un valore di 90 miliardi. Qualunque grandezza di massa materiale presa in considerazione va moltiplicata per un fattore pari a 90 miliardi di volte per cui l'energia prodotta anche per piccole masse di materia risulta in quantità enormi. Il processo di trasformazione energia-materia è un processo reversibile nel senso che l'energia diventa materia e la materia diventa energia.  L'Universo intero è il risultato di trasformazione di una incalcolabile quantità di energia in materia. La materia è  uno stato provvisorio derivato da uno stato originario e definitivo che è l'energia. Le scienze fisiche ci dimostrano che la materia ritorna allo stato di pura energia quando è  messa a contatto con l 'antimateria. Caratteristica fondamentale dell'antimateria è data da cariche elettromagnetiche opposte a quelle della materia. Il nucleo dell'atomo della materia è elettropositivo e l'elettrone è elettronegativo. Il nucleo dell'atomo  della antimateria è elettronegativo e l'elettrone è elettropositivo. L'interazione tra materia ed antimateria determina la scomparsa delle cariche elettromagnetiche del nucleo e degli elettroni, cancella la materia e l'antimateria (processo di annichilazione), libera energia allo stato puro. Risulta così  provata la trasformazione della materia in energia.&lt;br /&gt;D'altra parte l'energia sprigionata negli acceleratori dallo scontro di particelle a velocità vicina a quella della luce è in grado di creare dal nulla nuove particelle di materia, sia pure per tempi brevissimi. Risulta così provata la creazione di materia da parte dell'energia. In via definitiva, per essere ancora più chiari, possiamo dire che il passaggio dall'energia alla materia è un atto di creazione, il passaggio dalla materia ad energia è un atto di trasformazione.&lt;br /&gt;All'inizio del discorso abbiamo detto che  tre categorie sono alla base della realtà: materia, spazio, tempo. C'è chi afferma che si tratta di elementi a sé stanti, indipendenti uno dall'altro. Ad un esame più attento ci accorgiamo che lo spazio ed il tempo sono legati alla materia perché sono di essa attributi, funzioni. Lo spazio non è altro che dimensioni e distanze, mentre il tempo non è altro che movimento e cambiamento. Dimensione, distanza, cambiamento, movimento sono tutti attributi della materia. Sono presenti se è presente la materia, sono assenti se è assente la materia, compaiono quando compare la materia, scompaiono quando scompare la materia. Allora correggiamo l'affermazione fatta prima, cioè che la realtà è composta da tre elementi fondamentali. E' più corretto affermare che la realtà apparente è data da un solo elemento: la materia con i suoi attributi o funzioni che sono lo spazio ed il tempo. Il discorso si semplifica molto perché si limita alla materia come elemento unico fondante la realtà ( galassie, stelle, pianeti, vita vegetale ed animale).  Abbiamo anche detto che la materia è uno stato provvisorio che nasce da una esplosione di energia (il Big-Bang primordiale), all'incirca 14 miliardi di anni fa. Insieme alla materia nasceva dal Big-Bang l'antimateria che decadeva più velocemente della materia lasciando quest'ultima padrona della realtà. Le ultime osservazioni di astrofisica sui rapporti tra forza gravitazionale e movimento delle galassie  negli spazi cosmici hanno svelato l'esistenza accanto alla materia di una materia invisibile, di gran lunga prevalente ( dark matter o materia oscura), che riempirebbe gli spazi siderali e di cui ci sfugge la natura. Anche la "dark matter" condivide la stessa origine della materia che noi conosciamo?&lt;br /&gt;               Prima della comparsa della materia c'era solo Energia allo stato puro.&lt;br /&gt;L'Universo, così come noi lo conosciamo nei suoi aspetti fisici  e biologici, è destinato a tornare Energia, perché l'Energia lo ha creato. Punto focale del nostro indagare non è più la materia ma l'Energia. Siamo in perfetta sintonia con l'intuizione folgorante di Aristotele (2500 anni fa) che affermava: la realtà cosmica ha due aspetti fondanti, la Potenza (Energia) e l'Atto ( la Materia). &lt;br /&gt;Può l'Energia rappresentare il principio fondante della realtà?  No, perché non è autosufficiente,  è illimitata ma non infinita, non è in grado di autoalimentarsi senza limiti, è soggetta alle leggi della fisica, è destinata a consumarsi quando compie un lavoro, a decadere, a terminare. Ha un principio ed avrà una fine. Procede in una sola direzione, perché quando compie un lavoro si esaurisce, non recupera lo stato precedente, non è reversibile.&lt;br /&gt;Esiste, però, una entità che è autosufficiente, è illimitata, è in grado di autoalimentarsi perché più si manifesta più cresce, non è soggetta alle leggi della fisica, non è destinata a consumarsi, non decade, non termina.  Non ha un principio, non ha una fine. Procede in tutte e direzioni, perché quando viene data, è restituita in misura accresciuta, arricchendosi all'infinito, attimo dopo attimo &lt;br /&gt;Questa Entità è L'Amore.&lt;br /&gt;Così come l' energia si presenta con livelli energetici diversi, anche l'Amore calato nella realtà vivente si presenta con livelli differenti in una scala che va dal livello più basso dell'egoismo assoluto al livello più alto dell'altruismo assoluto. In mezzo c'è tutta la gamma dell'umano sentire.&lt;br /&gt;Solo l'Amore è inesauribile, non conosce usura, si moltiplica quando si divide, non ha un principio, non ha una fine, viola la legge spietata dell'Entropia che afferma la fine di tutte le cose materiali, sfugge ai vincoli della materia-spazio-tempo perché è l'Autore della materia- spazio-tempo. E' la fonte prima dell'Energia e del Creato. E' l'Amore che genera l'Energia e l'Energia genera l'Universo.  L'Amore è infinito: è Dio.&lt;br /&gt;"L'Amor che muove il sole e le altre stelle" ( Dante, il Paradiso, canto XXXIII, verso 145) è la geniale intuizione del sommo poeta che la conoscenza scientifica attuale ci permette di riscontrare come la Verità.&lt;br /&gt;Se Dio è Amore infinito è inadeguato catalogarlo a seconda delle religioni, è inadeguato  studiarlo secondo parametri umani, è inadeguato e non  sufficiente parlare di liturgie, di dogmi, di riti, anche se ne riconosciamo l'utilità e la necessità pratica. Ancor meno adeguato è il parlare di inferno come realtà eterna, totale assenza di Dio, sede del male assoluto, dove si scontano le colpe del peccato.&lt;br /&gt;Accanto all'Amore, come principio assoluto ed infinito da cui tutta la realtà discende, non c'è spazio per il male assoluto che chiamiamo inferno. Il male è soltanto un allontanamento, una carenza, una perdita momentanea di quel valore supremo che è l'Amore, verso il quale tutto il Creato, prima o poi, ritorna. In realtà il peccato non è una colpa ma un errore e come tale non merita la punizione eterna, ma un percorso di illuminazione e redenzione.&lt;br /&gt;Tutto ciò che emana dall'Amore infinito deve ritornare, prima o poi, all'Amore infinito, trascendente e non immanente.&lt;br /&gt;La nostra vita è un tentativo, quasi sempre fallito, di scoprire l'Amore.&lt;br /&gt;Sarà l'Amore infinito a portare tutto il Creato, nessuno escluso, in salvamento.&lt;br /&gt;Sotto questa luce tutte le religioni, nessuna esclusa, acquistano piena legittimazione, ad una sola condizione. Che si possano riassumere ed esprimere in un unico valore infinito: l'Amore.  Si tratta di una rivoluzione perché un valore affettivo, l’Amore , si trasforma in un valore ontologico definitivo.&lt;br /&gt;Nel quarto secolo dopo Cristo Sant'Agostino affermava: credo ut intelligam ( credo per capire).&lt;br /&gt;Oggi una corretta, razionale interpretazione del pensiero scientifico moderno ci permette di rovesciare i termini dell'affermazione: intelligo ut credam ( capisco, ragiono    per credere).     &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Traduzione in inglese&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;On the newspaper “Corriere della sera”, fourth April 2005, in a leading article  signed by the philosopher Emanuele Severino,  dedicated to  death of Pope John Paul second and  great exercised attraction by him on all  peoples of the earth, we read: "Even if it is hard to understand, the philosophy of the last century and  half is the steel tip core that gives our time life, strength , and makes it go ahead  . It shows that overcoming the values of the past is an inevitable process. See, the Sacred and the God conceived as a dimension that dominates eternal fate and history are impossible. " Perhaps, if the man of 2000 would continue to base the conception  of the Sacred in a pure act of faith, Severino’s assertions would find some foundation. Even today  the common feeling suggests us that believing in God is a matter of faith. If you have the grace of faith you believe in God, if you do not have the grace of faith you don’t believe in God, because reason alone can not prove, according to philosophers and scientists, the existence of a creator God of the Universe. Also known religions, primarily Christianity, have always said that believing in God requires an act of faith, which leaves apart totally from a rational route, not opposite to rationality, but laid upon it, on a level of higher knowledge. In simple terms, the religious doctrine says that the knowledge of God is not  result of reason, but  revealed truth.I humbly take the liberty of disagreeing. I gained the conviction that faith in God can rise by our reason, if it is free from prejudice and mental superstructures and allows to be led by the search for truth. Concrete help comes us from science that is now regarded, wrongly, as enemy of all religious beliefs. It is  Science (with a capital S) that, beyond and above the paths of speculative philosophy, along the rugged paths of scientific research revealing the foundations of cosmic reality, leads us to the main way of philosophical, moral, religious truth. The essence of cosmic reality is based on three categories or elements: matter, space, time. If they were ultimate, and  insurmountable Categories one should conclude that nothing is beyond the material reality and everything is included in it. Instead, matter isn’t without beginning and endless, the space isn’t without beginning and endless, the time isn’t without beginning and endless. They aren’t unchangeable. The physics of the 20th century taught us that the three fundamental elements of reality (matter, space and time) are temporary, transient, changeable, and as such, open to a perspective of another reality, which is beyond the boundaries of the one   we live in. The ancient Greeks called it, with intuition, metaphysics, meaning beyond natural and cosmic reality we live in. Space and time are not absolute, unchangeable categories,  they have been considered through centuries like. The space and time were always considered  insurmountable Hercules’s pillars of material reality (galaxies, stars, planets) and of the same phenomenon of plants, animals, human life. Einstein told us with mathematical formulas, known as the theory of relativity, that space and time change with the movement. The faster is the movement and the more remarkable is space and time change. The seconds, minutes, hours marked by a clock on a spaceship traveling at speeds approaching that of light, have a much longer duration of seconds, minutes, hours than that one marked by a clock on earth. More precisely we can specify that the movement expands the time, so increasing  velocity expands time more and more. Time unit expands so much to include the past, present and future.  Time unit enters eternity dimension. If time expands as a result of movement, space, on the contrary, becomes shorter, decreases in its extension. Increasing speed    shortens space more and more, until the concentration of entire universe space  in space unit. Space unit enters the dimension of infinity. Of course we talk about speed, like that of light, inaccessible to human. The scientific observations of Einstein acquire great philosophical meaning because they change profoundly the conception of  material world showing that there may be a reality beyond time and space. Matter the Universe is made up of, from  the biggest star to the invisible, microscopic virus, is nothing but crystallized, imprisoned energy. A stone, a flower, a butterfly, a human body, a star are a huge concentration of "solidified", materialized energy, which can be calculated using  Einstein’s formula  : E = mc2. "E" stands for energy, "m" indicates  matter mass, “c” is the speed of light (300 thousands kms / second) that, multiplied by itself, gives us a value of 90 billion. Whatever size of  mass of matter taken into consideration should be multiplied by a factor of 90 billion times. Consequently  produced energy by small masses of matter results in enormous quantities. The process of transformation energy-matter is a reversible process in the sense that energy becomes matter and matter becomes energy.  Entire the Universe is the result of turning an incalculable amount of energy into matter. Matter is a temporary condition resulting from an ultimate condition that is energy. The physical sciences show us that  matter returns back to the condition of pure energy when it is put in contact with antimatter. Antimatter key feature is given by electromagnetic opposite  charges  to ones of matter. Atomic nucleus of  matter is electropositive, electron is electronegative. In the opposite way atomic nucleus of antimatter is electronegative and the electron is electropositive. The interaction between matter and antimatter causes  disappearance of electromagnetic charges of nucleuses and electrons,it wipes out matter and antimatter (annihilation process), releases energy in its purest essence. It is  proved in this way  turning of matter into energy. On the other hand,  released energy in the accelerators by means of  particles clash  at speeds approaching that one of light is able to create from nothing new particles of matter, even for a fraction of shortest time. It is thus proved the creation of matter from energy. At last, to be  clearer, we can say that  transition from energy to matter is an act of creation, the transition from matter to energy is an act of transformation. At the beginning of the speech we have said that three categories are the basis of reality: matter, space, time. Some people said that they are separate, independent from each other. For a closer look we realize that space and time are related to the matter because it attributes functions. The space is nothing but size and distance, while  time is nothing but movement and change. Size, distance, change, movement are all of them attributes of matter. They are present if  matter is present, they are absent when matter is absent, they appear when  matter is, they disappear when  matter isn’t. Then let’s correct  earlier made assertion, namely that reality is made up of three elements. It’s 'more correct to say that the reality is apparent from a single element: the matter with the attributes and functions which are space and time. The speech is much easier because it is limited to the matter as a single basic reality (galaxies, stars, planets, plants and animals life). We have also said that  matter is a temporary state that comes from an explosion of energy (the primordial Big-Bang), around 14 billion years ago. Together with the matter antimatter arose from the Big-Bang decaying faster than matter, leaving it in control of reality. The latest observations of astrophysics on the relationship between gravitational force and motion of galaxies in  cosmic space have revealed  next to matter existence of invisible matter, far predominant (dark matter), which would fill cosmic spaces, whose we don’t know nature. Does "dark matter" share the same origin of matter that we know? Before matter appearance there was only pure energy. The Universe, as we know it, in physical and biological terms, is conceived to return energy, because the energy created it. Focal point of our investigation is no longer matter but  energy. We are in perfect harmony with the brilliant insight of Aristotle (2500 years ago) who stated:  cosmic reality has two fundamental features, Power (energy) and  Act (matter). May energy  be  founding principle of reality? It not may, because it isn’t self-sufficient, it is  unlimited, but not infinite, it is not capable of self-feeding without limit,it is subject to  laws of physics, it is destined to be consumed when it performs a work, to decline to an end. It has got a beginning and an end. It proceeds in one direction, because when it is working out, it doesn’t recover  previous status, it isn’t reversible. There is, however, an entity that is self-sufficient, that is unlimited, that is capable of self-feeding because the more it shows itself the more it grows, it is not subject to the laws of physics, it is not intended to be consumed or ruled out, it doesn’t  end. Neither it has got a beginning, nor it will have   an end.&lt;br /&gt;It proceeds in all directions, because when it is given it is returned by increased size, infinitely enriching, moment after moment This entity is Love. Just like energy shows different levels of power, also Love, descended in living reality, shows different levels on a scale that ranges between the lowest level of selfishness and the  highest level of absolute unselfishness. In between, there is a wide range of human feelings and behaviours. Only Love is inexhaustible, It doesn’t wear and tear, It multiplies when you divide It, neither It has a beginning ,nor       an end, It violates  ruthless law of entropy which affirms the end of all material things, It escapes the boundaries of matter - space-time because It is the Author of matter-space-time. And It is the primary source of Energy and  Creation. It is  Love that generates energy and energy creates the Universe. Love is infinite: It is God. " Love that moves the sun and other stars" (Dante, Paradiso, canto XXXIII, versus 145) is a great poet intuition  that  current scientific knowledge allows us to recognize as  the Truth. If God is infinite Love, it is inadequate catalog Him according to religions, it is inadequate to study Him according human parameters, it is inadequate and not sufficient talking  about liturgy, dogmas, rites, even if we recognize the usefulness and practical necessity of them. Even less appropriate is  talking of hell as a eternal reality, total absence of God, the site of absolute evil, where people are serving the guilt of sins. Next to Love, as absolute and infinite principle which all reality descends from, there is no space for  absolute evil that we call hell. The evil is only a removal, a lack, a momentary loss of the supreme value that is Love,  which  whole creation, sooner or later will return to. In fact, sin is not a guilt but a mistake and as that not worthy of eternal punishment, rather a journey of enlightenment and redemption. All that comes from infinite Love must return, sooner or later, to infinite Love, transcendent and not immanent. Our life is an attempt, almost always failed, to discover Love. It will be the infinite Love that will bring the whole creation, without exception, in salvation. Under this view all religions, without exception,  acquire full legitimacy at one condition. That we can sum up and express them in a single infinite value: Love.&lt;br /&gt;It is a revolution because an affective value, Love, turns into an ultimate  ontological, metaphysical value.  In the fourth century AD Saint Augustine said: Credo ut intelligam (I believe to understand). Today, a proper, rational interpretation of modern scientific thought allows us to reverse the words of affirmation: intelligo ut credam (I understand, I reason to believe).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-2017727883983823858?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/2017727883983823858/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=2017727883983823858' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/2017727883983823858'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/2017727883983823858'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2009/02/matter-creates-thought-or-thought.html' title='Matter creates thought or  thought creates matter? Do I believe in God by faith or reason? Matter = Energy, energy = Love, Love = God'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-2628254739088701321</id><published>2009-02-02T16:35:00.007+01:00</published><updated>2009-02-02T21:54:27.965+01:00</updated><title type='text'>A migrant story: Biagio</title><content type='html'>&lt;em&gt;I've been the unaware intermediary of a meeting between people who did not know with each other, though very close relatives, they were born and lived in distant lands separated by the ocean. Some years ago I received a letter from the United States that asked me to help find the family of origin of Biagio Bonanni who emigrated alone to America, still as a boy, about a century ago. With the decisive contribution of my cousin Iolanda Bonanni we were able to identify an important member of the family of origin, Rosina Bonanni mother in law of Iolanda’s son. A lovely touching story, full of deep feelings, which begins in Fiuggi and returns to Fiuggi and makes us realize that we are all citizens of a Global Village, as wide as our Planet. Rosina, her daughter Teresa and her son in law Luciano Giorgilli, asked me to write a piece for our newspaper, but I think it is fairer and more effective to tell the story first hand from the word of one of the protagonists of the story: Marylin Haffey, American grandchild of Biagio Bonanni who emigrated to America in the period from 1910 to 1912. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Biagio Henry Bonanni was born in Fiuggi on 13 Dec. 1896 from Andrea Bonanni and Elizabeth Fiore and had 8 brothers and sisters. He left Italy to United States when he was very young, in search of a better life. He arrived at Ellis Island, New York. He was about 16.&lt;br /&gt;A few years later he got married and had a son, Joseph. His wife died shortly after and Blaise moved to Minersville, Penssylvania around 1921. Minersville is a small city of coal mining. At that time it had about 5,000 inhabitants. Now there are 4,000. Minersville is very similar to Fiuggi. As you walk you are aware that you're going over hills. There are wavy hills and small mountains and is located on the Appalacchi mountain chain. There are a lot of trees and my grandson Christian often used to exclaim: "Look at the wooded mountains!" In autumn it is beautiful to see the leaves changing color. In winter when the trees are bare you can see much of the area with the coal black. It is an entire mining area. The houses are made of wood. They had pebbles outside and even the roofs are made of pebbles covered with tar. The houses are built in rows. Minersville was founded in the late 19th century. At that time many immigrants arrived in the United States. This place was a true melting pot of different races including immigrants from Lithuania, Ireland, Poland, Italy, Russia, Germany, Wales and other European countries. To represent each ethnic group different schools and churches were built. Local taverns were built too.&lt;br /&gt;Life in those times was like that which took place in Fiuggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Minersville was a small town. It was a safe place to walk and to play. People went out shopping and visiting neighbors. Life was wonderful and the people were full of hopes and promises. There were shops at every corner where you could buy milk, meat, eggs, bread, vegetables, fruit. The Europeans had brought their customs with them. The city was prosperous and full of energy. European immigrants did not speak their native language. All those who came to the United States wanted to speak English because they desperately wanted to adapt to the new world. My grandfather did not speak Italian with my mother although she was his daughter. She recalled that she had heard him talk Italian only with his brother Antonio arrived in America after him. Biagio’s second wife, who was my grandmother was Polish. She did not understand Italian, and he did not understand the Polish, and so they spoke in English with each other. Imagine how many different ethnic accents circulated in Minersville. Biagio was a hard worker in the mining company. Later, however, he became co-owner of the coal company. The Pensylvania is very rich of anthracite coal, that was very useful for the production of heat. The majority of immigrants worked in mining, a grueling work. Many children used to die prematurely for inhaling the coal powder. They used to die of a disease called miners’ asthma or black lung (pneumoconiosis).&lt;br /&gt;Visiting the cities around Minersville was like visiting the Ciociaria. Drive for a some kilometers and you can find a country of 300 or 100 inhabitants. The largest city is called Pottsville and has a population of 20,000 inhabitants. It 's the most important center of the area, like Frosinone. There is a hospital and some industries as well as larger stores for purchases. There was a train to transport coal and people. In fact, the station was not far away. Nowadays we prefer to move by airplane or by car. Biagio married my grandmother Stella Lipka, from Poland, the October 19th, 1928. He was 31 years (Stella was born in New Jersey, while her parents were born in Poland). They got married in a Italian church known as Santa Barbara, in Minersville. They had 5 children, 3 of them died very soon. They had two twin, called Genevieve and Joan who were born the September 18th, 1933. Genevieve married Stiney, an Austrian-Polish girl and had two sons, Stanley and Marylin, the narrator of the story. Biagio became a United States naturalized citizen only the 11th of December 1940. The picture that I hold more in my memory is about me as a very young girl who was playing and joking outdoor with Biagio. I was running and jumping and he was looking at me play. I remember that he loved to grow vegetables. As a child the garden looked so big to me. I remember I used to walk between the plants and watch him growing the garden. His greatest passion was fishing. We often went to fishing and to the campsite. My mother tells me that I used to throw rocks in the water and she reproached me because in that way I frightened all the fishes of the river. Biagio then silenced her because I was not doing anything wrong. I was his “Mariuccia”.&lt;br /&gt;He was also fond of hunting deers and hares. I remember that as a child I ate the meat of deer. I’ve got still vivid memories of him flayng the hares and then he ate the meat stewed in a tomato sauce with “spaghetti”. He taught my mother to make pasta and sauce, as well as to make pasta with garlic and oil. He taught her even to make dumplings! He was a great cook. He brought “ciociaria” culture and traditions to America. Biagio didn't communicate much with words. In fact I do not remember me having many conversations with him. He was a quiet man. What I remember is the language of his everyday action that is the most important of all. And, that is, the love that I felt when I was with him. The love that I feel still today. I remember that I cried a lot when he died. I was just 9 but for me it was the most profound loss of my life. Since he died, I always felt a deep emptiness. I wanted always to go to Italy to discover where Biagio came from, where he was born, my Italian cultural heritage.&lt;br /&gt;When Aunt Joan told me to call the phone number in Italy I was so excited.&lt;br /&gt;At last the dream of my life was coming true! Imagine you the surprise and emotion I felt when Rosa answered by phone.&lt;br /&gt;At last we discovered our Italian family. My mother, Aunt Joan, her uncle Joseph were not aware that Biagio had left behind a so big family. He had never told them. Imagine you our surprise and wonder. The brothers and sisters of Biagio are missing now, but there are their sons and daughters. Their children have their children in turn. Biagio and Antonio extended their family in America, the family finally met the one of origin. It’s difficult to explain in words the emotion we felt in our hearts. The two families separated by the Atlantic Ocean have been joined together! Biagio and Antonio left Italy in search of a better life. I am very grateful to them for accomplished sacrifices and their love. I am grateful that the circle is complete. Although we are separated by an ocean and 5000 miles, this is nothing compared to the tie I feel towards my Italian family and Italy.&lt;br /&gt;I can only imagine how much hard life was for Biagio. He was so young, sixteen, but preceded Antonio. He traveled alone in a foreign land and left behind family and friends. He didn't ever come back to revisit his family and, on the contrary, started a new life. He married and generated children. Look what was and what made from nothing. What courage!&lt;br /&gt;The greatest gift he did (to my mother, my aunt Joan, my uncle Joseph) was the life he gave us in America. He created a whole new generation in a new land. He sacrificed immensely himself. I have learnt to appreciate the fact that it does not matter wether you were born in America or Italy, wether you speak English or Italian; what matters is that all of us communicate through love, kindness and appreciation.&lt;br /&gt;The greatest legacy Biagio gave his family left in Fiuggi is love. He went to America to earn money to send to Fiuggi. He gave both families, by ocean separated, a true opportunity. For this all of us are grateful to him.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Biagio died on 26th of April 1961. A night he went to sleep and did’nt wake up the next morning. He was 64 years old. Antonio died in 1963. Their children and their grandchildren still live.&lt;br /&gt;Many details of the Henry Bonanni Biagio’s life are unknown. I just know what for all of us is important when you are only nine years old, that is, the love of a grandfather for his little granddaughter. The recognition of the sacrifices he made for his family in Fiuggi and gratitude for the opportunities of life that have been given us in America.&lt;br /&gt;Sincerely&lt;br /&gt;Marylin Haffey"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;P.S. I make no secret of the fact that this story has touched me very deeply. Marylin's words are simple, sincere, full of genuine love for his grandfather Biagio, for Fiuggi, for Italy. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Special thanks and a warm embrace to Marylin for what she said. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;I do think that people in Fiuggi can consider Marilyn a "Fiuggina" by election?&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-2628254739088701321?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/2628254739088701321/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=2628254739088701321' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/2628254739088701321'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/2628254739088701321'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2009/02/migrant-storybiagio-bonanni.html' title='A migrant story: Biagio'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-1146935686799800405</id><published>2009-01-31T18:39:00.002+01:00</published><updated>2009-01-31T19:01:41.552+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Cronache anticolane: Robin  Hood…. con il saio</title><content type='html'>.&lt;br /&gt;Correvano gli anni trenta. Erano tempi duri e difficili per tutti. Nelle case non si riusciva a mettere insieme il pranzo con la cena. La disoccupazione era una piaga molto diffusa. Nelle famiglie, spesso numerose, lavorava solo il papà che portava a casa un misero salario con il quale non si faceva fronte alle tante necessità della casa. In una situazione così difficile le suore di Santa Chiara davano un valido contributo con l'asilo e la mensa scolastica per decine di bambini. La Madre Superiora aveva conservato con tanta cura quel bigliettone colorato di Mille Lire per i momenti di maggiore bisogno. E quel momento era arrivato. La lista della spesa alle botteghe di Felicetto D'Amico e di Meloni si era allungata troppo e non si poteva abusare oltre della loro pazienza, perché anche loro avevano le tratte in scadenza dei fornitori. Bontà loro, avevano aspettato alcuni mesi e prima o poi si sarebbero fatti vivi per reclamare il dovuto. La Superiora pensò che era arrivata l'ora di saldare il debito per la pasta, il pane, lo zucchero, la conserva, la mortadella, la marmellata, ricevuti per la mensa della scuola materna frequentata da tanti bambini, tutti bisognosi. Chiamò suor Virginia, che era la suora più giovane del convento di Santa Chiara e si raccomandò: "vai alla Posta e fatti cambiare queste mille lire, così ci togliamo un po’ di impicci con le botteghe." Suor Virginia non se lo fece ripetere due volte. Capì appieno l'importanza della sua missione e con passo leggero si recò al vicino ufficio postale tenendo la banconota stretta nella mano destra che teneva infilata nella profonda tasca del saio. Sua cugina Maria Teresa, impiegata postale, l'accolse con un largo sorriso pronta a servirla. Prese in mano la banconota, la guardò contro luce due tre volte e poi andò a confabulare con il capo ufficio. Suor Virginia non capiva quel tramestio e cominciava ad innervosirsi.&lt;br /&gt;" 'Ste mille lire so' farze (false)!! Le tenarìa da straccia' (dovrei strapparle)." La frase fu come una fucilata in faccia per Suor Virginia. Pensò in un attimo alla superiora che aspettava fiduciosa il cambio delle mille lire e soprattutto ai bambini che bisognava sfamare tutti i giorni. Sentì salire dentro di sé un forte impulso di ribellione e con uno scatto felino allungò il braccio attraverso lo sportello ed agguantò intera la grossa carta da Mille Lire.&lt;br /&gt;"Aredamme 'sì sordi, ca 'nso' gli te', so' degli uttri ca tènnuta magnà ( ridammi i soldi, non sono i tuoi ma dei bambini che devono mangiare)" sibilò verso la cugina che era rimasta di stucco con la mano vuota a mezz'aria. Uscì dall'ufficio postale incredula e confusa. Come poteva tornare dalla superiora e portarle la terribile notizia che le Mille Lire non valevano niente e niente si poteva dare ai negozianti( Felicetto e Meloni) per pagare i vecchi debiti? Che sarebbe stato il futuro dell'asilo? Mentre nella testa si affollavano tutti questi pensieri si ritrovò sulla piazza e si avviò lentamente verso l'Istituto Santa Chiara. Per colpa di qualche imbroglione sconosciuto, che in qualche modo aveva rifilato la banconota al convento, i bambini innocenti dell'asilo dovevano pagare le ingiuste conseguenze. Chi avrebbe pagato le minestre della refezione scolastica? Chi li avrebbe aiutati? La domanda era senza risposta e la tristezza più cupa scendeva nel suo animo. Ben sapeva che la mensa scolastica era un aiuto insostituibile per le povere famiglie, specie quelle più numerose, che mandavano i bambini all'asilo. Non si decideva a rientrare in convento per non dare un grosso dispiacere alla superiora.&lt;br /&gt;Una risata fragorosa richiamò la sua attenzione. Si voltò da quella parte e riconobbe la sagoma inconfondibile, grande e grossa, di suo cugino Francesco che si intratteneva allegramente con altre persone alla "porta dell'olmo" (la piazza Trento e Trieste). Ma sì, era proprio lui, uno dei più ricchi commercianti e proprietario di terre del paese, figlio di un fratello di suo padre. Era un uomo di umili origini, come lei, del resto. Aveva sempre avuto il bernoccolo degli affari con una forte mentalità sparagnina ed aveva fatto fortuna con le sole proprie forze. L'aveva forse mandato la Provvidenza sul suo cammino? Suor Virginia si affrettò verso di lui, tirò fuori dal saio la banconota tutta spiegazzata e la mise sotto il naso di Francesco, mentre il cuore le tumultuava nel petto. "France', famme zica stu favore, cagnume (cambiami) ste mille lire, ca' la posta nu' le te' (non ce l'ha)." Francesco la guardò dall'alto della sua statura, un po’ sorpreso ed un po’ divertito. Mettendo mano al portafoglio voluminoso esclamò:"Sor Virgi', 'nte' pozzo di' de no, me si cugina i puro moneca. E' nu favore ca nu' me costa gniende( è un favore che non mi costa niente)!!". Contò con cura 10 banconote da 100 lire e le mise nelle mani tremanti di suor Virginia. Poi prese la banconota da mille lire, le diede un'occhiata distratta, la piegò meticolosamente in quattro e la ripose nella pancia del portafoglio. Suor Virginia abbassò prontamente il capo per nascondere il rossore che si spandeva sulle guance, farfugliò una parola di ringraziamento e fuggì come il vento. Era combattuta da opposti sentimenti, la vergogna di aver compiuto una azione scorretta ricorrendo alla bugia e la gioia di aver rimediato il pane per i bambini dell'asilo. Consegnò in fretta le banconote alla superiora ed andò subito in cella per pregare e chiedere perdono per la sua malefatta. Non vedeva l'ora di confessare il peccato al padre spirituale. L'avrebbe mai perdonata?&lt;br /&gt;Francesco il giorno dopo, recandosi all'ufficio postale conobbe l'inattesa e sgradita verità delle mille lire. Erano false! Suor Virginia l'aveva imbrogliato? Fu preso da una certa rabbia. Lui, tanto esperto uomo d'affari e di mondo, si era fatto abbindolare da una ingenua e timida suorina. Voleva andare dalla superiora per reclamare la restituzione dei soldi. Accelerò il passo e raggiunse rapidamente il portone del convento. Ne avrebbe dette quattro alla superiora ed a suor Virginia. Era inconcepibile che una suora, tutta chiesa e lavoro, si prendesse gioco dell'uomo più ricco e più importante del paese. Attraversando il corridoio sentì il cicaleccio dei bambini raccolti a mensa ed il tintinnio delle posate che battevano nelle scodelle di latta. La rabbia svanì di colpo dai suoi pensieri ed arrivato in presenza della superiora raccontò con calma l'accaduto e concluse" Suor Virginia ieri è fatto na cosa azzeccata, perché m'è 'ndragoto (costretto) a fa' 'n'opera bbona, i pe' chesto la rengrazzio. Essa è pigliato i sordi dalla persona giusta pe' da' da magna' agli mammocci degl' asile. I po' ste' mille lire frùtteno più alle mani vostre che alle meie" La sua voce era lievemente incrinata per la commozione. "Sia laudato Gesù Cristo!" biascicò sottovoce e lesto fuggì via.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-1146935686799800405?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/1146935686799800405/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=1146935686799800405' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/1146935686799800405'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/1146935686799800405'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2009/01/cronache-anticolane-robin-hood-con-il.html' title='Cronache anticolane: Robin  Hood…. con il saio'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-1542280382474989628</id><published>2009-01-21T20:05:00.009+01:00</published><updated>2009-01-31T19:02:23.185+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='opinioni'/><title type='text'>Mao-Tse-Tung: la fine di un mito (parte seconda)</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SXdzSXvPfZI/AAAAAAAAAF4/CyZDYA5kchU/s1600-h/mao.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5293826646444309906" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 85px; CURSOR: hand; HEIGHT: 128px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SXdzSXvPfZI/AAAAAAAAAF4/CyZDYA5kchU/s200/mao.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La morte di Mao avvenne il 9 settembre 1976. Jung Chang così la descrive nelle ultime due righe del libro:”la sua mente rimase lucida fino alla fine, e un solo pensiero lo assillava: lui ed il suo potere”.&lt;br /&gt;Sono trascorsi 32 anni ma il ritratto di Mao ancora campeggia nelle piazze delle città e nei villaggi della Cina.&lt;br /&gt;Non starò a riassumere le vicende politiche ed umane della lunga vita di Mao. E’ sufficiente per capire il personaggio tratteggiare alcuni punti salienti del suo operato. La sua filosofia di vita si può racchiudere in una frase che scriveva ed amava ripetere:”esistono gli uomini e le cose, ma gli uomini e le cose esistono solo perché io possa servirmene”. Un egocentrismo sconfinato dal quale discendeva il culto della personalità fino alla fine dei suoi giorni. Anche l’ideologia marxista leninista fu sempre al servizio del suo potere personale.&lt;br /&gt;Mao Tse Tung nacque nel 1893 a Shaoshan nella provincia dello Hunan, Cina centrale. In gioventù aveva aderito al partito nazionalista che lasciò per passare al partito comunista cinese. Per un anno nella cosiddetta terra dei banditi imperversò con razzie, spoliazioni, sangue. Nel periodo 1933 -1935 realizzava la lunga marcia alla testa di alcune migliaia di uomini sotto la sciocca e tacita acquiescenza di Chiang Kai Shek, a quell’epoca ancora padrone assoluto della Cina, che si scavava la fossa da solo. Gli stenti e le sofferenze degli uomini sotto il comando di Mao neanche lo sfiorarono perché lui viaggiava comodamente in portantina sostenuta da una trentina di soldati.&lt;br /&gt;Nel Gennaio 1941 la Nuova quarta armata (N4A) comunista, forte di diecimila uomini, guidata da XiangYing, compagno e rivale allo stesso tempo di Mao, ricevette l’ordine di trasferirsi a nord ma doveva attraversare territori controllati dall’esercito nazionalista.. Chiang Kai Shek diede il suo consenso per un percorso settentrionale ma vietò tassativamente una via orientale. Mao telegrafò a Xiang Ying l’ordine di percorrere la via orientale, che i nazionalisti avevano proibito, con il proposito deliberato di portare la Nuova quarta Armata al totale annientamento insieme al suo comandante.&lt;br /&gt;E così accadde. Dal 6 al 12 Gennaio1941 la Nuova quarta Armata, procedendo verso Est inconsapevole del divieto imposto da Chang Kai Shek, si trovò accerchiata dall’esercito nazionalista e fu portata all’annientamento. Mao Tse Tung non rispose mai ai disperati appelli di aiuto inviati da Xiang Ying. Un esercito di diecimila soldati uccisi per volontà del loro capo.&lt;br /&gt;Nella guerra contro il Giappone (41-45) che aveva invaso il territorio cinese, pur sollecitato da Stalin, Mao non volle mai partecipare con il suo esercito alle operazioni di guerra in difesa della sua patria, lasciando con freddo cinismo tutto il peso dei combattimenti sulle spalle dei nazionalisti.&lt;br /&gt;Nel 1941 Mao con la sua armata se ne stava rintanato a Yenan dove preparava la macchina da guerra da lanciare contro i nazionalisti. A migliaia accorrevano i giovani per servire l’idea rivoluzionaria. Oltre 40000 giovani, attratti dagli ideali comunisti di eguaglianza e di riscatto, erano arrivati a Yenan da tutte le regioni.&lt;br /&gt;Con la tecnica raffinata “dell’esame del pensiero” che obbligava tutti a confessare e scrivere i propri pensieri non ortodossi, in qualche modo revisionisti, con l’obbligo della delazione reciproca ( l’uno spiava l’altro)&lt;br /&gt;con le accuse di trozkismo e revisionismo, con i processi in piazza instaurò un regime di terrore che condusse in prigioni spaventose (grotte e oscuri sotterranei) migliaia di giovani. Molti impazzirono, molti si suicidarono, molti furono giustiziati. I superstiti resi automi comandati, incapaci di pensare liberamente, erano totalmente asserviti alla causa maoista del potere &lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SXd1QnnS3SI/AAAAAAAAAGg/vFwzV6Bguqo/s1600-h/rivoluculturale.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5293828815369461026" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 147px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SXd1QnnS3SI/AAAAAAAAAGg/vFwzV6Bguqo/s200/rivoluculturale.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;tirannico. Si realizzava la manipolazione e l’annientamento delle coscienze personali che si rivide su più larga scala durante la Rivoluzione Culturale. Nel 1949 veniva proclamata la Repubblica Popolare Cinese e Chang Kai Shek, definitivamente sconfitto, si rifugiava nell’isola di Taiwan.&lt;br /&gt;Nove anni dopo la nascita della Repubblica popolare cinese, nel 1958, Mao .-&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SXd0ZYZ1QnI/AAAAAAAAAGI/lXTqeZEEyUw/s1600-h/rivoluculturale.jpg"&gt;&lt;/a&gt;proclamò il Grande Balzo nel tentativo di accelerare lo sviluppo economico e industriale del Paese e ordinò il sequestro di tutti i raccolti dei contadini, campo per campo,provincia per provincia, regione per regione, lasciando nelle loro mani misere razioni insufficienti per sfamare le famiglie. In ogni cortile doveva sorgere una fornace per la fusione dei metalli. Il risultato fu la più grande carestia a memoria d’uomo.&lt;br /&gt;Si calcola che per lo meno 38 milioni di persone morirono per fame e per lavoro forzato nel periodo1958-1962.&lt;br /&gt;Non fu di portata inferiore il disastro economico inflitto al Paese.&lt;br /&gt;Lin Biao fu sempre fedele collaboratore e sostenitore di Mao. Egli salvò dalla disfatta Mao alla conferenza del partito comunista cinese del 1962, detta conferenza dei settemila perché questo era il numero eccezionale dei commissari del popolo presenti. Durante lo svolgimento dei lavori Liu Shao Ci vice-presidente del partito inchiodò Mao alle sue terribili responsabilità. Lin Biao contrattaccò accusando Liu Shao Ci di trozkismo e revisionismo traditore. La fine di Liu era tragicamente segnata. Liu Shao Ci qualche anno dopo, pur essendo presidente della repubblica popolare cinese fu sottoposto a campagne di denigrazione, carcere duro, torture, processi in piazza con violenze inaudite inflitte a lui ed alla moglie da folle scatenate di giovani guardie rosse. Fino alla morte conseguenza inevitabile dei patimenti subiti.&lt;br /&gt;Ma miglior sorte non toccò a Lin Biao. Nel 1971, caduto in disgrazia con il grande capo, nella precipitazione di sfuggire alla collera distruttice di Mao si imbarcò insieme alla moglie ed il figlio sul suo aereo e decollò senza completare il rifornimento di carburante. Dopo 2ore di volo l’aereo, esaurito il carburante, si schiantò nelle praterie della Mongolia. Nove furono le vittime.&lt;br /&gt;Triste ed amaro fu anche il destino di Chou En Lai, per molti anni primo ministro e più stretto collaboratore di Mao. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Quando i medici gli trovarono un tumore alla vescica ricevettero l’ordine da Mao di non &lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SXdz6QeNiXI/AAAAAAAAAGA/WIz0tJcXVE4/s1600-h/chuelai.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5293827331688597874" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 87px; CURSOR: hand; HEIGHT: 118px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SXdz6QeNiXI/AAAAAAAAAGA/WIz0tJcXVE4/s200/chuelai.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;informare Chou En Lai del male che aveva. Così per due anni Chou En Lai ignaro della malattia che si portava dentro non fu in grado di curarsi. Quando Mao diede via libera per informarlo era troppo tardi. Chou En Lai moriva nel Gennaio 76.&lt;br /&gt;Quando voleva eliminare un esponente del partito che riteneva non perfettamente allineato metteva in moto il meccanismo delle accuse di trozkismo ed AB ( antibolscevismo) ed il personaggio scompariva dalla circolazione (carcere e/o eliminazione fisica) .&lt;br /&gt;Non meno spietato fu con le numerose mogli e numerosi figli tutti regolarmente ripudiati ed abbandonati al loro destino.&lt;br /&gt;La Rivoluzione culturale, è più giusto chiamarla la Grande Purga, fu lanciata nel 1965-66 “per punire il nostro partito” e tutti i revisionisti che in esso si annidavano. Furono mobilitate masse sterminate di giovani (le guardie rosse) prima per colpire gli insegnanti ed i presidi delle scuole, gli scrittori, gli artisti , gli attori, tutte le espressioni della cultura. In una seconda fase furono colpiti quasi tutti i quadri del partito, alcuni milioni di funzionari con le accuse più infamanti, spesso anche più ridicole: capitalisti e nazionalisti. Dall’inizio della rivoluzione culturale fino al 1976 si calcola che almeno 3 milioni di persone morirono di morte violenta per mano del Regime. Almeno 100 milioni di persone, un decimo della popolazione cinese, furono costrette a subire violenza.&lt;br /&gt;La morte di Mao consegnò a Deng Xiao Ping un Paese martoriato, immerso nell’oscurantismo, sull’orlo della bancarotta economica ed industriale.&lt;br /&gt;Jung Chang e Jon Halliday stimano, per difetto, le perdite umane causate da Mao Tse Tung in oltre 70 milioni di persone, tre volte e mezzo i morti della seconda guerra mondiale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Tuttavia ancora oggi nel mondo ci sono tante persone che si inchinano dinanzi alla sua memoria.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-1542280382474989628?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/1542280382474989628/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=1542280382474989628' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/1542280382474989628'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/1542280382474989628'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2009/01/mao-tse-tung-la-fine-di-un-mito-parte.html' title='Mao-Tse-Tung: la fine di un mito (parte seconda)'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SXdzSXvPfZI/AAAAAAAAAF4/CyZDYA5kchU/s72-c/mao.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-2998959032820648551</id><published>2009-01-12T18:24:00.004+01:00</published><updated>2009-01-31T19:02:37.214+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='opinioni'/><title type='text'>Mao-Tse-Tung: la fine di un mito (parte prima)</title><content type='html'>Nel 2006 è stato pubblicato un libro dal titolo “Mao la storia sconosciuta”, che non ha avuto l’eco che meritava nella stampa, nella televisione, nel mondo politico, soprattutto qui in Italia.&lt;br /&gt;L’autrice è una scrittrice cinese, Jung Chang con la quale ha strettamente collaboratoi un giornalista inglese Jon Halliday.&lt;br /&gt;Riportiamo qualche stralcio di recensioni da parte della stampa internazionale. Il Corriere della sera: “l’opera che distrugge un mito”. The new York Times: “ un lavoro magistrale. La brutalità di Mao era già emersa nel corso degli anni, ma questa biografia fornisce nuove e sostanziose informazioni, presentandole con uno stile che la renderà un successo in tutto il mondo.” The Times: “ci si aspettava che Jung Chang riscrivesse la storia della Cina del secolo scorso e la lunga attesa è stata giustificata. Questo è un libro sconvolgente.” The Observer: “in una biografia ordinaria, una condanna senza appello come questa sarebbe sospetta e noiosa allo stesso tempo. Ma nel caso di Mao, le ricostruzioni precise e la documentazione minuziosa del libro provocano tutt’altra reazione….. una lettura fondamentale.”&lt;br /&gt;Daily Mail:” la biografia politica più poderosa, convincente e rivelatrice dei nostri tempi.”&lt;br /&gt;Con stile asciutto e scarno all’insegna della semplicità ed immediatezza il racconto della vita di Mao intrecciata per mezzo secolo con le vicende storiche del continente cinese si dipana sotto l’attenzione del lettore catturato dalla lettura di eventi straordinari e sconvolgenti tutti accuratamente documentati e testimoniati.&lt;br /&gt;Le voci bibliografiche del libro superano le duecento pagine e sono fatte di testimonianze dirette di innumerevoli protagonisti degli avvenimenti, di documenti originali, quali scritti di Mao, del partito comunista cinese, del partito comunista russo, del Comintern, dei partiti comunisti di molti paesi, di stampa quotidiana dell’epoca, servizi diplomatici, servizi segreti. Una mole imponente di prove certe che inchiodano Mao Tse Tung alle terribili responsabilità di fronte al suo Paese.&lt;br /&gt;Eppure c’è gente che plaude ancora al “grande timoniere”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-2998959032820648551?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/2998959032820648551/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=2998959032820648551' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/2998959032820648551'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/2998959032820648551'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2009/01/mao-tse-tung-la-fine-di-un-mito.html' title='Mao-Tse-Tung: la fine di un mito (parte prima)'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-2264204011821219772</id><published>2008-12-30T19:16:00.005+01:00</published><updated>2008-12-31T21:16:01.982+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='turismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='viaggi'/><title type='text'>Andalusia, Lembo di Europa Poco Conosciuto, crocevia di grandi civiltà’</title><content type='html'>L’Andalusia, che comprende otto province(Almeria, Malaga, Cadice, Jaen, Cordova, Granada, Siviglia, Huelva) è la regione più meridionale della Spagna ed una delle più grandi (90000 km quadrati, circa nove volte il Lazio), presenta vaste pianure ondulate, estese zone collinari e due più importanti catene montuose : la Sierra Nevada a sud-est di Granada e la Sierra Morena a nord di Cordova. La regione ha un passato storico di grande rilievo perchè fu per circa sette secoli (dall’ottavo secolo al quindicesimo) sotto la dominazione araba che creò i famosi califfati di Cordova, di Siviglia, di Granada. In queste tre città troviamo le vestigia più significative, per il valore storico ed artistico, della civiltà araba che prosperò in quelle terre dall’alto medioevo fino alla fine del 1400. In Andalusia si fronteggiarono, ma convissero anche lungamente le tre Religioni monoteiste: Ebrea, Mussulmana, Cristiana. In particolare gli Ebrei mantennero un buon rapporto civile e commerciale con gli Arabi ed i Cristiani fino a quando non fù costituito il tribunale del Santo Uffizio che perseguitò,condannò e costrinse all’esilio verso l’Europa centro-orientale la grande massa di Ebrei insediati da secoli in Spagna, in particolare in Andalusia.&lt;br /&gt;Un viaggio in terra andalusa è di grande interesse perchè permette di conoscere e apprezzare l’arte e i monumenti storici arabi insieme con le tracce( più modeste) lasciate dagli Ebrei che vivevano nelle Juderias(quartieri oghetti ebraici) ed infine la sovrapposizione delle opere cristiane che tentavano in qualche modo di cancellare o, almeno, nascondere l’esistente, senza riuscirci, per fortuna.&lt;br /&gt;Granada fu l’ultimo califfato di Spagna a capitolare lo stesso anno in cui fu scoperta l’America(1492) e qui troviamo il gioiello architettonico più importante della presenza araba in Spagna: l’Alhambra o cittadella fortificata. &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SVvRd6MMYqI/AAAAAAAAAFg/WTEKOusoFYo/s1600-h/alhambra.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5286048899416220322" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SVvRd6MMYqI/AAAAAAAAAFg/WTEKOusoFYo/s200/alhambra.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Fu costruita tra il tredicesimo e quattordicesimo secolo. Accoglieva, oltre al Califfo, i più alti dignitari di Corte. La collina su cui sorge l’Alhambra è molto ricca di vegetazione che forma un parco naturale in cui la cittadella è incastonata. Le mura intorno alla cittadella si snodano per oltre tre chilometri e sono interrotte da numerose torri. Oggi sono rimaste ventidue ma originariamente se ne contavano trentadue.&lt;br /&gt;Vicinissimo all’Alhambra è il complesso Generalife, residenza estiva o di fine settimana del Califfo, certamente più modesta, ma ugualmente suggestiva. Graziosi sono i giardini arabi con piccoli laghetti artificiali e getti d’acqua zampillanti lungo i bordi con effetto scenico notevole.L’acqua è sempre in grande evidenza nelle costruzioni arabe e nel complesso Generalife e Alhambra scorre in grande quantità, senza riciclo, perchè gli Arabi la raccoglievano dai vicini monti della Sierra Nevada e con un canale artificiale lungo più di sei chilometri la portavano nella cittadella fortificata ed ancora oggi questa rete di adduzione è perfettamente funzionante. L’acqua, provenendo da alte quote,ha una naturale pressione di caduta, zampilla dai numerosi getti con forza verso l’alto con ritmiche oscillazioni , ora più alte, ora più basse, a formare archi argentei, cangianti nella forma e nella lunghezza. &lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5286049700494559442" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SVvSMicJyNI/AAAAAAAAAFo/AV4Jv2_LfT4/s200/gardens_of_the_generalife.jpg" border="0" /&gt;In fatto di ingegneria idraulica gli Arabi potevano insegnare a molti.In un patio del Generalife c’è un tronco di cipresso rinsecchito, vecchio di molti secoli, intorno al quale fiorì una terribile leggenda andalusa narrataci dalla guida spagnola.Il cipresso fù testimone di un amore illecito tra la Regina ed un Cavaliere. Il Califfo, conosciuta la tresca, non sapendo il nome del Cavaliere, ma conscendo la famiglia da cui veniva, invitò ad una festa tutti i maschi di quella famiglia e li fece uccidere tutti (erano trentasei) per essere certo di eliminare il colpevole.Poi la Regina fu immersa nel piombo fuso. La leggenda viene raccontata anche in altre versioni, ma il fatto di sangue è storia ed una targa vicino al cipresso ne è la memoria. Breve è il tragitto a piedi dal Generalife ai palazzi detti Nazari(dal nome di famiglia dei Regnanti) dell’Alhambra.&lt;br /&gt;L’Alhambra è un’opera unica, originale, un esempio irripetibile, di straordinaria espressione artistica dei popoli Arabi nel continente Europeo.Visitando gli splendidi saloni,i cortili, l’Harem si passa da una meraviglia all’altra senza soluzioni di continuità. Autentici gioielli architettonici sono la sala degli Ambasciatori, la sala della Regina, l’Harem, il cortile dei Leoni, il cortile del Mirto, la sala delle due Sorelle,la sala del Riposo. Nell’Harem vivevano le donne del Califfo, che erano per lo meno quattro mogli e quindici concubine. La moglie che per prima partoriva un figlio maschio diventava Regina ed occupava la stanza della Regina.&lt;br /&gt;Gli elementi architettonici che fanno la bellezza di questi luoghi sono ,oltre le slanciate colonne di marmo, gli archi che si presentano in forme molteplici: archi a ferro di cavallo, archi a tutto sesto, archi polilobati, archi sfaccettati a stalattite,archi multipli con incrocio intrecciato. Le pareti sono ricoperte di ceramiche ornamentali con quattro colori fondamentali: rosso come simbolo del sangue, azzurro come il cielo d’Arabia, verde che ricorda l’agricoltura, giallo oro la ricchezza. Bisogna ricordare che la ceramica fu introdotta dagli Arabi nei Paesi Europei. Nella parte alta delle pareti si ammirano incisioni finemente ricamate (arabeschi) ricavate da un impasto povero fatto di polvere di marmo, alabastro, stucco.&lt;br /&gt;Le incisioni nascono da una mescolanza di motivi floreali, motivi geometrici, iscrizioni arabe che ripetono frequentemente l’aforisma: nessuno è più grande di Dio. Originariamente queste iscrizioni erano tinte in azzurro cupo ed il colpo d’occhio era ancora più suggestivo. Del colore originario si vede ora solo qualche traccia.&lt;br /&gt;Nel cuore dei padiglioni dell’Alhambra fu costruito, dopo la caduta del Califfato di Granada, il palazzo di Carlo quinto in stile rinascimentale, con ampio cortile interno colonnato a cerchio, che in altro luogo avrebbe potuto essere apprezzato diversamente,ma, proprio qui, all’Alhambra, rappresenta una imperdonabile violazione e profanazione dell’arte e della cultura araba. Chi visita l’Andalusia dovrà abituarsi a ripetuti tentativi dei Cristiani di sopraffare e cancellare queste espressioni d’arte che sono patrimonio di tutta l’umanità. Su una collina antistante l’Alhambra si distende quello che nel passato lontano era il quartiere arabo dell’Albaizin, ancora ben conservato, con il suo dedalo intricato di vicoli e vicoletti, i balconcini in ferro battuto ricoperti di fiori, i piccoli giardini-pergolato(in arabo karma), che poi presero il nome di Carmen, che ancora oggi vuol dire casa-giardino. In queste piccole abitazioni a due livelli le famiglie vivevano al piano inferiore l’estate (ambienti più spaziosi non esposti al sole) ed al piano superiore l’inverno (ambienti più stretti esposti al sole).&lt;br /&gt;Un pò più in alto dell’Albaizin le case-grotta abitate nei secoli dai gitani o zingari.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SVvSu2zpPvI/AAAAAAAAAFw/beT_CeMJn4M/s1600-h/sierra+nevada.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5286050290077351666" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 150px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SVvSu2zpPvI/AAAAAAAAAFw/beT_CeMJn4M/s200/sierra+nevada.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La Sierra Nevada, a sud-est della città, innevata per alcuni mesi all’anno, con le sue vette che raggiungono i 3300-3400 metri, costituisce una corona impareggiabile per la città e per l’Alhambra, in particolare. C’è una strada, percorribile in macchina, che ti porta dopo 35 chilometri sulla vetta del monte Veleta (3390), da dove si può vedere il Mediterraneo e l’Africa a Sud e l’Atlantico ad Ovest. E’ una delle strade più alte d’Europa.&lt;br /&gt;La città di Granada somiglia a tante altre città dell’Europa meridionale, ma ha una caratteristica particolare, come, del resto, anche Cordova e Siviglia: gran parte delle strade e stradine sono ornate con alberi d’arancio, più di rado di limone. Da Dicembre a Maggio gli alberi sono carichi di frutti (nessuno li coglie) e si può immaginare l’effetto di colore verde e giallo che accompagna le vie cittadine. Può anche capitare che mentre passeggi un’arancia, ormai matura, ti cada addosso! Ed il profumo di fioritura delle zagare in Aprile-Maggio non potrai più dimenticarlo. Non si può lasciare Granada senza ricordare che Garcia Lorca, uno dei grandi della poesia di questo secolo, nacque a Granada (Fuente Vaqueros) ed a Granada fu fucilato dalle forze di repressione franchiste nel 1936.&lt;br /&gt;Due ore di macchina per 170 chilometri di comoda strada nazionale ti portano a Cordova sul fiume Guadalquivir. Hai ancora negli occhi lo spettacolo senza fine di uliveti che ti accompagnano per decine e decine di chilometri da Granada a Cordova ordinati in filari perfetti sulla terra rossa e glabra delle colline andaluse.&lt;br /&gt;Gli olivicultori di queste terre hanno un pesante contenzioso con la Comunità Europea perchè la quota assegnata è di seicentomila tonnellate e la produzione è oltre un milione di tonnellate!&lt;br /&gt;A Cordova ti accoglie un maestoso ponte romano di epoca Augustea e subito dopo i resti di una porta romana. Muovendo verso sinistra, oltre il fiume, si trova la porta di Almodovar, opera araba, e,di fronte, il monumento a Seneca, il filosofo romano consigliere di Nerone, che nacque a Cordova. Anche Averroè, grande filosofo arabo, fu cittadino di Cordova. Nella stessa area troviamo la Moschea (Mezquita), opera gigantesca e di assoluto valore artistico che gli Arabi eressero nel corso dei secoli ottavo e nono. Dall’esterno appare come una fortezza, massiccia, con torrioni alti ed i caratteristici merli arabi a forma di camino che sembrano tanti folletti incappucciati.&lt;br /&gt;Copre una superficie assai vasta, pari ad almeno tre campi di calcio (24000 metri quadrati). Dalla porta del Perdono si entra nel grande cortile, patio degli Aranci, che è un vero e proprio aranceto. Quando si entra nella Moschea si resta senza fiato nel vedere la miriade di colonne di marmo che compongono l’interno della Moschea. Originariamente le colonne erano circa mille. Oggi sono ottocentocinquanta perchè i Cristiani ne abbatterono una parte per costruire al centro della Moschea una Cattedrale cristiana in stile gotico. Ogni due colonne sorreggono un doppio arco: l’nferiore a ferro di cavallo, il superiore a tutto sesto. Gli archi sono costruiti con cunei di pietra arenaria bianca alternati a cunei fatti di mattoni rossi. L’effetto di prospettiva dei colonnati è ineguagliabile. Dovunque si pone il visitatore ha davanti a sè una fuga senza fine di archi e colonne che sembrano moltiplicarsi all’infinito. Nel lontano passato le navate erano ben undici! La luce filtrata e ovattata in una penombra perenne&lt;br /&gt;contribuisce a creare un’atmosfera mistica. Ad una estremità del tempio, suppongo in direzione della Mecca, c’è una nicchia detta Mirhab, dove i fedeli si raccoglievano in preghiera. E’ un luogo di straordinaria bellezza architettonica e decorativa. Puoi ammirare gli archi polilobati, i mosaici dorati, le decorazioni che sembrano merletti finissimi. Non c’è dubbio che gli artisti che lavorarono alla Moschea avevano una autentica ispirazione religiosa.&lt;br /&gt;Dopo il 1400, quando Cordova fu riconquistata dai Re cristiani, alla grande Moschea furono inferte ferite gravissime, frutto dell’intolleranza religiosa. Lungo le pareti perimetrali del tempio furono costruite numerose cappelle in pesante stile barocco-spagnolo, dove si affastellano colori, fregi e decorazioni,che creano un contrasto insanabile con il tempio islamico, costruito proprio quando l’Europa era immersa nel più totale oscurantismo&lt;br /&gt;(800-900 dopo Cristo). Al centro della Moschea sorge come d’incanto una bella Cattedrale in stile gotico, che però non può cancellare la stridente dissonanza con l’ambiente circostante. Anche il minareto subì guasti irreparabili. Fu costruita attorno ad esso una torre campanaria che domina dall’esterno tutta la Mezquita. Il quartiere ebraico (ghetto o juderia) è proprio accanto al tempio mussulmano e per secoli gli Ebrei vissero in armonia con la società araba fino all’arrivo della Santa Inquisizione cristiana che fece piazza pulita degli Ebrei, disperdendoli per tutta l’Europa.Nella juderia sono piccole case bianche con un minuscolo ingresso rivestito di antiche ceramiche. Sul fondo un cancello artistico di ferro battuto che lascia intravedere un patio con fiori e colonne, spesso una piccola fontana al centro. Le stradine sono vicoli intrecciati come in un labirinto e ricordano un pò il nostro vicolo “baciadonne”. Oggi la juderia è abitata da famiglie spagnole.&lt;br /&gt;Anche le strade di Cordova sono tappezzate di verdi alberi d’arancio od anche di limone. Cordova è facilmente raggiungibile anche in treno da Madrid con l’alta velocità. Poi 140 chilometri di bella autostrada e sei a Siviglia. Per alcuni aspetti Siviglia presenta molte analogie con Cordova e Granada. Anche qui troviamo strade e viali ornati con alberi di arancio e limone o quegli alberi sconosciuti con strani e bellissimi fiori viola. C’è il quartiere ebraico (la juderia) con i caratteristici patii, le ceramiche, le fontanine, i fiori. L’Alcazar, costruzione del dodicesimo secolo, è un’opera architettonica con molti punti di contatto con l’Alhambra per la presenza di archi decorazioni,soffitti a volta, di legno di cedro finemente intarsiato, ed un vasto giardino all’italiana.Parlando di Siviglia non si può dimenticare la torre detta la Giralda che era originariamente un minareto della Grande Moschea.&lt;br /&gt;Oggi è una torre campanaria alta circa ottanta metri, visibile da ogni punto della città, vicina alla grandiosa Cattedrale&lt;br /&gt;in stile gotico che ha totalmente cancellato e sostituito la Grande Moschea. La Giralda è anche immortalata nei racconti intitolati L’Alhambra, scritti dall’americano Washington Irving che visitò l’Andalusia nella prima metà del secolo scorso e fece conoscere la storia e la poesia di questa terra incantata. Non lontano dalla Giralda c’è la Plaza de Toros dove si consumano le più terribili crudeltà nei confronti del toro in nome di un falso spirito agonistico. E’ una tradizione, e,purtroppo, le tradizioni non si toccano. La Plaza de Espana, monumentale opera moderna, in stile mudejar,&lt;br /&gt;fu costruita per l’Expò del ‘29, ha una pianta semicircolare, con un raggio di 200 metri. E’ un trionfo del mattone rosso e della ceramica figurativa (sono rappresentate scene di storia delle più importanti città spagnole) . Purtroppo la piazza ha già subito danni e insulti notevoli per la stupidità di chi non ha rispetto per l’arte. Nè si può tacere che in questa città nacque l’imperatore Traiano.&lt;br /&gt;Soprattutto Siviglia è il placido scorrere del maestoso Guadalquivir,arricchito sulle sponde da lussureggianti buganvilles. Siviglia è la Torre de Oro, che nei secoli passati era punto d’approdo per le navi che risalivano la corrente del fiume, provenienti dalle lontane Americhe e raccoglieva le preziose mercanzie che arrivavano dal Nuovo Mondo. Siviglia è l’ irruzio ne improvvisa in un caldo pomeriggio di una Domenica di Maggio, di gruppi di studenti unversitari, in costume andaluso sulla piazza del Trionfo davanti alla Cattedrale, al suono di tante chitarre che accompagnano canti goliardici per festeggiare la fine dell’anno accademico circondati da una folla plaudente. Siviglia è il convento di Nostra Signora de las Cuevas, dove soggiornò Cristoforo Colombo per uno-due anni e sopravvive ai bizzarri padiglioni dell’Expò ‘92 che lo circondano e sono già inutilizzati e quasi fuori gioco rispetto alla vita della città. Siviglia è il tassista esuberante ed amicone, che familiarizza subito con te e ti indica un localino (il Callejon), dove si mangiano veramente i più gustosi revueltos di Andalusia, e ti sorprende rivelando che è tifoso della Juve, la quale, a sentir lui, farà “cinco goals” al Real Madrid nella imminente sfida calcistica europea. Siviglia è la città allegra, ridente, passionale del flamengo e del paso doble. In una parola Siviglia è un pò la Napoli di Spagna!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-2264204011821219772?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/2264204011821219772/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=2264204011821219772' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/2264204011821219772'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/2264204011821219772'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/12/andalusia-lembo-di-europa-poco.html' title='Andalusia, Lembo di Europa Poco Conosciuto, crocevia di grandi civiltà’'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SVvRd6MMYqI/AAAAAAAAAFg/WTEKOusoFYo/s72-c/alhambra.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-2464174455273442879</id><published>2008-12-30T15:49:00.002+01:00</published><updated>2008-12-31T21:06:56.445+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Cronache anticolane: Giacinto e Francesco</title><content type='html'>Correvano gli ultimi anni del milleottocento. Giacinto e Francesco, amici da sempre, erano in servizio militare di leva a Torino, ben lontani dal paese natio, Anticoli di Campagna.La nostalgia di casa era attenuata in parte dalla possibilità di intrattenere un rapporto epistolare che solo Giacinto poteva gestire perché Francesco era analfabeta.In realtà Francesco aveva frequentato la seconda elementare e non aveva alcuna familiarità con la penna e la lettura. Del resto era quella una condizione molto comune tra la gente per tanti motivi. In particolare bisogna ricordare che non esisteva l’obbligo scolastico e, nelle famiglie, due braccia per lavorare erano più utili di una penna e di un libro per imparare, tanta era la miseria con cui fare i conti ogni giorno. A 7-8 anni i bambini erano preziosi per pascolare e accudire, in generale, gli animali domestici. Così Giacinto, circa una volta la settimana, scriveva a casa per sé e per Francesco e, sempre una volta la settimana, leggeva le lettere che arrivavano, se arrivavano, da Anticoli per lui e per Francesco. Il servizio militare durava almeno due anni e le licenze venivano date con il contagocce.&lt;br /&gt;Giacinto quando sentì chiamare il suo nome da parte del furiere della caserma capì che era arrivato il suo turno per la licenza e fece salti di gioia. Era una licenza “sette più due” e gli sembrò di toccare il cielo con un dito. Cercò Francesco e gli comunicò la grande(per lui) notizia. Francesco nascose la sua invidia e fece buon viso alla felicità di Giacinto. In fin dei conti poteva averne anche lui un vantaggio perché poteva mandare notizie ad Anticoli e riceverne dai suoi cari. Certo per il viaggio bisognava affrontare notevoli disagi ma erano ampiamente compensati dal ritorno in famiglia, sia pure per pochi giorni. Si viaggiava con il treno a vapore Torino-Roma e poi da Roma ad Anagni, e da qui a piedi fino ad Anticoli per una strada sterrata e polverosa, percorsa solo da rare carrozze trainate da cavalli per il servizio postale o per il trasporto di signorotti locali, muli con la legna o il carbone sulla groppa, seguiti dai carbonari e qualche “barozza” da carico di lavoro tirata faticosamente da una “vetta” (coppia) di buoi (portavano pietre da costruzione dalla cava al cantiere, rena o pozzolana). In pratica non bastavano 24 ore per fare il viaggio Torino-Fiuggi! Quelli erano i ritmi di vita e di lavoro della società contadina dell’epoca non confrontabili con i ritmi ed i tempi convulsi e frenetici della vita odierna. Giacinto trascorse in famiglia e con gli amici la sua settimana di libertà. Vide anche i genitori di Francesco che alla fine della licenza gli consegnarono una pizza di ricotta e dieci uova fresche da portare al figliolo militare a Torino. Era una calda e afosa giornata di Luglio e Giacinto, dopo aver indossato la pesante divisa grigio-verde da fantaccino e salutato i genitori&lt;br /&gt;si incamminò di buon mattino verso la macchia grande di castagni che copriva gran parte della valle ai piedi di Anticoli e ben conosciuta per le sorgenti di acqua dello “spelacato”(attuale Bonifacio ottavo) e della “cavata”(attuale Anticolana).Nessuno aveva ancora pensato allo sfruttamento di quelle sorgenti che gli stessi paesani consideravano benefiche per la salute. Qualcuno ne prendeva per sé caricando l’acqua con l’asino e le donne di casa si recavano talvolta alle sorgenti per fare il grande bucato!&lt;br /&gt;Giacinto aveva fretta e non si fermò a bere un po’ d’acqua ma proseguì per il quarto di Anagni ,raggiunse le “prata” e già il sole cocente cominciava a farsi sentire. Superò Campitelli-Colle Borano e si lanciò con passo lesto per la discesa verso San Filippo. Sudava e cominciava a sentire sete. La polvere della strada gli seccava sempre più la gola&lt;br /&gt;né c’era speranza di lì in avanti di trovare un po’ d’ombra od una fontanella per rinfrescarsi. Pensò che un ovetto, ancora fresco, poteva dare a lui un po’ di refrigerio e non sarebbe dispiaciuto a Francesco più di tanto. C’erano sempre tutte le altre uova e la pizza per lui. Prese in mano un uovo con delicatezza e lo batté su di un sasso:”toc-toc”. Una piccola breccia si aprì sul vertice. Ripetè analoga operazione sull’altra estremità dell’uovo, l’ appoggiò leggermente sulle labbra secche ed in un baleno il contenuto scivolò giù per la gola con un rumore impercettibile: ”glu-glu”. Percorse poche centinaia di metri e la sete si faceva sentire più di prima. Quasi come un automa ripeté l’operazione precedente una, due, tre, quattro volte(toc-toc, glu-glu, toc-toc, glu-glu) e fu sorpreso di vedere che le uova si erano dimezzate. Stava meglio con la sete ma la fame non era appagata. Si sedette su un muricciolo, si asciugò il sudore sulla fronte con il dorso della mano e poi strappò l’involucro di carta che avvolgeva la pizza di ricotta.&lt;br /&gt;Un profumo tentatore lo avvolse e lui addentò senza pensarci due volte il dolce affidatogli dalla mamma di Francesco Ormai non era più possibile presentarsi a Torino con il dolce morsicato e le uova dimezzate. Tanto valeva mangiare il dolce e bere le uova fino in fondo, che poi una scusa l’avrebbe trovata&lt;br /&gt;per salvare la faccia con Francesco. E’ quello che fece senza fatica : un boccone di dolce e un ovetto trangugiato di fila fino ad esaurire tutte le scorte. Anzi, accontentò anche un “barozzaro “ che passava di là e guardava con un pizzico di invidia quel giovanotto intento a banchettare. Gli offrì un pezzo della torta. Il “barozzaro “gradì molto la generosità a buon mercato, salutò e riprese il suo cammino con rinnovata lena. Giacinto continuò la sua opera manducatoria ed un sonoro rutto segnò la fine del lauto pasto. Si riposò qualche minuto sul ciglio della strada e poi ricominciò a camminare verso la stazione di Anagni, non più tanto lontana. Il suo passo si era un pochino appesantito ed anche un po’ di sonnolenza si faceva sentire. Per fortuna la fatica era pressoché terminata ed il viaggio fino a Torino fu quasi piacevole perché dormì gran parte del tempo. Arrivato a Torino lo assalì prepotente il pensiero di Francesco il quale fiducioso aspettava qualcosa di buono da mangiare da parte della mamma. ”Me tengo dà ‘nventà na bucìa” pensò Giacinto. Detto e fatto. Appena Francesco gli venne incontro per salutarlo Giacinto astutamente anticipò le domande e disse:” ‘Ncecco, le cagline ‘n’hanno fatto le ova, i mammuta ‘ntè pututo preparà gniente!” “Vabbè sarà pe’ nnara vota!” si rassegnò dispiaciuto Francesco. che chiese al suo amico di scrivere una lettera a casa in cui voleva esprimere la delusione perché non aveva ricevuto quello che aspettava e che aveva anche promesso al sergente maggiore. Giacinto si trovò costretto, suo malgrado, a scrivere qualche bugia per nascondere la marachella a Francesco e rassicurare allo stesso tempo i genitori i quali pensavano che il pacco fosse arrivato a destinazione.E così nella lettera Giacinto ringraziava mamma e papà per il dolce squisito di ricotta e per le uova fresche che anche il sergente maggiore aveva gustato! Un giusto ringraziamento andava a Giacinto che aveva portato a destinazione il prezioso pacco “sano e salvo”!!! Poi la notte successiva Giacinto non riusciva a prendere sonno ripensando soprattutto alla lettera. La pizza e le uova erano una tentazione; il caldo, la fame, la sete, il lungo cammino a piedi per oltre 20 chilometri avevano fatto il resto, ma quello che gli sembrava insopportabile era l’insistenza nella bugia, nella quale aveva coinvolto anche i genitori di Francesco che, con tanta fiducia, si erano rivolti a lui per mandare qualcosa al figlio militare. Gli apparve come un gesto di cui vergognarsi. Avrebbe voluto avere ancora in mano quella lettera per farla in mille pezzi. Ma era troppo tardi per recuperarla perché era già partita. Il giorno seguente, appena fu possibile, cercò Francesco e gli raccontò tutta la verità. Sapeva di averla fatta grossa specialmente con la mamma ed il papà di lui e chiedeva di essere capito e perdonato. Francesco non si sarebbe mai aspettato di essere così imbrogliato dal suo migliore amico. Fu preso da una rabbia incontenibile e d’istinto avrebbe voluto picchiare il colpevole. Poi pensò che il silenzio può colpire più delle mani e per alcuni giorni stette a “mucco tosto” senza rivolgere più il saluto a Giacinto. Passati i bollenti spiriti Francesco cercò Giacinto ed insieme decisero di scrivere una lettera di spiegazione ai genitori di Francesco. Giacinto fu ben felice di riparare in qualche modo all’imbroglio birichino. Spiegò come erano andate le cose e chiedeva umilmente scusa. L’amicizia tra Francesco e Giacinto si rinsaldò perché dopo la naia Giacinto, già bravo suonatore nella banda musicale anticolana insegnò a Francesco l’uso del bombardino e così la banda di Anticoli acquistò un secondo solista altrettanto bravo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;on era appagata. Si sedette su un mur&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-2464174455273442879?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/2464174455273442879/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=2464174455273442879' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/2464174455273442879'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/2464174455273442879'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/12/cronache-anticolane-giacinto-e.html' title='Cronache anticolane: Giacinto e Francesco'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-2748284562980499052</id><published>2008-12-27T21:09:00.002+01:00</published><updated>2008-12-31T21:07:20.731+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Cronache anticolane: il Barbiere di Siviglia</title><content type='html'>La folla aspettava impaziente l'inizio della esibizione della banda musicale di Anticoli di Campagna nella Piazza Santa Maria Maggiore di Alatri. Era iniziata la parte finale del torneo di musica operistica tra le bande musicali del basso Lazio, che quell'anno si svolgeva ad Alatri, in occasione della festa del santo Patrono e la gara musicale rappresentava il momento saliente della festa stessa.&lt;br /&gt;Molta gente era accorsa anche dai paesi vicini e la piazza era stipata fino agli angoli più remoti. Si erano già esibite le bande di Alatri, Ferentino, Veroli, Cassino, Sora, Pontecorvo, Amaseno, Ceccano, Paliano. Il fior fiore delle bande musicali era presente e grande era l'attesa per l'epilogo della manifestazione e la proclamazione della banda vincitrice. La banda di Anticoli tardava a salire sul palco perchè non era al completo. Mancava mastro Giacinto ( Nardi ) che suonava il filicorno-baritono ( volgarmente detto bombardino) e per il brano in programma era l'elemento chiave perché eseguiva un pezzo come solista. Il maestro aveva dato appuntamento a tutti per le 20 e trenta ed alle 21 mancava ancora all'appello mastro Giacinto, di solito sempre puntuale. Nessuno dei musicanti aveva sue notizie. Dopo l'esibizione pomeridiana di tutte le bande per la prima parte della competizione Giacinto, pur sapendo che l'appuntamento serale era per le 8 e mezzo, era sparito inghiottito dai vicoli circostanti la piazza. Il maestro disperato incaricò due anticolani che seguivano la banda di cercare Giacinto e portarlo di corsa in piazza. I due si allontanarono rapidamente e cominciarono a chiamare con voce stentorea:"Giacintooo, Giacintoo!" La loro voce rimbalzava da un muro all'altro delle viuzze del centro storico senza trovare risposta. Scesero verso porta S. Francesco, risalirono verso il trivio e non si stancavano di chiamare. Arrivarono fino a Civita ma di Giacinto non c'era traccia. Dove si era cacciato? Ridiscesero al trivio e puntarono verso porta S. Pietro. Mentre andavano trafelati, uno dei due, Biagio, si ricordò che Giacinto aveva un debole per il vinello di "Caiano" e delle "Piagge" ( il migliore vino di Anticoli) e allora si misero a cercare nelle osterie.&lt;br /&gt;Non lontano da porta San Pietro c'era una osteria aperta. Entrarono in un ambiente fumoso, illuminato dalla debole e tremolante luce di una lampada a petrolio. Da una parte c'erano 4 avventori in piedi che giocavano alla morra. Un gioco molto in voga a quei tempi. I numeri urlati a gran voce risuonavano nella saletta: quattro, sette, morra, tutta!" Le dita aperte sul numero evocato si incrociavano freneticamente davanti ai giocatori, quasi fosse un duello ai ferri corti senza quartiere. L'abilità del giocatore era quella di prevedere ad ogni giocata il numero delle dita aperte dall'avversario, che, sommate alle proprie dita aperte, doveva corrispondere al numero gridato con tutto il fiato in corpo e, così, si segnava un punto a favore. In fondo seduto ad un lungo tavolo c'era Giacinto che fissava un bicchiere pieno di vino davanti a sé. Accanto al bicchiere riluceva l'ottone del bombardino che era appoggiato verticalmente sul piano del tavolo come un piccolo monumento.&lt;br /&gt;"Giaci'!" l'apostrofò Biagio, "tutta la piazza te sta aspettà'; arizzete i ve' cu' nosco (alzati e vieni con noi)."&lt;br /&gt;'Ncecco (compagno di Biagio) rincarò la dose:" Quante fugliette (mezzi litri) te si sculate?" Giacinto non rispose ma provò ad alzarsi. Si sollevò dalla panca di legno appoggiando i gomiti al tavolo e ricadde subito giù. Le gambe non lo sostenevano.&lt;br /&gt;" Le zampe nun t'ariggeno, cumme fai a suna' iu Barbiere?" disse preoccupato Biagio.&lt;br /&gt;Giacinto aprì bocca e biascicò:" iu Barbiere nun se sona cu' le zampe, se sona cu' la vocca! I doppo, si propria lu vo' sape', la musica la tengo tutta ecchi dentro" e così dicendo si battè con forza la fronte con il palmo della mano aperta. I fumi del vino non avevano intorpidito il suo spirito pungente. "Paghimo iu cunto i ce 'ne imo" sentenziò Biagio.&lt;br /&gt;Presero Giacinto sottobraccio e si avviarono verso la piazza. " So' perso iu bumbardino!" esclamò Giacinto. Lo strumento musicale era rimasto sul tavolo dell'osteria. 'Ncecco si precipitò indietro e lo ritrovò dove l'avevano lasciato. Biagio e 'Ncecco faticarono non poco per accompagnare Giacinto che incespicava ad ogni piè sospinto. In piazza Santa Maria Maggiore la banda di Anticoli era già schierata sul palco. Il maestro vide in quali condizioni pietose si era ridotto Giacinto, il suo migliore solista, e gli gridò tutta la sua rabbia:" Pagherai cara la figuraccia che ci fai fare questa sera!" Giacinto implorò il maestro di farlo suonare:"Mae', la parte meia la saccio a memoria, nun me serve manco iu spartito!"&lt;br /&gt;Il maestro sapeva molto bene che l'eventuale sostituto era molto al di sotto della bravura di Giacinto. E d'altra parte chi gli garantiva che Giacinto, ubriaco fradicio, avrebbe potuto portare a termine il suo compito musicale? E se Giacinto, pure ubriaco, aveva ragione?&lt;br /&gt;Riflettè un istante e prese la decisione più azzardata. "Giacinto, vai al tuo posto" disse asciutto e rivolgendosi a 'Ncecco e Biagio aggiunse:" e voi due tenetelo in piedi fino alla fine del concerto." Biagio e 'Ncecco si misero, come due angeli custodi, uno a destra, uno a sinistra di Giacinto tenendolo per la giacca. Non era facile tenerlo in equilibrio perché Giacinto oscillava non solo di lato ma anche in avanti ed indietro minacciando di travolgere anche il leggìo sul quale era sistemato lo spartito. Un po’ divertito ed un po’ smarrito si guardò intorno. Il palco e la piazza gli apparivano come un immenso carosello che girava vorticosamente intorno a lui, sovrapponendo luci ed ombre e si accorse che tutti i componenti della banda non avevano occhi che per lui e non nascondevano la loro preoccupazione. In qualche modo Giacinto sistemò in braccio il suo bombardino, strumento piuttosto ingombrante, accennò alcune note di prova e si preparò al segnale di inizio del maestro. Il primo brano in programma era la sinfonia della Semiramide di Rossini. Poi seguì un brano della Butterfly di Puccini. La banda svolse il suo compito con diligenza, con buona armonia di assieme, senza stecche né sbavature e Giacinto, pur dondolando sul palco, con le note del pentagramma che gli danzavano sotto gli occhi, partecipò senza sbagliare una nota o un attacco. Il maestro aveva occhi ed orecchie solo per mastro Giacinto per la paura di qualche sonora stecca. Il pubblico seguiva con interesse l'esecuzione, applaudiva tiepidamente alla fine di ogni brano, ma guardava con curiosità quell'omino baffuto in fondo al palco che suonava mentre il suo corpo pendeva da ogni parte come la torre di Pisa. Avevano capito che aveva una grande sbornia e si aspettavano una grande gaffe da un momento all'altro. Si arrivò senza danni all'ultimo brano della banda anticolana: alcuni pezzi del Barbiere di Siviglia ed in finale la cavatina "La calunnia è un venticello" in Si bemolle che doveva essere suonata da Giacinto come solista di bombardino (nome tecnico filicorno-baritono). Quando il maestro gli diede il segnale di entrata Giacinto chiuse gli occhi per concentrarsi meglio e cominciò a suonare come solo lui sapeva fare. La mano destra scorreva agile e leggera sopra i tasti e le note fluivano armoniosamente come una cascata d'acqua cristallina. Gli spettatori ascoltavano in religioso silenzio incantati da tanta bravura. Alla fine dell'esecuzione la folla scoppiò in un applauso fragoroso che si trasformò in una ovazione. Giacinto, ispirato da Bacco, aveva suonato come mai gli era capitato prima. Il maestro, commosso, lo abbracciò e lo portò al proscenio a raccogliere i consensi di tutta la piazza. Un solista ubriaco aveva portato al trionfo la banda di Anticoli e grazie a lui si aggiudicava il torneo musicale di Alatri. "E' proprio vero che la classe non è acqua, ma, talvolta, Santo Dio, può essere vino!" esclamò estasiato il maestro.&lt;br /&gt;Mai commento fu più appropriato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-2748284562980499052?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/2748284562980499052/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=2748284562980499052' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/2748284562980499052'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/2748284562980499052'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/12/cronache-anticolane-il-barbiere-di.html' title='Cronache anticolane: il Barbiere di Siviglia'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-3457515140714088221</id><published>2008-12-26T10:42:00.005+01:00</published><updated>2008-12-26T18:41:23.509+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Cronache anticolane in terra di Russia (Dicembre1942)</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SVUW2lfMKEI/AAAAAAAAAFQ/Cbw-ANPRvWM/s1600-h/alpini1.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5284154864820824130" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 161px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SVUW2lfMKEI/AAAAAAAAAFQ/Cbw-ANPRvWM/s200/alpini1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il vento gelido soffiava forte e lamentoso sulla pianura sconfinata nella regione di Dnipropetrovs'k&lt;br /&gt;( nel cuore dell'Ucraina) e turbini di neve ghiacciata si levavano in aria ed avvolgevano ogni cosa rendendo ancor più precaria la visibilità, anche se era appena passato il mezzogiorno. Il turno di guardia fuori dell'accampamento militare italiano sarebbe finito alle 18, ma il povero Felicetto non ce la faceva più a resistere, le braccia e le gambe intirizzite facevano fatica a rispondere ai comandi, i piedi insensibili come due pezzi di marmo, ed una coroncina di minuscoli ghiaccioli si era formata intorno al naso ed alla bocca. La mantellina grigio-verde, leggera ed umida, avvolta intorno alle spalle e sul viso era coperta di neve e non dava alcun sollievo al senso di gelo che lo invadeva. Altre sei ore all'aperto sotto la tormenta sembravano un tempo interminabile da superare. Il pensiero andava al paese natio, agli amici sparpagliati sui vari fronti di guerra, ai genitori rattristati, alle sorelle in ansia per la sua sorte. Proprio il giorno prima aveva ricevuto una cartolina dal fronte avanzato scritta da un suo caro compagno, Silvio, fiuggino anche lui, tenente di complemento, che annunciava una sua breve visita sulla via del ritorno in patria per una licenza di studio. Doveva sostenere gli esami finali di Filosofia e Pedagogia all'Università di Roma dove era iscritto. Lo immaginava accovacciato in trincea a studiare sulle dispense nei momenti di tregua, incurante dei fischi ed esplosioni delle cannonate che piovevano intorno durante il giorno e la notte. Ricordava l'adolescenza spensierata vissuta insieme. Le corse sfrenate per le stradine polverose di Fiuggi, i primi timidi incontri con le ragazzine, le partite interminabili di pallone su a Capo le Ripe, le guerre tra bande del Colle, San Pietro, Santo Stefano, la "Terconia".&lt;br /&gt;"Felicetto, Felicetto!" Riconobbe la voce del furiere che lo chiamava avvicinandosi a lui." Il capitano cerca 12 volontari per le ronde notturne, in premio doppia razione di sigarette e cognac". Felicetto, appena ventunenne, non se lo fece ripetere una seconda volta. Era a disposizione subito, e per il premio, e per la possibilità di muoversi in compagnia, invece di restare solo ed impalato sotto le intemperie. Si correva, forse, qualche rischio in più ma l'esperienza di quei mesi di guerra lo portava ad affrontare i pericoli con rassegnata incoscienza. Troppi amici caduti accanto a lui! Troppo sangue versato sotto i suoi occhi!&lt;br /&gt;Gli spiegarono che le pattuglie erano di tre uomini, dovevano sorvegliare il vicino villaggio di Mykhaylivka ed un ampio territorio circostante, pieno di installazioni militari, dove nottetempo c'erano azioni di sabotaggio di partigiani russi. Sparatorie, esplosioni, incendi. Il Comando tedesco esigeva una pronta repressione ed affidava il servizio di vigilanza alle pattuglie italiane che dovevano alternarsi a quelle tedesche. La prima notte di perlustrazione si svolse tranquilla senza incidenti di sorta e la mattina dopo Felicetto e gli altri soldati passarono subito a riscuotere il premio promesso, prima di prendersi il meritato riposo sotto la tenda.&lt;br /&gt;"Italiaski karasciov! (Italiani buoni)" La voce gentile veniva dal vicino boschetto di betulle che si accingevano ad attraversare per raggiungere il villaggio. Una graziosa fanciulla, bionda e occhi azzurri, faceva loro cenno di avvicinarsi. Felicetto e gli altri due soldati, sospettosi e diffidenti ma incuriositi, risposero all'invito e seguirono la ragazza fino ad una modesta casetta in legno circondata da maestose betulle con i rami carichi di neve ghiacciata. L'ambiente era appena rischiarato da un tenue chiarore lunare. Un uomo anziano dalla lunga barba fluente li accolse e li fece sedere su una robusta panca di legno. Un piacevole tepore li avvolgeva insieme ad un forte odore di cavolo e cipolla che proveniva da una grossa pentola sulla stufa. La zuppa calda di cavolo fu una cena da re per tutti, arricchita da un piatto di patate lesse e pane di granturco. Felicetto ed i suoi compagni avevano completamente dimenticato il servizio di guerra che era stato loro affidato e passarono una serata allegra. Felicetto non toglieva gli occhi di dosso a Natascia che sedeva di fronte a lui e lei timidamente ricambiava le sue attenzioni. Asciugarono le fasce di feltro usate per coprire le gambe e le mantelle vicino alla grossa stufa, riscaldarono i piedi mezzi congelati e quando ripresero la strada del ritorno al campo era quasi l'alba perché il cielo già mostrava un tenue chiarore ad oriente. Il rapporto al comandante fu una grossa bugia: nulla da segnalare durante il servizio di pattugliamento! Due sere dopo era di nuovo il turno di pattuglia degli italiani e Natascia era sul limitare del bosco ad aspettare. Prese Felicetto per mano e lo condusse nella sua isba dove nonno Serghiej era affaccendato a rinforzare il fuoco nella stufa e salutò con un cenno del capo Felicetto chiamandolo "tovarisc" che vuol dire compagno. Felicetto posò il fucile, si sedette sulla panca affumicata e subito si sentì a casa, pure in terra straniera. Lo rifocillarono, lo aiutarono a togliere gli scarponi militari e lo fecero riposare su un giaciglio fatto di spoglie di granturco. Felicetto si sentiva in paradiso e dormì beato per qualche ora come non dormiva da tanto tempo. Quando tornò all'accampamento il mattino seguente seppe dai commilitoni che la stessa esperienza era capitata quasi a tutti. Avevano trovato contadini gentili che li avevano ospitati e sfamati. Per tre o quattro settimane le notti di sorveglianza italiana si svolsero sempre uguali, non all'addiaccio a perlustrare i campi, i magazzini e le postazioni militari, ma al calduccio accogliente e rassicurante delle ospitali case dei contadini ucraini. Felicetto, c'era da aspettarselo, cominciava ad avvertire un tenero sentimento di amore per quella candida fanciulla. Nel mezzo di una guerra mondiale che divampava sui continenti e sugli oceani mietendo milioni di vittime , un gruppo di ragazzi italiani, portati in terra di Russia a fare una guerra che non capivano e non condividevano, vivevano con i loro nemici una esperienza straordinaria di pace, solidarietà, fraternità. Per qualcuno anche di amore.&lt;br /&gt;Era un sentimento disinteressato e genuino che guidava i contadini russi o piuttosto una volontà mascherata per dare una mano ai partigiani russi che si muovevano solo di notte?&lt;br /&gt;I fatti erano sin troppo eloquenti. Nelle notti affidate al controllo delle pattuglie italiane le azioni di disturbo e sabotaggio nelle retrovie si susseguivano numerose, mentre del tutto tranquille erano le notti affidate alla sorveglianza tedesca. IL comando tedesco aveva sospettato qualche comportamento anomalo degli italiani, ma mai avrebbero immaginato un abbandono del servizio per fraternizzare con il nemico!! Furono messi soldati tedeschi sulle tracce delle pattuglie italiane e quando Felicetto in casa di Natascia, intento a divorare una calda zuppa di cavolo, sentì fuori un confuso vociare in tedesco e poi un energico "toc-toc" alla porta capì immediatamente la situazione. Prese la mantella, il fucile appoggiato al tavolo, e, veloce come il vento, si slanciò verso la finestra che Natascia aveva già aperto. Con un piccolo salto si ritrovò in mezzo alla neve sul lato posteriore della isba e si dileguò nel buio tra le betulle fitte del boschetto. Il giorno seguente i tedeschi chiamarono a rapporto il comandante italiano e gli comunicarono, infuriati, che tutti i soldati delle pattuglie sarebbero stati giudicati dalla corte marziale.&lt;br /&gt;Non avevano fatto i conti con i russi che stavano per sconvolgere i piani dei tedeschi. Solo qualche ora più tardi le katiuscie cominciarono a vomitare sulle linee nemiche una pioggia di razzi dando inizio all'offensiva d'inverno che costrinse a una ritirata precipitosa le truppe dell'Asse. Anche il reggimento di Felicetto fu messo in fuga. A piedi, privi di mezzi meccanizzati bloccati dal gelo (-20 fino a -30 gradi), affrontarono, tra stenti e sofferenze indicibili, una marcia lunga centinaia di chilometri. Chi si fermava per il freddo, la fame, la stanchezza, era irrimediabilmente perduto ed il ghiaccio diventava la sua tomba. Felicetto fu tra i pochi fortunati che raggiunsero dopo qualche mese il confine rumeno. Egli guardava sempre in faccia i compagni di sventura in cui si imbatteva con la speranza di rivedere un volto familiare, quello di Silvio. Non sapeva che Silvio era stato inghiottito spietatamente nella tragedia italiana in terra di Russia. Decine di migliaia di morti, tutti giovanissimi, stroncati dal fuoco nemico, dal gelo, dalle sofferenze disumane della prigionia. Come Silvio, eroi umili, misconosciuti, dimenticati, anche in patria.&lt;br /&gt;Mai nessuno di noi potrà deporre un fiore sulle loro tombe.&lt;br /&gt;Consegniamo almeno il loro ricordo alle giovani generazioni.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-3457515140714088221?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/3457515140714088221/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=3457515140714088221' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/3457515140714088221'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/3457515140714088221'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/12/cronache-anticolane-in-terra-di-russia.html' title='Cronache anticolane in terra di Russia (Dicembre1942)'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SVUW2lfMKEI/AAAAAAAAAFQ/Cbw-ANPRvWM/s72-c/alpini1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-2078478073417761502</id><published>2008-12-22T16:55:00.004+01:00</published><updated>2008-12-26T18:46:33.988+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='salute'/><title type='text'>I numeri della Vita. Grazie cuore!</title><content type='html'>&lt;div&gt;Si dice che i numeri sono aridi e noiosi. Ed è vero. Quando, però, si parla di cuore i numeri acquistano un sapore particolare perché ci fanno conoscere, o meglio, ci danno la misura di una realtà sorprendente: quanto lavora il nostro cuore?&lt;br /&gt;Se mettiamo i polpastrelli del dito indice e medio sul polso avvertiamo una pulsazione ritmica trasmessa dall’arteria radiale, che a sua volta riceve l’impulso primario dal battito cardiaco e ci informa che il sangue sta scorrendo dal centro ( il cuore) verso la periferia dove porta ossigeno e principi nutritivi. &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SVUYaFQXzuI/AAAAAAAAAFY/mbt9A2-QSYY/s1600-h/Cuore.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5284156574155656930" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 197px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SVUYaFQXzuI/AAAAAAAAAFY/mbt9A2-QSYY/s200/Cuore.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L’impulso che sentiamo sotto le dita è il risultato della dilatazione che subisce il tubicino elastico, che chiamiamo arteria, sotto la spinta a pressione del sangue lanciato in circolazione dalla contrazione cardiaca. La parete dell’arteria, dilatandosi, accumula energia di ritorno a causa della sua elasticità. Finita la spinta dell’impulso cardiaco la parete dilatata si contrae energicamente grazie alla sua elasticità ed esercita una nuova pressione sul sangue spingendolo un’altra volta verso la periferia. Il risultato finale è lo scorrimento del sangue a flusso continuo e non ad impulsi ritmici, come ci si potrebbe aspettare. L’arteria principale è l’aorta che nasce dal cuore, descrive un arco verso sinistra per poi scendere lungo il torace e l’addome fino al bacino. Qui si divide in due grandi rami arteriosi detti arterie iliache che portano il sangue agli arti inferiori.&lt;br /&gt;Ogni battito cardiaco manda in circolazione circa 70 centimetri cubici di sangue in condizioni di riposo. Se poi ci muoviamo, camminiamo, lavoriamo, facciamo sport la quantità di sangue inviata in circolo per ogni singolo battito si raddoppia, si triplica, si quadruplica. Parliamo di un cuore sano e non di un cuore malato.&lt;br /&gt;Anche il polso o battito cardiaco presenta dei valori di base con notevole variabilità da soggetto a soggetto. In condizioni di riposo la frequenza cardiaca o polso ( sovrapponibili in condizioni di normalità) può variare da 60-70 battiti al minuto fino a 80-90 battiti al minuto. Sotto sforzo la frequenza sale a 120-140 a seconda della reattività personale, delle condizioni di stress, e del grado di allenamento fino ad arrivare a160-180 battiti nelle prestazioni con massimo sforzo come ciclismo, maratona, calcio.&lt;br /&gt;Se noi assumiamo un valore base di 70 battiti al minuto in condizioni di riposo e non teniamo conto delle accelerazioni che pure ci sono nel corso della giornata nelle più disparate condizioni di lavoro e di vita relazionale possiamo calcolare un valore di 4200 in un’ora, di 100800 battiti in una intera giornata. Se arrotondiamo per difetto a 100.000 battiti in 24 ore è facile calcolare 3.000.000 di battiti al mese, 36.000.000 di battiti in un anno, 360.000.000 milioni di battiti in dieci anni. Un centenario avrà realizzato nella sua lunga vita 3.600.000.000 di battiti cardiaci. Sono tutti valori veri&lt;br /&gt;per difetto. Li abbiamo sottostimati di proposito per renderli più credibili e più aderenti alla realtà.&lt;br /&gt;Se prendiamo in considerazione le varie età della vita distinguendole con un “range” di 10 anni possiamo affermare che un ragazzo di 20 anni ha già registrato 720 milioni di battiti cardiaci, un uomo o una donna di 30 anni ha registrato 1 miliardo e 80 milioni di battiti, mentre un quarantenne raggiunge quota 1 miliardo e 440 milioni. Per età più mature avremo 1 miliardo 800 milioni di battiti per un cinquantenne. Lasciando la gioventù alle spalle, all’età di 60 anni il cuore avrà battuto 2 miliardi e 160 milioni di volte, a 70 anni i battiti saranno stati 2 miliardi e 520 milioni, a 80 anni 2 miliardi e 880 milioni, a 90 anni 3 miliardi e 240 milioni, per coronare a 100 anni un record, che oggi viene spesso superato dagli ultracentenari, di 3 miliardi e 600 milioni di battiti&lt;br /&gt;Possiamo affermare che il vero orologio biologico che scandisce il nostro tempo e la nostra vita non è tanto l’orologio temporale quanto il battito cardiaco che personalizza ed identifica il ciclo vitale di ogni essere vivente dall’embrione quando il cuore comincia a pulsare ( settima-ottava settimana nel genere umano) fino all’ultimo istante di vita.&lt;br /&gt;Ma che cosa è il battito cardiaco? Per essere semplici e chiari diremo che il battito cardiaco è la contrazione del muscolo cardiaco che fa aumentare la pressione nella camere ventricolari, destra e sinistra, piene di sangue,fa aprire le valvole che chiudono le camere e spinge il sangue, a destra, nelle arterie polmonari per assumere ossigeno nei polmoni, a sinistra, nell’aorta per distribuire il sangue ossigenato a tutti gli organi, tessuti, apparati che fanno parte del corpo umano.&lt;br /&gt;La contrazione cardiaca è generata da uno stimolo elettrico che percorre tutto il cuore, ad andamento ciclico, che si ripete autoriproducendosi, a intervalli ritmici, incessante fino alla fine del ciclo vitale. L’elettrocardiogramma è la registrazione fedele della attività elettrica del cuore che si svolge con microvoltaggi ( millesimi di 1 Volt) e ci dice se l’attività elettrica è ordinata o disordinata, ritmica o aritmica.&lt;br /&gt;Non conosciamo fino in fondo il lavoro del cuore se non consideriamo un altro parametro: la gittata cardiaca che misura la quantità di sangue espulsa dal cuore ad ogni battito. Abbiamo già detto che il valore medio della gittata cardiaca in condizione di riposo è di circa 70 centimetri cubici, che sotto sforzo possono raddoppiare, triplicare, quadruplicare a seconda della entità dello sforzo. Prendendo come riferimento il lavoro di base è facile calcolare che il cuore muove 5 litri di sangue al minuto, 300 litri in 1 ora, 7200 litri in 1 giorno, 216000 litri in 1 mese, 2 milioni 592 mila litri in 1 anno, 25 milioni 920 mila in 10 anni. Ogni 10 anni in più di età aggiungeremo 25 milioni 920 mila per conoscere la quantità di sangue messa in circolazione dal cuore a 20, 30, 40, 50, anni di età e cosi via fino ad arrivare alla veneranda età di 100 anni quando un cuore ancora non stanco avrà messo in circolazione 259 milioni 200 mila litri di sangue. In realtà i valori quantitativi del lavoro cardiaco devono essere tutti perlomeno raddoppiati perché accanto alla funzione di pompa del ventricolo sinistro c’è in eguale misura la funzione di pompa del ventricolo destro, per cui il cuore di un centenario totalizza ben 518 milioni 400 mila litri di sangue messi in circolazione.&lt;br /&gt;Se il cuore ha una funzione puramente meccanica di pompa ha ancora un senso considerarlo la sede degli affetti, dei sentimenti, delle emozioni, delle paure? Non c’è poeta che non abbia esaltato il cuore come fonte del nostro sentire. E quante canzoni uniscono nella rima cuore ed amore? Nonostante un discorso così concreto e prosaico che abbiamo sviluppato sulle funzioni fisiologiche fondamentali del cuore, dobbiamo riconoscere che il cuore è pur sempre l’organo che noi avvertiamo maggiormente coinvolto nei nostri sentimenti di amore , di rabbia, di paura, di orrore, di commozione, di entusiasmo. E’ il corrispondente più diretto dei sentimenti che si manifestano con la palpitazione, il tuffo al cuore, il cuore in gola, la “stretta al cuore”.&lt;br /&gt;Qualcuno si chiederà: quando si riposa il cuore? Il breve intervallo tra un battito e l’altro, meno di un secondo, è sufficiente per ricaricare la parte elettrica che genera lo stimolo e la parte elettrochimica che ricarica il muscolo cardiaco per una nuova contrazione.&lt;br /&gt;Siamo di fronte ad una macchina prodigiosa, geniale per semplicità strutturale ed efficacia di funzione. Ciò che desta maggiore meraviglia è la capacità del cuore di lavorare incessantemente giorno e notte, per settimane, per mesi, per anni, per decenni. Non si addicono al cuore l’orario di lavoro, la settimana lunga o corta, i diritti sindacali, lo sciopero, la rivendicazione salariale.&lt;br /&gt;E’ un lavoratore che non conosce diritti, ma solo un dovere: lavorare. Sempre!&lt;br /&gt;Fino alla fine dei nostri giorni.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-2078478073417761502?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/2078478073417761502/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=2078478073417761502' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/2078478073417761502'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/2078478073417761502'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/12/i-numeri-della-vita-grazie-cuore.html' title='I numeri della Vita. Grazie cuore!'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SVUYaFQXzuI/AAAAAAAAAFY/mbt9A2-QSYY/s72-c/Cuore.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-5959280656976981158</id><published>2008-12-16T17:56:00.002+01:00</published><updated>2008-12-26T18:35:36.629+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>In memoria di un amico</title><content type='html'>Una radicata tradizione ebraica dice che in ogni comunità di esseri umani ci sono per lo meno 36 giusti. Felicetto era certamente uno di questi: una persona giusta. Lo ha dimostrato ogni giorno nella vita privata e nella vita pubblica.&lt;br /&gt;Appena ventenne fu scaraventato sul fronte russo con migliaia di altri ragazzi innocenti a vivere e soffrire una tragedia senza fine che falciò innumerevoli vittime da una parte e dall'altra del fronte. Fu un'esperienza traumatica che incise profondamente nell'animo di Felicetto, ma anche sul corpo, se è vero che i capelli erano diventati tutti bianchi al rientro in patria e diventarono il tratto saliente ed affascinante della sua figura. Subito dopo l'armistizio dell'otto settembre del 43, a soli 23 anni capì quale era la parte giusta sul fronte di guerra, la lotta eterna tra la tirannia e la libertà. Nessuno gli aveva parlato mai di libertà, di democrazia. Era cresciuto, come tutti i giovani dell'epoca, all'ombra del credo totalitario fascista. Le tragiche esperienze di guerra gli avevano fatto capire il valore insostituibile della democrazia, della libertà. Intuì da quale parte era la giusta causa e partecipò alla guerra di Liberazione dell'Italia con gli Alleati contro i nazifascisti.&lt;br /&gt;Un pezzetto della nostra libertà di oggi lo dobbiamo a Felicetto.&lt;br /&gt;La nostra amicizia iniziò oltre 60 anni fa, io imberbe adolescente e Lui, ai miei occhi, eroico reduce di guerra. Mi affascinavano i suoi racconti avvincenti e umani, a volte anche divertenti, delle peripezie vissute in terra di Russia. La risata fragorosa, potente come una cascata d'acqua, risuona ancora amichevolmente nelle mie orecchie. Un'amicizia cementata anche da comuni interessi politici sul fronte della socialdemocrazia appena spuntata sull'orizzonte politico italiano e verso la quale Lui mi incamminò. Fu grande amico di Giuseppe Saragat che vedeva in Felicetto un pioniere, in tempi difficili, dei valori autentici di Giustizia e Libertà.&lt;br /&gt;Pubblico amministratore per un decennio, legò il suo nome alle tappe più importanti dello sviluppo turistico, economico, culturale della nostra Città. Vice Sindaco per lungo tempo e Sindaco per un anno si applicò per importanti realizzazioni in Fiuggi, dalle nuove Terme, all'impianto industriale, all'acquisto e restauro del complesso ex Grand Hotel.&lt;br /&gt;La riconoscenza dei Fiuggini non sempre fu pari al suo impegno incondizionato. Conobbe anche l'oltraggio dei tribunali, uscendone sempre a testa alta.&lt;br /&gt;I deboli, i bisognosi occupavano il primo posto nel suo animo generoso. Erano i suoi figli.&lt;br /&gt;La Congregazione dell'Immacolata beneficiò a piene mani della generosità disinteressata di Felicetto che presiedette il Comitato per la ricorrenza del terzo centenario dalla fondazione. Da consigliere della Cassa Rurale promosse efficacemente il finanziamento per i lavori di restauro della chiesa di S. Biagio anche attraverso elargizioni personali. Nel consiglio di amministrazione della banca si distingueva perché per la erogazione dei prestiti, prima ed al di là delle garanzie economiche, valorizzava lo stato di bisogno e l'intelligenza della iniziativa proposta.&lt;br /&gt;Grazie al suo istintivo amore per l'arte furono riportati alla luce gli affreschi del pittore Tosti che oggi impreziosiscono la sala del consiglio comunale, così come Egli volle la mano di fra Terenzio Barboni per dipingere la battaglia di Lepanto nella chiesa della Madonna della Vittoria.&lt;br /&gt;La sezione fiuggina degli ex combattenti era una seconda famiglia per Lui che aveva condiviso con i compagni le stesse tribolazioni in guerra. Come presidente promosse con loro la costruzione del monumento, nel cimitero, "ai caduti per la Patria".&lt;br /&gt;La partecipazione sentita di una intera città dimostra che i fiuggini hanno oggi capito a pieno la lezione di vita ed il contributo che Felicetto ha dato per il progresso di Fiuggi.&lt;br /&gt;Gli ultimi anni di dolore e di malattia furono resi meno amari dall'affetto dei parenti e degli amici. E' doveroso ricordare e ringraziare, in particolare, due amici veri che lo hanno fatto sorridere con le loro premure quotidiane: l'insegnante Pippo Pica ed il direttore bancario Biagio Terrinoni.&lt;br /&gt;Alla moglie Enrichetta, alle sorelle Pia e Gigina, alle nipoti, ai cognati tutto il nostro affetto e la nostra amicizia duratura mentre ci inchiniamo riverenti davanti alla Sua Anima benedetta e l'affidiamo alla misericordia di Dio.&lt;br /&gt;P. S. Sulla tomba c'è un epitaffio che racchiude la sua filosofia della vita: voi siete come noi fummo, noi siamo come voi sarete!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-5959280656976981158?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/5959280656976981158/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=5959280656976981158' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/5959280656976981158'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/5959280656976981158'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/12/in-memoria-di-un-amico.html' title='In memoria di un amico'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-7345757401778275563</id><published>2008-12-16T17:10:00.002+01:00</published><updated>2008-12-26T18:35:06.280+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='salute'/><title type='text'>Cronache anticolane: Robin  Hood…. con il saio.</title><content type='html'>Correvano gli anni trenta. Erano tempi duri e difficili per tutti. Nelle case non si riusciva a mettere insieme il pranzo con la cena. La disoccupazione era una piaga molto diffusa. Nelle famiglie, spesso numerose, lavorava solo il papà che portava a casa un misero salario con il quale non si faceva fronte alle tante necessità della casa. In una situazione così difficile le suore di Santa Chiara davano un valido contributo con l'asilo e la mensa scolastica per decine di bambini. La Madre Superiora aveva conservato con tanta cura quel bigliettone colorato di Mille Lire per i momenti di maggiore bisogno. E quel momento era arrivato. La lista della spesa alle botteghe di Felicetto D'Amico e di Meloni si era allungata troppo e non si poteva abusare oltre della loro pazienza, perché anche loro avevano le tratte in scadenza dei fornitori. Bontà loro, avevano aspettato alcuni mesi e prima o poi si sarebbero fatti vivi per reclamare il dovuto. La Superiora pensò che era arrivata l'ora di saldare il debito per la pasta, il pane, lo zucchero, la conserva, la mortadella, la marmellata, ricevuti per la mensa della scuola materna frequentata da tanti bambini, tutti bisognosi. Chiamò suor Virginia, che era la suora più giovane del convento di Santa Chiara e si raccomandò: "vai alla Posta e fatti cambiare queste mille lire, così ci togliamo un po’ di impicci con le botteghe." Suor Virginia non se lo fece ripetere due volte. Capì appieno l'importanza della sua missione e con passo leggero si recò al vicino ufficio postale tenendo la banconota stretta nella mano destra che teneva infilata nella profonda tasca del saio. Sua cugina Maria Teresa, impiegata postale, l'accolse con un largo sorriso pronta a servirla. Prese in mano la banconota, la guardò contro luce due tre volte e poi andò a confabulare con il capo ufficio. Suor Virginia non capiva quel tramestio e cominciava ad innervosirsi.&lt;br /&gt;" 'Ste mille lire so' farze (false)!! Le tenarìa da straccia' (dovrei strapparle)." La frase fu come una fucilata in faccia per Suor Virginia. Pensò in un attimo alla superiora che aspettava fiduciosa il cambio delle mille lire e soprattutto ai bambini che bisognava sfamare tutti i giorni. Sentì salire dentro di sé un forte impulso di ribellione e con uno scatto felino allungò il braccio attraverso lo sportello ed agguantò intera la grossa carta da Mille Lire.&lt;br /&gt;"Aredamme 'sì sordi, ca 'nso' gli te', so' degli uttri ca tènnuta magnà ( ridammi i soldi, non sono i tuoi ma dei bambini che devono mangiare)" sibilò verso la cugina che era rimasta di stucco con la mano vuota a mezz'aria. Uscì dall'ufficio postale incredula e confusa. Come poteva tornare dalla superiora e portarle la terribile notizia che le Mille Lire non valevano niente e niente si poteva dare ai negozianti( Felicetto e Meloni) per pagare i vecchi debiti? Che sarebbe stato il futuro dell'asilo? Mentre nella testa si affollavano tutti questi pensieri si ritrovò sulla piazza e si avviò lentamente verso l'Istituto Santa Chiara. Per colpa di qualche imbroglione sconosciuto, che in qualche modo aveva rifilato la banconota al convento, i bambini innocenti dell'asilo dovevano pagare le ingiuste conseguenze. Chi avrebbe pagato le minestre della refezione scolastica? Chi li avrebbe aiutati? La domanda era senza risposta e la tristezza più cupa scendeva nel suo animo. Ben sapeva che la mensa scolastica era un aiuto insostituibile per le povere famiglie, specie quelle più numerose, che mandavano i bambini all'asilo. Non si decideva a rientrare in convento per non dare un grosso dispiacere alla superiora.&lt;br /&gt;Una risata fragorosa richiamò la sua attenzione. Si voltò da quella parte e riconobbe la sagoma inconfondibile, grande e grossa, di suo cugino Francesco che si intratteneva allegramente con altre persone alla "porta dell'olmo" (la piazza Trento e Trieste). Ma sì, era proprio lui, uno dei più ricchi commercianti e proprietario di terre del paese, figlio di un fratello di suo padre. Era un uomo di umili origini, come lei, del resto. Aveva sempre avuto il bernoccolo degli affari con una forte mentalità sparagnina ed aveva fatto fortuna con le sole proprie forze. L'aveva forse mandato la Provvidenza sul suo cammino? Suor Virginia si affrettò verso di lui, tirò fuori dal saio la banconota tutta spiegazzata e la mise sotto il naso di Francesco, mentre il cuore le tumultuava nel petto. "France', famme zica stu favore, cagnume (cambiami) ste mille lire, ca' la posta nu' le te' (non ce l'ha)." Francesco la guardò dall'alto della sua statura, un po’ sorpreso ed un po’ divertito. Mettendo mano al portafoglio voluminoso esclamò:"Sor Virgi', 'nte' pozzo di' de no, me si cugina i puro moneca. E' nu favore ca nu' me costa gniende( è un favore che non mi costa niente)!!". Contò con cura 10 banconote da 100 lire e le mise nelle mani tremanti di suor Virginia. Poi prese la banconota da mille lire, le diede un'occhiata distratta, la piegò meticolosamente in quattro e la ripose nella pancia del portafoglio. Suor Virginia abbassò prontamente il capo per nascondere il rossore che si spandeva sulle guance, farfugliò una parola di ringraziamento e fuggì come il vento. Era combattuta da opposti sentimenti, la vergogna di aver compiuto una azione scorretta ricorrendo alla bugia e la gioia di aver rimediato il pane per i bambini dell'asilo. Consegnò in fretta le banconote alla superiora ed andò subito in cella per pregare e chiedere perdono per la sua malefatta. Non vedeva l'ora di confessare il peccato al padre spirituale. L'avrebbe mai perdonata?&lt;br /&gt;Francesco il giorno dopo, recandosi all'ufficio postale conobbe l'inattesa e sgradita verità delle mille lire. Erano false! Suor Virginia l'aveva imbrogliato? Fu preso da una certa rabbia. Lui, tanto esperto uomo d'affari e di mondo, si era fatto abbindolare da una ingenua e timida suorina. Voleva andare dalla superiora per reclamare la restituzione dei soldi. Accelerò il passo e raggiunse rapidamente il portone del convento. Ne avrebbe dette quattro alla superiora ed a suor Virginia. Era inconcepibile che una suora, tutta chiesa e lavoro, si prendesse gioco dell'uomo più ricco e più importante del paese. Attraversando il corridoio sentì il cicaleccio dei bambini raccolti a mensa ed il tintinnio delle posate che battevano nelle scodelle di latta. La rabbia svanì di colpo dai suoi pensieri ed arrivato in presenza della superiora raccontò con calma l'accaduto e concluse" Suor Virginia ieri è fatto na cosa azzeccata, perché m'è 'ndragoto (costretto) a fa' 'n'opera bbona, i pe' chesto la rengrazzio. Essa è pigliato i sordi dalla persona giusta pe' da' da magna' agli mammocci degl' asile. I po' ste' mille lire frùtteno più alle mani vostre che alle meie" La sua voce era lievemente incrinata per la commozione. "Sia laudato Gesù Cristo!" biascicò sottovoce e lesto fuggì via.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-7345757401778275563?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/7345757401778275563/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=7345757401778275563' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/7345757401778275563'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/7345757401778275563'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/12/cronache-anticolane-robin-hood-con-il.html' title='Cronache anticolane: Robin  Hood…. con il saio.'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-8061967464130579754</id><published>2008-12-09T13:16:00.002+01:00</published><updated>2008-12-09T19:57:52.717+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ambiente'/><title type='text'>La chimica in agricoltura</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/ST6_YkD_CNI/AAAAAAAAAFA/I3giuqxTh5s/s1600-h/nih_600.gif"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/ST68dra4GlI/AAAAAAAAAEg/1tzoGUWrSBA/s1600-h/Orto.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5277863031382481490" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 187px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/ST68dra4GlI/AAAAAAAAAEg/1tzoGUWrSBA/s200/Orto.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Fino agli anni 50 il contadino usava come fertilizzante il letame, perfettamente biodegradabile e ricchissimo di principi attivi nutrienti per le varie coltivazioni e l'inquinamento del suolo era pressochè sconosciuto. Poi vennero i fertilizzanti chimici, insetticidi, pesticidi, erbicidi a base di composti organici fosforati, efficaci per eliminare parassiti ed erbacce, ma inquinanti per l'ambiente, il suolo, gli animali e l'uomo. Non si sono più viste pere,mele, ciliegie bacate, ma allo stesso tempo si è notata una netta riduzione di animali selvatici, sia stanziali che migratori. I cacciatori in qualche modo c'entrano, non sono ,pero', la causa principale. Questa è da attribuire soprattutto all'inquinamento del suolo, delle piante, dell'acqua, dell'aria operato dai pesticidi ed erbicidi. Da alcuni anni si è rilevato un significativo aumento delle coppie di sposi sterili. Da una su dieci si è arrivati a due-tre su dieci ed in netta prevalenza si tratta di sterilità maschile. Un fenomeno con gravi conseguenze demografiche e sociali. Sempre da alcuni anni si assiste ad una caduta verticale del numero e della maturità di spermatozoi negli adulti maschi tra i 30 ed i 40 anni di età. Rischiamo di avere ben presto una umanità senza futuro, perché incapace di procreare fisiologicamente. La sterilità colpisce, per ora, i paesi più avanzati che usano largamente la chimica nelle coltivazioni e presto si allargherà anche ai paesi in via di sviluppo che accedono ai nostri sistemi di coltivazione.&lt;br /&gt;Non più di un anno fa un giornalista americano pubblicava sul National Geographic una ricerca eseguita sul suo sangue per individuare la presenza di pesticidi ed erbicidi. Pur vivendo egli lontano dalle grandi città e da centri industriali, furono trovate quantità assai significative di erbicidi e pesticidi. &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/ST6_gKE8f9I/AAAAAAAAAFI/dajvrTqZwNA/s1600-h/nih_600.gif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5277866372506615762" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 139px; CURSOR: hand; HEIGHT: 123px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/ST6_gKE8f9I/AAAAAAAAAFI/dajvrTqZwNA/s200/nih_600.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il giornalista aggiungeva che il problema era all'attenzione da qualche tempo dell'NIH (National Institute for Health), l'omologo americano dell'Istituto Superiore di Sanità. E' un fatto ormai acclarato che pesticidi ed erbicidi sono letali per il sistema riproduttivo degli animali e dell'uomo, specialmente sulla linea maschile.&lt;br /&gt;Per quanto mi risulta le istituzioni sanitarie italiane ed europee non sono ancora coinvolte nello studio di un problema di così vasta portata. Anche la stampa italiana, tutta, scientifica e di informazione dorme sonni profondi.&lt;br /&gt;Proviamo a darle la sveglia?&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-8061967464130579754?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/8061967464130579754/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=8061967464130579754' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/8061967464130579754'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/8061967464130579754'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/12/la-chimica-in-agricoltura.html' title='La chimica in agricoltura'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/ST68dra4GlI/AAAAAAAAAEg/1tzoGUWrSBA/s72-c/Orto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-557616321969833999</id><published>2008-12-09T10:36:00.002+01:00</published><updated>2008-12-09T19:54:59.058+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Lettera di Natale 2008</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Caro Pietro,&lt;br /&gt;Sono stato il tramite quasi inconsapevole di un incontro tra persone che non si conoscevano, pur essendo parenti molto stretti, nati e vissuti in terre lontane separate dall’Oceano. Qualche anno fa ho ricevuto una lettera dagli Stati Uniti che mi chiedeva un aiuto per ritrovare la famiglia di origine di Bonanni Biagio emigrato da solo in America, ancora ragazzo, circa un secolo fa.&lt;br /&gt;Con il contributo decisivo di mia cugina Iolanda Bonanni riuscimmo ad individuare un componente importante della famiglia di origine, Rosina Bonanni consuocera di Iolanda.&lt;br /&gt;Una storia bella , commovente, ricca di sentimenti profondi, che parte da Fiuggi e ritorna a Fiuggi e ci fa capire che siamo tutti cittadini di quel Villaggio Globale che è diventato il nostro Pianeta.&lt;br /&gt;I familiari di Rosina, Teresa e Luciano Giorgilli, mi avevano pregato di scrivere un pezzo per il nostro giornale, ma credo sia più giusto ed efficace il racconto fatto in prima persona da uno dei protagonisti della storia: Marylin Haffey nipote americana di Bonanni Biagio emigrato in America nel periodo che va dal 1910 al 1912.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bonanni Biagio Enrico nacque a Fiuggi il 13-12.1896 da Andrea Bonanni e da Fiore Elisabetta ed ebbe 8 tra fratelli e sorelle. Giovanissimo lasciò l’Italia per recarsi negli Stati Uniti alla ricerca di una vita migliore. Arrivò così ad Ellis Island, New York. Aveva circa 16 anni. &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/ST68-jlC1aI/AAAAAAAAAEo/zeJCv91kPRk/s1600-h/immigr.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5277863596213327266" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 175px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/ST68-jlC1aI/AAAAAAAAAEo/zeJCv91kPRk/s200/immigr.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Qualche anno dopo si sposò ed ebbe un figlio, Joseph. La moglie morì poco dopo e Biagio si trasferì a Minersville, Penssylvania intorno al 1921.&lt;br /&gt;Minersville è una piccola città di estrazione mineraria del carbone. Aveva circa 5000 abitanti ai tempi di Biagio. Ora ne conta 4000. Minersville è molto simile a Fiuggi. Mentre cammini hai la consapevolezza che stai salendo su delle colline. Ci sono colline ondulate e piccole montagne ed è situata sulla catena dei monti Appalacchi. Ci sono moltissimi alberi e mio nipotino Christian esclamava spesso:” guarda le montagne alberate!”&lt;br /&gt;In autunno le foglie cambiano colore ed è bellissimo. In inverno quando gli alberi sono spogli si può notare gran parte della zona dove c’è il carbone nero. E’ tutta un’area mineraria. Le case sono fatte di legno. Hanno ciottoli all’esterno ed anche i tetti sono fatti di ciottoli incatramati. Le case sono costruite a schiera o sono bifamiliari.. Minersville fu fondata alla fine del 19esimo secolo. In quel periodo molti immigranti arrivavano negli Stati Uniti. Questo posto era un vero punto di fusione di razze diverse includendo emigranti provenienti dalla Lituania, Irlanda, Polonia, Italia, Russia, Germania, Galles ed altri paesi europei. Per rappresentare ciascun gruppo etnico venivano costruite scuole e chiese diverse. Furono costruite anche taverne locali.&lt;br /&gt;La vita a quei tempi era come quella che si svolgeva a Fiuggi. &lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/ST6-atmRAWI/AAAAAAAAAEw/4poEODjQFFc/s1600-h/OldMinersville1900.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/ST6-x_1LxSI/AAAAAAAAAE4/Hb1PfxUfqrU/s1600-h/OldMinersville1900.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5277865579482170658" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 192px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/ST6-x_1LxSI/AAAAAAAAAE4/Hb1PfxUfqrU/s320/OldMinersville1900.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Minersville era infatti una piccola città. Era un posto sicuro per camminare e giocare. Le persone uscivano a fare spese e visitavano i vicini. La vita era magnifica e la gente era piena di speranze e di promesse. C’erano negozietti ad ogni angolo dove poter comprare latte, carne, uova, pane, verdura, frutta. Gli europei avevano portato con loro le loro usanze. La città era prospera e piena di energie. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Gli immigrati europei però non parlavano la loro lingua nativa. Tutti quelli che venivano negli Stati Uniti volevano parlare inglese in quanto essi volevano disperatamente adattarsi al nuovo mondo. Anche mio nonno non parlava italiano con mia madre che era sua figlia. Lei ricorda di averlo sentito parlare italiano solo col fratello Antonio arrivato in America dopo di lui. La seconda moglie di Biagio, cioè mia nonna, era polacca. Lei non capiva l’italiano e lui non capiva il polacco, quindi parlavano in inglese tra di loro. Immaginate quanti diversi accenti etnici circolavano a Minersville.&lt;br /&gt;Biagio faceva un duro lavoro nella compagnia mineraria.&lt;br /&gt;Più tardi, però, diventò comproprietario della compagnia carbonifera. La Pensylvania è uno stato molto ricco di carbone antracite, molto utile per la produzione di calore. La maggioranza degli immigrati lavorava nell’industria mineraria, un lavoro massacrante. Molti bambini morivano prematuramente per avere inalato la povere del carbone. Essi morivano di una malattia chiamata asma del minatore o polmone nero ( (pneumoconiosi).&lt;br /&gt;Visitare le città dei dintorni di Minersville era come visitare la Ciociaria. Si guida per un po’ di chilometri e si trova un paese di 300 oppure 100 abitanti. La città più grande si chiama Pottsville ed ha una popolazione di 20.000 abitanti. E’ il centro più importante della zona, come Frosinone. C’è un ospedale e più industrie come pure negozi più grandi per gli acquisti. Veniva utilizzato anche un treno per il trasporto del carbone e per la gente. Infatti la stazione ferroviaria non era lontana. Al giorno d’oggi si preferisce usare l’aeroplano o l’automobile per spostarsi.&lt;br /&gt;Biagio sposò mia nonna Stella Lipka, di origini polacche, il 19 Ottobre 1928. Lui aveva 31 anni (Stella era nata nel New Jersey, mentre i suoi genitori erano nati in Polonia). Si sposarono in una chiesa italiana denominata Santa Barbara a Minersville.&lt;br /&gt;Ebbero 5 figli, di cui 3 morirono alla nascita. Poi ebbero anche due gemelle chiamate Genevieve e Joan nate il 18 Settembre 1933. Genevieve sposò Stiney di origine polacca-austriaca ed ebbero due figli Stanley, e Marylin, la narratrice della vicenda.&lt;br /&gt;Biagio divenne cittadino naturalizzato degli Stati Uniti solo l’undici Dicembre 1940.&lt;br /&gt;L’immagine che trattengo di più nella mia memoria è quella di me piccola che gioco e scherzo fuori con Biagio. Io correvo e saltavo mentre lui stava lì a guardarmi giocare. Ricordo inoltre che lui amava piantare le verdure. Da bambina l’orto mi sembrava così grande. Ricordo anche che camminavo tra le piante e lo guardavo coltivare il giardino. La sua passione più grande era la pesca. Noi andavamo spesso a pescare e a fare il campeggio. Mia madre mi racconta che io gettavo pietre nell’acqua e lei mi rimproverava perché in quel modo spaventavo tutti i pesci del fiume. Biagio allora la zittiva perché io non facevo niente di male. Ero la sua Mariuccia. Amava inoltre andare a caccia di cervi e di lepri. Ricordo che da bambina ho mangiato carne di cervo. Trattengo ancora vividi ricordi di lui che spellava le lepri e poi mangiava la carne stufata nella salsa di pomodoro con gli spaghetti. Lui ha insegnato a mia madre a fare la pasta ed il sugo, come fare la pasta aglio ed olio. Le ha insegnato perfino a fare gli gnocchi! Era un grande cuoco. Ha portato la cultura e le tradizioni ciociare in America.&lt;br /&gt;Biagio non comunicava molto con le parole. Infatti io non rammento di aver avuto molte conversazioni con lui. Era un uomo tranquillo. Ciò che ricordo invece è il linguaggio dell’agire quotidiano che è il più importante di tutti. E, cioè, l’amore che provavo quando mi trovavo con lui. L’amore che provo ancora oggi. Ricordo di aver pianto molto quando lui è morto Avevo appena 9 anni ma per me fu la più profonda perdita della mia vita.&lt;br /&gt;Da quando è morto ho sempre sentito un vuoto profondo. Da sempre volevo andare in Italia a scoprire da dove venisse Biagio, dove era nato, il mio patrimonio culturale italiano. Quando la zia Joan mi disse di richiamare quel numero di telefono in Italia io ero così eccitata. Alla fine il mio sogno di una vita diveniva realtà. Immaginate la meraviglia e l’eccitazione che provammo quando Rosa rispose al telefono. Alla fine scoprivamo la nostra famiglia italiana. Mia madre, la zia Joan, lo zio Joseph non avevano mai saputo che Biagio aveva lasciato dietro di sé una famiglia così grande. Lui non glie lo aveva mai detto. Immaginate la nostra sorpresa e la nostra meraviglia. I fratelli e le sorelle di Biagio sono scomparsi ora, ma ci sono i loro figli. I loro figli hanno a loro volta dei figli. Biagio ed Antonio estesero la loro famiglia in America, quella famiglia che finalmente ha incontrato quella di origine. E’ difficile spiegare a parole l’emozione provata nei nostri cuori.&lt;br /&gt;Le due famiglie divise dall’Oceano Atlantico sono state riunite!&lt;br /&gt;Biagio ed Antonio lasciarono l’Italia in cerca di una vita migliore. Io sono loro molto grata per i sacrifici fatti e per il loro amore. Sono grata che il cerchio è completo.&lt;br /&gt;Sebbene noi siamo separati da un oceano e da 5000 miglia, questo è nulla paragonato al legame che io sento nei confronti della mia famiglia italiana e dell’Italia. Io posso soltanto immaginare quanto sia stata dura la vita per Biagio. Era così giovane, sedici anni, eppure precedette Antonio. Viaggiò da solo in una terra straniera e si lasciò dietro la famiglia e gli amici. Non tornò mai indietro per rivedere la sua famiglia e, al contrario, iniziò una nuova vita. Si sposò e generò dei figli. Guardate cosa divenne e cosa realizzò dal nulla. Che coraggio!&lt;br /&gt;Il più grande dono che ci ha fatto (a mia madre, a mia zia Joan, a mio zio Giuseppe) è stata la vita che ci ha dato in America. Lui ha creato un’intera nuova generazione in una terra nuova. Si è sacrificato immensamente. Io sono giunta ad apprezzare il fatto che non importa se sei nato in America o in Italia, se parli inglese o italiano; ciò che conta è che tutti noi comunichiamo attraverso l’amore, la gentilezza e l’apprezzamento.&lt;br /&gt;Il più grande lascito che Biagio ha dato alla sua famiglia rimasta a Fiuggi è l’amore.&lt;br /&gt;Egli andò in America per guadagnare denaro da mandare a Fiuggi. Diede ad entrambe le famiglie separate dall’oceano una opportunità.&lt;br /&gt;Per questo noi gli siamo tutti grati.&lt;br /&gt;Biagio morì il 26 Aprile 1961.Una notte andò a dormire e non si risvegliò il mattino dopo. Aveva 64 anni . Antonio morì nel 1963. I loro figli ed i loro nipoti vivono ancora.&lt;br /&gt;Molti dettagli della vita di Bonanni Biagio Enrico non sono conosciuti. Io ricordo solo ciò che per tutti noi è importante quando si hanno solo nove anni, cioè, l’amore di un nonno per la sua nipotina.&lt;br /&gt;Il riconoscimento dei sacrifici fatti da lui per la sua famiglia di Fiuggi e la gratitudine per le opportunità di vita che sono state date a noi in America.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marylin Haffey&lt;br /&gt;P.S. Caro Pietro, non ti nascondo che questa storia mi ha commosso profondamente. Le parole di Marylin sono semplici, sincere, piene di amore autentico per nonno Biagio, per Fiuggi, per l’Italia.&lt;br /&gt;Un ringraziamento ed un abbraccio affettuoso a Marylin per quello che ci ha detto.&lt;br /&gt;Non ti pare che possiamo considerarLa una Fiuggina di elezione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gino Bonanni&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-557616321969833999?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/557616321969833999/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=557616321969833999' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/557616321969833999'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/557616321969833999'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/12/lettera-di-natale-2008.html' title='Lettera di Natale 2008'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/ST68-jlC1aI/AAAAAAAAAEo/zeJCv91kPRk/s72-c/immigr.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-4127909734656514319</id><published>2008-12-02T18:30:00.000+01:00</published><updated>2008-12-03T19:31:39.488+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='opinioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='attualità'/><title type='text'>Siamo Europei con la memoria corta</title><content type='html'>L' autostrada si snoda come un serpentone interminabile tra le montagne della Carnia e dopo Tarvisio-Coccau ti ritrovi senza accorgertene in terra d'Austria mentre l'auto scorre veloce sul nastro asfaltato. Non ci sono tracce di dogana, né tanto meno di gendarmeria. Nessuno ti ferma per controllare i documenti, né scorgi cartelli di sorta ad indicare il passaggio di confine tra due Stati. Unico indizio di trovarti fuori d'Italia è la sigla A con il tondino sul cartello verde autostradale sulla tua testa che ti indica la direzione Villach, Salzburg. Ti senti cittadino di un grande Stato sovranazionale, l'Europa. Ancor più ti senti Europeo quando paghi con la stessa moneta che usi in Italia. Il cambio di valuta appartiene al passato. La nostra meta è Linz, poco meno di 400 chilometri dall'Italia, vicinissima al confine della repubblica Ceca. E' una città che si sviluppa lungo le anse ampie e maestose del Danubio e sulle dolci verdeggianti colline che lo circondano.&lt;br /&gt;E' una città ospitale, civilissima, dove la vita si svolge davvero a dimensione umana. Strade pulite, aria senza smog (eppure c'è un area industriale). Una gentilezza straordinaria, specie se sei straniero e fai fatica a farti capire, se non ti arrangi con un po' di inglese, che quasi tutti parlano.&lt;br /&gt;Al Winkler Markt una giovane commessa di fronte alla tua richiesta di un rollino fotografico, lascia il posto di lavoro, chiama la collega che parla inglese e prende il suo posto alla cassa per mandarla da noi.&lt;br /&gt;Ad ogni fermata del tram trovi un quadro luminoso che ti dice tra quanti minuti passerà il tram che ti interessa, il che puntualmente avviene. C'è un disegno delle linee tranviarie cittadine riportato anche in caratteri Braille per i ciechi.&lt;br /&gt;Nella zona centrale della città trovi dei sacchi di nailon trasparente, appesi ai muri o agli alberi, che contengono i giornali. Tu metti la moneta nel sacco e ti prendi il tuo giornale. Le biciclette, numerosissime, vengono lasciate incustodite agli appositi sostegni, senza blocco di antifurto, fino al ritorno del proprietario.&lt;br /&gt;Nel centro storico, in gran parte riservato ai pedoni, respiri una atmosfera asburgica, tra antiche birrerie, negozi d'arte, signore attempate vestite con eleganza demodé che portano, disinvolte, cappelli a larghe falde e ampi cestini di vimini foderati con stoffa.&lt;br /&gt;Un minuscolo tram dei primi del novecento ti conduce attraverso un mare di verde e di boschi per un ripido pendio fino a 540 metri a Postlimberg per goderti un colpo d'occhio straordinario sulla città, sul fiume, sulle dolci colline che la incoronano.&lt;br /&gt;Non mancano pizzerie italiane ( Franzesco), ristoranti italiani ( Garda). Davvero gli italiani nel mondo sono come il sale in cucina.&lt;br /&gt;Le piste ciclabili attraversano da una parte all'altra la città, frequentate da intere famiglie, si estendono per centinaia di chilometri fino a Vienna, Salisburgo, Graz e così via per tutto il territorio austriaco. Noi siamo ospiti per qualche giorno presso l' Intenazionalen Studenten Zentrum Julius Raab, dove nostra figlia si trova per un periodo di lavoro. Raab fu un uomo politico austriaco di origine ebrea ( ministro degli Esteri?), volle fortemente questo centro di studi e di ricerche universitario che ospita ogni anno centinaia, forse migliaia, di studenti, ricercatori, professori universitari da tutto il mondo. E' sicuramente un fiore all'occhiello dell' Europa postmoderna che pone la scienza al primo posto nella scala dei valori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ultima sera del nostro soggiorno ci ritroviamo a curiosare su Internet notizie su Linz e dintorni. Apprendiamo che Hitler, nato a Brunau, studiò all'istituto tecnico di Linz ed a qualche chilometro da Linz si trova uno dei più importanti Lager dell'era nazista: Mauthausen, nome tristemente famoso che io ben conoscevo, ma lo ritenevo situato molto lontano dall'Austria. Apprendevamo altre notizie e documentazione fotografica su Mauthausen. Nel Lager, con i suoi 49 campi sussidiari, videro la morte oltre 150 mila vittime ( in gran parte ebrei, ma anche numerosi italiani). Era uno dei Lager a regime più severo, dove forni crematori e camere a gas lavorarono a pieno regime per anni. Fu liberato nella primavera del '45 dalla prima divisione di fanteria americana. Tutte le strutture più significative del campo sono conservate a futura memoria. Un luogo sacro per l'umanità intera, un luogo dove piangere per i crimini ivi compiuti, un luogo che impone una visita di preghiera, di ricordo, di ammonimento e insegnamento, soprattutto per i giovani. Dopo 60 anni non ci sono colpe da distribuire, processi da fare, solo l'obbligo morale per tutti i cittadini del mondo di mantenere accesa la luce del ricordo sui luoghi testimoni dell'umana sacrilega follia.&lt;br /&gt;E quest'obbligo incombe in primo luogo sugli abitanti di Linz, sul loro Sindaco.&lt;br /&gt;Sono partito da Linz con il rimpianto di non aver avuto il tempo materiale per una visita doverosa di ricordo e di preghiera a Mauthausen.&lt;br /&gt;Perché l'ufficio informazioni della Haupt Platz non fece alcun cenno all'esistenza dell'ex Lager quando noi chiedemmo notizie sui dintorni? Ci indirizzarono a Kefermarkt per la famosa e gigantesca pala lignea scolpita in bassorilievo nella chiesetta gotica del villaggio, a Freistadt per il grazioso borgo medievale con il fossato ampio trasformato in verde prato.&lt;br /&gt;Perché la mappa dettagliata e illustrata dei dintorni di Linz, che viene distribuita gratuitamente ai turisti, non fa alcun cenno del Lager? Eppure alla voce Mauthauesen, che è una piccola graziosa cittadina, ti viene fatto invito alla passeggiata sul Danubio e sulla cartina geografica accanto al nome della città c'è il simbolo di una cinepresa per turisti( webcam)! Null'altro!&lt;br /&gt;Mauthausen: un luogo della memoria o piuttosto un luogo dell'oblio?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-4127909734656514319?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/4127909734656514319/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=4127909734656514319' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/4127909734656514319'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/4127909734656514319'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/12/siamo-europei-con-la-memoria-corta-l.html' title='Siamo Europei con la memoria corta'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-2263106229318046450</id><published>2008-11-18T17:45:00.000+01:00</published><updated>2008-11-18T19:48:28.174+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='società'/><title type='text'>Le caste socio-economiche in Italia</title><content type='html'>Sui libri di geografia ed anche su quelli di avventure ( chi non ricorda Emilio Salgari?) abbiamo imparato che in India esistono le caste religiose che vanno dagli intoccabili ( i più disgraziati e poveri nella società) fino ai bramini ( gli eletti della società). Se non sbaglio il progresso dei tempi, il computer, la scienza dell’informazione, gli scambi culturali tra Occidente ed Oriente stanno scardinando lentamente ma inevitabilmente gli antichi pilastri della società indiana con il riscatto graduale delle classi più povere.&lt;br /&gt;In Italia assistiamo invece al rafforzamento delle classi socio-economico-professionali che arreca grave danno all’economia ed al progresso del Paese. Esso è nemico della concorrenza, del merito, della qualità, della selezione meritocratica che solo il libero mercato può realizzare. In definitiva colpisce al cuore la legge fondamentale dell’economia che è quella del libero incontro tra la domanda e l’offerta di beni e di servizi secondo principi di trasparenza e di leale confronto sulla qualità e sui prezzi. Questo discorso investe le Banche, le Assicurazioni, la Giustizia, l’Università con particolare riguardo alla Ricerca, le categorie professionali, dai Notai ai Medici, dagli Avvocati agli Ingegneri, dai Farmacisti agli Architetti, ai tassisti.&lt;br /&gt;Gli avvenimenti di solo un paio di anni fa che hanno coinvolto la Banca d’Italia e alcune banche italiane ci hanno dato una chiara dimostrazione dei giochi scorretti che avvengono sulle nostre teste in nome di una falsa pretesa di difendere l’italianità delle nostre banche. Troppo evidente è la volontà di mantenere il controllo del mercato bancario in ambito nazionale, di difendere il monopolio facendo cartello e imporre agli italiani costi (alti) prestabiliti dei servizi finanziari e dei prestiti, impedendo qualsiasi tentativo di concorrenza che si risolverebbe a vantaggio dei cittadini. Provate a confrontare il costo di un conto corrente o di un mutuo tra una banca italiana ed una banca straniera, salterà subito all’occhio l’esosità della banca italiana.&lt;br /&gt;La musica non cambia se parliamo di Assicurazioni che si tengono ben salde nel blocco monolitico della loro associazione, l’ANIA, e dettano le loro condizioni per tutti i tipi di polizze.&lt;br /&gt;Avete mai visto una polizza bonus-malus nell’assicurazione auto diminuire il premio, anche di poco, pur dopo decenni di assenza di infortuni automobilistici?&lt;br /&gt;Avete mai assistito a campagne di sconti da parte delle varie compagnie assicurative?&lt;br /&gt;Se spostiamo il discorso sulla scuola ed in particolare sulla Università e sulla Ricerca ci accorgiamo che troppo spesso il reclutamento dei ricercatori non avviene sulla base del merito, delle capacità intellettuali, ma vige la regola del nepotismo, del clan dominato dal barone cattedratico, dello scambio di favoritismi da una Università all’altra, sotto il mantello protettivo dei concorsi teleguidati, con il risultato che tanti giovani studiosi sono costretti ad emigrare o, peggio, ad abbandonare. Si capisce perché nella ricerca, nelle scoperte,nei brevetti siamo agli ultimi posti tra i Paesi più avanzati.&lt;br /&gt;I Notai sono non più di 4000-5000 in Italia con carichi di lavoro impressionanti, liste di attesa inevitabili, costi per gli utenti che tutti conosciamo.&lt;br /&gt;Quanto sarebbe più facile e più aderente alle esigenze della collettività liberalizzare il settore, ammettere alla professione i laureati in legge con anni di esperienza legale come avviene nei Paesi anglosassoni?&lt;br /&gt;Quando io mi laureai, superato l’esame di stato, ricevetti dall’Inam ( la cassa mutua dell’epoca) un timbro professionale, mi fu assegnato un numero progressivo di riconoscimento e fui subito ammesso alla professione di medico di famiglia. Questa era la prassi e l’esame da sostenere era quello quotidiano del confronto con i problemi del malato.&lt;br /&gt;Oggi se vuoi diventare medico di famiglia non basta più la laurea in medicina ed il superamento dell’esame di Stato, perché devi superare un ulteriore sbarramento di esame che consente ad un numero limitato di neolaureati di acquisire il diritto –dovere di frequentare per tre anni di apprendistato lo studio di un medico di base, entrare in una graduatoria di attesa e poi con il contagocce pochi fortunati entrano ogni anno nell’attività di medico di famiglia. Centinaia di medici laureati ed abilitati rimangono ad ammuffire nelle liste di attesa professionali, mentre gli assistiti negli ambulatori medici prendono il numeretto ed aspettano, aspettano pazientemente il proprio turno per la visita.&lt;br /&gt;Non molto meglio si trova chi desidera specializzarsi in una branca della medicina. Le scuole di specializzazione universitarie sono (quasi ) tutte a numero chiuso, accettano 3-4 specializzandi all’anno, qualche volta anche uno soltanto, licenziano pochissime unità di specialisti ogni anno, laddove ne servirebbero decine e decine per fare fronte alle richieste in continua crescita di visite specialistiche. Provare per credere!&lt;br /&gt;Conoscono i politici queste realtà? E se le conoscono cosa fanno per rimuoverle?&lt;br /&gt;I tempi di attesa per visite specialistiche o per accertamenti specialistici si misurano in settimane, mesi. Se vuoi risolvere il problema devi mettere le mani in tasca. Altrimenti?&lt;br /&gt;La soluzione è semplice, tutti la conoscono.&lt;br /&gt;Basta liberalizzare, togliere gli sbarramenti perché gli sbarramenti sono a vantaggio esclusivo di pochi ed a danno dell’intera collettività.&lt;br /&gt;Un discorso analogo vale per le farmacie, apparentemente liberalizzate, nei fatti vincolate in cartello per imporre prezzi concordati, che sono i più alti di Europa. Da qualche tempo sono stati aperti banchi di vendita di farmaci presso i supermercati per soli prodotti di banco. E’ un timido inizio che non incide significativamente sul monopolio delle farmacie.&lt;br /&gt;Magistrati ed avvocati italiani sono uniti in un patto tacito ma solidale che, grazie ad una legislazione apparentemente ipergarantista, ci fa assistere allo spettacolo incredibile di processi che durano fino a dieci quindici anni. Povera giustizia!&lt;br /&gt;Quante volte siamo stati censurati dall’alta corte di giustizia europea?&lt;br /&gt;I tassisti non sono un’altra corporazione privilegiata? A Londra, a New York basta alzare un braccio e dopo pochi secondi un “cab” nero o giallo è vicino a te per portarti dove desideri a prezzi molto più bassi di quelli italiani. A Roma assisti alla stazione Termini allo spettacolo indecoroso di lunghe file di viaggiatori, italiani e stranieri, che attendono l’arrivo di un taxi. Come biglietto da visita della città c’è da vergognarsi.&lt;br /&gt;Quanti sindaci hanno fallito nel tentativo di aumentare le licenze per auto pubbliche?&lt;br /&gt;La burocrazia ministeriale è un altro bell’esempio di lacci e laccioli che soffocano il progresso e l’economia italiana. Un esempio per tutti. Quando nasce una nuova impresa gli adempimenti di legge richiedono 60 giorni prima che l’azienda sia operativa, mentre in Danimarca bastano due tre giorni.&lt;br /&gt;Riuscirà mai in Italia la politica ad imporsi alle corporazioni? Ai tempi del fascismo c’era la Camera delle Corporazioni, oggi non c’è più la Camera delle Corporazioni ma le corporazioni sono più vive e forti che mai!&lt;br /&gt;La meritocrazia, il mercato libero, la trasparenza, la competizione leale sulla qualità e sul prezzo sono le sole medicine che possono riportare l’Italia a competere con successo nel mercato interno e nel mercato internazionale. Il Parlamento Europeo ha approvato recentemente la direttiva Bolkestein per la liberalizzazione in una versione edulcorata che praticamente lascia le cose come stanno.&lt;br /&gt;Non è più tollerabile che l’interesse collettivo della società italiana sia assoggettato agli interessi di parte dei gruppi e delle corporazioni che esercitano un potere al quale non intendono rinunciare.&lt;br /&gt;Quanto tempo dovrà ancora passare prima che i progressi della società scandinava o anglosassone si realizzino anche in Italia?&lt;br /&gt;Una prima spallata decisiva al dominio delle caste e corporazioni la potrebbe dare l’abolizione del valore legale del diploma di laurea. Finirebbe la tutela del pezzo di carta che protegge indiscriminatamente i bravi ed i meno bravi, mentre ciò che conta è la capacità dimostrata sul campo. Si può dire che questo è un argomento tabù rimosso dai governi di destra e di sinistra per evidenti ragioni di clientela di bottega.&lt;br /&gt;In una fase di recessione così grave e generalizzata una campagna seria di liberalizzazioni rappresenterebbe una spinta decisiva per risalire la china.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-2263106229318046450?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/2263106229318046450/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=2263106229318046450' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/2263106229318046450'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/2263106229318046450'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/11/le-caste-socio-economiche-in-italia-sui.html' title='Le caste socio-economiche in Italia'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-152227915810503426</id><published>2008-11-14T17:53:00.000+01:00</published><updated>2008-11-15T19:44:22.547+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Cronache anticolane- Il "merlo" curioso</title><content type='html'>"&lt;em&gt;Adduma' cetto &lt;/em&gt;(domani presto) &lt;em&gt;vai cu pàrito &lt;/em&gt;( tuo padre) &lt;em&gt;alle Mitiole a raccoglie' le 'live unzuno &lt;/em&gt;(insieme) &lt;em&gt;a gliù cumpare Peppe i la cummare Teresina. Sì ccapìto?&lt;/em&gt;"&lt;br /&gt;La mamma aveva pronunciato queste parole con tono autorevole che non ammetteva repliche.&lt;br /&gt;Il piccolo Berto (aveva compiuto otto anni da poco più di un mese) avrebbe voluto fare salti di gioia dinanzi ad una tale prospettiva. Che bello! Non si va a scuola! Vuoi mettere una mezza giornata legato ad un banco, alle prese con la tavola pitagorica dell'otto e del nove, con il dettato, la lettura del sillabario, e, magari, qualche bacchettata della maestra sulla punta delle dita per le immancabili birichinate in classe; invece l'aspettava una giornata di libertà in campagna, libero come un passerotto, ma alla caccia dei passerotti con le piccole tagliole, anche se doveva dare una mano ai grandi. Seppe nascondere i suoi pensieri, con voce sommessa replicò:" vabbè ma'. " Non voleva che capissero cosa gli frullava nella testa. Nessuno l'avrebbe salvato da un altro predicozzo del papà che spesso gli ripeteva:" tu cunusci care (solo) l'arte de Micchelaccio, magna', beve, i' a spasso!"&lt;br /&gt;Dormì beato fin quasi alle sei del mattino e quando la mamma venne a chiamarlo si era già vestito e si stava mettendo gli scarponcini risuolati e chiodati che portava tutto l'anno. Fece insieme al papà ed ai compari una colazione diversa dal solito. La mamma aveva preparato una minestra di pane e fagioli per affrontare una giornata di fatiche. Il piccolo gruppo si mise in marcia preceduto dalla somara del compare Peppe con le bigoncie attaccate ai lati della sella. La mattinata dicembrina era piuttosto pungente con un cielo terso che prometteva bene. Si misero subito al lavoro prima che il sole sorgesse sopra Capo le Ripie. Il papà di Berto e il compare Peppe con le scale di legno appoggiate ai tronchi degli olivi si arrampicavano tra i rami, li battevano con un bastone e facevano cadere le olive insieme a tante foglie. La comare Teresina e Berto facevano la ronda attorno agli alberi, raccoglievano le olive sparse nel terreno e le riversavano nei sacchi. Berto già pensava di trovare qualche scusa per allontanarsi ed andare a piazzare in mezzo al prato la tagliola per uccelli che più volte gli aveva fatto fare buona caccia di fringuelli, cardellini, allodole nel recente passato.&lt;br /&gt;L'esca per i poveri passerotti era un chicco di granturco infilzato su un uncinetto che alla prima beccata si sganciava dalla molla di ferro. La molla faceva richiudere inesorabilmente le ganasce metalliche su quegli esili corpicini che dopo un piccolo fremito ed un pigolio restavano senza vita nel terreno tra un turbinio di penne.&lt;br /&gt;La crudele caccia agli uccelli con la tagliola era molto diffusa all'epoca tra i ragazzi più grandi e più piccoli. Si può dire che la caccia, svolta con qualsiasi mezzo, rientrava nel gioco darwiniano della lotta per la sopravvivenza ed anche i comportamenti crudeli nei confronti degli animali non erano percepiti come tali. E' pur vero che all'epoca non si erano ancora verificati gli enormi guasti all'ambiente ed al mondo animale che furono inflitti nella seconda metà del Novecento a causa del progresso senza regole, di cui tutti noi siamo stati testimoni e protagonisti. Non erano ancora sorte le associazioni ambientaliste, i verdi, le aree protette per la sopravvivenza delle varie specie animali e per la tutela dei loro diritti.&lt;br /&gt;Berto stava reggendo la scala al padre quando avvertì un certo gorgoglio nella sua pancia accompagnato da una fitta dolorosa e la vaga sensazione di dover liberare l'intestino. Cercò di non pensarci. Intensificò il suo impegno a raccogliere le olive, le separava con scrupolo dai rametti e dalle foglie e le portava al sacco di canapa che diventava sempre più gonfio. Quello era il terzo sacco che stavano riempiendo e la raccolta procedeva spedita. Ma i gorgoglii intestinali erano sempre lì a ricordargli la loro presenza, anzi si ripetevano più frequenti e più forti mentre lo stimolo di liberarsi si faceva più impellente. Si allontanò con una scusa e dietro un albero portò a termine il suo servizio liberatorio, lesto si pulì con un sasso, tirò su frettolosamente i pantaloni alla zuava e cercò di sistemarsi alla meglio.&lt;br /&gt;"Berto, Berto" riecheggiò la voce di compare Peppe.&lt;br /&gt;"&lt;em&gt;Iu cumpare me sarà visto, i mo' me lìtica&lt;/em&gt;" pensò Berto e subito decise di coprire in qualche modo quel tortiglione fumante e maleodorante che faceva bella mostra di sé su una zolla di terra. C'era lì vicino un cappellaccio di paglia. Lo prese e lo depose attentamente sul prodotto dei suoi bisogni corporali.&lt;br /&gt;"&lt;em&gt;Vamme a cumprà nu pacchetto de sigherette Popolari da Sabatino&lt;/em&gt;" aggiunse asciutto Peppe.&lt;br /&gt;"&lt;em&gt;Allora nun s'è accorto de gnende,&lt;/em&gt;" pensò il piccolo Berto e pronto rispose: "&lt;em&gt;nun ci pozzo i' (non ci posso andare).&lt;/em&gt;"&lt;br /&gt;"&lt;em&gt;I perché?&lt;/em&gt;" ribattè Peppe.&lt;br /&gt;"&lt;em&gt;So' truvato na merla i la so' missa sotto agliu cappeglio; tengo paura ca me scappa,&lt;/em&gt;" disse Berto con voce tremante.&lt;br /&gt;"&lt;em&gt;I comme la sì agghiappata?&lt;/em&gt;" domandò curioso e sorpreso il compare Peppe.&lt;br /&gt;"&lt;em&gt;Cu la tagliola&lt;/em&gt;" affermò sicuro Bertino perfezionando la bugia che Peppe aveva bevuto per intero.&lt;br /&gt;"&lt;em&gt;Nu' scappa, nu' scappa, te 'lla guardo eio, la merla 'nce 'lla fa aiazza' iu cappeglio&lt;/em&gt; (non ce la fa ad alzare il cappello)" lo rassicurò cumpare Peppe.&lt;br /&gt;Gli diede mezza lira e disse:"&lt;em&gt;Cu lu resto ci cumpri lu zucchero d'orzo.&lt;/em&gt;" Berto si era tranquillizzato, prese i soldi e partì di corsa giù per le Mitiole.&lt;br /&gt;Peppe guardava fisso quel cappello e si arrovellava per la curiosità. Quasi gli sembrava che quel cappello si muovesse. Si avvicinò con circospezione ed accostò l'orecchio per sentire qualche frullio o cinguettio. Il silenzio più totale. " &lt;em&gt;'Sta merla sta bona, bona, manco se move! Forse sarà pìccula i puro 'mpaurita.&lt;/em&gt;" pensò tra sé e sé.&lt;br /&gt;La smania di vederla e di toccarla era più forte che mai. Tanto Bertino l'avrebbe ritrovata al suo posto buona e tranquilla. Che male c'era a prenderla un pochino in mano? Si inginocchiò sul terreno, strisciò con la mano destra quasi furtivamente fino alla tesa del cappello, la sollevò delicatamente di qualche centimetro da terra, con gesto rapido fece l'atto di afferrare la merla senza esagerare nella stretta. Nella sua mano sentì qualcosa di soffice e caldo che si sfrangeva tra le dita mentre lui completava la presa.&lt;br /&gt;" &lt;em&gt;Mò so' acciso la merla!!&lt;/em&gt;" esclamò esterrefatto.&lt;br /&gt;Ma ritraendo la mano da sotto il cappello vide grondare dalle sue dita una poltiglia marrone, dall'odore inconfondibile. "&lt;em&gt;Chesta nunn' è la merla, è la mmerda!&lt;/em&gt;" sbottò pieno di ira e di ribrezzo per quel materiale puteolente appiccicato sulla sua pelle.&lt;br /&gt;"&lt;em&gt;Berti', quando areve' te scunocchio&lt;/em&gt; ( Bertino, quando ritorni ti spezzo le ossa)" bofonchiò sconvolto ed indispettito anche con se stesso per la sua stupida curiosità. Se avesse continuato a fare il suo lavoro, pensò tra sé, non sarebbe accaduto niente di spiacevole, avrebbe risparmiato la figuraccia e quella mezza lira. Mentre si ripuliva la mano sotto il getto d'acqua della "cupella" (piccolo barilotto usato in campagna) seguiva il corso dei suoi pensieri: "&lt;em&gt;Beglio frescono ca' so' stato! Nu uttro mucciluso piglia 'ncanzunella n' ome fatto&lt;/em&gt; (che bel fesso che sono stato! Un bambino moccioso si prende gioco di un uomo maturo)."&lt;br /&gt;Cercarono di consolarlo sua moglie e il papà di Berto, il quale, ridendo sotto i baffi, si scusava in mille modi per la birichinata del figlio e prometteva severe punizioni.&lt;br /&gt;Berto, di ritorno con le sigarette, da lontano aveva visto il compare Peppe che si lavava le mani ed imprecava ad alta voce. Capì subito cosa era accaduto e rimase fermo a debita distanza, mentre Peppe con voce alterata gridava:" &lt;em&gt;Ve'cchi Berti', ve'cchi,&lt;/em&gt; (vieni qui Bertino, vieni qui), ca iu compare t'alliscia iu pio (che il compare ti liscia il pelo)."&lt;br /&gt;Bertino si guardava bene dall'avvicinarsi; in fondo non aveva fatto niente di male. Era forse una colpa fare i propri bisogni all'aria aperta? Perché il compare Peppe non si era occupato degli affari suoi? Ad ogni buon conto pensò bene di non tornare nel campo. Si avviò mesto verso casa, quasi rimpiangendo di non essere andato a scuola. Raccontò tutto alla mamma che gli rifilò subito un ceffone e gli intimò di andare a letto senza cena. "&lt;em&gt;Accusì massera nu' vede iu pare 'nguastito &lt;/em&gt;(così stasera non vede il padre arrabbiato)", pensò la mamma, " &lt;em&gt;i adduma' è nara giornata &lt;/em&gt;( e domani è un altro giorno)."&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-152227915810503426?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/152227915810503426/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=152227915810503426' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/152227915810503426'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/152227915810503426'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/11/cronache-anticolane-il-merlo-curioso.html' title='Cronache anticolane- Il &quot;merlo&quot; curioso'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-7436877555651083661</id><published>2008-11-13T18:33:00.000+01:00</published><updated>2008-11-15T19:42:44.639+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Cronache articolane:la pagnotta di pane</title><content type='html'>Mamma Rosa aveva ogni Sabato un appuntamento che non poteva mancare. Faceva il pane con farina, lievito, sale, acqua ed un po’ di patate per mantenere più a lungo la freschezza della pagnotta. Le bocche da sfamare erano tante. In casa c’erano i due genitori anziani ed otto figli, il più grande era una femmina di 22 anni, i più piccoli una coppia di gemelli di tre anni. Rosa impastava ogni settimana non meno di 15 chili di farina ed otteneva 15-20 pagnotte che bastavano fino al Sabato successivo. Erano gli anni di guerra (1942) ed il pane diventava una merce sempre più rara sulla mensa degli Italiani. Le razioni di pane e pasta assegnate ad ogni persona erano assai scarse ed i rifornimenti ai negozi alimentari arrivavano a singhiozzo.&lt;br /&gt;Per Rosa e la sua numerosa famiglia era stato un terno al lotto il trasferimento nel podere agricolo del fratello che aveva chiamato il marito di Rosa a fare il fattore. Prima di trasferirsi anche loro avevano conosciuto e sofferto i duri morsi della fame. La loro vita cambiava dalla notte al giorno perché nella fattoria c’era tanto da lavorare ma c’era anche ogni bene di Dio, dalla farina al mais, dalle verdure alla frutta, dal latte ai formaggi, alla carne. La giornata di lavoro di Rosa divisa tra le cure domestiche, l’attività nei campi, la lavorazione del latte per fare i formaggi, non durava mai meno di sedici ore. Il momento più bello del suo lavoro veniva il sabato quando si trasformava in fornaia e poteva preparare la provvista di pane di una settimana per la famiglia. Il forno si trovava a pochi passi dal casale di campagna dove abitavano e, quando era in funzione per cuocere il pane, era circondato dai bambini che aspettavano impazienti che la mamma sfornasse la pizza “remenata” di cui erano ghiotti. Dopo aver accontentato i bambini Rosa sfornava le pagnotte calde calde, fragranti e le lasciava raffreddare all’aperto per un’oretta coperte da una tovaglia.&lt;br /&gt;Un giorno, mentre era intenta a distribuire la pizza ai ragazzini vide arrivare sull’aia la comare Concetta.&lt;br /&gt;“ &lt;em&gt;Cunce’ che fai da ‘ste parti?”&lt;/em&gt; disse Rosa.&lt;br /&gt;Concetta con fare circospetto e guardandosi intorno quasi sussurrò: ”&lt;em&gt;so’ venuta a ditte na cosa delicata.&lt;/em&gt;”&lt;br /&gt;Rosa replicò:” &lt;em&gt;basta ca’ nun so’ cose brutte!&lt;/em&gt;”&lt;br /&gt;Concetta sempre più guardinga si accostò ad un orecchio e sottovoce scandì le parole:” &lt;em&gt;so’ visto chiglio svergognato de Bombino arubbatte ‘na pagnotta de pa’ più de ‘na vota!&lt;/em&gt;” (rubarti una pagnotta di pane più di una volta). Bombino era il soprannome di un vicino il cui vero nome era Duilio.&lt;br /&gt;”&lt;em&gt;Ma che dici Cunce’, nun ci credo manco se gliu vedo!&lt;/em&gt;”esclamò Rosa arretrando.&lt;br /&gt;“&lt;em&gt;N’ putesse revede’ figliumi massera! &lt;/em&gt;( non potessi rivedere i miei figli stasera)” insistette Concetta ed aggiunse:” &lt;em&gt;prova a facci le poste!&lt;/em&gt; (prova a spiarlo).”&lt;br /&gt;Rosa passò tutta la notte ad arrovellarsi sul racconto di Concetta, si rifiutava di credere che un vicino di casa fosse un ladro.&lt;br /&gt;La mattina si alzò di buon’ora pensando: “&lt;em&gt;si gliacchiappo alla tagliola iu scunocchio!&lt;/em&gt;( se lo prendo in trappola lo spezzo in due)”.&lt;br /&gt;Setacciò la farina nella madia, prese il lievito conservato dalla settimana precedente, lo mescolò con sale ed acqua, impastò il tutto e lasciò a fermentare per un po’ di tempo. Divise l’impasto in pezzi arrotondati tutti più o meno uguali e, quando il forno fu abbastanza rovente, infornò le due decine di pagnotte. Dopo la cottura distribuì la pizza ai bambini che si fiondarono sulla preda, ordinò le pagnotte nella “scifa,” le coprì amorevolmente con una grossa tovaglia e le lasciò sul pianale vicino al forno. Si ritirò in cucina dove c’era una finestra che era un ottimo osservatorio. Passò qualche minuto e sull’aia apparve Bombino con la sua somara diretto verso il fontanile.&lt;br /&gt;Era una operazione innocente che si ripeteva tutti i giorni.&lt;br /&gt;Spesso si incrociavano con Bombino e scambiavano anche due chiacchiere. Arrivato all’altezza del forno Bombino rallentò il suo passo, guardò intorno, alzò un lembo della tovaglia, in un attimo una pagnotta balenò nella sua mano e scomparve sotto la mantella al sicuro da sguardi indiscreti. Bombino si ricompose, gettò di nuovo uno sguardo intorno e proseguì la marcia verso il fontanile.&lt;br /&gt;“&lt;em&gt;Ecco perché porta sempre la mantella, puro quando nun è friddo&lt;/em&gt;” -pensò Rosa ed istintivamente si lanciò verso la porta per coglierlo sul fatto.&lt;br /&gt;D’ un tratto si ricordò che Bombino aveva sei figli, era quasi sempre senza lavoro. Qualche volta proprio lei gli aveva fatto un piccolo prestito, sempre restituito. Un povero diavolo, insomma, non un ladro!&lt;br /&gt;Quel pane “rubato” andava a sfamare chi aveva lo stomaco vuoto.&lt;br /&gt;La rabbia che ribolliva dentro si stemperò di colpo e capì che solo la fame poteva spingere Bombino ad un gesto che per la gente comune era un furto. Si sedette con la testa tra le mani e rimase a lungo in quella posizione. La sera a cena non ne parlò con nessuno in famiglia.&lt;br /&gt;Il sabato successivo vide dalla cucina la stessa scena di Bombino che passava puntualmente con la somara e faceva sparire una pagnotta di pane sotto la mantella. Fece finta di non vedere e così accadde le settimane che seguirono.&lt;br /&gt;Quando la comare Concetta tornò per sapere se Bombino aveva avuto quello che meritava, Rosa con un sorriso conciliante disse:” &lt;em&gt;Cumma’, sai che te dico, si i passarotti venno a raccoglie’ le mulliche i niciuno ci dece gnente, puro Bombino po’ piglia’ la pagnotta i niciuno ci dece gnente!&lt;/em&gt; “&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-7436877555651083661?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/7436877555651083661/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=7436877555651083661' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/7436877555651083661'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/7436877555651083661'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/11/cronache-articolanela-pagnotta-di-pane.html' title='Cronache articolane:la pagnotta di pane'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-5624463530985898451</id><published>2008-11-11T18:12:00.000+01:00</published><updated>2008-11-11T18:20:48.135+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='opinioni'/><title type='text'>Darwin in pancia – L’evoluzione dei batteri</title><content type='html'>E’ il titolo con il quale su Repubblica dell’undici Ottobre 2008 viene pubblicato un interessante articolo scritto dal matematico Odifreddi che riferisce di un originale esperimento condotto nell’Università del Michigan dal 1988 al 2008.Odifreddi ritiene con questo articolo di poter confutare l’affermazione di Papa Ratzinger negli atti della Conferenza Creazione ed Evoluzione svoltasi in Vaticano nel 2007:&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“la Teoria dell’Evoluzione in gran parte non è dimostrabile sperimentalmente in modo tanto facile perché non possiamo introdurre in laboratorio 10.000 generazioni”.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Sul punto Odifreddi ha pienamente ragione perché l’esperimento ventennale, ancora in corso, di Richard Lenski ha riprodotto in laboratorio a tuttoggi oltre 45 mila generazioni di un batterio che vive come saprofita nel nostro intestino, l’Escherichia coli.&lt;br /&gt;Sono stati coltivati in provetta dodici diversi ceppi di Escherichia coli in presenza di glucosio. Ogni giorno da 20 anni le colonie, in quantità sempre uguale, vengono trasferite in una nuova provetta. Ovviamente i batteri si moltiplicano più volte al giorno nutrendosi di glucosio(25mg per litro).&lt;br /&gt;Ogni 75 giorni si realizza la 500esima generazione per i dodici ceppi immessi nell’esperimento ed una parte delle 12 colonie viene congelata per creare una “testimonianza fossile” del processo evolutivo, la quale può essere utilizzata anche per una ripresa dell’esperimento da quel punto.&lt;br /&gt;Da 20 anni vengono monitorati i dati che riguardano i cambiamenti indotti dall’ambiente, la resistenza agli agenti parassiti, la comparsa di mutazioni e la interazione reciproca. Il pool dei geni di un batterio è molto limitato e, considerato il gran numero di generazioni successive (oltre 45 mila), tutte le mutazioni possibili si sono verificate anche più volte. Ci sono mutazioni ad alta probabilità che compaiono in tutti i ceppi. Altre a media probabilità come difetti nella capacità di riparazione del dna si sono manifestate solo in quattro ceppi. E’ capitato però che nel corso della 33127esima generazione una colonia batterica aveva cambiato radicalmente il suo processo nutritivo. Non più il glucosio ma il citrato, contenuto pure esso in provetta, era diventato il nutriente della colonia batterica. Nessuna altra colonia batterica, neppure generazioni precedenti congelate presentavano una mutazione analoga. Si trattava di una mutazione a bassissima probabilità di evento, calcolata ad 1 su mille miliardi. Nonostante la bassissima probabilità la mutazione si è verificata trattandosi di miliardi di batteri che si sono riprodotti migliaia di volte.&lt;br /&gt;Odifreddi osserva che nel nostro intestino c’è circa 1 miliardo di Escherichia che si riproducono più volte al giorno. Moltiplicato per 6 miliardi di esseri umani fa una cifra a18 zeri che disorienta, 6 miliardi di miliardi. Poiché una mutazione si presenta una volta su 1 miliardo di eventi è evidente che nelle nostre pance le mutazioni, anche le più improbabili, ci sono tutti i giorni.&lt;br /&gt;E’indubbio che l’esperimento di Lenski rappresenta la dimostrazione scientifica della Teoria darwiniana dell’Evoluzione che si applica, non solo, ai batteri, ma anche al mondo vegetale ed animale.&lt;br /&gt;Le nostre opinioni divergono da quelle di Odifreddi quando ritiene che l’Evoluzione sia la spiegazione esaustiva del fenomeno vita sulla terra ed esclude tassativamente l’intervento esterno di un Principio Ordinante.&lt;br /&gt;Oggi sappiamo che la vita vegetale ed animale presente sul nostro pianeta ha origine da una molecola organica unica l’acido desossiribonucleico, meglio conosciuto come DNA contenuto in tutte le cellule viventi di tutti gli organismi vegetali ed animali. La lunga catena del DNA è composta da tanti frammentini chiamati geni che presiedono alla nascita, alla crescita e sviluppo di ogni singolo essere vivente.&lt;br /&gt;Non è un’idiozia affermare che il gene è un progetto.&lt;br /&gt;Non è un’idiozia affermare che il gene è un progetto codificato.&lt;br /&gt;Non è un’idiozia affermare che il gene è un progetto codificato e programmato.&lt;br /&gt;Non è un’idiozia affermare che il gene è un progetto codificato, programmato e sincronizzato con l’organizzazione complessa insieme agli altri geni.&lt;br /&gt;Non è un’idiozia affermare che il gene è un disegno intelligente, o meglio, è il frutto di un disegno intelligente impresso nella materia vivente. E’ il pensiero che si fa materia e non la materia che si fa pensiero.&lt;br /&gt;Un’ultima osservazione a sostegno della tesi del disegno intelligente. Tutte le cellule di un organismo vivente sono dette totipotenti perché portatrici dell’intero patrimonio genetico (genoma) ed, in particolari condizioni sperimentali, sono in grado di riprodurre l’intero organismo di cui sono una particella ( vedi la pecora Dolly nata da una cellula della pelle della pecora genitrice). Eppure ogni singola cellula fra i miliardi e miliardi di cellule di un essere vivente attiva solo una frazione infinitesimale di geni che sono proprio quelli non attivati dalle altre cellule e tutte insieme concorrono a formare i tessuti, le strutture, gli organi, le funzioni di quel miracolo chiamato vita.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-5624463530985898451?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/5624463530985898451/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=5624463530985898451' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/5624463530985898451'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/5624463530985898451'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/11/darwin-in-pancia-levoluzione-dei.html' title='Darwin in pancia – L’evoluzione dei batteri'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-8533867191926667409</id><published>2008-11-05T19:39:00.000+01:00</published><updated>2008-11-08T13:40:24.948+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Cronache articolane: Rocco ed i fratelli</title><content type='html'>Nel 1908 Anticoli di Campagna era ancora un minuscolo borgo di poco più di mille anime rinserrato tra la porta dell’Olmo (piazza oggi Trento e Trieste) ad est e la porta del Colle ad ovest. Si conduceva una vita grama, difficile. Mancava nelle case la luce, l’acqua.&lt;br /&gt;L’unica ricchezza era la solidarietà paesana. Una riprova era data dal fatto che tutti si chiamavano ed erano compare e comare (di battesimo, di cresima, di matrimonio), ed un proverbio che Luigiotto amava ripetere fotografava bene questa realtà fatta di frugalità e solidarietà: “&lt;em&gt;cumpare meio beglio, chi tè nu schioppo tè nu maceglio, ieri so’acciso nu fringueglio, nu pezzo iu so’ dato alla cummare, nu pezzo iu so’ misso alla pulenta, i mo’ ne tengo naro beglio tocco!&lt;/em&gt; (compare mio bello chi ha un fucile ha una macelleria, ieri ho ucciso un fringuello, un pezzo l’ho dato alla comare, un pezzo l’ho messo nella polenta e adesso ne ho un altro bel pezzo!) ”&lt;br /&gt;Era un sabato sera e l’osteria, situata nell’edificio d’angolo alla destra della chiesa di San Pietro, era affollata di avventori, che trovavano qui il loro passatempo tra una partita a carte o alla morra e una bevuta di vino dopo una settimana di fatica e sudore nei cantieri o nella campagna. Era l’unico svago che gli anticolani si potevano permettere.&lt;br /&gt;Capitava sovente che si alzava troppo il gomito e magari si tornava a casa con una bella sbornia di cui pagavano le conseguenze le povere mogli.&lt;br /&gt;Luigiotto con l’aiuto della moglie Mariozza e del primogenito Rocco, tredici anni, si affannava tra i tavoli a servire e fare di conto, mentre il secondogenito Francesco, otto anni, dormiva beato da una parte appoggiato al piano di un tavolino, sordo al vociare confuso che lo circondava. Altri due bambini Vincenzo, sei anni, Orlando, due anni, erano rimasti soli in casa, al piano superiore, a dormire nel letto matrimoniale, vegliati dalla luce incerta e tremolante di una candela posta su una mensola di legno accanto al letto.&lt;br /&gt;Una situazione che si ripeteva pari pari ogni Sabato e Domenica, perché c’era più da fare ed anche mamma Mariozza era costretta a scendere per dare una mano. Luigiotto stava servendo una “foglietta” di vino quando vide spalancarsi la porta ed il compare Domenico entrò trafelato, gridando:”&lt;em&gt;dalle finestre de caseta resce nu fumo niro, niro&lt;/em&gt; (dalle finestre di casa tua esce un fumo nero nero)"! Rocco realizzò ancor prima del padre il significato di quelle parole. In un attimo schizzò fuori, fece le scale di casa quattro a quattro in mezzo ad un fumo sempre più fitto ed un odore acre di bruciato.&lt;br /&gt;Dalla porta aperta della camera da letto usciva una lingua di fuoco e le grida disperate dei bambini Vincenzo ed Orlando risvegliati dal calore e dal fumo denso ed asfissiante. Li vide avvinghiati l’uno all’altro al centro del letto che era circondato da alte fiamme tutto intorno. Superò d’un balzo il muro di fuoco che lo separava dai fratellini, saltò sul letto, li afferrò in un unico abbraccio, si precipitò fuori dalla stanza, scese le scale rotolandosi più che camminando. Poi il black-out più totale.&lt;br /&gt;Aveva perso i sensi. Quando rinvenne vide una catena umana di braccia forsennate che si passavano secchi d’acqua dalla fontana adiacente la chiesa di san Pietro sù, sù per le scale fino alle fiamme. La lotta contro il fuoco andò avanti per oltre un’ora. Alla fine si contarono i danni, soprattutto nella camera da letto. Tutti gli arredi di legno, le coperte, le lenzuola, il materasso grande fatto di stoppie di granturco (quale esca per le fiamme!) del letto matrimoniale erano stati divorati dal fuoco. Restavano intatti il lavabo di marmo e la brocca per l’acqua di metallo smaltato.&lt;br /&gt;Rocco aveva fatto il primo miracolo di salvare i fratellini, la solidarietà della gente fece il secondo miracolo di salvare la casa di Luigiotto e le case vicine.&lt;br /&gt;Il giorno dopo Luigiotto vedendo il figlio Rocco che si recava a Messa lo salutò con uno scappellotto affettuoso, senza risparmiargli un piccolo rimbrotto:”te la putivi puro leva’ chella giacchetta nova ierissera ( te la potevi togliere quella giacca nuova ieri sera)!”&lt;br /&gt;La giacca, purtroppo, si era bruciacchiata qua’ e la’ e per averne un’altra bisognava aspettare almeno un altro anno..&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-8533867191926667409?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/8533867191926667409/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=8533867191926667409' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/8533867191926667409'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/8533867191926667409'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/11/cronache-articolane-rocco-ed-i-fratelli.html' title='Cronache articolane: Rocco ed i fratelli'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-4278532213563890088</id><published>2008-10-28T23:31:00.000+01:00</published><updated>2008-10-28T23:49:11.069+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='opinioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='attualità'/><title type='text'>Il disegno intelligente è un’idiozia?</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5262340077454612642" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 105px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SQeWa1v72KI/AAAAAAAAAD4/eupnQgv_bcM/s200/God1.jpg" border="0" /&gt; &lt;div&gt;In televisione, sui giornali, su riviste scientifiche il tema dell’evoluzionismo darwiniano è da tempo un tema molto caldo ed assai dibattuto nella contrapposizione tra evoluzionisti e creazionisti.&lt;br /&gt;La teoria della evoluzione, accettata senza riserve dal mondo scientifico, esclude qualsiasi intervento esterno (soprannaturale) nella comparsa della vita sul nostro pianeta, mentre i creazionisti respingono la teoria dell’evoluzione naturale e ritengono che nella vita ci sia un disegno intelligente che rimanda ad un Dio creatore. Io ritengo errata la contrapposizione perché c’è la possibilità di una sintesi che concilia le due visioni del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con un po’ di pazienza da parte del lettrore cercherò nel modo più semplice e chiaro possibile di indicare il punto di incontro tra le opposte tesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando io guardo la mia mano o la mano della gente che mi circonda faccio una constatazione ovvia: la mano ha cinque dita. E’ una realtà/verità data, che la mia mente ha registrato attraverso la visione.&lt;br /&gt;Non è un atto di fede, non è processo scientifico che presuppone la ricerca, la verificabilità, la falsificabilità, ma è un semplice riconoscimento di una evidenza reale del mio vissuto, perfettamente sovrapponibile al vissuto dei miei simili. Nessuno può considerarla una sciocchezza, una affermazione contraria alla scienza, ma una semplice verità, punto e basta.&lt;br /&gt;Lo stesso discorso vale quando osservo che nel cielo sopra il nostro pianeta c’è un Sole unico che interagisce con la Terra. E’ una realtà/verità che la mente registra. Non è un atto di fede, non è un processo scientifico, ma non è neppure una sciocchezza. E’ un dato di fatto reale universalmente accettato.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Se io sto osservando un progetto dettagliato di un palazzo corredato anche di calcoli statici di cui non capisco un accidente, pur afferrandone l’importanza decisiva, potrò dire senza scandalizzare nessuno che sono di fronte ad un progetto, un progetto intelligente, un “disegno intelligente” che nessuno può negare. In quel progetto ci sono disegni, misure, calcoli, in una parola informazioni che vengono lette, elaborate, poi realizzate. Il “disegno intelligente” è diventato realtà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allo stesso modo, quando mi pongo di fronte ad un ovocita di scimpanzè, di elefante, di pesce, di umano, di un fiore io so che là dentro ci sono delle molecole semplici capaci di legarsi a molecole più complesse, gli aminoacidi, che vengono assemblate insieme a formare le proteine.&lt;br /&gt;Centinaia, migliaia di molecole di aminoacidi vengono assemblate in successioni diverse per formare proteine diverse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le proteine in numero strabiliante di diversificazione diventano dei veri e propri organizzatori enzimatici in grado di costruire tessuti ed organi differenziati con una pianificazione spaziale e temporale che lasciano esterrefatti. Da una sola cellula, l’ovocita, fecondata dallo spermatozoo, si generano miliardi e miliardi di cellule che concorrono, ciascuna con un proprio ruolo, nella costruzione unitaria di un vivente. Tutte, nessuna esclusa, sono programmate e pianificate nel dna nucleare. &lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SQeU2E4-j7I/AAAAAAAAADo/1hTr6uu09DA/s1600-h/dna.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5262338346352283570" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 154px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SQeU2E4-j7I/AAAAAAAAADo/1hTr6uu09DA/s200/dna.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti i geni,nessuno escluso, portano in se stessi una informazione costruttiva per l’organo o tessuto da realizzare ed una informazione coordinativa e collaborativa nei confronti degli altri organi e/o tessuti.&lt;br /&gt;Non si può sviluppare la scatola cranica se prima non si forma il cervello, non possono svilupparsi i muscoli ( oltre trecento) se prima non si forma la struttura scheletrica con i suoi precisi punti di attacco per i muscoli. Non si può sviluppare la pelle se prima non si sono sviluppate le strutture dei nervi, delle arterie, delle vene. Non può funzionare un muscolo se prima non è dotato di un nervo stimolatore, di una arteria alimentatrice, di una vena che porta via i cataboliti o prodotti di rifiuto.. Il cervello stesso a sviluppo completato è dotato di circa dieci miliardi di neuroni. Immaginate una orchestra formata di dieci miliardi di orchestrali. Quale maestro sarebbe in grado di raccordarli per ottenere un concerto coerente di Mozart?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I dieci miliardi di neuroni svolgono ognuno una propria funzione in una perfetta armonia che si esprime nei movimenti, nei suoni, nei pensieri di un vivente umano. Nel cervello ci sono i neuroni che muovono le braccia, le mani, le gambe, gli occhi. Ci sono i neuroni che vedono, che sentono, che registrano tutti i segnali che vengono dal corpo, sensibilità tattile, termica, dolorifica, stimoli della sete, della fame, del sesso e sanno dare l’input adeguato per una risposta efficace.&lt;br /&gt;Tutta la complessità di struttura materiale, funzioni e operazioni è prevista, programmata, contemplata nel dna della cellula progenitrice.&lt;br /&gt;E’ evidente che il dna è portatore di informazioni in esso inserite che vengono trasmesse a strutture sempre più complesse e diversificate per la realizzazione della vita. Le informazioni costituiscono un complesso algoritmo che chiameremo algoritmo della vita del tutto sovrapponibile per analogia di logica all’algoritmo del software che governa le attività del computer.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E nessuno si sognerebbe mai di negare il disegno intelligente insito nel software del computer.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sono il primo ad ammettere che la vita si è sviluppata attraverso un processo evoluzionistico che è maturato nei milioni di anni secondo le geniali intuizioni di due secoli fa di Charles Darwin.&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SQeWLUrk-MI/AAAAAAAAADw/X4vZlvoHn3I/s1600-h/darwin.gif"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5262339810879928514" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 122px; CURSOR: hand; HEIGHT: 162px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SQeWLUrk-MI/AAAAAAAAADw/X4vZlvoHn3I/s200/darwin.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; C’è un’osservazione decisiva che ci permette di conciliare la teoria evoluzionistica con il disegno intelligente. Nella evoluzione il meccanismo causa-effetto è interno al sistema stesso sotto forma di mutazioni e selezione naturale. L’evoluzione è un processo autosufficiente, che non richiede interventi esterni. Lo stesso discorso non vale nel processo genetico, che noi chiamiamo disegno intelligente, perché il meccanismo causa-effetto, pur agendo all’interno del sistema, non fa parte di esso.&lt;br /&gt;I geni del cervello codificano per il cervello ma non hanno alcuna attinenza fisica, chimica, morfologica con il cervello. I geni dell’apparato cardiovascolare codificano per il cuore ed i vasi ma non hanno alcuna attinenza o analogia fisica, chimica, morfologica con il cuore e i vasi. Il meccanismo causa-effetto non lo riconosciamo nelle basi del dna, non lo riconosciamo negli aminoacidi, non lo riconosciamo nelle proteine. Nessuna di queste fasi presenta l’aspetto finalistico e organizzativo che ritroviamo nel prodotto finale che è l’essere vivente. E’ evidente che l’informazione ordinante viene ricevuta dall’esterno come imprinting progettuale. L’imprinting progettuale rappresenta in maniera inconfutabile quel “disegno intelligente”, oggetto oggi di tante polemiche e negazioni nel mondo della scienza, dinanzi al quale debbono tutti inchinarsi, gli scienziati innanzitutto, come pure gli umili profani cui il sottoscritto sente di appartenere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il disegno intelligente non sarà verità scientifica perché manca dei criteri della verificabilità e della falsificabilità, ma soddisfa interamente i criteri della logica che sono anche quelli del buon senso e, pertanto, è una realtà-verità che ha la stessa dignità e valenza della verità scientifica.&lt;br /&gt;Non è certo una idiozia! E non inficia minimamente il valore scientifico dell’evoluzionismo per quella parte di verità che esso rappresenta. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-4278532213563890088?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/4278532213563890088/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=4278532213563890088' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/4278532213563890088'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/4278532213563890088'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/10/il-disegno-intelligente-unidiozia.html' title='Il disegno intelligente è un’idiozia?'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SQeWa1v72KI/AAAAAAAAAD4/eupnQgv_bcM/s72-c/God1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-8851775570998291214</id><published>2008-10-26T14:48:00.000+01:00</published><updated>2008-10-26T14:53:46.648+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>La giusta paga</title><content type='html'>Era il 9 Settembre 1943. Tre anni di guerra avevano messo a dura prova la volontà di resistere della gente. Al dolore e alla preoccupazione per i figli, i mariti, i padri che affrontavano ogni giorno il rischio di morire sui fronti di combattimento si aggiungevano le paure dei bombardamenti ed ancor più i morsi della fame che si facevano sentire ogni giorno di più. La farina, lo zucchero, il sale, la carne, il latte erano diventati alimenti sempre più rari sul desco di ogni casa. La tessera alimentare con il bollino da staccare per il negoziante non garantiva più la razioni misere di pane e di pasta (100 grammi l'uno e 50 grammi l'altra), di zucchero che venivano distribuite regolarmente solo nei  primi due anni di guerra. Parallelamente al libero commercio, protetto dalla legge,  si era sviluppato il mercato nero dove era possibile trovare a prezzi proibitivi alcuni alimenti principali. Ad esempio un chilo di farina costava circa 100 lire, l’equivalente di 10 giornate lavorative di un operaio. Si può immaginare gli affari d’oro dei borsari neri che prosperavano sulla fame della gente, anche se correvano qualche rischio di incappare nelle maglie severe della legge.&lt;br /&gt;Solo 24 ore prima ( l’otto Settembre ) il Maresciallo Badoglio aveva annunciato via radio agli italiani la firma dell’armistizio con le forze alleate, in realtà già siglato a Cassibile in Sicilia il 3 Settembre, all’insaputa dell’alleato germanico. Dopo aver occupato tutta la Sicilia le forze anglo-americane cominciavano a risalire la penisola, mentre la popolazione era stremata  dalla fame, dai lutti, dai bombardamenti. Mussolini era scomparso dalla scena il 25 Luglio destituito dal Re, che aveva chiamato alla carica  di primo ministro Pietro Badoglio. Subito dopo l’annuncio dell’armistizio il Governo italiano insieme al Re si era frettolosamente e vergognosamente dato alla fuga per rifugiarsi sotto la protezione degli ex-nemici, abbandonando un Paese martoriato  ed un esercito sbandato ai soprusi ed alla rabbiosa vendetta delle forze germaniche presenti in Italia. Migliaia di soldati furono fatti prigionieri ed inviati nei lager in Germania e Polonia, da dove molti non fecero più ritorno. I più fortunati si spogliarono della divisa e tentarono la via del ritorno a casa con mezzi di fortuna e con l’aiuto generoso della gente, che offriva ospitalità anche rischiando grosso.&lt;br /&gt;Il mattino presto del giorno 9 Settembre la notizia si diffuse in paese: il magazzino viveri dell’esercito italiano era stato abbandonato, privo di qualsiasi sorveglianza. Donne, uomini, bambini, tutti correvano verso il deposito per portare a casa qualcosa da mangiare. Là c’era ogni ben di dio, dalla pasta alla farina, dallo zucchero alle uova, dalle patate alla cioccolata, dalla carne in scatola al pesce in salamoia, dalla frutta sciroppata ai liquori, dalle sigarette ai dolci, dall’olio ai formaggi, dalla marmellata ai salumi. In breve tempo il grande capannone era diventato un formicaio in un convulso andirivieni di gente che prendeva tutto quello che poteva. Anche Rosa, appena saputa la notizia, mentre era a lavare i panni lungo il fiume, si precipitò verso il magazzino militare. Lei a casa ne aveva ben dieci di bocche da sfamare tra figli ed i vecchi genitori. Non poteva perdere questa occasione straordinaria. Arrivata al magazzino si rese conto che il saccheggio era quasi completato. Scaffali vuoti e divelti, tavoli rovesciati, il pavimento cosparso di rottami, vetri rotti, contenitori fracassati, tracce di farina, zucchero, gallette militari per ogni dove. Si guardò intorno attentamente alla ricerca di una preda importante. Il suo sguardo si fermò ad un tavolo sotto il quale si intravedeva una grossa forma rotondeggiante. Si avvicinò e capì subito che si trattava di parmigiano. Quella forma doveva essere molto pesante, non meno di 20 chili. Non si perse d’animo. Prese il fazzolettone che aveva al collo, lo modellò per fare una corolla e con l’aiuto di una comare issò il parmigiano sulla testa, con la corolla a fare da ammortizzatore. Da brava ciociara era avvezza ai pesi sulla testa perché quasi quotidianamente portava la conca di rame sulla testa, piena di acqua da bere, dalla fontana alla propria casa. Percorse con passo lento ma sicuro i due chilometri che la separavano da casa, tenendo con le mani ben salda la forma sulla testa, dritta come un fuso. Si diresse verso la baracca- ripostiglio che avevano vicino casa e depositò con cura la grossa forma su di un’asse di legno disposta ad un metro da terra. Chiuse bene a chiave la porta dietro di sé e non confidò a nessuno in casa il suo segreto. Pensava di farlo il giorno dopo.&lt;br /&gt; Il cognato Fausto, intento a lavorare nel campo dove si trovava la baracca, vide arrivare Rosa con il prezioso carico sulla testa. "&lt;em&gt;Chi t 'è dato 'ssu caso&lt;/em&gt;" chiese incuriosito. " &lt;em&gt;Iu so' pigliato agliu magazino &lt;/em&gt;'gli surdati" rispose asciutta Rosa. Fausto capì in un lampo, lasciò il suo lavoro e corse trafelato verso il magazzino viveri che ben conosceva. Troppo tardi. Il magazzino era stato ripulito da cima a fondo. Rimanevano solo le tracce del passaggio delle cavallette umane. All'interno dei locali un disordine indescrivibile. Sembrava che fosse passato un ciclone. Tutti avevano beneficiato del magazzino militare tranne che lui. La rabbia e l'invidia si impadronirono dei suoi pensieri. Ci pensò sopra un poco e poi prese la grande decisione. "&lt;em&gt;Gnente a Fausto, allora gnente a niciuno!&lt;/em&gt;" disse a se stesso e si affrettò al comando tedesco per raccontare l'accaduto. Già la sera venivano affissi avvisi in paese che ordinavano ai cittadini di riconsegnare entro 24 ore alla polizia tedesca tutto quello che era stato trafugato dal magazzino dell'esercito italiano. Le sanzioni prevedevano l'internamento nei campi di lavoro in Germania per tutti i trasgressori, trovati in possesso di viveri presi del magazzino militare. Grande fu l'allarme che si diffuse tra i paesani. Nessuno pensò di poter disubbidire ai tedeschi e tutti quelli che avevano partecipato a svuotare il magazzino dispensa, mogi, mogi, il mattino seguente si avviarono verso il comando tedesco a riconsegnare quello che avevano preso ( pasta, zucchero, olio, formaggi, prodotti vari in scatola, baccalà, legumi, prosciutti, etc, ). Anche Rosa non potè  tenere la bella forma di parmigiano e si affrettò a portare indietro con tanta rabbia in corpo quel grosso peso ai tedeschi, che non ne erano, certo, i legittimi proprietari. Nel pomeriggio, come accadeva tutti i giorni, si recò alla baracca-ripostiglio per andare ad accudire le sue galline. Non credette ai suoi occhi quando sbirciando nella penombra vide  sull'asse di legno una forma di parmigiano, più grande di quella che era stata sua per poche ore, che faceva bella mostra di sé quasi come una sfida. Evidentemente l'aveva messa lì il cognato, che era anche lui proprietario della baracca; ci teneva i suoi attrezzi per la campagna ed era anche per lui il passaggio per andare al suo gallinaio. Era il frutto del tradimento a danno dei paesani e la ricompensa che aveva ricevuto dai tedeschi, come le avevano raccontato le vicine di casa. Una rabbia prepotente l'assalì e fu colta da un impulso improvviso a distruggere o far sparire comunque quella grossa forma, magari gettandola nel fiume. Il giusto castigo per il cognato. Non poteva gioire solo lui, lo spione, a danno di tutti i compaesani. Sarebbe stato un atto riparatore di giustizia. Mentre si agitavano questi pensieri nella sua testa, la rabbia cominciò a sbollire e pensò di ricambiare Fausto con il proprio sdegno, non rivolgendogli più la parola. Da quel giorno l'avrebbe completamente ignorato. Passò una settimana. Ogni giorno Rosa era costretta a passare dinanzi a quella forma per arrivare al suo gallinaio,  ed ogni volta montavano la stizza ed il dispetto per il sopruso subìto. Purtroppo bisognava rassegnarsi.&lt;br /&gt;Un pomeriggio entrando nella baracca vide la forma risplendere sotto un raggio di sole che filtrava da una finestrella sulla soffitta, ricoperta di ragnatele. Sembrava ancora più grande e più bella. Ma…..un momento! Vicino alla forma, sull'asse di legno, c'era un mucchietto di polvere bianca che sembrava formaggio sgranato. Si avvicinò incuriosita, annusò con insistenza, toccò con le dita facendo scorrere tra i polpastrelli quel materiale granuloso. Non poteva sbagliarsi. Era proprio formaggio. Corse con l'occhio sulla parete arrotondata della forma ed a qualche centimetro di altezza c'era un buchetto sfrangiato grande quanto un grosso chiodo. In un baleno realizzò quello che stava accadendo. I topi di campagna avevano cominciato una ghiotta opera di demolizione di quel monumento. Bisognava dare loro una mano discreta per consentire di portare a compimento un'opera tanto silenziosa quanto efficace. Anche perché trovava giusto che il cognato patisse allo stesso modo che aveva patito lei. Lesta fece sparire ogni traccia del formaggio presente sulla tavola e, raccogliendo tutte le sue forze, allargò le braccia intorno alla forma, la strinse saldamente e la fece ruotare di mezzo giro in modo che il varco di entrata dei topi si trovasse completamente nascosto dalla parte del muro. Nessun indizio  restava visibile dell'operazione topi e Rosa se ne tornò soddisfatta a casa.&lt;br /&gt;Fausto aspettava pazientemente la stagionatura del parmigiano e quasi ogni giorno passava alla baracca ripostiglio per curare con gli occhi la sua preda mangereccia. Gli appariva sempre più odorosa, più bella, più matura. Quando poi era baciata dal sole gli sembrava un gioiello di inestimabile valore. Né c'era alcunchè che potesse far nascere in lui qualche sospetto. Quella tavola non era mai stata così linda e ben spolverata. Si trattava di aspettare per una o due settimane la stagionatura e poi sarebbe stata gran festa a casa di Fausto. Non immaginava che  era sorta tra la cognata Rosa ed i topi campagnoli una strana alleanza i cui frutti diventavano sempre più concreti, pur se invisibili. Rosa aveva imparato a controllare quasi quotidianamente l'operato dei topi, che a nugoli, si riversavano ogni notte e ogni giorno, quando potevano, nella grande pancia del formaggio e scavavano freneticamente in ogni direzione. Con un lungo mestolo introdotto nell'ampio varco cercava di toccare le pareti della forma di parmigiano e le sentiva sempre più lontane. L'opera di demolizione procedeva irresistibile, giorno dopo giorno, notte dopo notte, fino al totale esaurimento della materia prima. Restava, ormai, solo una sottile corteccia che mascherava molto bene il vuoto totale interno. Rosa ne ebbe la riprova perché la percussione della superficie esterna con le nocche delle dita traeva un suono prolungato a bassa tonalità, caratteristico dei recipienti vuoti. L'operazione congiunta Rosa-topi era giunta a termine. C'era solo da aspettare l'evolvere degli eventi.&lt;br /&gt;Quella mattina Fausto, smanioso di prelevare la forma per portarla a casa, si svegliò in anticipo ed, indossata una camicia da lavoro, entrò nella baracca e si accinse subito all'opera. Rimirò ancora estasiato e orgoglioso la bella forma che troneggiava sulla tavola e si avvicinò un poco emozionato ad essa. Voleva fare tutto da solo, con le sue forze, per fare la sorpresa a tutti in casa. Avvolse con le braccia la forma rotonda, fece salda presa su di essa per sollevarla e toglierla dall'asse. La spinta all'indietro, non bilanciata dal peso, ormai inesistente della forma, lo mandò gambe all'aria, mentre la stretta delle sue braccia faceva letteralmente esplodere la sottile corteccia di parmigiano, che in mille e mille pezzi si sparse al suolo e ricoprì anche il suo corpo. Le cronache dell'epoca non ci raccontano se fu più grande la delusione o la sorpresa per Fausto. Di certo la lezione servì. Giustizia era fatta! I topi avevano punito e beffato la malignità umana.&lt;br /&gt;Beninteso con la complicità maliziosa di mamma Rosa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-8851775570998291214?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/8851775570998291214/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=8851775570998291214' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/8851775570998291214'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/8851775570998291214'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/10/la-giusta-paga.html' title='La giusta paga'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-1607341342360947115</id><published>2008-10-22T11:11:00.000+02:00</published><updated>2008-10-24T18:39:05.565+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='salute'/><title type='text'>Quanto costa la salute?</title><content type='html'>&lt;div&gt;Una passeggiata quotidiana, che non ci costa niente, vale assai più, per la nostra salute, delle medicine che dobbiamo pagare.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SQH6Bz9UXxI/AAAAAAAAADg/SIyb2uZsl0E/s1600-h/Walking.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5260760748779659026" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 178px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SQH6Bz9UXxI/AAAAAAAAADg/SIyb2uZsl0E/s200/Walking.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La rivista più importante, nel mondo, di Cardiologia, Circulation, ha pubblicato nel mese di Agosto 2008 un articolo di grande interesse pratico che merita di essere portato alla conoscenza di tutti, in particolare le persone anziane.&lt;br /&gt;Il titolo dello studio è già molto eloquente: &lt;b&gt;le attività fisiche del tempo libero lievi e moderate riducono significativamente l'incidenza della fibrillazione atriale negli adulti più anziani&lt;/b&gt;. La fibrillazione atriale è il disturbo più frequente del ritmo cardiaco ( fino al 20% della popolazione oltre i 65 anni) ed è causa di scompenso cardiaco, ictus cerebrali con gravi conseguenze motorie ( paresi, emiplegie ). Si capisce come la fibrillazione atriale è un problema di grande impatto sociale. Lo studio si è protratto per circa 20 anni, ha coinvolto oltre 5000 persone di età superiore ai 65 anni.&lt;br /&gt;Due risultati meritano la nostra attenzione. Il primo risultato riguarda coloro che svolgevano attività fisica lieve o moderata con velocità da 3 a 6 chilometri orari per circa 1 ora, poco più o poco meno. Questi soggetti presentavano una incidenza della fibrillazione atrale che si riduceva del 30-40% rispetto alla popolazione &lt;strong&gt;non&lt;/strong&gt; impegnata in attività fisica.&lt;br /&gt;Il secondo risultato, che costituisce una vera e propria sorpresa, riguarda i soggetti che svolgevano, sì, attività fisica ma più impegnativa al di là dei parametri che definiscono l'attività lieve-moderata. Ebbene in questi soggetti si è rilevato un aumento dei casi di fibrillazione atriale rispetto ai soggetti non attivi.&lt;br /&gt;Per dirla in termini tecnico-matematici possiamo affermare che la relazione tra l'intensità dell'attività fisica e l'incidenza della fibrillazione atriale rappresentata graficamente si presenta come una curva ad U, nel senso che i casi di fibrillazione atriale si riducono progressivamente passando dall'attività lieve all'attività moderata. Quando si supera questo limite, cioè, si passa dalla marcia alla corsa l'incidenza della fibrillazione atriale tende di nuovo ad aumentare di diversi punti.&lt;br /&gt;Il discorso è limitato alla popolazione più vecchia e non riguarda i giovani.&lt;br /&gt;Possiamo modificare un aforisma molto conosciuto nel seguente modo: l'anziano che va piano va sano e va lontano.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-1607341342360947115?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/1607341342360947115/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=1607341342360947115' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/1607341342360947115'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/1607341342360947115'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/10/roma-22-10-2008-quanto-costa-la-salute.html' title='Quanto costa la salute?'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SQH6Bz9UXxI/AAAAAAAAADg/SIyb2uZsl0E/s72-c/Walking.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-5441967745726182673</id><published>2008-10-17T20:59:00.001+02:00</published><updated>2008-10-19T08:47:14.412+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ambiente'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='salute'/><title type='text'>Rivogliamo il vermetto</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPjgtUYq4II/AAAAAAAAADY/OIVOvxPdGRM/s1600-h/vermetto.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5258199634125971586" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPjgtUYq4II/AAAAAAAAADY/OIVOvxPdGRM/s200/vermetto.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Fino a trenta quaranta anni fa capitava ogni giorno di sbucciare una mela e si trovava spesso l’ospite sotto forma di un vermino bianco che si agitava nella piccola galleria scavata nella polpa. Si eliminava la parte occupata dal vermino ed il resto della mela si poteva gustare in tutto il suo sapore. Si usava chiamarle mele bacate , ma, in realtà erano mele sanissime e saporite perché non avevano subito alcun trattamento chimico e portavano l’aroma ed il sapore genuini di un frutto incontaminato.&lt;br /&gt;La nostra agricoltura non aveva ancora conosciuto la chimica dei pesticidi, degli insetticidi, degli erbicidi che negli ultimi quaranta anni si è diffusa specialmente nei paesi più ricchi del continente europeo ed americano. L’uso dei pesticidi si è affermato nella coltivazione della frutta, della verdura, dei cereali. E’ vero che le produzioni sono cresciute, il prodotto è diventato esteticamente più accettabile, ma a quale prezzo per la nostra salute?&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;E' risaputo che i pesticidi e diserbanti possono provocare gravi danni al sistema nervoso ed all’apparato riproduttivo. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;E’ osservazione comune da 10-15 anni l’incremento percentuale delle coppie sterili, che in passato non superavano il 5-10%, oggi toccano il 20-30%, assumendo le dimensioni di un problema sociale assolutamente prioritario. Questo fenomeno assai grave ed allarmante per il futuro del genere umano è presente soprattutto nei paesi sviluppati, Europa e America in testa, laddove l’agricoltura fa uso generoso dei pesticidi, che danneggiano l’apparato riproduttivo più nei maschi che nelle femmine. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;In passato la sterilità di coppia veniva attribuita due volte su tre alla donna, oggi due volte su tre viene accertata una sterilità maschile per un blocco di maturazione degli spermatozoi, la spermiogenesi. Evidentemente la maturazione di un singolo follicolo con la liberazione dell’ovulo una volta al mese è meno sensibile all’effetto tossico dei pesticidi rispetto al processo di sviluppo e maturazione degli spermatozoi che vengono prodotti a decine di milioni e coinvolgono meccanismi fisiologici e biochimici più complessi e più vulnerabili. Oggi assistiamo allo spettacolo scoraggiante di migliaia di coppie sterili, che non possono avere figli e spesso ricorrono all’istituto della adozione con tempi di attesa di alcuni anni. Da una parte milioni di bambini costretti negli orfanotrofi e dall’altra centinaia di migliaia di coppie che vorrebbero adottare, separati da un muro invalicabile fatto di burocrazia e leggi assurde. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il C.D.C.( control diseases Center) di Atlanta, che è un centro epidemiologico mondiale, ed il NIH ( Istituto nazionale della salute ) americani hanno aperto un osservatorio di monitoraggio internazionale sul rapporto causa-effetto dei pesticidi con la sterilità. Non v’è dubbio che la portata mondiale del problema deve richiamare l’attenzione anche dell’Italia con la mobilitazione del Ministero della Sanità e dell’Istituto Superiore di Sanità. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;E’ urgente riconsiderare la politica agricola nei confronti dei pesticidi e diserbanti e trovare al più presto soluzioni radicali. E’ urgente sottoporre ad esame tossicologico ciò che mangiamo, dalle verdure ai legumi, dalla frutta al latte ai cereali alla carne E’ il solo modo per prendere consapevolezza del problema e per capire bene la sua dimensione e le conseguenze nei confronti dell’umanità intera. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-5441967745726182673?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/5441967745726182673/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=5441967745726182673' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/5441967745726182673'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/5441967745726182673'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/10/rivogliamo-il-vermetto.html' title='Rivogliamo il vermetto'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPjgtUYq4II/AAAAAAAAADY/OIVOvxPdGRM/s72-c/vermetto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-871684337054581359</id><published>2008-10-14T13:26:00.000+02:00</published><updated>2008-10-14T22:22:21.184+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='turismo'/><title type='text'>Le Mura Ciclopiche di Alatri: Patrimonio Mondiale dell’Umanità</title><content type='html'>&lt;div&gt;Arrivando in macchina da Fiuggi, tra Pitocco e Collepardo puoi appena intuire l’esistenza dell’Acropoli dal profilo rettangolare nella parte alta del centro storico di Alatri.&lt;br /&gt;Venendo da Frosinone, superata Tecchiena si offre superbo alla tua vista l’angolo est-nord-est delle mura ciclopiche con la sua altezza di 15-20 metri che ti fa subito capire la maestosità del monumento.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT5TXdhwUI/AAAAAAAAACA/uVJDhO2d3DQ/s1600-h/alatri5.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT_Z9bzS7I/AAAAAAAAADQ/iSvpwxOvRhU/s1600-h/alatri5.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5257107486501194674" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT_Z9bzS7I/AAAAAAAAADQ/iSvpwxOvRhU/s200/alatri5.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Da oltre 4000 anni le mura ciclopiche sfidano il tempo, le sue inclemenze, la storia con le sue distruzioni, i movimenti sismici del territorio, che è assai ballerino. Nessun collante unisce le pietre gigantesche, né cemento, né ferro, né calce. E’ una muraglia a secco, eretta 4-5000 anni fa da un popolo, di cui nulla sappiamo, i Pelasgi, che precedettero su queste terre gli Etruschi ed i Romani. Come realizzarono l’opera è ancora oggi un mistero assai fitto. Dove presero le enormi pietre? Sul posto o in cave lontane?&lt;br /&gt;Un’opera risalente ad ere così remote si colloca nella preistoria, molto, molto prima della grande Roma, prima della civiltà greca, forse coeva con gli albori delle civiltà assiro-babilonese, egizia ed ebraica.&lt;br /&gt;Un quadrilatero ampio come tre campi di calcio, delimitato da una cinta muraria possente la cui superficie libera si aggira intorno ai 10 mila metri quadrati, con l’asse maggiore orientato nord-sud.&lt;br /&gt;I lati lunghi sono ovviamente esposti ad Est ed Ovest e presentano due porte di ingresso, la maggiore ad Est, la minore ad Ovest. La minore si segnala per un’ architrave gigantesca, naturalmente monolitica, che sovrasta imponente la piccola apertura della porta di accesso all’Acropoli.&lt;br /&gt;Le pietre, o meglio, i massi che compongono l’opera muraria hanno una superficie libera che va da 1-2 metri quadrati a 6-7 metri quadrati, cioè quanto uno stanzino. Molte di queste pietre sviluppano un volume di 10-12 metri cubi per un peso di centinaia di quintali. Eppure i Pelasgi privi di argani, verricelli , corde di acciaio, ruote dentate, seppero metterle in opera in una perfetta ed armonica composizione di superfici e volumi, scalfendo, spianando, livellando, dove era necessario, la durissima pietra basaltica.&lt;br /&gt;Puoi vedere spesso lo spigolo di una pietra enorme accolto nella nicchia concava creata nella pietra sottostante. La pietra massiccia acquistava nelle mani sapienti di questo popolo primitivo la plasticità, la duttilità della creta, realizzando un monumento alla tenacia, alla fatica, all’ingegno, al sentimento religioso dell’uomo. Non dimentichiamo che al centro dell’Acropoli si ergeva un tempio, di cui oggi non conserviamo alcuna traccia, sostituito poi dalla cattedrale di Alatri.&lt;br /&gt;Il risultato di un lavoro cosi minuzioso e paziente, costato una fatica sovrumana, è un gigantesco mosaico di figure geometriche, tutte diverse l’una dall’altra, con il susseguirsi di forme triangolari, quadrangolari, pentagonali, trapezoidali, ognuna perfettamente inserita al posto giusto, come le piccole tessere di un vero mosaico.&lt;br /&gt;Emozione ed ammirazione sono i sentimenti che si provano di fronte ad uno spettacolo u&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT82io002I/AAAAAAAAACY/udVSqst1K90/s1600-h/Gregorovius_ferdinand.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5257104678989386594" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT82io002I/AAAAAAAAACY/udVSqst1K90/s200/Gregorovius_ferdinand.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;nico nel suo genere. Gli stessi sentimenti che nell’ottocento provò un grande storico tedesco, Gregorovius, studioso attento dell’antica Roma, che davanti alle Mura Ciclopiche non poteva non esclamare che il monumento, frutto di titanica fatica dell’uomo primitivo, suscitava in Lui &lt;i&gt;“ammirazione assai maggiore che non la vista del Colosseo”&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;Eppure intorno al Colosseo vediamo tutti i giorni file interminabili di visitatori, specialmente stranieri, intorno all’Acropoli di Alatri il deserto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;In occasione di una visita recente con miei parenti toscani, mia cognata Maria, entusiasta ed emozionata, mi diceva che il fratello, mastro muratore nel Casentino, raccontava sempre che la più grande gioia e soddisfazione del suo lavoro le provava quando poteva modellare le pietre, di dimensioni assai modeste, per erigere i muri in pietra viva. &lt;b&gt;I Pelasgi, invece, alcune migliaia di anni fa modellarono macigni impressionanti per creare un manufatto che sfida i millenni.&lt;/b&gt; Aggiungeva mia cognata che avrebbe sollecitato la visita di gruppo delle Pro Loco della Verna e del Casentino per ammirare un’opera tanto straordinaria quanto sconosciuta.&lt;br /&gt;In quella mattinata assolata di Agosto calcava con noi i selci intorno all’Acropoli solo una coppia di signori pugliesi, anch’essi ammirati ed entusiasti. &lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT7KgAf39I/AAAAAAAAACQ/RBbyQYkWd3I/s1600-h/Alatri_Arcobaleno.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5257102822857498578" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT7KgAf39I/AAAAAAAAACQ/RBbyQYkWd3I/s200/Alatri_Arcobaleno.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La visita all’Acropoli si può estendere ad altri tesori d’arte che la città di Alatri ci offre. Opere insigni sono la chiesa romanica di Santa Maria Maggiore, la chiesa gotica di San Francesco, il Palazzo medievale Gottifredi, le magnifiche mura esterne della città, in buono stato di conservazione, che meritano giustamente, pure esse, l’appellativo di ciclopiche.&lt;br /&gt;Tra le migliaia di clienti stagionali che frequentano Fiuggi credo che ben pochi hanno avuto la fortuna, la curiosità, il suggerimento di visitare le Mura Ciclopiche, anche per nostra colpa.&lt;br /&gt;Non credo che il Machu Pichu o i Sassi di Matera siano opere più antiche e di maggior valore rispetto alle Mura Ciclopiche. Tuttavia sono dichiarate, a buon diritto, Patrimonio Mondiale dell’Umanità da parte dell’UNESCO.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi rivolgo al Sindaco di Alatri, alla Giunta, al Consiglio Comunale, affinché con fiducia e convinzione assumano l’iniziativa per attivare tutti i canali necessari ed utili a richiamare l’attenzione internazionale ed, in particolare, dell’UNESCO, per un riconoscimento giusto di fronte al mondo del grande valore archeologico, storico, artistico dell’Acropoli di Alatri.&lt;br /&gt;E’ chiaro che occorre uno sforzo collettivo che coinvolga la Provincia, la Regione, lo Stato, la Sovrintendenza delle Belle Arti, nonché archeologi e critici d’arte che potrebbero convocare una conferenza internazionale sul tema. Un primo punto fermo si potrebbe stabilire con lo studio del radio-carbonio, che, se non vado errato, può fissare con buona approssimazione l’età millenaria delle Mura.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Alcune cose si possono fare subito senza grandi spese ma con efficacia. La Pro Loco di Alatri con il sostegno di Comune e Provincia si deve impegnare nella formazione di un nucleo di guide turistiche, nella raccolta di tutta la documentazione archeologica e storica presente negli archivi comunali, in Vaticano, attingendo anche alle fonti che lo stesso Gregorovius avrà citato nei suoi scritti, che non è difficile consultare. Sempre la Pro Loco può organizzare visite collettive per piccoli gruppi di albergatori di Fiuggi, di Roma, di altre città turistiche. Diventerebbero certamente i primi promoters pubblicitari dell’Acropoli. Campagne di sensibilizzazione e conoscenza vanno rivolte alle Agenzie di viaggio italiane e straniere.&lt;br /&gt;Ad un quarto d’ora da Fiuggi, a meno di un ‘ora e mezza da Roma e da Napoli non dovrebbero mai mancare correnti turistiche di visitatori, specie nei fine settimana. Anche una convenzione con il Touring Club potrebbe servire per creare canali di promozione all’estero, Cina e Giappone compresi. Un sito Internet con adeguata documentazione fotografica, multilingue, bene pubblicizzato, sarebbe un mezzo assai efficace di conoscenza nei cinque continenti.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Se è vero che esistono le Sette Meraviglie del Mondo, le Mura Ciclopiche di Alatri sono senz’altro l’Ottava.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Nessuno può negare che l’Acropoli alatrense, per la sua vetustà, per la sua maestosità, per l’ottimo stato di conservazione, non trova comparazioni nel continente europeo ed in altri continenti.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-871684337054581359?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/871684337054581359/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=871684337054581359' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/871684337054581359'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/871684337054581359'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/10/le-mura-ciclopiche-di-alatri-patrimonio.html' title='Le Mura Ciclopiche di Alatri: Patrimonio Mondiale dell’Umanità'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT_Z9bzS7I/AAAAAAAAADQ/iSvpwxOvRhU/s72-c/alatri5.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-1489047508637210494</id><published>2008-10-12T09:23:00.000+02:00</published><updated>2008-10-19T08:48:45.343+02:00</updated><title type='text'>Biocarburanti: El tacon pejo del buso- La pezza peggio del buco</title><content type='html'>Anche l’onorevole Tremonti, tempo fa, definì demenziale l’idea e ancor più la realizzazione di carburanti per auto (etanolo) dai cereali come riso, mais, semi di soia. Lo aspettiamo al varco ora per vedere se sarà coerente con le sue pubbliche dichiarazioni così da convincere il nuovo governo ad una ferma linea di opposizione ai biocarburanti.&lt;br /&gt;Ma l’azione più incisiva deve essere portata nei confronti di un grande Paese nostro alleato, gli Stati Uniti, che da uno, due anni collaborano strettamente con il Brasile in un piano di produzione su larga scala di biocarburanti con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dal petrolio.&lt;br /&gt;Già negli anni novanta il Brasile aveva sperimentato la produzione di etanolo dalla canna da zucchero, mais, soia ed il suo uso nelle auto brasiliane è una realtà da oltre 10 anni. La crescita galoppante del prezzo del petrolio che si è quintuplicato nel giro di 2-3 anni ha spinto altri Paesi, compresi quelli europei, a percorrere la stessa strada del Brasile. Un anno fa gli Stati Uniti, che sono il più grande produttore ed esportatore mondiale di cereali, hanno firmato un accordo con il Brasile che prevede un forte incremento nella produzione di etanolo dai cereali nei due Paesi fino a cinque volte il livello attuale.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family:lucida grande;font-size:130%;"&gt;Uno sforzo gigantesco nella direzione sbagliata.&lt;/span&gt; &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Nel 2006 il Brasile ha prodotto 19 miliardi di litri di etanolo pari al 45 % del consumo totale di carburanti da trasporto.&lt;br /&gt;Nel piccolo stato dello Iowa, nel middle West statunitense, la produzione di etanolo ha toccato i 7 miliardi di litri.&lt;br /&gt;E’ stato calcolato , però, che, anche se tutto il mais e la soia prodotti negli Stati Uniti fossero trasformati in etanolo, si coprirebbe soltanto il 20% della domanda di carburanti negli Stati Uniti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanto per avere un’idea dello spreco enorme di risorse alimentari cerealicole per produrre etanolo constatiamo che il pieno di etanolo per un’auto Suv ( per capirci, un fuoristrada) divora una quantità di cereali sufficiente a sfamare una persona per un anno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il circuito negativo che si è innescato è molto semplice. Il 20% della produzione statunitense di mais è stata sottratta al mercato alimentare mondiale e trasferita alle raffinerie dell’etanolo. Il prezzo del mais è salito vertiginosamente e molte coltivazioni di soia sono state convertite alla produzione di mais. La riduzione di soia sul mercato porta alla crescita di prezzo della soia stessa.&lt;br /&gt;I coltivatori di soia brasiliani allargano la coltivazione della soia ai terreni prima adibiti al pascolo.&lt;br /&gt;Gli allevatori di bestiame creano nuovi pascoli ricorrendo alla deforestazione della giungla tropicale amazzonica.&lt;br /&gt;Il risultato terribile di questo processo infernale è la &lt;b&gt;scomparsa negli ultimi sei mesi del 2007 di oltre 300 mila ettari di foresta amazzonica!&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti conosciamo oggi la funzione fondamentale che la foresta brasilian&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPGnrnDMGwI/AAAAAAAAABc/fs5Edhd1Vcg/s1600-h/biofuels.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5256166607776652034" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" height="294" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPGnrnDMGwI/AAAAAAAAABc/fs5Edhd1Vcg/s320/biofuels.jpg" width="254" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;a del Mato Grosso svolge come sistema bioregolatore contro l’effetto serra e il fenomeno del riscaldamento del globo terrestre.&lt;br /&gt;E’ la politica dei governi che deve cambiare radicalmente prima del disastro planetario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad esempio gli Stati Uniti sostengono l’industria dei biocarburanti con 7 miliardi l’anno di dollari di contributo, senza contare il sostegno ai coltivatori. Se i cereali sono dirottati verso l’industria dei biocarburanti ci sono tre conseguenze inevitabili:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) il prezzo dei cereali va alle stelle, ed è quello che sta accadendo; il prezzo del riso si è raddoppiato nel giro di 4 mesi da fine dicembre 2007 alla fine di Aprile 2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) il mercato mondiale dell’alimentazione avrà una disponibilità di cereali sempre più scarsa perché in parte sono venduti all’industria dei biocarburanti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;3) I Paesi più poveri non hanno mezzi per comprare il cibo a prezzi esagerati e si trovano ad affrontare moti di rivolta sociale sempre più diffusi.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;A tutto ciò aggiungiamo le conseguenze nefaste per il clima e per l’effetto serra derivate dalla deforestazione che si allargherà a macchia d’olio dal Brasile a tutte le altre foreste tropicali del nostro bistrattato Pianeta e ci rendiamo conto che l’umanità si sta preparando una trappola mortale con le proprie mani al solo scopo di sfuggire alla dipendenza dal petrolio. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Chiediamo al nostro governo di intervenire con determinazione a tutti i livelli, presso gli alleati americani, presso il Brasile, presso le Nazioni Unite, perché si realizzi un accordo internazionale per la rinuncia definitiva alla politica dei biocarburanti derivati dai cereali.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Passerebbe alla storia come benefattore dell’intera Umanità. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-1489047508637210494?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/1489047508637210494/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=1489047508637210494' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/1489047508637210494'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/1489047508637210494'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/10/biocarburanti-el-tacon-pejo-del-buso-la.html' title='Biocarburanti: El tacon pejo del buso- La pezza peggio del buco'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPGnrnDMGwI/AAAAAAAAABc/fs5Edhd1Vcg/s72-c/biofuels.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-1973917712784658482</id><published>2008-10-10T18:25:00.000+02:00</published><updated>2008-10-10T18:28:18.430+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='racconti'/><title type='text'>Biala Podraska, 1943-1945</title><content type='html'>E’ una espressione polacca, vuole dire bianca nei boschi. Evoca paesaggi fiabeschi di boschi immersi nel mantello di neve delle sconfinate pianure della bassa Polonia, atmosfere rarefatte ed incantate di silenzi, di pace, di libertà.&lt;br /&gt;Era un posto di sofferenza, di dolore, di stenti, di fame, di malattia, di morte. Un grande lager nazista dove erano stati concentrati migliaia di soldati italiani caduti in mani tedesche dopo l’otto Settembre 1943.&lt;br /&gt;Nella baracca numero 7 c’erano con gli altri prigionieri tre fiuggini, il capitano Perrini Vincenzo e due tenenti più giovani (poco più che ventenni) Antonio Bonanni e Aurelio Fontò. Fatti prigionieri in luoghi diversi si erano ritrovati insieme per pura casualità a Biala Podraska. Perrini era un uomo più maturo, intorno ai 40 anni, insegnante nelle scuole di Fiuggi, molto noto e stimato in paese. A casa lo aspettavano la moglie e 3 figli, Bruno, Teresa, Arrigo ( Chigo per gli intimi). Antonio ed Aurelio erano studenti universitari strappati dalla guerra ai loro studi. Il maestro Perrini li considerava e li trattava come fratelli più piccoli. Un pezzettino del loro paese si ricostituiva in un luogo straniero, tanto lontano da casa. Sperimentarono insieme la verità del proverbio che dice aver compagno al duolo scema la pena. Si era formato un vero e proprio nucleo familiare dove Vincenzo portava la saggezza, l’equilibrio, la prudenza, mentre Antonio ed Aurelio portavano la tenacia, lo spirito combattivo, la voglia di vivere. Non si separavano quasi mai. Era un grande vantaggio quello di scrivere tre lettere e attendere tre risposte perché con le difficoltà di guerra per il recapito della posta capitava ogni tanto che almeno una lettera loro arrivava a Fiuggi ed una risposta arrivava da Fiuggi portando notizie di tre famiglie.&lt;br /&gt;I primi mesi furono forse i più duri della prigionìa sia per l’arrivo precoce dell’inverno sia per l’impatto della condizione nuova che dovevano affrontare come la perdita della libertà, i morsi sempre più duri della fame, le umiliazioni e maltrattamenti continui, lo stato miserevole dell’igiene personale ed ambientale. I pidocchi diventarono presto i compagni cui bisognò abituarsi, in testa e negli indumenti. La minestra era una “sblobba,” spesso maleodorante, appena riscaldata, dove potevi pescare, se eri fortunato, qualche pezzetto di patata o di cavolo e niente più. Il pranzo cominciava e finiva lì. La cena non c’era. Qualche volta rimediavano bucce di patate, bucce di carote, residui di pane secco ed ammuffito rovistando come topi tra i rifiuti della cucina dei soldati dentro i cassonetti della spazzatura., Quell’inverno del 43-44 fu assai rigido ed il freddo implacabile e tagliente durò alcuni mesi. Da Novembre ad Aprile la neve con il gelo, il ghiaccio e, spesso, il vento della steppa, tormentò senza requie le migliaia di prigionieri presenti nel campo.&lt;br /&gt;Vincenzo, Antonio, Aurelio qualche settimana dopo la loro cattura erano stati convocati dal comandante del lager che propose loro di aderire alla repubblica fascista di Salò. Avrebbero avuto restituito il grado militare con relativo stipendio, sarebbero tornati nell’Italia del Nord al servizio della Repubblica Sociale di Mussolini, inquadrati nella Guardia nazionale repubblicana. Sarebbe stata la fine delle sofferenze. I tre rifiutarono senza incertezze ben sapendo che la loro scelta significava rinuncia alla libertà ed agli agi di una vita da ufficiale. Come loro la stragrande maggioranza dei prigionieri respinse la proposta. Possiamo oggi affermare che furono Loro autentici protagonisti della Resistenza Italiana perché non vollero dare alcun sostegno alla causa del fascismo e del nazismo.&lt;br /&gt;Veri, eroici Resistenti.&lt;br /&gt;La vita da prigionieri di guerra non fu breve perché durò dal Settembre 1943 al Maggio- Giugno del 1945. Ventidue lunghissimi mesi di privazioni, di fame, di freddo, di malattie e soprattutto di umiliazioni e di offese. Per i tedeschi il soldato italiano era un “traditore” e come tale era trattato. Assai diversa era la condizione dei prigionieri inglesi ed americani. Per loro era più facile ricevere pacchi di viveri ed inviare notizie a casa attraverso la Croce Rossa Internazionale.&lt;br /&gt;Verso la fine del 1944 i tre fiuggini insieme a tutti gli altri prigionieri in mano tedesca, sotto la minaccia delle truppe russe avanzate profondamente in territorio polacco, furono trasferiti via ferrovia, affastellati come sardine su carri bestiame, trattati alla stessa stregua di bestie, dapprima in Austria, poi definitivamente in un lager nel cuore della Germania. Le condizioni di vita peggiorarono ulteriormente, ancor più affamati, più sporchi e infestati da pulci e pidocchi, più afflitti dal freddo e dal gelo. Anche dentro la baracca si formavano candelotti di ghiaccio che persistevano per settimane. Le speranze di riportare la pelle a casa si affievolivano giorno per giorno perché le forze si erano ridotte al lumicino e la fiducia per una rapida conclusione della guerra era ormai svanita.&lt;br /&gt;Un giorno capitò ad Antonio di conoscere dei piloti alleati prigionieri nello stesso campo e notò che portavano, come indumento per tutti i giorni, giubbetti antigelo per il volo alle alte quote. Una idea gli balenò subito in testa. Un pezzo della resistenza elettrica inserita nello spessore del giubbetto poteva essere utilizzata per creare un rudimentale fornello elettrico. Si potevano cucinare cibi crudi e secchi che arrivavano con la Croce Rossa Internazionale soprattutto ai prigionieri anglo-americani. Fagioli, ceci, lenticchie, carote, raramente un pacco di pasta. Non c’erano cucine a disposizione dei prigionieri, né si poteva sperare che la cucina per i militari tedeschi si prestasse per i bisogni dei prigionieri. Detto, fatto. Riferì la sua idea ad un compagno di baracca che era perito tecnico. Con entusiasmo si misero all’opera. Rimediarono una placca di metallo e legno che serviva come base per il fornello. Il pilota americano non si fece pregare due volte per cedere il suo giubbetto d’alta quota; ne aveva un altro di riserva. Il filo di rame per fare il cavo di alimentazione fu trafugato dal perito tecnico nell’officina del campo dove aveva accesso. Nel giro di due giorni l’aggeggio elettrico era pronto e funzionante. La corrente elettrica veniva presa dalla illuminazione esterna della baracca solo per il tempo necessario alla cottura, poi si faceva sparire tutto, compreso il fornello, per non essere scoperti dai tedeschi. Le operazioni di cottura avvenivano subito dopo l’ispezione serale dei sorveglianti nella baracca. Per una due ore prima di dormire si lavorava tranquillamente senza pericolo di essere scoperti. Antonio ricorda ancora oggi quel profumo inebriante che invase la baracca quando fu fatto bollire il primo pentolino di fagioli. “Da fare resuscitare i morti” ti dice sorridendo. Ogni prigioniero che aveva bisogno del fornello lasciava alla baracca dei fiuggini un quinto del suo tesoro alimentare. In pochi giorni si crearono le scorte alimentari che permettevano di distribuire ai 50 prigionieri della baracca un piatto caldo di ceci, o fagioli, o carote, o lenticchie tutti i giorni. Non si andava più a dormire a pancia vuota, anche se le porzioni erano piuttosto scarse per la necessità di accontentare tutti. Era scongiurato il pericolo di morire di fame, come era accaduto tante volte a tanti compagni di sventura nei mesi precedenti. Vincenzo, Antonio, Aurelio ripresero coraggio e tornò la fiducia di poter resistere fino alla fine della guerra e riabbracciare le famiglie lontane.&lt;br /&gt;Gli ultimi giorni del Marzo 45 cominciarono a sentire un brontolio in lontananza che si ripeteva continuamente e di notte si accompagnava a bagliori che solcavano il cielo. Si pensava a tuoni che annunciavano la tempesta. Ma il cielo era privo di nuvole sia di giorno che di notte. Superata l’incredulità iniziale si resero ben presto conto che il fronte di guerra si avvicinava rapidamente e le cannonate segnalavano che le truppe alleate stavano per arrivare.&lt;br /&gt;L’alba del 21 Aprile si presentò diversa perché nessun sorvegliante venne a dare la sveglia mattutina . Un silenzio irreale avvolgeva il campo. Antonio mise la testa timidamente fuori dalla porta e sbirciò in lungo ed in largo il lager. Non c’erano soldati in giro e tutte le postazioni di sorveglianza erano completamente sguarnite. Uscì fuori con gli altri prigionieri e dalle baracche vide uscire frotte di prigionieri che si guardavano intorno disorientati. Si ritrovarono tutti insieme sul piazzale principale e si diressero silenziosi verso la baracca del “Kommandantur”.Uno di loro bussò ripetutamente alla porta. Silenzio di tomba.&lt;br /&gt;Aprì. Nella baracca non c’era nessuno. Le sedie rovesciate, fogli di carta e schedari buttati per terra, armadi spalancati e messi a soqquadro. Una confusione indescrivibile che stava ad indicare una fuga precipitosa.. Vincenzo, Aurelio ed Antonio si guardarono in faccia sorpresi e felici. Si strinsero in un grande abbraccio mentre lacrime di gioia solcavano le facce.&lt;br /&gt;I tedeschi erano fuggiti! Finalmente liberi! L’incubo era finito!&lt;br /&gt;L’assalto alle cucine fu la parola d’ordine che guidò la turba. Come formiche impazzite liberate dal formicaio si diressero verso la dispensa. In un quarto d’ora fu completamente depredata. Ogni prigioniero usciva con un trofeo nelle mani. Pane, pasta, marmellate, formaggi, salami, patate, birra, vino, pomodori, ce n’era per tutti i gusti. Tutti si potevano sfamare. Sull’asta dove per tanto tempo aveva sventolato la bandiera con la croce uncinata fu issato un grande lenzuolo bianco in segno di pace. E la pace si concretizzava nel primo pomeriggio con l’arrivo delle jeep cariche di soldati americani. Si rinnovarono le scene di commozione e di gioia. Con la pace tornava la libertà.&lt;br /&gt;Alla visita medica nessuno dei tre raggiungeva i 40 kg di peso. Scheletri coperti di pelle.&lt;br /&gt;Una grande medicina restituiva loro la forza e la volontà: la libertà riconquistata e l’idea che presto (questione di settimane) avrebbero riabbracciato le proprie famiglie.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-1973917712784658482?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/1973917712784658482/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=1973917712784658482' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/1973917712784658482'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/1973917712784658482'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/10/biala-podraska-1943-1945.html' title='Biala Podraska, 1943-1945'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-9179923117651883192</id><published>2008-10-04T10:45:00.000+02:00</published><updated>2008-10-05T12:36:22.929+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='attualità'/><title type='text'>OGM per la lotta alla cecità dei bambini</title><content type='html'>Ho pensato di dare rilievo ad un punto che aveo trattato in un mio precedente post sugli OGM.&lt;br /&gt;Gli scienziati hanno creato in laboratorio una pianta nuova di riso molto ricca di beta-carotene, un precursore della vitamina A. Questo riso transgenico è chiamato "riso dorato"( golden rice) ed usato come alimento base potrebbe sconfiggere la xeroftalmia che porta alla cecità ogni anno mezzo milione di bambini nel terzo e quarto mondo per la mancanza di vitamina A nella alimentazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure il riso transgenico, ricco di beta-carotene, a causa dell'opposizione oltranzista del mondo variegato della sinistra internazionale e, oggi, anche della destra, non ha diritto di cittadinanza sulla mensa dei poveri!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una domanda brucia sulla punta della lingua. La rivolgo agli amici di Green Peace, ai Verdi, al WWF, ai no-Globals, ai partiti della sinistra europea, all’ex ministro Alemanno ed al suo partito, all'on. Pecoraro Scanio, all'on. Bertinotti, alla Chiesa Cattolica, a monsieur Bovè. Perché vi opponete all'uso alimentare del riso transgenico ricco di vitamina A che è in grado di salvare dalla cecità tanti bambini ( mezzo milione all'anno) che non hanno vitamine nel loro povero cibo? La risposta non è dovuta a me, ma ai bambini destinati a diventare ciechi per la mancanza di vitamina A.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-9179923117651883192?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/9179923117651883192/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=9179923117651883192' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/9179923117651883192'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/9179923117651883192'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/10/ogm-per-la-lotta-alla-cecit-dei-bambini.html' title='OGM per la lotta alla cecità dei bambini'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-7650758516595117114</id><published>2008-10-03T17:58:00.000+02:00</published><updated>2008-10-12T09:13:30.387+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='salute'/><title type='text'>Piccoli sforzi, grandi benefici per la propria salute</title><content type='html'>Una &lt;b&gt;ora al giorno&lt;/b&gt;, o poco più, di marcia veloce (110-140 passi al minuto), di corsa, a seconda della età e dell’allenamento, oppure di cyclette, piscina, palestra, o altri sport non estremi, riesce a bruciare circa 400-500 calorie. Il che significa che quell’ora non è stata una perdita di tempo, una attività fine a se stessa ma un contributo decisivo a mantenere il bilancio energetico dell’organismo, a bruciare le calorie introdotte in eccesso, a conservare o raggiungere il peso forma. Avremo fatto per la nostra salute qualcosa molto più importante ed, allo stesso tempo, più economica che consultare i medici e prendere medicine.&lt;br /&gt;Credo di dire una verità che nessuno può contestare.&lt;br /&gt;Oggi la nostra salute e la prevenzione della malattia dipendono molto più da noi stessi, dal nostro comportamento a tavola e per la strada che non dalla medicina. &lt;b&gt;La vita sedentaria è il nemico più pericoloso per la nostra salute.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Bisogna ricordare sempre che la difesa del peso normale comincia dall’infanzia e grande è la responsabilità delle giovani mamme e dei giovani papà nei confronti dei figli che crescono. &lt;b&gt;Meno merendine, meno televisione, meno patatine fritte e molta più attività motoria e di gioco, specie all’aperto.&lt;/b&gt; Cresceranno figli più sani, non più in sovrappeso, al riparo dalle malattie generate dal benessere (diabete, cardiopatie, ipertensione, ictus e soprattutto cancro), candidati a diventare centenari.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-7650758516595117114?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/7650758516595117114/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=7650758516595117114' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/7650758516595117114'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/7650758516595117114'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/10/piccoli-sforzi-grandi-benefici-per-la.html' title='Piccoli sforzi, grandi benefici per la propria salute'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-7246110439726839207</id><published>2008-10-03T08:27:00.000+02:00</published><updated>2008-10-03T18:08:49.405+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='salute'/><title type='text'>Pesatevi ... e pensate</title><content type='html'>Ognuno di noi deve essere in grado di scoprire a quale categoria di peso appartiene. Tutti gli studi internazionali dimostrano concordemente che il normopeso ha una più bassa incidenza di malattie quali il cancro rispetto al sovrappeso e all’obeso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per stabilire chi è sottopeso, normopeso, sovrappeso, obeso, basta fare una semplice divisione tra il peso e l’altezza moltiplicata per se stessa. Otteniamo l’indice di massa corporea. Io peso 63 kg, sono alto metri 1,60 che moltiplico per 1,60. Il prodotto è 2,56. Se divido 63 per 2,56 ottengo 24 circa, che è il mio indice di massa corporea. Al di sotto di 21 si è sottopeso, tra 21 e 24 si è normopeso, tra 25 e28 si è sovrappeso, al di sopra di 28 si è obesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mantenimento di un peso normale dipende quasi sempre dalle nostre abitudini alimentari e più in generale dallo stile di vita che conduciamo. Le calorie introdotte con il cibo non devono superare le calorie consumate e la bilancia sarà la spia affidabile di questo sconfinamento.&lt;br /&gt;Oggi sappiamo per certo che il sovrappeso e l’obesità favoriscono il cancro dell’esofago, della cistifellea, del pancreas, del colon, del rene, dell’utero.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-7246110439726839207?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/7246110439726839207/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=7246110439726839207' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/7246110439726839207'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/7246110439726839207'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/10/caro-andrea-ti-ringrazio-per-la.html' title='Pesatevi ... e pensate'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-6168575921525439706</id><published>2008-10-02T20:02:00.000+02:00</published><updated>2008-10-04T10:50:32.768+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ambiente'/><title type='text'>OGM: stop ai pregiudizi...politici</title><content type='html'>Nessuna paura per gli uomini politici italiani di governo e non di governo. Non esistono minacce da parte degli OGM sulla genuinità della cucina italiana. Non corrono pericoli i prodotti tradizionali, prosciutto di Parma, il San Daniele, il parmigiano, il taleggio, il grano duro pugliese. Le piante OGM interessano la comunità scientifica internazionale per la possibilità concreta di dare un aiuto decisivo attraverso le biotecnologie ai Paesi più poveri nella lotta alla fame e alla malattia ed ai Paesi più evoluti uno strumento per sconfiggere l'inquinamento diffuso dei terreni agricoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo alle nostre spalle più di 20 anni di sperimentazione ed uso delle piante geneticamente modificate. I primi esperimenti concreti risalgono al 1982- 83 da parte di aziende statunitensi ed una belga sui semi di soia e di mais.&lt;br /&gt;Circa 15-16 Paesi coraggiosi ed illuminati aderiscono oggi a questa sperimentazione ( Stati Uniti, Argentina, Brasile, India, Canada, Australia ecc.). Da nessuna parte è stato segnalato un qualsiasi effetto negativo sulle popolazioni interessate. Le piante su cui sono state operate manipolazioni transgeniche fino ad oggi sono il mais, la soia, il riso, il cotone, la canna da zucchero, il pomodoro.&lt;br /&gt;Negli Stati Uniti oggi il mais transgenico rappresenta il 50% del raccolto totale, mentre per i semi di soia raccolti in tutto il mondo si calcola che oltre la metà della produzione mondiale è soia transgenica. Secondo stime attendibili la coltivazione totale nel mondo di piante ogm raggiunge la rispettabile superficie di oltre 100 milioni di ettari che tradotti in chilometri quadrati corrisponde a 1 milione di chilometri quadrati, oltre tre volte la superficie totale dell'Italia. Siamo di fronte ad una realtà che non può essere più ignorata, e non si può dichiarare nei suoi confronti un ostracismo fondato sui pregiudizi politici e sull'ignoranza grossolana dei fatti.&lt;br /&gt;Ed i fatti sono davanti agli occhi di tutti. Le piante ogm hanno le seguenti caratteristiche:&lt;br /&gt;a) maggiore resistenza alla siccità&lt;br /&gt;b) maggiore resistenza alla salinità&lt;br /&gt;c) resa produttiva molto più elevata (anche due-tre volte)&lt;br /&gt;d) presenza accresciuta di vitamine ( ad esempio il beta carotene, precursore della vitamina A, nel riso)&lt;br /&gt;e) maggiore resistenza agli erbicidi&lt;br /&gt;f) risparmio significativo nell'uso dei pesticidi in agricoltura (fino all'ottanta per cento)&lt;br /&gt;g) presenza di licofeni ( potenti antiossidanti anticancro) nel pomodoro aumentata di 2-3 volte&lt;br /&gt;h) aumento degli acidi grassi omega-3 ( importante fattore antiarteriosclerotico)&lt;br /&gt;i) maggiore utilizzazione dell'acqua e dell'azoto&lt;br /&gt;l) maggiore resistenza ai climi freddi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non occorrono molte parole per capire l'importanza di queste qualità, della possibilità di coltivare terre inaridite e semideserte, della resa produttiva accresciuta, per una lotta efficace alla fame nel mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così come risulta del tutto evidente l'importanza della forte riduzione nelle piantagioni transgeniche dell'uso di pesticidi che rappresentano la fonte principale di inquinamento del terreno, delle acque, delle piante con danni gravissimi per l’ambiente e per gli esseri viventi. Sappiamo oggi per certo che i pesticidi sono causa di sterilità per molte specie animali ed, in particolare, per l’uomo. La riduzione significativa dell'utilizzo dei pesticidi nelle piantagioni di cotone geneticamente modificato, insieme al ridotto rimaneggiamento del terreno coltivato, maggiori residui di raccolto lasciati nel suolo, hanno avuto come conseguenza diretta una crescita sensibile, fino al 30-40%, della popolazione di uccelli stanziali in vaste regioni degli Stati Uniti. Il ruolo degli antiossidanti, delle vitamine, degli acidi grassi insaturi nella difesa della salute contro il cancro, l'arteriosclerosi, le malattie degli occhi, delle mucose, della pelle è oggi universalmente riconosciuto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'atteggiamento adeguato di fronte ad una realtà incontestata, che può aprire all'umanità straordinarie prospettive di progresso, sarebbe quello della apertura mentale che guarda con interesse prudente a questi nuovi filoni di ricerca per allargare ed incrementare gli studi e le sperimentazioni diretti a confermare i benefici per l'uomo e per l'ambiente. Allo stesso tempo occorre verificare, controllare, analizzare l'eventuale esistenza di danni all'uomo , agli animali, all'ambiente, che, per lo meno teoricamente, potrebbero derivare da alterazioni negative del patrimonio genetico delle piante. Danni che non sono mai stati evidenziati in una esperienza più che ventennale di sperimentazione ed uso degli organismi geneticamente modificati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non risulta che gli americani, gli australiani, i brasiliani, gli argentini, i canadesi abbiano subito alcun danno alla salute per la coltivazione e l'uso alimentare delle piante transgeniche. Lo stesso discorso vale per l'ambiente in cui vivono. L'opposizione ottusa, ostinata, nutrita di pregiudizi, alla sperimentazione allargata degli OGM non trova alcuna giustificazione scientifica ed è il frutto di ignoranza e di avversione politica che vede schierati in prima linea Green Peace, il WWF, i no-Globals, i Verdi, i partiti della sinistra. Si criminalizza una ricerca scientifica condotta alla luce del sole, che si propone obiettivi di progresso per l'umanità, in particolare per sconfiggere la fame e la malattia che flagellano per lo meno due miliardi di persone nel mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E l'Europa dei Lumi, del razionalismo, della rivoluzione industriale e scientifica dove si colloca? E' in una posizione di tiepido ostruzionismo che non la onora. Si preoccupa, giustamente, di introdurre per legge la tracciabilità nei prodotti alimentari e nei mangimi degli organismi transgenici quando superano lo 0,9%, se autorizzati, e lo 0,5%, se non autorizzati. Ma chiude la porta dinanzi alla possibilità di sperimentare, di capire, di mettere a fuoco il problema degli Ogm al riparo dalle campagne di false verità. C'è anzi chi chiama gli Ogm il cibo di Frankenstein (Frankenfood)! Anche l'Italia, quando era ministro agli Affari Agricoli Alemanno, ha fatto la sua brava battaglia di retroguardia di fronte al nuovo che avanza, frapponendo ogni sorta di ostacoli ad una sperimentazione delle piante transgeniche ( ogm ) che il mondo scientifico italiano vorrebbe invece promuovere con le necessarie precauzioni.&lt;br /&gt;E le Nazioni Unite si comportano come le tre scimmiette: non parlano, non vedono, non sentono! Solo la Gran Bretagna recentemente ha dato il via libera alla coltivazione del mais transgenico.&lt;br /&gt;Si temono le posizioni di predominio e privilegio di società come l'americana Monsanto, la tedesca Bayer che certamente non lavorano per motivi etici ma per fare profitto, come tutte le buone aziende? E' sufficiente che le istituzioni nazionali e sovranazionali (i singoli Stati, l'Unione Europea, le Nazioni Unite) indennizzino le spese ragguardevoli per lo studio e la sperimentazione e dall'oggi al domani spariscono i brevetti delle scoperte che saranno a disposizione gratuita della comunità scientifica internazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buon senso ed onestà intellettuale suggeriscono due livelli di attenzione di fronte al problema delle piante geneticamente modificate.&lt;br /&gt;Un primo livello riguarda le piante transgeniche più recentemente selezionate ed impone ulteriori sperimentazioni e verifiche a 360 gradi, che possono andare avanti anche per anni.&lt;br /&gt;Un secondo livello di attenzione per le coltivazioni sperimentate da qualche decennio, che dovrebbero trovare una accettazione completa, soprattutto per la possibilità immediata di abbattere del 50-70% l'uso dei pesticidi. Sarebbe un contributo significativo e prezioso per ridurre l'inquinamento, ormai avanzato, delle superfici agricole sul nostro Pianeta.&lt;br /&gt;In ultima analisi lo scienziato che coltiva piante transgeniche compie nel giro di anni la stessa, identica operazione che ha compiuto la Natura con l'Evoluzione-selezione nel giro di milioni di anni: entrambi introducono mutazioni, cambiamenti nel patrimonio genetico. L'unica differenza sta nel fatto che l'azione della Natura è casuale, cieca, l'azione dello scienziato è mirata, razionale. Dove è lo scandalo, dove sono i pericoli? Forse lo scandalo ed i pericoli vengono dalle mentalità retrive che si oppongono all'avanzare del nuovo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S. Ai giovani voglio segnalare un vero eroe del ventesimo secolo, sconosciuto ai più, eroe di pace e non di guerra, il dottor Norman Borlaug, oggi gagliardo novantenne, che nel 1970 fu insignito del premio Nobel per aver combattuto e vinto la guerra contro la fame, prima in Messico e poi in India, salvando centinaia di milioni di vite umane, attraverso la ibridazione naturale (incroci di piante) di cereali che raddoppiarono e triplicarono il raccolto e lo resero resistente alla ruggine delle piante. Un antesignano delle biotecnologie.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-6168575921525439706?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/6168575921525439706/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=6168575921525439706' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/6168575921525439706'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/6168575921525439706'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/10/ogm-stop-ai-pregiudizipolitici.html' title='OGM: stop ai pregiudizi...politici'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-957317795278569071</id><published>2008-10-01T20:07:00.001+02:00</published><updated>2008-10-01T23:07:07.441+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='salute'/><title type='text'>Una corretta alimentazione nella prevenzione dei tumori</title><content type='html'>E’ ormai universalmente riconosciuto che il tipo di alimentazione ha un valore determinante sui destini futuri della nostra salute. Svolge un ruolo decisivo nella protezione delle arterie e del cuore, nella insorgenza o meno del diabete di secondo tipo (non insulino-dipendente), nella prevenzione dell’ictus cerebrale. Solo da pochi anni è stata riconosciuta l’importanza assai grande dell’alimentazione nella prevenzione del cancro. Una premessa serve ad impostare correttamente il problema. Per evitare l’alimentazione eccessiva bisogna scegliere cibi a bassa densità energetica, vale a dire cibi che non superano le 200 calorie per 100grammi, cioè, &lt;b&gt;frutta, verdura, legumi&lt;/b&gt;. I grassi (lardo, burro, olii vegetali), invece, sviluppano ben 800 calorie per 100 grammi. Devono essere presenti nella dieta, ma fortemente limitati. Da preferire i grassi vegetali, in primis olio di oliva.&lt;br /&gt;La prima regola da osservare è la &lt;b&gt;limitazione delle carni (specialmente rossa)&lt;/b&gt;, compresi gli affettati, a non più di 200-300 grammi la settimana. Il consumo di pesce deve prevalere sulla carne. Bisogna ridurre al minimo il consumo di carni processate, cioè salate, affumicate, trattate con conservanti.&lt;br /&gt;Frutta e verdura devono essere il componente principale della alimentazione quotidiana. Ogni giorno si devono consumare più di 500 grammi tra frutta e verdura. La frutta in tutte le varietà. Per la verdura si consigliano tutte quelle a foglia, &lt;b&gt;cavolo, verza, broccoli, insalate&lt;/b&gt;, le verdure colorate verdi, rosse, arancioni, gialle,bianche come &lt;b&gt;pomodoro, carota, kiwi, carciofo, ravanelli, sedano, melanzana, cipolla, aglio, finocchio&lt;/b&gt;. Insomma non si deve diventare del tutto vegetariani, ma prevalentemente sì. Alla frutta e verdura si affiancano i cereali (pane e pasta) in quantità moderata ed i legumi, tutti. L’apporto di liquidi, principalmente acqua ed un bicchiere di vino rosso ai pasti, non deve essere inferiore ad un litro al giorno. Si sconsigliano le bevande zuccherate per l’apporto ulteriore di calorie. Il gelato non è sconsigliato. Il dolce solo nelle feste importanti. C’è una spia efficace dell’apporto calorico oltre il bisogno quotidiano: la bilancia. In ogni casa ci deve essere una bilancia da usare almeno due volte la settimana. Se ascoltata ci aiuta a mantenere il peso-forma&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-957317795278569071?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/957317795278569071/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=957317795278569071' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/957317795278569071'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/957317795278569071'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/10/una-corretta-alimentazione-nella.html' title='Una corretta alimentazione nella prevenzione dei tumori'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-9214862120674450101</id><published>2008-09-30T22:24:00.000+02:00</published><updated>2008-09-30T22:51:42.475+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='medicina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='salute'/><title type='text'>Prevenzione del cancro: una prospettiva globale</title><content type='html'>Un ponderoso rapporto internazionale pubblicato nel Novembre 2007 dal World Cancer Research Fund e dal American Institute for Cancer Research raccoglie i risultati degli studi internazionali degli ultimi 10 anni sul cancro, fattori favorenti, meccanismi patogenetici, fattori che favoriscono la prevenzione del cancro.&lt;br /&gt;Il primo rapporto fu pubblicato nel 1997. Le voci bibliografiche sono 4410 e più della metà, 2420, riguardano il tema fondamentale della alimentazione. Ogni voce bibliografica rappresenta un lavoro sperimentale e/o epidemiologico-statistico intorno al problema del cancro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ho trovato un impegno davvero notevole di studiosi di tutto il mondo la cui fatica è largamente compensata dai risultati raggiunti, e ho ragione di credere che continuerà con la stessa alacrità e passione anche nel futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La conclusione del rapporto è racchiusa in poche parole scarne del titolo. Nell’introduzione del rapporto si dice:” &lt;b&gt;il cancro è una malattia che si può prevenire nella misura in cui fattori ambientali come cibo, nutrizione (peso), ed attività fisica influenzano il rischio di cancro&lt;/b&gt;”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una affermazione di vasta portata su cui tutti dobbiamo riflettere per metter in atto i comportamenti decisivi e adeguati a concretizzare i tre fattori necessari nella prevenzione del cancro: &lt;b&gt;alimentazione&lt;/b&gt;,&lt;b&gt; peso corporeo&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;attività fisica&lt;/b&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ritornerò a breve sull’argomento con alcune informazioni utili per correggere lo stile di vita ed i consigli pratici che aiutano a conseguire lo scopo primario che tutti ci riguarda: &lt;b&gt;la tutela e la difesa della nostra salute.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ci sono costi da sostenere, sacrifici da affrontare. Basta un pizzico di buona volontà, un pizzico di tenacia sostenute da una profonda convinzione che si sta facendo qualcosa di importante ed assai utile per il bene più prezioso che madre natura ci ha dato: la salute.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-9214862120674450101?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/9214862120674450101/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=9214862120674450101' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/9214862120674450101'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/9214862120674450101'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/09/prevenzione-del-cancro-una-propsettiva.html' title='Prevenzione del cancro: una prospettiva globale'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4798105741162990295.post-2995952485792653117</id><published>2008-09-28T19:43:00.000+02:00</published><updated>2008-09-30T08:04:41.850+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mondo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='attualità'/><title type='text'>La fame nel mondo può essere debellata?</title><content type='html'>Per affrontare l’argomento ci rifacciamo ad una tabella pubblicata sul Sole 24 Ore il 13 Gennaio 2007, e rilasciata ogni mese aggiornata dall’Usda, Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti. In essa sono riportati i dati della produzione, consumi, riserve accantonate mondiali dei più importanti prodotti agricoli confrontati con l’anno precedente. Se facciamo riferimento al frumento, grano e mais, e aggiungiamo il riso la produzione è pari a circa 1 miliardo di tonnellate, 10 miliardi di quintali largamente sufficienti a sfamare tutti gli abitanti della terra, 6 o 7 miliardi, se non vado errato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A fronte di questi numeri leggiamo anche che gli stock finali o riserve di frumento e riso assommano a duecento milioni di tonnellate. Praticamente il 20 per cento della produzione annuale viene destinato a stock finale di riserva. Forse una quota un po’ eccessiva. Io non penso che sia sensato eliminare le riserve, ma se anche fossero utilizzate solo la metà avremmo a disposizione per gli affamati circa cento milioni di tonnellate tra riso e frumento, sufficienti a sfamare quegli ottocento milioni ed oltre di abitanti della Terra che ogni anno subiscono le conseguenze nefaste della malnutrizione e della fame e muoiono per fame.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è una assurdità imperdonabile assistere indifferenti alla morte per fame di migliaia di persone, specie bambini, quando sappiamo che da qualche parte c’è pane a sufficienza per salvarli tutti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La comunità internazionale è sufficientemente sensibilizzata a questo grande problema?&lt;br /&gt;Non c’è un problema di coscienza personale di noi cittadini dei Paesi ricchi e di volontà politica dei nostri governanti?&lt;br /&gt;Tutti sappiamo che le Nazioni Unite hanno messo in campo una organizzazione elefantiaca che risiede a Roma, la FAO, che fino ad oggi ha clamorosamente fallito i suoi obiettivi di ridurre la fame nel mondo. Negli ultimi 15 anni il numero degli affamati nel mondo si è mantenuto agli stessi livelli, anzi è anche aumentato secondo dati ufficiali pubblicati proprio dalla FAO. Le centinaia di funzionari ben pagati e comodamente ospitati nel monumentale edificio del Circo Massimo sarebbero assai più utili alla causa della fame se fossero presenti là dove il problema esiste, impegnati a rimuovere gli ostacoli più semplici di ogni tipo, dalle coltivazioni, ai trasporti degli aiuti, alla distribuzione. Per non parlare delle guerre tribali, della criminalità diffusa, della corruzione a tutti i livelli nei paesi più poveri, tutte piaghe quasi impossibili da estirpare.&lt;br /&gt;Anche gli aiuti dei privati cittadini, degli apparati statali in gran parte si disperdono per le cause che abbiamo indicato e solo una percentuale minima arriva a buon fine.&lt;br /&gt;E’ pur vero che ogni anno vengono stipulati contratti per decine di milioni di tonnellate di frumento e riso che si spostano dai paesi produttori ( Stati Uniti, Australia, Argentina, Canada, Francia, Sud-Est asiatico) verso i paesi consumatori. Impegnando i famosi 100 milioni di tonnellate disponibili come riserve, senza intaccare profondamente le riserve di garanzia, non si potrebbero stipulare altri contratti a favore dei paesi che muoiono di fame e che non possono pagare, caricando l’onere della spesa sulle spalle più robuste dei paesi ricchi? Magari spendendo qualche soldo di meno per le armi? Capisco che spesso i problemi logistici sono quasi insormontabili, ma non impossibili da risolvere.&lt;br /&gt;Per esempio, i 20 Paesi più ricchi nel mondo appartenenti all’OCSE, potrebbero gemellarsi ciascuno con un Paese povero, con l’impegno di affrontare ogni anno il problema della fame in quel Paese, che significa trovare i mezzi finanziari per l’acquisto del cibo necessario, provvedere al trasporto via mare e via terra fino alle città, villaggi e campagne dove la fame miete le sue vittime. Se necessario si possono impiegare anche l’Esercito, la Marina, l’Aviazione per una guerra nobile di salvezza. Credo che nessun cittadino italiano troverebbe da recriminare, anzi sarebbe ben lieto di contribuire per un fine umanitario.&lt;br /&gt;Non avremmo risolto il problema alla radice, ma se sfamiamo milioni di bocche risparmieremo migliaia di vite umane ogni anno. Sarebbe già un buon risultato.&lt;br /&gt;La questione dell’autosufficienza dei popoli più poveri è un problema molto,molto più complicato e difficile da affrontare che la nostra generazione non ha saputo nemmeno impostare distratta dalla guerra fredda prima, dalla guerra al terrorismo poi, e dagli egoismi individuali e nazionali. E’ un compito immane che carichiamo sulle spalle dei nostri figli e dei nostri nipoti.&lt;br /&gt;Spero riescano là dove noi abbiamo fallito!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4798105741162990295-2995952485792653117?l=ginocontro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ginocontro.blogspot.com/feeds/2995952485792653117/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4798105741162990295&amp;postID=2995952485792653117' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/2995952485792653117'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4798105741162990295/posts/default/2995952485792653117'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ginocontro.blogspot.com/2008/09/la-fame-nel-mondo-pu-essere-debellata.html' title='La fame nel mondo può essere debellata?'/><author><name>Gino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://1.bp.blogspot.com/_roybURvwbJI/SPT4MBNGbxI/AAAAAAAAABo/bpay9q9U7yE/S220/gino.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry></feed>
